1974, le pellicole della commedia sexy sono in auge, basti pensare che in quell’anno, nella hit parade (rif. 1) figura al 3 posto Peccato Veniale con Laura Antonelli (rif. 2) al 6 posto Sessomatto di Dino Risi (rif. 3) e al 9 posto Il portiere di notte, della L. Cavani (rif. 4)... Mi fermo qui per brevità, molte altre sono le pellicola che esplorano il tema della sessualità e che segnano l’epoca d’oro della commedia sexy italiana; tra le pellicola che non vanno perse, a mio avviso, va annoverata sicuramente quella che sto per recensire: Appassionata, diretta dal siciliano (di origine) Gianluigi Calderone, già assistente di Bernardo Bertolucci. Di questa pellicola Calderone è anche l’ideatore del soggetto, assieme ad Alessandro Parenzo, i quali, con la complicità di Domenico Raffele, scriveranno anche la sceneggiatura. - rif. 5. Questo lavoro, pur apprezzato dal pubblico (risulta sessantesimo nella hit
parade sopracitata) ha forse guadagnato posizioni con il trascorrere del tempo, anche perché ha segnato due ottime (e assai disinibite) interpretazioni di Ornella Muti ed Eleonora Giorgi, indiscusse dive della commedia di genere negli anni a seguire.
Inizierei partendo dal titolo; La sonata per pianoforte n. 23 di Ludwig van Beethoven, conosciuta come Appassionata, è una musica che una delle protagoniste, Elisa Rutelli (interpretata da Valentina Cortese) suona con insistenza maniacale. Il tema della passione è comunque prioritario nella trama del film e tutti i protagonisti, a ben guardare, si troveranno a dover gestire dei sentimenti travolgenti. Sentimenti descritti con troppa schiettezza, a giudizio del procuratore generale di Catania Donato Massimo Batolomei, che emise un decreto di sequestro della pellicola valido per tutto il territorio nazionale: “...offende per le sue oscenità e trascende sino all’incesto, il comune senso del pudore” (Fonte Stampa Sera del 4/5/74 - ringrazio Zender del sito Davinotti.it per aver recuperato il documento a questo provvedimento relativo - rif 6).
Per proseguire con il mio ragionamento devo necessariamente descrivere la trama del film.
La trama
Siamo all’interno di una famiglia di alta borghesia, Emilio Rutelli è un dentista (interpretato da Gabriele Ferzetti) con tanto di donna di servizio che è costretta, per lo più, ad attendere la moglie dello stesso, Elisa, alle prese con gravi problemi nervosi: la donna, che aveva iniziato una carriera nel campo musicale, per amore del marito (per passione potrei dire) abbandona questa vocazione. La relazione con il partner però, al momento del racconto, pare essere in crisi, la donna non si sente corrisposta, e ne soffre in maniera eccessiva, a tal punto che forse, a causa di ciò, ha delle manifestazione isteriche che disturbano la quiete di questa famiglia. La coppia ha una figlia sedicenne, Eugenia (interpretata dalla allora diciannovenne Ornella Muti), che ha un pessimo rapporto con la madre, mentre al contrario è decisamente attaccata, ma si può anche dire attratta, dal padre: i sintomi sono quelli del complesso di Elettra, sindrome che include un ruolo di antagonismo con la madre, vista come una rivale con la quale competere per “impossessarsi” dell’amore del padre. Gira per casa una compagna di studi e coetanea della giovane, Nicole, (interpretata da Eleonora Giorgi), anch’essa benestante, il padre è un diplomatico sempre in giro per il mondo, la quale pare allacciare un rapporto di comprensione/simpatia con la signora Elisa. Questa vicinanza con la madre, detestata e disprezzata dalla figlia, turba gli equilibri delle due amiche, che però seguitano a frequentarsi ed a studiare assieme.
