1975: Spinto dal successo del precedente anno de La nipote, (rif. 1) Nello Rossati abbandona Giacomo Gramegna che ne era stato realizzatore del soggetto e sceneggiatore per mettersi lui in prima persona e scrive sia il soggetto che la sceneggiatura di questo film a titolo L’infermiera, (rif. 2) coadiuvato in ambedue i processi da Claudia Florio, Roberto Gianviti e Paolo Vidali. E’ interessante constatare che nel frattempo il Gramegna è impegnato nello scrivere soggetto e sceneggiatura de L’ingenua (rif. 2) una pellicola a cui farò riferimento durante questa recensione perché, al pari di questa, è figlia del successo de La nipote.
In bella sostanza abbiamo una pellicola della commedia erotica all’italiana, La nipote del 1974 a regia Nello Rossati, talmente interessante da stimolare nel giro di pochi mesi nuove produzioni, (L’infermiera che sto recensendo) e L’ingenua che vede sotto la regia di Gianfranco Baldanello un canovaccio pressoché identico: ambientazione nel Veneto, dialetto veneto come lingua primaria che vorrebbe favorire un racconto impregnato sull'ilarità dove, situazioni simpatiche e battute, si fondono con spogliarelli di belle donne. Anche gli attori spesso sono gli stessi ed, in particolare Daniele Vargas, riesce ad essere presente, e mai con ruolo dimesso, in tutte e tre le produzioni.
Spero di non annoiare il lettore se proporrò continui parallelismi con La nipote generati dalla necessità di spiegare (sempre se son riuscito a capirle) le ragioni per cui il primo film è per me un piccolo capolavoro, a dispetto dei dati di botteghino proposti alla fine, mentre le due pellicola del 1975 sono modesti film di genere, che pur volendolo fare, non riescono ad avvicinare la forza, la leggerezza e la simpatia e forse anche l’erotismo, del film sopra citato. Inutile precisare che tutte queste produzioni hanno una spinta originaria che è Malizia di Salvatore Samperi (rif. 4) da cui però hanno il merito di smarcarsi in modo assai evidente, creando se non altro una certa varietà da quel capolavoro del 1973.
Andrei subito a sintetizzare la trama per potermi addentrare nei commenti.
La trama
La trevigiana azienda vinicola di Leonida Bottacin (interpretato da Mario Pisu) è corteggiata da un affarista americano, Mr. Kitchl (interpretato da Jack Palance) che la vorrebbe rilevare a suon di dollari, operazione che farebbe felici i familiari di Leonida, Benito Varotto (interpretato da Duilio Del Prete), la sua compagna Jole Scarpa (interpretata da Luciana Paluzzi), Gustavo Scarpa (interpretato da Daniele Vargas) e Italia Varotto (interpretata da Marina Confalone). Durante lo scorrere del film lo spettatore comprende che tutto questo gruppo di familiari (ed affini), di vino e di gestione aziendale capiscono poco o nulla: il loro unico interesse è seguitare a vivere in modo parassitario e proprio per non alterare il loro stile di vita l’avvento dei dollari americani è considerata un’opportunità imperdibile, tanto più se chi quella ditta sapeva gestire, Leonida, ha la saluta compromessa da un infarto. Volendo fare un paragone per tutti questi mantenuti sta per esaurirsi il latte dalla mammella cui stanno succhiando da sempre.
Il Bottacin, divenuto vedovo da poco, ha un vizio: la smodata passione per le donne. E’ durante un amplesso che il cuore ha ceduto relegando l’anziano signore tra la vita e la morte in una stato di incoscienza, e lasciando l’azienda nelle incompetenti mani di Benito Varotto, colui che più di altri auspica l’avvento del capitale straniero. Ora le condizioni di salute di Leonida, fermamente contrario all’interferenza americana nell’azienda familiare, sono viste come un'opportunità: se il vecchio muore nulla e nessuno potrà più impedire la firma del contratto con Mr. Kitchl. Già, ma l’anziano donnaiolo, pur in fin di vita, non è ancora morto: che fare? Se l’americano si spazientisce questa manna rischia di dissolversi nel nulla. Forse si possono sfruttare le indicazioni del Dottor Pavan (Attilio Duse) che ritiene un nuovo amplesso risulterebbe fatale per Leonida Bottacin, ecco che Benito, d’accordo con il resto dei familiari, decide quindi di stimolare questo accadimento benefico per la famiglia e tragico per Leonida.
