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20251118 VM la seduzioneIl decennio che va dagli anni ‘70 agli anni ‘80, segna l’apoteosi della commedia sexy all’italiana. Dino Risi spieghò (ho recuperato i concetti da una sua intervista) che la rivoluzione studentesca sesantottina aveva portato alla rottura con i vecchi pregiudizi sessuali, creando nuovi spazi per chi volesse fare arte, e in particolare, il ruolo della donna e dei giovani era stato modificato. Questo film per essere compreso va collocato all’interno di questo processo facendo un “distinguo”, se all’epoca andavano per la maggiore pellicole che cercavano di proporre scene di donne nude e sesso ammantato da storie, più o meno verosimili, meglio se ridanciane, v’erano alcuni lavori che di far ridere non si preoccupavano proprio: essi si concentravano più sull’esigenza di trasmettere un messaggio, di smarcarsi da quelle storielline stupide che saranno, in seguito, l’humus per i Pierini e, sucessivamente, per i lavori dei Vanzina. 

In questo ristretto filone va senz’altro collocata in alta posizione di classifica La seduzione, lavoro che nasce ispirato da un romanzo di Ercole Patti a titolo Graziella, ambientato in Sicilia, che si avvale della regia di Fernando Di Leo il quale, assieme all’ideatore del soggetto, ne sarà anche lo sceneggiatore (unitamente a Luisa Montagnana, ed a Marino Onorati). Rif. 1. Prima di commentare il film devo necessariamente riassumere la trama, contravvenendo l’impostazione delle mie ultime recensioni, dovrò per forza di cose essere dettagliato per potermi agganciare con le mie osservazioni, anche se cercherò di essere sintetico nel limite del possibile.

La trama

Giuseppe Laganà, interpretato dal francese Maurice Ronet, è un giornalista che stava facendo carriera a Parigi e decide di ritornare in Sicilia per sbrigare pratiche ereditarie inerenti la casa di famiglia; lo spettatore comprende che questa è solo una scusa per affrontare un nodo irrisolto della sua esistenza, il rapporto con Caterina (interpretata da Lisa Gastoni). Tra i due c’era stato qualcosa quando erano molto giovani, le loro strade da allora si erano divise, ma ora, venuto a conoscenza che Caterina è vedova, lo scapolo Giuseppe, vuole giocare le sue carte per ravvivare un sentimento evidentemente mai spento del tutto e sistemarsi definitivamente. 

Caterina ha una figlia adolescente, Graziella (quindicenne nel romanzo di Patti, interpretata da Jenny Tamburi) la ragazza pare vispa, molto legata alla madre, ed ha voglia di esplorare il mondo degli adulti. La figura di un uomo vissuto, che viene da una realtà evoluta come in Sicilia tutti immaginano possa essere Parigi, la intriga, ciò però lo spettatore lo scoprirà solo in un secondo momento. Il corteggiamento che Giuseppe Laganà fa a Caterina va a buon fine, e tra i due inizia un’importante relazione che viene facilitata dall’atteggiamento della ragazzina per nulla contraria al fatto che la madre si crei una nuova vita, tagliando con l'ascetismo monacale del passato. 

Ben presto lo spettatore comprende che se la giovane avalla l’entrata nella propria abitazione di un uomo estraneo alla famiglia, lo fa perché ne è attratta, non ha le idee chiare in merito, ma tentare di sedurlo le pare un buon passatempo! La tecnica che utilizza una ragazza poco esperta non è nulla di particolarmente sofisticato, sfrutta il girovagare del maschio in casa per farsi scorgere con pochi vestiti adosso, aspettando un riscontro da parte del uomo che è colpito dal giovane corpo della ninfetta. L'incoscienza, la sfrontatezza e alcune azione maliziose della ragazzina, mai poste in essere alla presenza dela madre (ecco che posso definire maliziosi i suoi atteggiamenti),  sono più che sufficienti per far cadere il "tombeur de femmes" nella sua trappola. 

