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20220928 VM peccato venialeSpinto dal successo di Malizia, (rif. 1) Salvatore Samperi ripropone molti degli ingredienti che l’anno precedente avevano lui consentito di raggiungere incassi ed encomi, per questo nasce Peccato veniale, pellicola che esce nel 1974 risultando un successo ai botteghini ottenendo la terza piazza nazionale. (rif. 2 con a seguito nota). Gli ingredienti utilizzati dal regista sono: lo stesso sceneggiatore, Ottavio Jemma, ill quale si è occupato assieme allo stesso Samperi, anche del soggetto; il solito tema: quello dell’adolescente che esplora le cose amorose stimolato dalla presenza di una donna più “vecchia” di lui, ma molto attraente e la collaudata coppia con Laura Antonelli e Alessandro Momo, annoto anche la presenza di Stefano Amato pur se interpeta un ruolo dimesso rispetto a quello del mitico Porceddu del precedente film. Anticipo subito il mio responso: questa pellicola è in effetti un grande rimpianto perché c’erano degli ingredienti di grande interesse, ma la zuppa finale è risultata più che mediocre, ben lontana dal risultato del precedente capolavoro. 

Tra le note di merito cito il cast variegato con nomi importanti ed interessanti quale la giovane Monica Guerritore sedicenne conti alla mano all’epoca delle riprese, Lino Toffolo e Lino Banfi, oltre ad un ottimo Orazio Orlando. Anche la trama ha molti spunti interessanti: l’ambiente vacanziero della Versilia che fa da splendida cornice a situazioni  balneari quali il bullo che cerca di polarizzare su di sé l'attenzione dei presenti, gli scherzi spensierati (anche caustici) che i giovani cercano di porre in essere per rompere la monotonia delle vacanze, e gli approcci non sempre calibrati di chi vuole cimentarsi nelle cose amorose, stimolato anche dai corpi che al mare vengono esibiti. 

Tra le scene proposte nella pellicola v’è lo “spalmare la crema protettiva” che inizia a diventare un gesto iconico nell’immaginario di ogni italiano, atto proposto come elemento di seduzione e provocazione. La trama accenna anche agli screzi che ci sono tra i due genitori, non più giovanissimi, che ospitano la coppia, i coniugi Bellotto, dove uno spazio viene riservato anche al loro piccolo cane, adorato dalla donna e detestato dal marito. Come ho sopra sintetizzato pare evidente la presenza di molti elementi e di molti protagonisti, ma tutti questi ingredienti sono gettati lì senza armonia e, se mi è permesso, senza quella verve comica che in altre pellicola aiuta a far scorrere il film con leggerezza. Gli attori ci sono, la trama è abozzata bene, ma non rifinita in modo compiuto, manca qualcosa, non mi si chieda cosa, anche se un elemento stonante l’ho individuato: in un film ambientato in Versilia il bagnino (Lino Toffolo) non può parlare veneto! Ci stava bene qualcuno che parlasse toscano, ed in tal senso le rare battute di Lilla Brignone sono state molto apprezzate dallo scrivente. La cornice dove inserire la storia è importante ed in questo senso la già citata Malizia (rif. 2) ambientata in Sicilia o La nipote di Rossati (sempre 1974 - rif 3) incastrata in Veneto, da questo punto di vista sono molto più curate, e forse anche per questo risultano preferibili, almeno a mio gusto.