Appassionata, è il titolo del film, che può far riferimento alla passione che Elisa ha per il marito, ma può anche far riferimento alla passione che Eugenia ha per il padre. Non è finita: Nicole troverà il modo di fare all’amore con il padre della sua migliore amica, e il Dott. Emilio Rutelli, dopo questa esperienza, perderà la testa per la giovane amica della figlia, cedendo anche lui nel baratro delle passioni difficilmente controllabili! Che Elisa è persa per il marito al punto tale di dar di matto, credo di averlo gia detto! Un ultima annotazione relativa al titolo: in lingua spagnola questo lavoro è intitolato Perversa, e in questo caso il sostantivo è da attribuirsi alla giovane Nicole che seduce il padre della sua amica in una scena che a suo modo fa storia nel mondo del cinema erotico italiano: se c’è un luogo dove non si immagina si possa fare l’amore, questo è uno studio dentistico, luogo associato al dolore ed al disagio; bene, proprio lì la minorenne si scoperà, in un azione che se fosse stata realizzata da un maschio si definirebbe strupro, il padre dell’amica e marito dalla signora per cui pare provare empatia. Non cito poi, per dovere di riservatezza nei confronti di chi non avesse visto il film, la scena finale, che da adito ad un’ipotesi particolarmente degenerata, dove l’ipotesi di perfidia da parte di Nicole, (ma dove anche Eugenia non scherza) turberà lo spettatore che dovesse visionare la pellicola senza censura. Dirò di più: la cattiveria documentata dalla pellicola della giovane Eugenia, nei confronti della madre, è pure di natura luciferina, e a più riprese il regista illustrerà la malvagità, vorrei dire la perversione, della splendida ragazzina, in odore di diventare donna.
Con la trama mi limito a questa traccia non prima di mettere in guardia chi volesse accedere alla pellicola che vi sono vari minutaggi, ma quelle con i tagli più importanti, tolgono a mio avviso molto del “perverso”, che poi è anche l’aspetto più interessante, di questo lavoro; io sono stato costretto a trovare una versione in lingua inglese per godere delle scene più audaci che han visto protagoniste le giovanissime Eleonora Giorgi ed Ornella Muti, in dei nudi integrali, che, a parte l’avvenenza di queste ragazze, han dato un significato molto forte a tutta la trama, e han giustificato non solo il titolo spagnolo (perversa) ma hanno anche giustificato il perché della passione.
Cosa induce a guardare questa pellicola? Anzitutto le due delle protagoniste più giovani sono qui presentate forse all’apice della loro freschezza, tra l’altro era questa la prima volta che lavoravano assieme e pare sia nata sin da subito una certa rivalità tra le due future dive del cinema nostrano. Anche dopo la morte della Eleonora Giorgi non è chiaro a chi scrive quanto fosse vera la presunta rivalità tra le due ragazze o quanto la cosa fosse dalle stesse strumentalizzata a proprio vantaggio. Sulla IA si afferma che in quel film la Giorgi si rese disponibile a doppiare la compagna più giovane nelle scene di nudo, in quanto la Muti si sentiva in grande imbarazzo nel esibire il proprio corpo. Va da se che questa testimonianza più che di rivalità parla di amicizia tra le due attrici, ma non è il caso di aggiungere altro a riguardo, chi ne ha tempo e voglia può cercare le testimonianze che preferisce. Una seconda ragione per cui mi è risultata interessante questa pellicola è che al contraio di Malizia di Samperi (rif. 7) - e di molte altre pellicole di quel filone - qui non è protagonista un adolescente maschio, di cui si seguono le avventure erotiche, ma tra le protagoniste sono due ragazzine (giovani donne), e quindi in un certo qual modo si parla di realtà in chiave femminile. Nelle mie recensioni non è questo il primo caso in cui ciò accade, anche in La seduzione, di Fernando Di Leo (rif. 8) avevamo visto protagonista una (due) minorenni.
Vi è qui però una terza ragione per cui ritengo questa pellicola interessante, a ben guardare non c’è un protagonista, ma ogni personaggio può essere messo sullo stesso piano. Chiaro che l’occhio maschile tende ad osservare con particolare interesse le due ragazze che avranno la compiacenza di spogliarsi senza troppa castità, ma non posso dire che le storie di Eugenia, o di Nicole, siano prioritari rispetto quella del dott. Emilio o della moglie Elisa. In effetti ogni protagonista è legato all’altro da rapporti incrociati di relazioni assai difficili da decifrare dove, a mio giudizio, non si possono usare le categorie del giusto e dello sbagliato, ma lo spettatore deve solo cercare di capire e di dipanare una matassa tanto originale quanto complicata. Ad esempio: la giovane Nicole decide di scoparsi il padre dell’amica, la si può comprendere; quando non regnava il politicamente corretto, si poteva trattare del tema che molte giovani, perché no, anche minorenni, (ma neppure troppo giovani, a sedici anni molte ragazzine conoscono l’altro sesso) possono avere l’ambizione di provare l’esperienza con chi “è più esperto”.
