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 20260717 VM Miele di donnaMiele di donna è un film del 1981 diretto da Gianfranco Angelucci. Soggetto e sceneggiatura sono opera dello stesso Angelucci e di Liliana Betti, per quanto concerne la sceneggiatura va segnatato anche il contributo di Eligio Herrera. Tanti nomi per tessere un film che è quasi del tutto privo di dialoghi e la cui trama è una sorta di sogno, narrato  da chi l’ha ideato, ovvero da una scrittrice, (interpretata da Catherine Spaak,) che trova il modo di far leggere il suo romanzo ad un editore, (interpretato da Fernando Rey). Protagonista di questa racconto/sogno è Anny (interpretata dalla francese Clio Goldsmith) che vivrà le sue avventure in una fantomatica Pensione Desiderio, luogo dove si sviluppa praticamente tutta la trama del nostro film che è giustamente classificato come erotico anche da wikipedia. I sogni, per loro natura, non seguono una logica, e i loro interpreti pure sono poco logici e irrazionali, solo così posso giustificare ciò che si narra accada all’interno della Pensione Desiderio dove c’è tutto un via vai di persone, ma è Anny la

protagonista su cui si concentrano le attenzioni. La pellicola spiega che la giovane è una donna curiosa e questa sua caratteristica la porterà a conoscere ed a scoprire alcuni aspetti degli altri ospiti della pensione, per lo più lei li spia, ed anche per questo i dialoghi sono carenti. 

Cosa rende interessante questa pellicola per un maschio? La fisicità della protagonista: Clio Goldsmith ventiquattrenne all’epoca delle riprese ha un volto angelico su cui sono incastonati degli splendidi occhi, ed un fisico che riassume i miei parametri di perfezione! Il regista, da ciò che ho compreso era alla sua prima esperienza, mentre l’attrice protagonista era alla sua seconda esperienza su di un set, e forse per questo sono quasi del tutto assenti dalla narrazione i dialoghi, a tal punto che non saprei dare un giudizio sulla capacità recitativa della splendida prima donna di questo onirico lavoro, certo è che i suoi sguardi posti in essere dai suoi splendidi occhi, hanno dato un gran contributo, anche se forse dovrei soffermarmi su altri aspetti del suo fisico, altrettanto se non dorse più importanti, ma rovinerei con le mie descrizioni la poesia di questa pellicola, perché, e questo va detto, c’è della poesia in questo film dove ci sono nudi anche integrali, ma non è per nulla presente alcuna scena volgare. 

La pellicola poggia su musica, silenzi, mistero e immagini, queste ultime spesso focalizzate sul corpo della Clio, che fa cadere le vesti con pretesti neppure troppo logici, ma trattandosi di un sogno, risultano accettabili. Insomma, la Goldsmith la pagnotta se l’è sicuramente guadagnata. Che altro aggiungere? Direi che nella Pensione Desiderio girano altre belle donne, ma alla fine della fiera l’unica che scoprirà le sue virtù, oltre alla già citata attrice francese è la cameriera Ines interpretata da Adriana Russo. Di più non mi sento di scrivere perché le sensazioni oniriche trasmesse dalla musica e dalle immagini rischiano di essere storpiate e travisate se narrate; credo sia volere del regista lasciare spazio all’immaginazione e alla fantasia dello spettatore ed a tal riguardo, per aiutare a capire che tipo di lavoro ha imbastito Angelucci, il protagonista maschile di questo film, Luc Merenda, non parla per tutto il film.

Mi permetto un ulteriore considerazione che si fonda sull’intuito più che non su riferimenti documentati. Sul regista c’è molto poco, ma ho compreso che la sua attività di regista non è prioritaria, precedentemente aveva operato come scrittore. Interrogata la IA mi snocciola le seguenti informazioni: Il primo libro curato e pubblicato da Gianfranco Angelucci è del 1974. Si tratta del volume saggistico dedicato al capolavoro di Federico Fellini, intitolato Il film «Amarcord» di Federico Fellini, curato insieme a Liliana Betti e pubblicato dalla casa editrice Cappelli di Bologna. Ricordo che Liliana Betti è la realizzatrice sia del soggetto che della sceneggiatura anche del film che sto recensendo, mi vien spontaneo quindi sospettare che l’inizio del film, dove lo scrittore e l’editore non partono d’amore e d’accordo, affondi le sue radici nell’attività di scrittore del regista o, se preferite della coppia. Resta questa sopra riportata una mia considerazione priva di conferma. Di più vorrei sapere su Liliana Betti, perché questa pellicola a suo modo così delicata, dove così importante riesce ad essere la presenza maschile, pur se i maschi sono nel film sempre figure di secondo piano, rivestendo ruoli atipici, potrebbero essere partoriti da una sensibilità femminile. Mi fermo qui perché non posso scrivere un articolo impregnato su dei sospetti. In conclusione: mi è piaciuto questo lavoro? 