Caterina dopo un po' scopre la tresca, per altro gestita assai maldestramente dai due protagonisti che si son fatti prendere la mano dal gioco, ed il dramma è servito! Una donna siciliana di sani valori, rispettata com'è lei, può tenere in casa sua chi, dal suo punto di vista, ha rubato la fanciulezza a sua figlia, oltre che aver tradito il suo amore? Deve cacciarlo; anche se la scelta significa autoinfliggersi un dolore atroce! La figlia Graziella le fa subito comprendere che l’uomo è una fonte di equilibrio anche per lei, e se lo allontanasse dalla casa dove ora vivono assiem, il rapporto tra le due rischia di complicarsi, posto che comunque, tra madre e figlia si è creata una frattura molto difficile da ricucire, a prescindere. Giuseppe da parte sua chiede perdono a Caterina, rendendosi conto di “averla fatta sporca”, per lui bisogna mettere una pietra sopra e dimenticare quella scappatella “insignificante”. La sua posizione è che “Per Graziella è stato una sorta di gioco, e le ferite in chi è giovane si rimarginano in fretta, andiamo avanti per la nostra strada e tutto si sistemerà per il meglio: io ti amo e non posso perderti!”. Non è una buona strategia questa agli occhi della più anziana delle due donne, la quale si rende conto essersi innamorata di una persona arida verso i sentimenti della figlia che sta soffrendo come mai l'ha vista soffrire prima.

Caterina è stata defraudata da sua figlia, ma è pur sempre sua figlia! Per di più è una ragazzina (al contrario dell'uomo che ha fatto entrare in casa). La tensione sale alle stelle, ma l'apice del dramma si raggiunge di lì a poco, ovvero quando l’amica con cui si confidava Graziella, Rosina, (interpretata da Barbara Marzano), decide che anche lei deve sperimentare le forti emozioni che sessualmente un uomo maturo e vissuto può farle provare, evidentemente invogliata dai racconti dell’amica. Manco a dirlo pure questa sbandata verrà scoperta proprio da Graziella che disperata corre dalla madre per chiederle aiuto: anche lei è stata tradita non solo dall’uomo, ma pure dalla sua migliore amica. Il finale, che non svelo, diventa scontato.

Procedo ora con le mie considerazioni: il grande merito di questo lavoro è che discute di sesso e di sentimento (amore), proponendo più interpretazioni. Come si devono rapportare gli uomini e le donne tra loro? Se vogliamo è questo il tema posto sul tavolo durante tutta la pellicola, avendo come teatro un paesino siciliano dove l'immagine è importante, ma dove le passioni sono forti e irrefrenabili. Tra i temi trattati i protagonisti rispondono alla domanda  se il sesso dev’essere accompagnato dal sentimento o no? Per esporre le differenti opinioni a riguardo il regista si serve delle voci di chi sta vicino ai protagonisti, facendoli diventare anch’essi personaggi importanti all’interno della storia. Ecco che Alfredo, un fidato amico di Giuseppe (interpretato da Pino Caruso) si erige in paese come un fine conoscitore della psiche femminile e non lesina sermoni in cui spiega a tutti come ci si deve comportare. il contraltare ad Alfredo è Luisa, un’amica di Caterina (interpretata da Graziella Galvani), che al pari di Alfredo ha anch'essa le idee molto chiare su come si devono gestire i rapporti uomo/donna. Ironico, ma non casuale è il fatto che mentre Alfredo si spaccia per chi sa come conquistare una donna e predica il verbo del “tromba e scappa”, (meglio se con le donne sposate, così dice lui, "Sei tu a fare cornuti gli altri, mentre se ti sposi finisci per essere tu il cornuto"), Luisa se ha un qualche prurito (sottinteso alla passera) se lo fa togliere da chi le va a genio, risultando una vera libertina, e sentendosi per nulla vincolata dal matrimonio.