Bene, la giovane Nicole la possiamo così comprendere e giustificare, ma chi non avesse visto la pellicola darebbe del depravato al dottore che si fa l’amica della figlia. Non è così per chi ha visto il film perchè constata che era estremamente difficile per il povero dottore tirarsi da parte in una situazione così stimolante, come quella creata ad arte dalla bella e seducente giovane; non solo la sensazione che prova lo spettatore è che la performance sessuale del maturo dottore, non sia stata neppure delle migliori, tant’era il disagio e la sorpresa. In una simile situazione abbastanza naturale risulta la voglia di rifarsi, di dimostrare “che razza di uomo sono io” e però nel rimuginare a ciò, l’uomo, pur se vissuto (e, ricordiamolo, incatenato da una relazione insoddisfacente con la moglie “disturbata”) finisce per cadere nella rete della giovane disinibita. Perversa lui e perversa lei, ma anche comprensibile lui e comprensibile lei. Insomma, rendiamo merito al regista di aver creato una storia molto originale ed averla presentata con abilità.
Infatti, oltre alla trama singolare (e con ciò non dico sia credibile), va segnalata una grande cura per i dettagli, che attestano un lavoro cinematografico di livello. Ne cito alcuni in ordine sparso senza descriverli dettagliatamente per chi non li avesse visti. Nella prima scena si vede un cane (scopriremo si chiama Mattia) che gira da solo. L’animale da subito un idea di abbandono e di solitudine, cosa che a ben guardare è una caratteristica che riguarda tutti i protagonisti sopra citati. C’è di più, Elisa reciterà un sermone sul’importanza per l’animale di essere libero. Potrei avanzare l’ipotesi che l’essere senza legami (catene) più che creare libertà, rischia di creare problemi, non solo al cane, che di fatto pare sin dalla prima ripresa essere randagio, l’eccesiva libertà crea forse problemi a tutti i protagonisti. Chi avesse visto il film potrebbe replicarmi “guarda che Elisa mica se l’è scelta la sua malattia”; io rispondo che l’aver abbandonato la musica dopo il suo primo concerto, può essere stata una scelta infelice che sta alla base della sua triste condizione. Secondo dettaglio: c’è una lampada che spesso compare rappresentante una donna in equilibrio su di una sfera. La lampada è molto suggestiva, ma quel che rappresenta agli occhi di chi vi scrive è un equilibrio precario, quello che alla fine ognuno dei protagonisti si trova a gestire (o forse non riesce a gestire).
C’è poi una scena in cui il dottore scende delle scale che paiono una spirale. E' un immagine onirica dove l'uomo pare stia cadendo in un baratro, ed infatti l’uomo sta perdendo la sua ragionevolezza, (il suo equilibrio) travolto com’è dalla passione (e anche da non poca gelosia) per la giovane ninfetta che gli è entrata nel cervello. Come avrete compreso il film mi pare molto interessante, anche perchè tutte le recitazioni sono di ottimo livello, e qui vi è indiscutibilmente la mano del regista. Regista che alterna dialoghi importanti, a momenti di silenzio, situazioni di calma interrotte da colpi di scena mai straordinari, come la comparsa di un Batman o dei Fantastici quattro, ma come eventi quali un appuntamento desiderato che salta perché Mattia (il cane) si è perso, creando un turbamento nei sentimenti di una persona adulta, o come una festa dove viene chiesto a mo’ di ricatto alla musicista di suonare per dei giovani, ed anche questo evento inatteso produrrà tutta una serie di situazioni. Situazioni normali, voglio dire, che assumono importanza solo per chi è immerso in questa trama.
