1989, esce nelle sale il film erotico/thriller a titolo La puritana e tutta la responsabilità di questa pellicola ricade sulle spalle di Antonio Grassia, nativo di Aversa (CE), che si firma Ninì Grassia; l’uomo è il regista, l’ideatore del soggetto, lo sceneggiatore, il produttore ed il produttore esecutivo del film (rif. 1 - non m i si chieda la differenza tra produttore e produttore esecutivo). Come spesso faccio quando si tratta di Thriller, evito di dettagliare la trama, per non togliere interesse al potenziale spettatore e anche per questo non sarà una recensione lunga.
Partirei da una critica recuperata in rete, nel sito cinematografo.it che riporta l’opinionee di Fabio Bo, (Il Messaggero) : “L'inqualificabile film spazzatura (non riciclabile) diretto da Ninì Grassia è un porno mancato morbosamente inconsistente, dove il sesso pecoreccio ignora del tutto erotismo e buon gusto. Ai limiti del peculato. Sugli attori stendiamo un velo pietoso”. (rif. 2). La sintesi di Bo non è molto lontana dalla mia analisi che cercherà di fornire dettagli in più, senza distaccarsi poi molto da quanto sopra riassunto dal giornalista del Messaggero.
La protagonista è l’avvocato Annabella Allori, interpretata da Margit Evelyn Newton, indiscussa protagonista della pellicola. L’avvocato Allori è circondata da tutta una serie di omicidi/suicidi e con lo scorrere della pellicola lo spettatore comprenderà cosa lega l’avvenente avvocato a queste morti, trama che, in verità, non è così arzigogolata da risultare indimenticabile. Lo stesso non si può dire del corpo della protagonista che però, dopo averlo visto e apprezzato una prima volta, rivisto e gustato una seconda, dalla terza in poi rischia anche di stancare. Aggiungerei che è difficile sedurre lo spettatore se la protagonista ad ogni incontro (o quasi) si spoglia, lasciando poco spazio ai dialoghi e molto alla musica che riempie le scene di sesso, per altro proposte in modo tale da non risultare porno. (Corretta quindi la definizione di “porno mancato” sopra riportata).
Resta sufficientemente interessante l’aspetto del giallo, per capire chi (e perché), finirà per pagare le sue colpe. Il titolo infatti fa riferimento al movimento religioso dei puritani, di cui ho scritto qualcosa in un mio precedente articolo (rif. 3); gli adepti a questo credo ritengono la moralità delle persone una caratteristica importantissima, ma l’aspetto prioritario non è tanto la preghiera o la meditazione, quanto l’azione! Alla fine ognuno paga per quel che ha fatto, così come ognuno deve seguire il sentiero che il divino ha segnato per lui. Riassumerei così le caratteristiche del puritanesimo, e in tale chiave lo spettatore troverà congruo lo svolgimento della pellicola e della sua protagonista, riuscendo a dare un senso al titolo dell’opera, al contrario di quanto io avevo fatto in un primo momento, ritenendo la puritana fosse una persona avulsa al sesso e moralmente ineccepibile.
Dell’attrice protagonista devo precisare alcune cose, anzitutto non si tratta di un’attrice straniera, ma è italiana (di Bolzano) e all’anagrafe risulta con il nome di Margit Gansbacher. All’epoca delle riprese aveva 27 anni, era in una forma fisica strepitosa, e scopro che già da dieci recitava con più di una decina di pellicole nel suo CV.
Le altre donne “protagoniste” del film sono Giovanna, interpretata da Francesca Guidato e Ariella Leonardi, interpretata da Cinzia Scalzi. Degli attori e della loro recitazione inutile parlare, i dialoghi non ci sono e l’unica cosa interessa oltre alla trama, (sempre se lo spettatore non è troppo esigente), sono i corpi delle ragazze, posto che la protagonista fa il ruola del leone, ma anche quello della gazzella, lasciando solo le briciole (molto poche) agli altri corpi femminli.
La fotografia non è male, come pure la musica. Non c’è grande varietà di ambientazioni, ma quelle dove hanno girato erano ricche di arredi e di dettagli, (soprammobili, quadri etc etc); posto che lo spettatore è più interessato a capire come evolve la trama, che non a osservare i contorni. Insomma, la pellicola è stata realizzata in economia, ma non è qui che focalizzo la mia critica, quanto il poco pathos che la bella e sexy protagonista regala al pubblico. E’ questa una critica severa che lancio a Ninì Grassia che poteva estrarre di più dall’attrice, senza modificare di molto il copione, che ritengo sufficientemente valido. Spazio ora alle opinioni di alcuni commentatori recuperate del sito Davinotti.it (rif. 4)
Tra i più critici cito Faggi (un solo pallino): “Al suono di onnipresenti e martellanti musichette infantili si celebra il rito del finto eros, della morbosità puerile e dell'intrigo d'accatto alla maniera del cineasta Grassia. Plot incredibile, personaggi implausibili, sceneggiatura da mani nei capelli, dialoghi terrificanti forniti di battute lapidarie, interpretazioni devastanti, facilonerie di ogni tipo. Si tenta, ovviamente, di mostrare il più possibile le grazie della protagonista ma la desolazione resta. In tale contesto c'è Helmut Berger e ci si chiede: "sogno o son desto?".
Herrkinski gli riconosce due pallini e il suo giudizio finale è -Mediocre, ma con un suo perché: - “Tutto sommato guardabile rispetto ad altri lavori del regista, se non altro per un cast interessante che recupera la disinibita Newton e vecchie glorie come Tinti, Sbragia e Berger, tutti ovviamente ai minimi storici ma comunque gradevoli presenze. La trama è un tipico intreccio grassiano tra eros e thanatos, in una vicenda noir dalle tinte erotiche; le scene softcore vere e proprie, al di là dei nudi della protagonista, in realtà non sono moltissime ma comunque nel contesto del film mantengono una certa aura di morbosità. C'è da accontentarsi”.
Chiudo con il giudizio più benevolo sintetizzato in “Quello che si dice un buon film” Marcolino1 così dettaglia: “Questa è la versione speculare della telenovela perversa Il fascino sottile del peccato, con in più una trama giallo-poliziesca dal ritmo abbastanza sostenuto dove grazie all'uso di flashback e colpi di scena, utilizzati anche nelle fiction per famiglie, si scoprono gradualmente i tasselli della vicenda. La donna anche qui è madre-vittima, ma anche distruttrice-puritana, che utilizza l'eros come mezzo per estirpare il male e al tempo stesso per svelare l'ipocrita moralità dove si nasconde il marciume”.
Mirco Venzo, Treviso 26/12/2025 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/La_puritana_(film_1989)
rif. 2 https://www.cinematografo.it/film/la-puritana-itq5p3ip
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/36-q-economy/766-max-weber
rif. 4 https://www.davinotti.com/film/la-puritana/25889