La Trama

I coniugi Bellotto Lilla Brignone, la madre, e Tino Carraro ospitano nella loro casa il figlio Renzo (Orazio Orlando) da poco sposato con l’avvenente Laura (Laura Antonelli), sennonché in famiglia vive ancora il figlio più piccolo, Sandro (Alessandro Momo), considerato da tutti ancora un bambino, ma il ragazzo sta vivendo quella fase della vita che lo spinge a diventare un uomo. Anche Renzo considera Sandro acerbo e non ha dubbi nel affidare sua moglie al fratellino, sia per rendere leggero il soggiorno alla sua compagna (un po’ di compagnia e qualche servizio pensa le possa alleggerire la solitudine), sia perché la presenza del famigliare vuole essere d’ostacolo contro i mosconi insidiosi che in un ambiente vacanziero vengono calamitati dalle donne sole se paiono prede facili; Renzo lavora lontano e rientra a casa dei genitori solo quando può. Laura sfrutta i servizi del giovane, che in un primo momento pare infastidito da questo ruolo di servetto personale, ma poi, stimolato anche dalle chiacchiere che girano in spiaggia, capisce di trovarsi al fianco una donna quanto mai appetibile e i suoi occhi iniziano ad osservarla in modo malizioso. 

Il precedente successo dei due protagonisti aveva a titolo Malizia, ma, a mio avviso, è soprattutto in questa pellicola che la malizia è presentata in modo compiuto giacché di scena in scena si sviluppano delle situazioni che vedono, da un lato il giovane avvicinare l’avvenente cognata, e dall’altro la stessa scoprire di essere lusingata nel destare gli interessi e le fantasie del giovane, ecco quindi che decide di creare volutamente atteggiamenti e situazioni che gettano “benzina sul fuoco”. 

Se in Malizia dell’anno precedente è solo il ragazzo che tira le fila, qui ambedue i protagonisti si cercano, ma anche si evitano proprio perché turbati dalla figura di Renzo; un tradimento ai danni del fratello, (o del marito da parte di lei), non pare consono, la spinta delle pulsioni però monta in entrambi i protagonisti e la ragione che tiene lo spettatore attaccato al film è scoprire se gli istinti avranno il soppravvento. Questo aspetto della storia non è mal proposto e va sottolineato come, se in un primo momento le situazioni cariche di tensione nascono spontanee, nel divenire degli eventi e da parte dell’uno, e da parte dell’altra, vengono poste in essere maliziosamente. E’ questo forse il momento di definire il vocabolo malizia per meglio spiegare ciò che la pellicola propone: definizione trovata in rete “Spregiudicata e compiaciuta consapevolezza del male, che spesso si traduce in atteggiamenti o comportamenti furbeschi oppure diretti a carpire l'altrui buona fede o benevolenza”. 

Quando Laura entra nella stanza di Sandro, non prima (ecco l'elemento malizioso) di aver accertato l’assenza di altre persone nella casa, finendo per saltargli addosso in maniera decisamente lussuriosa, è sicuramente un atteggiamento malizioso che cerca di stimolare il “male” almeno secondo la succitata definizione, anche se lei stessa non sa sin dove può portare quel “giocare” con i sentimenti e gli istinti del giovane. Lo stesso però si può dire di Sandro che prima al cinema e poi in macchina ed in questo secondo caso pur in presenza del fratello, allunga le mani sulle belle gambe della cognata con piglio tutt'altro che causale o sbadato; Sandro sa che sta facendo una cosa sbagliata, ma la voglia di toccare la cognata e la voglia di "provocare" supera il limite del “buon senso”. Questa scena delle mano nelle cosce ricalca quasi in toto altre della precedente pellicola di Samperi, evidentemente è una situazione che il regista ama particolarmente. 

Vediamo ora le sensibili differenze tra l’Angelina di Malizia e Laura sposa Bellotto: Angelina non poteva ribellarsi al suo aguzzino per non compromettere il matrimonio che l’avrebbe sistemata definitivamente al contrario di Laura che quando capisce di stimolare il giovane, dopo qualche titubanza, trova il modo di gettare ulteriore legna sul fuoco coscientemente. Ribadisco però che  non "gioca da sola", è un botta e risposta con Sandro che, come già detto, capisce di tradire la fiducia del fratello, ma pur con tutti gli scrupoli del caso, non riesce a fermare le sue fantasie e la voglia di “sperimentare” lo spingono a  mettendoci del suo in questo gioco a due che diventa una relazione cercata e voluta da entrambi. La differenza tra Sandro e Nino la Brocca è che il secondo non ha scrupoli morali, o ne ha molto pochi proprio perché ancora bambino, oltre a ciò vi è una velata ragione sociale che lo aiuta a non porsi problemi, Angelina è la serva di famiglia ed in quanto tale lui sente che ha dei diritti su di lei, così si ragiona all'interno della sua famiglia siciliana mentre Sandro, al contrario, sa che sta facendo una cosa sbagliata anche perchè non più bambino, e la pellicola esprime a più riprese i dubbi del giovane che però tra gli scrupoli morali e gli istinti alla fine vede prevalere gli istinti. 