A tale scopo Benito convoca Anna (Ursula Andress) nella villa di famiglia, un'infermiera particolarmente avvenente con cui Benito aveva avuto un flirt; lui sa che la bella donna ha il fascino e la fisicità per spingere il titolare dell’azienda a fare il decisivo passo più lungo della gamba, cedendo del deleterio ultimo rapporto sessuale. Solo dopo che ciò sarà avventuo, saranno stati spianati tutti gli ostacoli che separano i dollari del magnate americano, dalle tasche dei voraci parassiti.
Nello Rossati voleva riproporre gli ingredienti che avevano dato lui visibilità con La nipote: sviluppare una commedia erotica sfruttando l’avvenenza delle attrici, inserire una vena di comicità grazie a delle situazioni dettate dalla trama e non da ultimo sfruttare il dialetto veneto per indurre al sorriso. Proprio in virtù di quest’ultimo ingrediente il regista inserisce nel copione la figura di Giovanni Garbin, interpretato da Lino Toffolo, l’attore comico che più di ogni altro all’epoca era il portabandiera della comicità mezzo la parlata veneziana. Giovanni è il tuttofare dell’azienda (uno dei due domestici insieme a Tosca Floria Zanin) e pur essendo costantemente ubriaco, scopriamo essere una risorsa importante per l’azienda, grazie al suo olfatto finissimo. Nello specifico è soprattutto l’incompetente Benito Varotto a necessitare della collaborazione del beone.
Qui inserisco una mia prima decisiva critica al film, una di quelle che chiarisce perché quest'opera non può competere con quello dell’anno precedente. E' la mancanza di credibilità! Un ubriacone non può essere figura di riferimento di una cantina che si propone come azienda di successo ancorata alla tradizione, e non sarebbe neppure tollerato come tuttofare e uomo di fiducia all’interno di una famiglia borghese assai agiata qual’è quella descritta dalla pellicola. Non è tutto, in una delle scene più “significative” vediamo Giovanni corteggiare Tosca (interpretata da Carla Romanelli) proponendole un singolare strep tease: per ogni bicchiere di vino ingerito dalla bella donna, attirata dalle squisite produzioni proposte dall’enologo Giovanni, lei deve far cadere un capo di abbigliamento.
Tosca, che pure si intuisce non ha problemi a concedersi a destra e a manca, non vorrebbe spogliarsi di fronte al collega, ma la passione e la tentazione per il vino la induce via via a far cadere a terra i vari panni che indossa, finendo, un bicchiere dopo l’altro, per rimanere in tenuta adamitica senza nemmeno la proverbiale foglia di fico. La scena non dispiace di sicuro al pubblico maschile, ma conferma la poca credibilità cui facevo riferimento: che famiglia terrebbe come governanti due avvinazzati?
Non contento di ciò il regista (realizzatore della sceneggiatura, ricordiamolo) inserisce la figura di Gustavo Scarpa (Daniele Vargas) che per provare piacere sessuale (in soldoni per raggiungere l’erezione) deve simulare scene di guerra e ascoltare a tutto volume marce militari gracchiate dal giradischi che irradiano tutta la villa con le loro note, meglio se indossando capi militari (elmetto mimetico, e via discorrendo). Insomma: Vargas interpreta una sorta di pazzo da ricovero vestito come se stesse andando ad una festa in maschera, che gira per casa in modalità tutt’altro che discreta, e pur tuttavia è tollerato dal resto della famiglia, la quale, lo ricordo, auspica di ammazzare il proprietario della villa su cui stanno vivendo. Il lettore comprende che una simile trama ha difficoltà ed esprimere dell’erotismo e risulta un misto tra l’horror e il grottesco.