Ricordi il lettore che siamo nel cuore della Sicilia degli anni '70! Dalle affermazioni dei due appare chiaro allo spettatore che nel luogo che si ammanta di valori legati alla tradizione ed a solidi principi religiosi, a tradire sono veramente in molti. Insomma, uno dei messaggi del film è che l'ipocrisia la fa da padrona! E così senza tanto scendere nei dettagli già la storia colpisce un certo perbenismo di facciata, ma lo fa con garbo e in modo leggero, sfruttando questi divertenti messaggeri, sia Alfredo che Lucia sono infatti figure che danno sobrietà e rendono più divertente l'intera narrazione. La trama ci dice anche che Alfredo che si pone come il portatore indiscusso dei principi maschilisti è naturalmente attratto da Lucia la quale dev’essersi portata a letto quasi tutto il paese, tranne proprio Alfredo. Lo spettatore comprende che mentre la donna quando decide di togliersi un capriccio, se lo toglie senza problemi, l’uomo che si autoerige ad insegnante di cose amorose è assai maldestro e dietro al molto fumo che solleva pubblicamente, arrosto nel privato probabilmente ce n'è poco. 

Vi è una terza figura che aiuta lo spettatore a farsi un'idea su come funzionano le cose amorose ed è la giovane Rosina, personaggio che parlerà poco di filosofie amorose, ma che si esprime con i fatti. Sintesi: durante tutto il film si parla di sesso e di amore dandone svariate definizioni e declinazioni sia a livello teorico, che pratico; l’epilogo finale lascia intendere che le cose amorose possono anche finir male generando molto dolore.

Il film è quindi un opera drammatica, ma nello stesso tempo erotica, sia perchè non mancano le scene dove corpi nudi vengono esibiti, sia perchè, come ben afferma il titolo dell’opera, si parla molto di seduzione. Anche in questo caso il processo di “seduzione” viene presentato da più punti di vista e viene servito con più sfaccettature, come se il regista ci volesse dire che non c’è un unico modo di approcciare.
Abbiamo la modalità con cui Giuseppe riconquista (o conquista) Caterina, fatto di attenzioni, di galanterie, di rose rosse. Potremmo definirlo un approccio romantico ed in linea con la tradizione. Vi è poi la modalità con cui la giovane Graziella mette nel sacco Giuseppe, e qui c'è da sospettare che talvolta le situazioni si creano perchè sono gli istinti che si fanno spazio sfruttando le occasioni! C’è pure Rosina che sa come catturare la sua preda, e anche nel suo caso ai miei occhi vi è molta malizia nel suo agire (a proposito, Malizia di Samperi dove tra i protagonisti c'er anche Pino Caruso, era uscito lo stesso anno - rif. 2 . Aggiungerei un esempio al contrario di cosa significa sedurre, e sono le strategie che pone in essere Alfredo per conquistare Luisa, da cui lo spettatore evince una massima: non sempre chi predica bene sa poi come razzolare parlare è facile, mentre centrare gli obiettivi lo è meno. 

Perché lo reputo un bel film? Perché tutti i personaggi sono verosimili, ovvero l’esatto contrario di quanto ho affermato nella recensione precedente dove ho commentato Dolce cara nipote di A. Bianchi. (rif. 3)
Che vi siano ragazzine che cercano di provare un'esperienza con l’uomo maturo, è un fatto; così come vi sono uomini che si fanno attrarre da queste giovani veneri che, tuttavia, essendo alle prime esperienze non sanno bene a che gioco stanno giocando e rischiano di far male e di farsi male. In quegli anni molti registi esplorano le pulsioni dei giovani e indagano sulle relazioni familiari, questo lavoro rientra pienamente in questo gruppo, ed anche la competitività tra genitori e figli non è una novità (ho già recensito Oh mia bella matrigna di G. Leoni -1976 - rif. 4 dove ritroveremo tra i protagonisti  Maurice Ronet) ma questa storia e com'è sviluppata dagli interpreti è sopra la media, a mio giudizio. 