Non saprei, mi sono trovato spiazzato dalla trama e dalla difficoltà di seguire un senso logico; poi mi sono arreso ed ho iniziato a viverlo come un sogno narrato, ed in tal caso mi sono dato un equilibrio, pur non trovando nessuna morale o nessun insegnamento. Permettetemi quindi di lasciare in sospeso il giudizio e di mettere in guardia lo spettatore: in rete gira una versione del film dove sono tagliate le scene di nudo; è come osservare affreschi in una Chiesa dove sono stati tolti tutti i santi e gli appartenenti alla Sacra famiglia, più chiaro non posso essere. Ultima annotazione, il titolo ricorda un altro film da me recensito, Il miele del diavolo (rif. 2) ma le due pellicole non potrebbero essere più diverse tra loro, pur se entrambi classificate come erotiche, se questa che ho recensito dovesse essere associata a dei colori scieglierei il celestino tenue ed il rosa pallido, quella a regia di Lucio Fulci del 1986 è da colorare di rosso sangue e nero. Spazio ad alcune critiche recuperate al solito dal sito Davinotti.it (rif. 3)

Amatoriale, è il più forte estimatore della pellicola tra i Davinotti’s “Davvero notevole” è il suo giudizio riasuntivo motivato come segue: “Impalpabile in un modo sorprendentemente piacevole, imperfetto, lento, soffuso, onirico e affascinante. Cede in alcuni momenti, soprattutto quando trapelano i toni maggiormente da commedia, si esalta e attira, invece, nei momenti di inatteso e morboso erotismo, grazie anche allo sguardo e alle ingenue movenze della Goldsmith. Notevoli anche gli interni, l'atmosfera generale sa di borotalco ed è una locandina del paassaggio tra i 70 e gli 80”.

Noodles “Quello che si dice un buon film - “Film molto particolare e a suo modo interessante. Il ritmo lento e l'azione pressoché inesistente lo rendono sicuramente indigeribile per chi è in cerca di azione e ritmo, ma permettono allo spettatore di immergersi nell'atmosfera onirica del film e quella sì, è realizzata benissimo, con passaggi di scena e situazioni effettivamente simili a quando si sogna. E poi c'è la splendida Donatella Damiani (impossibile staccarle gli occhi di dosso) nonché uno stuolo di splendide attrici. Per il divertimento passare altrove, se si apprezza certo cinema ci si accomodi pure”.

Daidae, due gettoni; “Molto soft, molto raffinato e riuscito, nel suo genere. Azzeccatissima la scelta delle attrici, dalla bella e giovane Goldsmith alla giunonica Donatella Damiani. Sul cast maschile non mi pronuncio visto che restano tutti in secondo piano: Luc Merenda non dice una parola limitandosi a mostrare il muscoloso fisico, Rey si vede poco. Molto blando e leggero, ma se cercate un erotismo raffinato senza esagerazioni o sconfinamenti nell'hard questo film fa al caso vostro.”

Tra i più critici segnalo Saintgifts:Lento quanto basta per sceneggiare il breve racconto che una "scrittrice" impone di leggere, sotto minaccia di una pistola, a un editore. Clio Goldsmith non è solo perennemente svestita, il che fa guadagnare qualcosa a un film sotto certi punti di vista interessante (interesse purtroppo superato dalla incipiente noia), ma è valorizzata con primi piani espressivi - con begli occhi meravigliati - per ciò che scopre nella particolare pensione dove è appena arrivata. Ma c'è anche uno scultoreo Luc Merenda, per gli attenti occhi delle spettatrici.” .

Mirco Venzo, Treviso 17/07/2026 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Miele_di_donna
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1095-il-miele-del-diavolo-l-fulci-1986
rif. 3 https://www.davinotti.com/film/miele-di-donna-1981

 

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