Vi è poi un ulteriore elemento di distanza tra La nipote e questa storia, nel primo film v’erano molti personaggi, tutti con una loro personalità ben definita e chiara per lo spettatore, tali personaggi erano in modo armonico ben collegati l’uno all’altro. Zoraide era la moglie dell'Ing. Favaretto che cornificava con il suo migliore amico Piero. Il figlio di Piero, un imbranato, puntava prima Doris e poi Adele, volendo da un lato emulare il padre che si presentava come un donnaiolo incallito, e dall’altro dare sfogo alla sessualità come logico accada ad un giovane adolescente, tanto più che l’andazzo della famiglia era decisamente propenso alla promiscuità. Seppur articolata la situazione risultava via via credibile e lo spettatore non aveva difficoltà a farsi prendere dalla logica del racconto. Non solo, a margine della famiglia di riferimento cui piomba la nipote (di Zoraide), compaiono alcuni paesani che contribuiscono a chiarire con poche pennellate anche quali siano le dinamiche di una comunità di paesello provinciale.
Tutti questi personaggi ne La nipote sono ben definiti e incastrano bene l’un con l’altro, contribuendo a realizzare un quadro a suo modo coerente. Ne L'infermiera non è così! Prendiamo la figura del medico come esempio, costui appare dal nulla e sparisce nel nulla, di lui sappiamo niente. Della sorella di Varotto, Italia, non saprei che dire, eppure è una presenza costante della villa, e lo stesso vale per Jole Scarpa la quale ha un figlio, Adone, che sappiamo non essere stato concepito da Benito. Anche Adone quindi appare dal nulla, ma pure Jole è una donna su cui lo spettatore vorrebbe maggiori informazioni: com’è che questa donna che pare morigerata, è moglie di uno scapestrato come Benito? In definitiva i vari personaggi di questo lavoro sono poco definiti e risultano assai scollegati gli uni agli altri… lo spettatore sa troppo poco di loro per potersi affezionare (o per poterli detestare).
Altro esempio: in una scena appare Mr. Kitchl che accarezza una giovane ragazza. Chi è costui? Da dove sbuca? Sappiamo che è il potenziale acquirente della cantina di Leonida, questa scena ci dice che anche lui è un amante delle donne… Fatta questa scoperta lo spettatore perde le tracce di questo personaggio che esce di scena. Posso ipotizzare che la bella ragazza che lo allieta è stata inserita per soddisfare il pubblico maschile, bene, ma questa scena all’interno della trama del film, che significato ha? Io non ne ravvedo nessuno. E’ un ulteriore momento scollegato dal resto del racconto, insomma, il film non ha linearità, al contrario della produzione dell’anno precedente.
Forse per questo di tutta questa storia salvo il personaggio di Adone, il quale è l’unico cui interessa veramente la salute di Leonida. (Anche qui: che cosa leghi nipote e nonno in questo modo, non è dato a sapere). Naturalmente il giovane rimane scosso dall’arrivo in villa della bella infermiera che genera in lui prima una sorta di attrazione che come ogni adolescente, non sa bene come gestire, ma avendo poi scoperto che la donna è uno strumento per delle luride e oscure trame, si trova in un secondo momento a provare anche una sorta di repulsione verso la stessa.
Nasce in lui un conflitto interiore: deve assecondare l’istinto dettato dagli ormoni o dare priorità alla proprio morale? D’altra parte anche Anna, libertina di suo, si trova in una posizione (non la spiego per lasciare un minimo di curiosità allo spettatore) da essere costretta a sedurre il ragazzino, cosa che andrà a fare in una delle scene più intriganti del film. Tale frangente propone uno spogliarello che vede protagonista l'attrice svizzera, e illustra come anche per la bionda protagonista vi siano dilemmi morali da affrontare. Non voglio approfondire ulteriormente il personaggio che allunga la lista dei minorenni protagonisti in una commedia erotica all’italiana, cosa per nulla originale dai tempi di Malizia in poi, mi limito a segnalare che tra questi ragazzini che vogliono conoscere l’amore, Adone risulta essere uno dei meglio tratteggiati. Ancora una volta a differenza di tanti altri adolescenti proposti in altre pellicole, è la credibilità del suo personaggio a dare un senso alle sue vicissitudini.
