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20250320 VM Ken ParkQuesta notte ho visto Paradiso Pericoloso; è questo il titolo apparso nelle didascalie della Tv che l’ha trasmesso, anche se sia Wikipedia (rif. 1) che Davinotti (rif. 2) lo titolano Ken Park, ed allora anch’io non ho difficoltà ad adeguarmi. Questa pellicola del 2002 ha due registi: Larry Clark e Edward Lachman, si avvale del soggetto scritto da Larry Clark, mentre la sceneggiatura è opera di Harmony Korine. Con mia grande sorpresa tutti questi protagonisti sono statunitensi, e devo subito dire che questa pellicola accoglie opinioni molto contrastanti; la mia è senz’altro positiva: non è il classico film americano dove sin da subito si comprende chi sono “i buoni” e chi sono i cattivi, come la tradizione

Hollywoodiana insegna, al contrario qui si comprende molto poco, il paesaggio d’insieme è assai deprimente e comunque lo spettatore deve mettersi d'impegno per seguire la trama e capire le dinamiche che hanno causato l’amaro che pennella l’intero lavoro.

Il tema è il disagio giovanile, il film è un “focus” su quattro ragazzi di una piccola cittadina della California (Visalia, circa 130.000 abitanti). Il primo protagonista è Ken Park (interpretato da Adam Chubbuck). Ken Park si suicida sparandosi con una pistolettata in testa; il gesto viene auto ripreso da un video. Si dovrà attendere sino alla fine del film per comprendere il perché di quest’azione, che comunque anche dopo sarà difficile da inquadrare.

Davinotti ci dice, mezzo la penna di Lucius che “Il nome del protagonista che dà il titolo alla pellicola è il vero nome di uno skater professionista degli anni ottanta”. Lo skateboard è un’attività che interessa tutti i protagonisti del film, in un modo o nell’altro. Passiamo al secondo giovane: Claude (interpretato da Stephen Jasso) il quale ha un pessimo rapporto con il padre, un ubriacone fallito, omofobo, interessato a mantere tonici i suoi muscoli. L’uomo, per nulla intelligente (interpretato da Wade Andrew Williams) non da ascolto alla madre del ragazzo (interpretata Amanda Plummer) che cerca, con poco successo, di mediare per favorire il benessere psichico del figlio, ma lo spettatore ha subito il sospetto che la donna non sia poi molto meglio del marito; la femmina pur essendo attorno all’ottavo mese di gravidanza (a giudicare dalle dimensioni della pancia) fuma e beve senza porsi tanti problemi. 

Non è migliore la situazione di Peaches (interpretata da Tiffany Limos), orfana di madre obbligata a vivere con un padre estremamente religioso al limite dell’ossessivo (Julio Oscar Mechoso); forse per rigetto la ragazza è sessualmente molto disinvolta e direi anche fantasiosa: la vedremo legare al letto in un gioco bdsm il ragazzino che si era portata a casa e la ritroveremo protagonista in “un menage a trois” dove si muove con grande disinvoltura. 

Di Tate (James Ransone) preferisco non dir nulla (ci penseranno caso mai gli opinionisti che andrò a citare) perchè è la figura maggiormente contorta da spiegare, al contrario Shawn (interpretato da James Bullard), un ragazzo che a chi scrive pare ancora “brufoloso”, ma che è entrato nelle mire di Rhonda (Maeve Quinlan), una donna sposata, che ha deciso di introdurlo nel mondo del sesso e che con piacere (ma, a suo dire, senza amore) lo usa quale sostututo del marito. Anche questa donna, per altro estremamente avvenente, non incarna il prototipo di donna modello, non fosse altro perché lascia la figlia ancora bambina davanti al teleschermo televisivo, dove la piccola fa indigestione di immagini che sarebbero d’interesse soprattutto per degli uomini adulti.

E siamo ancora nel campo della normalità se non ci fosse una seconda figlia che… è la ragazza di chi si tromba.  Shawn ha rapporti sia con la madre che con la figlia, e questo Rhonda lo sa perfettamente! La periferia californiana pare pullulare di situazioni familiari tutt'altro che normali, dove le perversioni e le esagerazioni plasmano l'esistenza degli adolescenti.