Di seguito riporterò anche altre opinioni, molte delle quali sono particolarmente critiche con l’interpretazione di  Ronet, che è giudicato statico, altri invece affermano che è Jenny Tamburi a interpretare maldestramente il suo personaggio. Per esprimere il mio punto di vista parto da alcune dichiarazioni recuperate da Wikipedia e che hanno trovato conferma in un altro articolo: copio e incollo - “Il ruolo della ragazza (Graziella NdR) doveva essere interpretato da Ornella Muti, poi sostituita all'ultimo istante da Jenny Tamburi, pare per volere di Lisa Gastoni. Di Leo ha dichiarato: «Quando vide Ornella la Gastoni ebbe quello che a Roma si dice lo sturbo. Aveva ragione. Anche cinematograficamente. Bisognava prendere una ragazza meno sexy di quanto fosse la Muti, altrimenti Maurice Ronet sarebbe caduto nel peccato. Mentre giocate così, con la Tamburi, le scene di seduzione della ragazzina, poco appariscente ma con la forza dell'adolescenza, funzionarono molto meglio" -

La Tamburi interpreta molto bene il suo personaggio di adolescente in cui la sua strategia di seduzione consiste semplicemente nel inventare scuse, anche bambinesche se vogliamo, per mettere il suo corpo fresco (e molto piacente) il più vicino possibile a quello dell’uomo maturo. Cerca di creare contatto, e questo basta (e avanza) per risvegliare gli istinti maschili! D'altra parte l'interpretazione di Giuseppe da parte di Ronet, non deve essere quella di un tipo troppo “scaltro”, altrimenti non si farebbe abbindolare dalle due ragazzine e non farebbe finire in dramma la storia. A mio giudizio tutti i personaggi sono ben interpretati e sono tutti congrui con i loro ruoli con un’eccezione in positivo: Lisa Gastoni che pareva anche lei assai “amorfa”, ed era giusto così per rappresentare appieno il suo personaggio di vedova rispettosa dei valori siciliani, quando scopre il tradimento sa alzare la tensione del film con dialoghi che ben spiegano la natura del dramma, e segnano un crescendo a livello di ritmo e di phatos che coinvolge lo spettatore e lo distrae dalle scosse che già il corpo della tamburi poteva avergli regalato. 

Per me è proprio un bel film, c’è la trama, ci sono i personaggi ben delineati, (e ben interpretati dai rispettivi attori) c’è la giusta veridicità e c’è il giusto tratteggio anche del paesaggio sociale. Dov’è, ad esempio, che Alfredo spara le sue sentenze sulle donne? Dal barbiere, luogo assolutamente maschile dove nessuna donna può controbattere le sue tesi strampalate, oppure in piazza, perché l'importante per certe persone è farsi notare: avere pubblico! Ancora, non è un personaggio quello di Alfredo improbabile, quanto un buon riassunto di una realtà concreta. Quante sono le persone che si preoccupano di avere una bella immagine in pubblico, anche se nella realtà le cose non sono così? Oltre a ciò questa pellicola si avvale di una sapiente colonna sonora, e un plauso va riconosciuto a Luis Enriquez Bacalov, che ne è il responsabile il quale propone una canzone di Rosa Balistreri “Mi votu e mi rivotu” (ancora un riferimento alla tradizione siciliana) che per altro ben sintetizza tutta la trama. In generale ogni accadimento è enfatizzato da suoni che acuiscono la situazione. Mi sono annotato un esempio: Giuseppe, Caterina e Graziella si trovano a pasteggiare riuniti come fossero una famiglia unita, ma la tensione si taglia non con un coltello, quanto con una motosega; è la prima volta che i protagonisti si riuniscono dopo che si è scoperto che tra compagno di Caterina ha approfittato della disponibilità della ragazzina. Come far capire al pubblico la tensione? Enfatizzando il ticchettio dell’orologio: ogni secondo è pesante! Quel semplice suono ritmico fa intendere che qualcos’altro dovrà accadere, c’è troppa elettricità nell’aria ed un un qualche fulmine deve per forza cadere. Lo spettatore è già psicologicamente preparato grazie a quel suono alla prossima scena che sarà l’avance di Rosina che inchioderà Giuseppe Laganà al suo destino. Anche questa scena va segnalata, la giovane esibisce il suo seno in modo tale che nessun spettatore maschio in una sala di cinema si sarebbe tirato indietro, e non lo farà neppure il protagonista, decretando l’ultimo atto della tragedia. 

