
L'abbiamo incontrato sul lungomare e voleva venderci delle geodi di quarzo, dei sassi cavi internamente rivestiti con prismi di cristallo brillante, che peraltro avevamo già acquistato. Affermava di esser stato a Treviso, e nonostante i nostri primi dubbi c'è stato veramente in quanto, quando gli dissi che abitavo in zona “Santa Bona”, subito mi replicò: “Dove ci sono le carceri…!” - “Esatto, perché tu ci sei stato?” - “Io no... Solo tre giorni…”. Per discrezione non ho approfondito le ragioni di questo suo breve periodo di reclusione, e siamo andati comunque con lui a visitare i quartieri, a sua detta più interessanti di Agadir. La camminata alla fine è durata sulle sei ore e dialogando con lui sono emerse parecchie cose interessanti.
In questa cittadina nel sud del Marocco siamo in pieno Ramadam, e la cosa è significativa ed aiuta a comprendere la mentalità di chi ci ospita. Il Ramadam è un periodo di quattro settimane che cade una volta all'anno in cui il credente mussulmano non può praticare attività sessuale, fumare, mangiare e bere durante le ore di luce. In bella sostanza è un momento depurativo, sia per il corpo sia per lo spirito. Per me, che sono occidentale di impostazione cattolica, la cosa rappresentava una curiosità, ma questi primi giorni trascorsi in Agadir mi han convinto che il Ramadam, per un mussulmano, è una cosa molto seria. Decisamente molto più di quanto non sospettassi.
Per capire una città araba è importante prender visione di uno degli elementi caratteristici di questo popolo di commercianti, il mercato, che si scrive suq o, in italiano, anche suk o souk. Se devo descriverlo a chi non c'è mai stato, il primo riferimento che mi sovviene come metro di paragone è un grande centro commerciale. Anche in questo luogo si può trovare ogni tipo di merce suddivisa per aree di categoria. Se da noi dentro una certa area (sala) trovi gli elettrodomestici ed in un'altra trovi le cibarie, qui senza che vi siano barriere fisiche, funziona allo stesso modo.
Africa, Agadir per la precisione, città fondata dai portoghesi nel 1505 in territorio berbero che da sull'oceano atlantico, oggi governata dal Re del Marocco. La cosa che mi ha colpito è l'assenza di rumori. Una popolazione stimabile in dieci volte quella della mia Treviso (750.000 abitanti per le informazioni raccolte), la sera si sente il timbro di voce del müezzin e la notte, la mattina, e anche ora che scrivo, si sente chiaro il "canto" dei gabbiani.
Il 3 giugno si è spenta una delle persone più famose al mondo, il pugile statunitense Cassius Marcellus Clay Jr. che a causa della sua conversione religiosa si fece poi chiamare Muhammad Ali. Qual è l’aspetto interessante di quest’Uomo? A mio avviso il rifiuto di far parte dell’esercito americano e di combattere la controversa guerra in Vietnam, avvenuto quando era già campione olimpico e campione mondiale. Non solo, la sua successiva conversione all’Islam ancor oggi è un importante stimolo di riflessione per noi tutti. Andiamo con ordine, e partiamo dalla prima scelta coraggiosa, il rifiuto a far parte dell’esercito americano che causò la sua detronizzazione: gli fu tolto il titolo mondiale che aveva vinto e non combatté, quand’era all’apice della carriera, per quattro anni. In un mondo come quello impregnato sul denaro e sulle leggi del mercato, possiamo calcolare che danno economico gli costò questa scelta?
Sia io, che l'amica che me l'ha proposto, l’abbiamo ritenuto un ottimo film. Anzitutto per la fotografia estremamente curata. Le immagini spesso sono caratterizzate da forti contrasti cromatici, dove sovente è il rosso a farla da padrone. La struttura delle inquadrature è semplice, essenziale, pochi elementi che facilitano la concentrazione sul soggetto inquadrato, su ciò che fa e su ciò che dice. La recitazione è molto buona da parte di tutti i protagonisti, e quando ciò accade, significa che il regista ha lavorato bene. Non c’è un personaggio che paia debole, sin anche l’inserviente, che dalla prima inquadratura risulta antipatica e maligna, a ben riflettere è un capolavoro di recitazione, e finisce per diventare tassello importante nella trama. Trama molto avvincente, tragica, ma non di una tragedia strappalacrime, quanto della tragedia che è essenza della vita, dove le gioie si devono conquistare pur tra le difficoltà che le relazioni umane comportano.