Dopo aver proposto queste critiche è giunto il momento di riconoscere qualche plauso a questo film ed è il momento di parlare di Ursula Andress comparando la sua recitazione con le figure femminili de La nipote dove le protagoniste erano due, Orchidea De Santis e Francesca Muzio. Inutile dire che qui il palcoscenico è calpestato da una sola stella, l’infermiera Ursula Andress, ed a lei non si richiede chissà che abilità recitativa: era stata ingaggiata per esibire il suo corpo, e questo lei fa con bella disinvoltura, allietando lo spettatore con nudi generosi, come quello del bagno in piscina dove si può vedere anche il “ciuffetto” più intimo. Dal punto di vista recitativo la prestazione delle due donne de La nipote sono quindi di livello superiore, tuttavia dal punto di vista dell’”audacia” (chiamiamola così) questa pellicola non lascia nulla di intentato. In questo film a spogliarsi non è solo la Andress, ma vi sono più proposte per lo spettatore, oltre al già citato streap tease di Tosca Zanin, (di una notevole Carla Romanelli) molti commentatori in rete evidenziano la scena che vede protagonista Luciana Paluzzi la quale esibisce il seno, fatto più unico che raro. Grazie al sito Davinotti, e nello specifico al “commentatore” Undying abbiamo una dichiarazione della stessa attrice a riguardo (rif. 5)
"(Ne L'infermiera) è l'unica volta in cui io ho girato una scena nuda, dalla vita in sù, in vita mia. Non so come ha fatto in quel momento... (Nello Rossati) è riuscito a convincermi. Naturalmente è quello che va a finire su internet..." In definitiva in questa pellicola il pubblico ha l’opportunità di osservare due bond girl che si esibiscono: per la storia, Ursula Andress che fu protagonista in Agente 007 - Licenza di uccidere del 1962, mentre la Paluzzi fu una delle “cattive” in - Thunderball (Operazione Tuono) del 1965. I meriti del film, scrivevo sopra, tra essi ricordiamo che i vari nudi sono tutti proposti con una loro eleganza e non risultano mai volgari; oltre a ciò in questa pellicola classificata come “erotica” lo spettatore trova un po’ di “carne”, non come in molte altre pellicole dove manco si possono rosicchiare gli ossi, e la cosa è peggiorata con l’avvento degli anni ottanta, dove vi è una castità sorprendente (e frustrante).
Sto per arrivare alla conclusione stabilendo che un altra grande differenza tra questo lavoro di Nello Rossati e il precedente (La nipote) va individuato nella minor ilarità. Qui si percepisce la voglia di voler far ridere, ma il risultato spesso è scarso. In più, ed è un ulteriore limite di questo lavoro, si ricorre per strappare una possibile risata ad un linguaggio volgare che non risulta simpatico, ma al contrario pesante. Se le scene di nudo sono proposte con eleganza, lo stesso non si può dire di molte battute che vengono messe in bocca ai protagonisti. Un esempio? Leonida Bottacin è quasi privo di sensi ma l’unica parola che proferisce a ripetizione ed in più scene è “mona”!