Rimane da chiedersi perché questo film non ha ricevuto il successo che a mio avviso meritava. Anzitutto perché da dell’amore una visione negativa, alla fine soffrono tutti, e in generale a tutti, pubblico e critica, piace l’idea che l’amore sia una bella cosa. E’ quindi un film che va controcorrente. Ma è controcorrente anche quando sancisce che sono le donne a tirar le fila del gioco, con l’eccezione di Caterina, che forse perché troppo legata a valori antichi non pare una figura vincente, tutte le altre femmine sono figure che ottengono ciò che vogliono, ciò vale per Luisa (di cui non abbiamo conferme visive) ma lo è sicuramente per Graziella e per la sua amica Rosina su cui la telecamera dettaglierà la loro arma, ovvero il corpo avvenente! Ora però in una società maschilista come quella degli anni in cui esce la pellicola, questo messaggio non è forse quello preferito, e più successo potevano ottenere figure come la “servetta scema”o la “donna oca”, che cade nella rete del maschio “vissuto”.

Purtroppo per il lavoro di Fernando Di Leo una simile pellicola non è d’attualità neppure oggi perché si tende a presentare l’uomo come colpevole di violenze sulle donne, e soprattutto c’è l’idea (oggi intendo) che i minori vanno tutelati a tutti i costi. Qui abbiamo due minorenni che si attivano per centrare i loro obiettivi (Graziella e l’amica Rosina) senza rendersi conto che certe azioni comportano delle conseguenze di cui poi saranno anche loro a pagare un prezzo. Della serie a scherzare col fuoco ci si scotta, e siamo ben lontani da affermare che “l’uomo deve stare al suo posto e il no, è no”! Qui c’è una quindicenne che ferisce mortalmente anche la madre pur di scoparsi il di lei compagno, e fa il possibile affinché ciò accada. Alla fin fine i maschi, in questo film, sono marionette che rispondono agli stimoli gestiti dalle donne (giovani o meno giovani) le quali non sanno cosa vogliono. Non un gran slogan per i movimenti femministi degli anni ‘70! 

Se tutte le figure maschili sono perdenti, lo è Alfredo, ma non una fine migliore farà il suo amico che vanta financo un’esperienza nella capitale della Francia, le figure femminili pure fanno una brutta fine. La disperazione di Caterina ne è un esempio, ma pure Rosina perde l’amicizia di Graziella e Graziella scopandosi il compagno di sua madre, centra il suo obiettivo, ma perderà la relazione e la stima della madre, perderà la sua migliore amica e perderà finanche l’uomo, posto che sì, è vero che se l’e fatto, ma forse non l'ha mai conquistato, rilanciando quindi l’idea (o la domanda) di cosa sia l’amore e cosa sia una conquista. 