Mi fermo qui per fare alcune considerazioni. La prima è che il rapporto tra Rhonda e il giovane Shawn è estremamente sensuale. Non mi è facile affermare che delle scene mi sono risultate coinvolgenti, qui, vuoi per il fascino di Maeve Quinlan, vuoi per la sua capacità recitativa, ma devo togliermi il cappello ed ammettere che ho invidiato chi al principio mi pareva solo un ragazzino dall’acne molto sfortunata. La seconda: leggendo i commenti di altri opinionisti mi sorge la certezza che il film che ho visto sia stato decisamente troncato dalle scene più “hot”; ed è un peccato perchè, come il lettore avrà compreso dal poco che ho narrato sulla trama, la forza delle situazioni presentate con “violenza” è uno degli ingredienti basilari della pellicola. 

Pellicola, ed è l’ultima mia osservazione, che dà abbondanti chiavi per spiegare come mai negli States, talvolta, vi siano atti di violenza in pubblico da “fuori di testa”. Tutti gli adolescenti vivono una vita al limite dell’assurdo, e dopo aver visto il film appare meno strano se vi sono persone che sparano contro la folla in un normale pomeriggio assolato, o se c’è chi cerca di cambiare il mondo con atti autolesionistici, che alla fine scalfiscono meno di zero nel contesto generale: la fotografia che ci fanno i due registi della periferia californiana è molto triste.

Spazio ora ad altre opinioni, iniziando da quella più lusinghiera apparsa sul sito di Davinotti. 
Luchi78 (tre pallini, ma vi è chi ne ha assegnati addirittura quattro): “Mi è sembrato un ritratto ben delineato di un'America adolescente e fortemente deviata. Mancano le informazioni per capire dove nasce il disagio, però sappiamo che il mezzo su cui viaggia è il sesso e Clark ce lo mostra chiaramente. La sessualità pervade la vita di questi ragazzi fino ad invadere anche i momenti di follia più totale e sarebbe stato riduttivo censurare le scene in cui il sesso è così esplicito. Un film pessimista, negativo, ma importante”. 

Renato (due pallini) “Film duro, che concede poco allo spettatore in fatto di emozioni (molto di più in fatto di scene di sesso esplicito, invece). Larry Clark vorrebbe essere freddo e distante dai suoi personaggi disperati e "borderline", e ci riesce a mio avviso solo fino ad un certo punto. Dopo un po' infatti il gioco diventa scoperto e la presenza di momenti "forti" nei punti strategici in cui la sceneggiatura sta arrancando comincia a sembrare perfino programmatica... Certo Clark gira bene, ma alla fine rimane un retrogusto di delusione”. 

Belfagor (un pallino) : “Clark mi fa arrabbiare; non tanto perché il suo stile sia del tutto privo di qualità, ma perché sfrutta temi socialmente validi per imbastire spettacolini voyeuristici. Il suicidio che apre il film potrebbe essere l'innesco per dare il via a una critica forte al nichilismo che pervade i nostri tempi, ma la pellicola finisce ben presto a sguazzare in quella stessa assenza di valori, trasformandosi in una specie di cupio dissolvi disgustosamente lubrico. Coevo di Irréversible, sembra la sua versione per teenager”.

Come vedete il film fa discutere. Sesso adolescenziale, nulla a che fare con l’impostazione dei nostri Malizia (rif.3 ) o La nipote (rif. 4), l’approccio è totalmente diverso (e per questo a mio avviso interessante). La recitazione poi sembra secondaria: la trama del film ed il modo di riprendere pare proponga più un documentario che una produzione artistica precostituita, ad ogni modo nessuno degli interpreti mi è parso inadeguato, e questo va a merito dei registi. Ripeto, ho la sensazione che siano stati apportati molti tagli alla versione che ho visto, e me ne dispiace.

Mirco Venzo, Treviso 19/03/2025 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Ken_Park
rif. 2 https://www.davinotti.com/forum/curiosita/ken-park/40004109
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/869-la-nipote-di-nello-rossati

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