Il sostantivo non va nella fattispecie tradotto come “stupido”, come avveniva nella precedente pellicola quando l’Ing. Favaretto si rivolgeva all’amico Piero con l’epiteto tipico della mia regione; qui la traduzione logica è “figa”! Non è l’unico momento in cui si abusa della volgarità, che spesso viene urlata contro le donne del film con locuzioni quali: “Vaca”! o “Putana!” … Più che a far ridere qui l’abbondanza di epiteti maschera una sorta di misoginia da parte del regista. Tra le scene che vanno menzionate, in positivo, v’è anche quella in cui Benito cerca di spiegare all’infermiera Anna come sedurre il vecchio moribondo sfruttando il semplice gesto di misurare la temperatura con un termometro. Anche questa è una scena che ha dell’assurdo, ma nel contesto della trama risulta avere un suo perché!
Ed ora giunto il momento di evidenziare in dirittura d'arrivo come circa nelle stesse settimane in cui il vecchio ideatore del soggetto de La nipote (e sceneggiatore di quel fortunato film), ovvero Giacomo Gramegna, sia impegnato quasi in contemporanea alle riprese de L’infermiera ad osservare Gianfranco Baldanello mentre gira le scene de L’ingenua (rif. 3).
Anche L’ingenua punta su un’attrice straniera, (Ilona Staller) e anche in questo film il dialetto veneto doveva essere l’arma per assicurare la “simpatia” della produzione.
Non commento questo lavoro che ho già recensito (rif. 3) ma che pure voglio comparare a questo film anche perché girato a pochi chilometri di distanza dai luoghi dove si è girato L’infermiera. Una curiosità recuperata grazie al sito Davinotti, l’azienda vinicola di cui è titolare Leonida Bottacin ci dice il film essere di Conegliano (provincia di Treviso), ma molte scene sono state girate in provincia di Vicenza. A pochi chilometri dalla provincia di Vicenza vi sono i colli Euganei dove sono state girate alcune scene de L’ingenua che spazia nel territorio padovano. (Monselice e dintorni).
In conclusione dopo un film che mi era piaciuto datato 1974 ho visto due produzioni che volevano riproporre gli stessi ingredienti, girati a distanza di pochi mesi di distanza tra di loro, e a distanza di pochi chilometri l’uno dall’altro, per altro con più o meno gli stessi protagonisti ed è per ciò che mi risulta interessante notare come la prima produzione sia risultata piacevole, mentre le altre due sono molto (abbastanza) al di sotto del loro riferimento. Che disse il mercato a riguardo? La nipote nel 74/75 si piazzò al 71° posto tra gli incassi (rif, 6), L’infermiera nella classifica del 75/76 si collocò al 24° posto (dietro L'insegnante con Edwige Fenech di Nando Cicero. rif. 7) e L’ingenua con un nome semi sconosciuto qual era allora quello di Ilona Staller, non appare neppure tra i tra i primi 100 del mio riferimento.
Dopo tutte le mie riflessioni vi lascio con l’opinione del sito Filmtv (rif. 8). “Una figura mitica dell'immaginario erotico, l'infermiera, incontra le grazie giunoniche della Andress, qui splendida quarantenne, generosa a mostrarsi anche in nudo integrale. Cannovaccio da commedia delle beffe, con immancabile colpo di scena finale (scontato) a vantaggio della protagonista. Si ride comunque pochissimo e le numerose sequenze in dialetto (sottotitolate) non mobilitano di molto il prodotto finale. I nomi dei personaggi (Benito, Italia, ecc.) non nascondono da che parte stanno. Resta senza dubbio un cult, celebre anche all'estero, grazie alla presenza di star internazionali del calibro della Andress e di Palance (ma non vanno dimenticati bravi attori nostrani come Pisu e Del Prete). Aneddoto dal programma Stracult: primo e unico topless della Paluzzi, stella del cinema di genere”.
Mirco Venzo, Treviso 24/08/2024 #qzone.it
rif. 1 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/869-la-nipote-di-nello-rossati
rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/L%27infermiera
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/948-l-ingenua-1975-g-baldanello
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 5 https://www.davinotti.com/forum/curiosita/l-infermiera/40004953
rif. 6 https://www.hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1974-75.htm
rif. 7 https://hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1975-76.htm
rif. 8 https://www.filmtv.it/film/3556/l-infermiera/recensioni/444484/#rfr