Cerca

20251113 VM CaraDolceNipoteNel momento d’oro della commedia sexy all’italiana esce questo “prodotto” (per militari, sia chiaro) dal titolo Cara dolce nipote, diretto da Andrea Bianchi; siamo nel 1977 (rif. 1) e la sceneggiatura è di Pietro Regnoli. Il filone delle nipoti è stato molto battuto da questo genere di cinema, e invogliato da uno dei film più intriganti che ho recensito, La nipote (rif. 2 del 1974) ho voluto analizzare anche questa pellicola che, lo anticipo, è stata una mezza delusione (o forse anche qualcosa di più: ha deluso per almeno i tre quinti).

La trama

Una nipote, naturalmente rimasta per un certo periodo nel solito collegio di suore, ritorna dallo zio rimasto vedovo e che non conosceva. La ragazza (Daniela, interpretata dalla tedesca Ursula Heinle) è molto avvenente e assomiglia, a parere dello zio Corrado (interpretato da Francesco Parisi), ala sua amata sposa  ora defunta, ma lui mai dimenticata. Per fedeltà nei confronti di chi non c’è più, l’uomo rinuncia alle occasioni che la vita gli propone, è una sorta di monaco. Non è l’unico a notare questa somiglianza tra Daniela e la zia scomparsa, anche il suo coinquilino, il pilota Riccardo Attenniche, che ha la fama di essere un "tombeur de femmes”, (interpretato da Lucio Flauto) non ha dubbi: la similitudine con la di lei zia è strettissima. Pure a lui la presenza della giovane risveglia "vecchi pruriti". Nel corso della storia con la bella ragazza ci proveranno tutti i maschi che a lei si avvicinano, e per nostra fortuna, le scene dove si potrà ammirare il suo corpo, non mancano.

Vado subito agli aspetti positivi del film che sono due: la protagonista è un volto nuovo nel cinema italiano di qyesto genere (anche se il volto, al pubblico - e a chi vi scrive - interessa poco). Diciamo allora che il corpo di Ursula Heinle non si vedrà più, in Italia, almeno; ed allora ci si deve accontentare di questa apparizione. Il secondo aspetto che considero positivo è che il film rispecchia le caratteristiche del cinema di genere, ovvero si vede un po’ di pelo e si assiste ad una storia leggera che ha qualche situazione simpatica e qualche battuta che vorrebbe essere divertente. Note dolenti: io ho trovato molto poco divertimento, anche perchè le battute proposte erano spesso scontate, come i molti sguardi sbigottiti che accompagnavano ogni primo piano di parti di donne scoperte. La storia poi mi è parsa inverosimile, confusa, e per molti aspetti drammatica, affatto divertente nell'epilogo finale. 

Ad esempio: la ragazza è appena accasata dallo zio e fa giustamente una doccia per rinfrescarsi. Non trovo congruo che una giovane, in tale situazione, lasci la tendina aperta e la porta del bagno socchiusa. Sicuramente lo spettatore può godere del bel corpo dell’interprete, ma non è che una ventenne che proviene da un collegio, a casa di uno zio che ha il doppio della sua età, si fa vedere con quella disinvoltura. Tanto più che quando l’uomo le chiede un po' di decenza, Daniela lo sbeffeggia e replica che “tra parenti un po' di confidenza non guasta”! Dopo essersi chiusa in camera, non prima di aver dato al pover'uomo già turbato dalle immagini da poco viste nella doccia un bacio sul naso, (ed aver contribuito ad aumentare il suo disagio), lo stesso la ritroverà completamente nuda dentro il proprio letto. La ragazza, "poverina", aveva individuato un topolino nella propria stanza, e spaventata, è stata costretta a rifugiarsi nel talamo dello zio. Anche qui, capisco la trovata del topolino, ma che si vada nudi nel letto di chi il giorno prima manco conoscevi, mi pare una forzatura eccessiva. 

Il lettore mi dirà: ma cosa ti aspetti da una commedia di genere? Mi aspetto una trama coerente, qui il tutto mi pare inverosimile. Voglio dire, se “Cicetta” che è una sorta di escort, si spoglia, e lo fa in un albergo dove le situazioni ambigue sono la normalità, c’è una logica! Che lo faccia una ragazza ospitata da un parente che non conosce, proveniente da un collegio di suore, ha poco senso. In una precedente pellicola a titolo La nipote del prete (1976 regia di Sergio Grieco) c'è un'impostazione simile: la nipote proveniva dalla Svezia va a sconvolgeva un po’ tutti, in particolare il prelato, ma c'è la "giustificazione" che proviene da un'altra cultura. Gli esiti sono simili, ma l'impalco è più solido! Anche nello splendido film di Nello Rossati (rif. 2) la protagonista finisce per circuire lo zio, ma c’è tutto un percorso che la porta a questa scelta. Voglio dire le situazioni si verificano seguendo una logica, qui, a parte lo scimmiottare alcuni cliché già visti (e ciò non depone a difesa del nostro racconto che manca financo di originalità) di coerenza ce n'è molto poca, di qui la mia critica.