Le donne in conclusione risultano vincenti, ma ciò non significa che abbiano maggior saggezza degli uomini. Ecco che questa pellicola non è una buona reclame per le quote rosa oggi, ma non lo era all’epoca neppure per chi sosteneva che la donna doveva emanciparsi. Nell nostra storia le protagoniste sono tutte assai emancipate, ragazzine incluse, e l'esito è il dramma! La seduzione è un bel film, ma spero di aver spiegato perché attira ancor oggi poco consenso. Va detto che all’epoca fu tra i 40 film più visti, centrando per quel che capisco, gli obiettivi di botteghino. Spazio ora ad alcune opinioni estrapolate dal sito Davinotti. (rif. 5) 

Marcel M.J. Davinotti Jr.: “Melodramma siculo firmato Fernando Di Leo. Un soggetto (dal romanzo di Ercole Patti) ricalcato sullo stile di Vitaliano Brancati e che occhieggia un po’ al coevo Malizia e un po’ all’immortale Lolita kubrickiano, dà origine a una sceneggiatura che ha nei dialoghi la sua forza principale. La capacità di Di Leo nel dirigere gli attori è poi indubbia, così Lisa Gastoni riesce a convincere in pieno, tanto quanto la giovane lolita Jenny Tamburi [...] Chi però si erge su tutti in virtù di una verve innegabile e di un ruolo che privilegia gli aspetti ironici è Pino Caruso (Alfredo, “il playboy di provincia”), che prosegue la tradizione dei grandi caratteristi (vedi Caprioli) che hanno contribuito a rendere grande il cinema di Di Leo. Marcatamente siculo nell’accento (unico nel cast) ravviva il versante meno melodrammatico con interventi sempre godibili. Buone le musiche di Bacalov e fedele il ritratto di una Sicilia molto vicina a quella vista in molti altri film. Il tocco di Di Leo si sente comunque nella qualità registica vera e propria, che riesce a staccare La Seduzione dai tanti altri prodotti minori incentrati sullo stesso argomento”. 

B. Legnani: “Accattivante e foriero di rammarico. Interessante pellicola erotica di Di Leo che, pur mostrandosi meno a suo agio rispetto al noir, si conferma regista che sa il fatto suo. Purtroppo due attori su tre non sono all'altezza. Se la Gastoni è bella, intensa e bravissima, purtroppo Ronet qui è un pesce lesso, lontanissimo dalle prove fornite con Louis Malle. Delle (in)capacità recitative della povera Tamburi si sa già tutto (nella sua prima scena è addirittura imbarazzante, figurarsi, poi, se la si paragona con il modello: poi funziona solo quando è nuda, ferma e zitta). Belle musiche di Bacalov”. 

Stefania: “Bel melò di Di Leo: risaltano come le sfaccettature di un prezioso, fragile cristallo le tante anime dell'erotismo: leggerezza e dramma, passione e capriccio, desiderio e rimorso, debolezza e disinganno. Ottima l'ambientazione in Sicilia, terra dove è (o era?) forte il senso del peccato e del pudore, radicate le convenzioni sociali, scandalosa e irresistibile la trasgressione. Scene di seduzione sussurrate in penombra, costruite con sapienti allusioni, unici nei il legnoso Ronet e la patatosa Tamburi. Adorabili le perle di saggezza di Caruso!” 

Homesick: “Non un banale triangolo quanto piuttosto le pene (e il sacrificio estremo) di una madre per le sofferenze adolescenziali della figlia. I registri del film rimbalzano tra l’erotico, con scene di sesso in cui Di Leo dirige in modo competente ed elegante, e la commedia – le teorie sulle donne e il maschio latino esposte dal personaggio di Caruso, assente nel romanzo di Patti – per elevarsi nell’empito drammatico finale. La Gastoni immette piena passionalità, Ronet tratteggia un uomo volubile e perdente; la Tamburi e la Marzano due volti e due corpi dell’avance lolitesca”.

Mirco Venzo, Treviso 18/11/2025 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/La_seduzione
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1113-cara-dolce-nipote-di-a-bianchi-1977
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1039-oh-mia-bella-matrigna-g-leoni-1976
rif. 5 https://www.davinotti.com/film/la-seduzione/1172

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