Ieri sera con un’amica che veniva da Mestre, siamo finiti in un cinema del centro per vedere un film di Almodovar, del quale magari parlerò in un altro post. Nell’attesa avevamo fatto un giro per la città e mentre scorreva sul grande schermo la pubblicità, non potevo notare come la realtà degli spot sia ben lontana dal mondo reale. Gente ben vestita si trova in locali affollati, ma non oppressi dalla ressa, sorridente. Sguardi ammiccanti che accompagnano il protagonista mente passeggia sicuro dentro il locale. Son tutti sereni o divertiti. Per non parlare del “bonazzo” che esce dalla camera da letto a petto nudo, dove dietro l’angolo s’intravede nella penombra una serie di curve mozzafiato, la lingeria della donna era nera… Facile capire cos’era successo precedentemente in questo secondo spot pubblicitario dove ad un certo punto… Zac, eccoti il profumo che aveva favorito il tutto.
Luca Pulvirenti e Stefano Serena han organizzato nella Cittadella dell’Edilizia (banchina dell’azoto – Marghera - Venezia), il giorno 23 maggio, una conferenza, dove l’ospite d’onore è stato il Prof. Simone Brancozzi. La società tutta, e le stesse aziende, stanno vivendo un periodo di profondo cambiamento e rimanere statici con le proprie visioni del mondo, quando tutto attorno muta, è di pessimo auspicio. Ecco perché è nata l’esigenza di invitare il Prof. Brancozzi, uno studioso che, pur partendo da origini tradizionali, lui è marchigiano, dove la cultura contadina è radicata e la realtà imprenditoriale è fatta da tante piccole e medie industrie, (similmente alla realtà veneta), ha analizzato le evoluzioni che i nostri tempi stanno subendo, cercando risposte anche dal mondo universitario americano.
Avevo scritto agli inizi di Maggio della favola del Leicester e di come un’altra squadra tentasse di emularlo, pur con varie differenze: l’Atletico Madrid! L’aspetto che mi affascinava era legato al fatto che l’Atletico stava combattendo sia in campionato sia in Champions League contro avversari economicamente più attrezzati, a giudicare dagli ingaggi spesi per remunerare i protagonisti. E’ il momento di tirare le conclusioni per scoprire che la squadra dei “colchoneros” (ovvero materassai, così sono sopranominati i simpatizzanti dell’Atletico di Madrid, causa i colori sociali simili a quelli degli antichi materassi) grazie alla sconfitta nella penultima giornata di campionato che stavano conducendo, alla fine si son dovuti accontentare del terzo posto. Solo 88 punti contro i 90 della rivale cittadina, il Real Madrid e contro i 91 punti del Barcellona dei super pagati Messi, Neymar, Suarez, Piqué e Iniesta.
Al Centro d’Arte e Cultura Brollo di Mogliano Veneto (Vicino alla Chiesa) tre artisti molto diversi l’uno dall’altro propongono una mostra con delle loro opere. Le prime ad apparire entrando sono fotografia di Cristina Madeysky, dei riflessi catturati sulle acque della laguna veneziana e di Comacchio. L’artista popone nel percorso anche altri soggetti, il mio preferito è un gabbiano colto con uno sfondo molto colorato. Questo scatto non è piaciuto solo a me, ma anche a Walter Marin che se n’è servito per realizzare un quadro, reinterpretando la foto. Molti dipinti di Walter hanno come protagonisti soprattutto i musicisti e la musica, e devo riconoscere mi hanno particolarmente colpito per un alone di triste malinconia che spesso le sue tele raccolgono e trasmettono.
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