Oltre a ciò la giovane nel prosieguo della trama impartisce lezioni morali (e di vita) un po’ a tutti. Questo è tuttavia un aspetto che ha anche della positività: se Daniela è un personaggio cesellato con un macete (per altro poco affilato), gli “insegnamenti” morali che va ad impartire allo zio e al pilota su tutti, danno un senso al film e, condivisibili o meno, contengono dei messaggi che rimangono nella testa dello spettatore. Nelle commedie di genere non sempre il pubblico ha la fortuna di uscire dalla sala con un "insegnamento", giusto o sbagliato che sia. Sull’interpretazione di Ursula Heinle non ho molto da dire, come pure su quella degli altri protagonisti. I dialoghi proposti non sono gli attori a sceglierli,a ma sono imposti dal copione che, come detto, è poco credibile. Esprimersi in questa situazione è difficile, posto che all'attrice straniera le vien chiesto solo di spogliarsi, e questo lei fa!. Il “pezzo” ed il personaggio che più ho apprezzato è quello iniziale di “cicetta”, che è poi sparita dalla scena e mi rammarico di non poter neppure citare l'attrice che l'ha interpetata: per me è stata brava!. Poco valorizzata è stata anche  Femi Benussi che veste i panni della servetta veneta (la colf Marietta) assatanata pur se poco soddisfatta dai maschi della casa. (Anche questo personaggio si commenta da solo, e illustra che tipo di credibilità e originalità abbia avuto la storia). 

In conclusione un film poco convincente, dove però non si è raschiato il fondo. Ora spazio ad altre opinioni, come sempre estrapolate dal prezioso sito di Davinotti (rif. 3), in cui la maggioranza  degli opinionisti si è collocato su: “Scarso, ma qualcosina da salvare c’è” assegnando un pallino alla pellicola. Io di pallini ne assegnerei uno e mezzo perché anche la valutazione appena sopra “Mediocre, ma con un suo perché”, riassume il mio giudizio.

Iniziamo dal commento più severo, quello di B. Legnani, eccolo: “Terribile commediola regnoliana, come sempre gravata dall'ossessione per il sesso, stavolta condita anche da un po' di feticismo. Sceneggiatura di quattro paginette e lunghi inserti inutili (quello della discoteca, per fare un esempio), per fare metraggio. Caruccia la Heinle, mentre la Benussi ripete per l'ennesima volta il cliché della servetta veneta trombabile da parte di tutti. Finale che scimmiotta Divorzio all'italiana. Solo che, mancando i soldi, al posto di un'imbarcazione ci si accontenta di un autobus…” 

Undying è leggermente meno severo rispetto al predecessore, ecco che scrive a riguardo: “Debole commedia imbastita su temi teoricamente morbosi, che non brilla per comicità né tantomeno per erotismo: cosa insolita questa essendo al timone di regia Andrea Bianchi e a maggior ragione considerato l'anno di realizzazione. Vivacizza lievemente il tutto la presenza della mitica Benussi, comunque troppo poco valorizzata in favore dell'ampio margine dato alla poco in ruolo Ursula Heinle, dotata di certo fascino che scompare però appena apre bocca! Molto povera anche la messa in scena. Pellicola, in conclusione, marginale e dimenticabile…” 

Chiudiamo con Gold Cult, il più benevolo degli opinionisti che sintetizza la pellicola con due pallini e la frase “Non male, dopotutto” - “Tipica commedia erotica, non eccelsa ma neppure troppo pecoreccia, con la Benussi solita servetta veneta e una Heinle generosa coi nudi full. Poche le situazioni spinte, si gioca più che altro con doppi sensi talora più fini e divertenti della media. Il tema incestuoso (non consumato) rimane relegato sullo sfondo (la nipote ricorda allo zio la moglie morta). Scena in discoteca (con annesso ritrovo hippie) diluita per allungare il brodo. Nel finale una parvenza di morale, specie nel chiarimento tra lo zio e il vicino di casa, che porta a una fruttuosa amicizia virile. Discreto.

Mirco Venzo, Treviso 13/11/2025 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Cara_dolce_nipote
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/869-la-nipote-di-nello-rossati
rif. 3 https://www.davinotti.com/film/cara-dolce-nipote/11829

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Il presente sito web utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti. Proseguendo nella navigazione acconsentirai all'informativa sull'uso dei cookies.

Leggi di più