E’ un film che piace a tutti? Non credo! Parte del pubblico potrebbe trovare pesanti queste storie, specie se è avezzo alle scenette leggere ricche di situazioni se non comiche, quanto meno ironiche. Qui l’unica scena simpatica vede protagonista Ninetto Davoli, ma è un fulmine a ciel sereno, ed il ritmo dell'opera è assai lento. Questo non è un difetto a mio giudizio perchè permette allo spettatore di comprendere le varie situazioni, ma non è detto che lo spettatore poi ci riesca, e soprattutto non è detto che ciò che comprende il pubblico sia poi così piacevole. E’ una pellicola complicata, dalla trama inverosimile. Certo c’è dell’erotismo, ma è essenzialmente un film drammatico, e quindi forse meno gradito rispetto a tante altre proposte dell’epoca. Oltre a ciò, diciamolo, il complesso di Elettra non è che sia una sindrome così diffusa, quindi non si sta facendo un opera di informazione, ma piuttosto si sta creando una situazioni di spettacolo orientato verso il tragico. In conclusione comprendo se a molti può non piacere, ed è questo il caso di molti opinionisti di Davinotti che non ho visto sprecare molti giudizi favorevoli su questo lavoro. A loro darò la parola, passando dai commenti più benevoli a quelli più caustici.
Herrkinski - tre voti - Quello che si dice un buon film “Complesso di Elettra, pulsioni sessuali incontenibili tra giovani e adulti, incesto; i temi sono forti e scomodi, specialmente se si aggiunge la critica all'ipocrisia e al vuoto esistenziale di certa media-borghesia. Ottime le prove del cast, a partire dalle splendide Giorgi e Muti, candide e inquietanti; Ferzetti perfettamente in parte e giustamente sopra le righe e intensa la Cortese. Non è un film erotico, dato che le scene "incriminate" sono poche e funzionali alla storia; ma l'atmosfera morbosa, decadente e malinconica lascia il segno”.
Noodles - due pallini - Non male, dopotutto - “Le tematiche scabrose e la bellezza delle allora ninfette Ornella Muti e Eleonora Giorgi, unita al consueto spessore di Gabriele Ferzetti, sono i particolari che rendono guardabile il film, considerando anche che le atmosfere del periodo sono ottimamente riprodotte. Non il massimo il ritmo. È vero che la sceneggiatura non filosofeggia esageratamente come in altri film coevi, ma la lentezza di alcune parti è veramente straziante e non è poca la fatica nel completare la visione. Resta comunque un film audace per il periodo e con diversi particolari interessanti. Sufficiente”.
John trent -Mediocre, ma con un suo perché: “ Morboso e pruriginoso come sovente al cinema di genere italiano anni ’70 piaceva essere. Il regista Calderone si districa con disinvoltura tra diversi temi scottanti (pedofilia e incesto, mica roba da ridere!) e dirige una storia difficile dai risvolti drammatici. La Giorgi e la Muti (all'epoca rispettivamente 21enne e 19enne) regalano nudi integrali full frontal da infarto secco. Misurato Ferzetti e brava la Cortese nei panni dell’ennesimo personaggio di donna nevrotica della sua carriera”.
Per finire l’opinione di chi ha messo un solo pallino riassumibile con - Scarso, ma qualcosina da salvare c’è - Faggi “Contorsioni psicoerotiche a uso della borghesia settantiana; fanciulle in fiore di pianta carnivora e tempi delle mele col verme della provocazione; clima ovattato (dove l'ovatta rischia di essere imbevuta di cloroformio) e suoni suadenti a sottolineare languori evanescenti; mezze frasi, un'incursione onirica notevole (la sequenza col cane) e Freud secondo lo spirito mediterraneo; cadute nel banale (certe battute, la scena nel negozio di biancheria intima). Non è orribile ma non mi ha convinto”.
La pellicola ha la stragrande maggioranza dei giudizi tra il singolo pallino o, al massimo due, insomma, è piaciuta poco ai critici di Davinotti, e io, tanto per cambiare, vado controcorrente.
Mirco Venzo, Treviso 21/05/2026 #qzone.it
rif. 1 https://hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1973-74.htm
rif. 2 ttps://www.qzone.it/index.php/q-movies/877-peccato-veniale-di-samperi
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1035-sessomatto-di-dino-risi-1973
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1117-il-portiere-di-notte-di-l-cavani-1974
rif. 5 https://it.wikipedia.org/wiki/Appassionata_(film_1974)
rif. 6 https://www.davinotti.com/film/appassionata/7933
rif. 7 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 8 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1114-la-seduzione-di-f-di-leo-1973