Torniamo a Laura per individuare una delle ragioni che la porta a stuzzicare Sandro, lei ha capito che una ragazzina, Rosy (Monica Guerritore) lo sta puntando e si innesca una sorta di rivalità tra donne. La più anziana Laura (ventiseienne nel personaggio interpretato) vuole come dimostrare a se stessa di aver ancora il fascino e l’avvenenza per tenersi stretta “la preda” di fronte alla giovane ed inesperta rivale. Il tema della rivalità tra donne è accennato, in questo caso in modo egregio, nella trama del film. Qui però mi sento di porre un ulteriore critica al regista o a chi ha scritto la storia: la relazione tra Sandro e Rosy meritava di essere maggiormente sviscerata anche perchè la giovanissima Guerritore, nei pochi fotogrammi in cui recita, fa un buon lavoro. 

Tra gli apprezzamenti recitativi molto buona mi pare l’intera interpretazione della Antonelli, per altro al massimo della sua sensualità e della sua avvenenza estetica. L’attrice era trentatreenne al momento delle riprese. Non posso dire lo stesso dell’interpretazione di Alessandro Momo che in ogni fotogramma è sempre serio. Posso capire che il ragazzo stava vivendo delle pene d’amore, ma tutto sommato stava anche vivendo un’estate al mare circondato da amici e di situazioni goliardiche, dirò di più, se quell’espressione truce poteva andar bene nel film precedente dove Nino aveva perso la madre trovandosi scombussolato per l’avvento di quella nuova figura femminile, Angelina, che lo “disturbava”, in questa storia la perenne serietà di Sandro pare a me fuori luogo, ed è questa forse una ulteriore ragione per cui la pellicola rimane distante dallo spettatore. Un altra critica mi sento di portare a questo film che si propone come erotico: cadono pochi veli, praticamente mai quelli della Antonelli, e questo è decisamente un peccato, ma non si vedono neppure le curve delle altre protagoniste! Forse spogliare la giovane Guerritore sarebbe stato troppo, (e con ciò non dico sarebbe stata una cattiva idea, anzi…!), ma inventare qualche altra situazione ammiccante non avrebbe certo fatto dispiacere allo spettatore; la “contessa” (la moglie del militare Lino Banfi interpretata da Fiona Florance), o l’amante (amica) di Renzo, Dominique Boschero potevano egregiamente colmare questa che ai miei occhi è una lacuna, ed invece belle coperte ambedue. Alla fine in questa pellicola erotica le uniche nudità viste dallo spettatore sono stati i seni cosparsi di dentifricio dai due amici, Sandro è uno di essi, sotto gli occhi invidiosi del bagnino. Il trattamento doveva far perdere i peli in volto all’amica meridionale. Più che una scena erotica quindi questo momento di nudità pare una scenetta comica: possiamo girarla come vogliamo ma anche da questo punto di vista la pellicola mi risulta deludente. In oltre la famiglia Bellotto con il loro cane e la loro “serva” (così la definisce la sua padrona), alla fine non è sufficientemente tratteggiata, appaiono, in alcune scene prendono il palcoscenico, ma senza scalfire, eppure Tino Carraro, (che interpreta Giustino Bellotto) e Lilla Brignone (che interpreta Lilla Bellotto), avrebbero potuto offrire molto di più al pubblico come interpretazione e come messaggio. Tra le note positive vi è sicuramente l’interpretazione di Orazio Orlando che la parte del cornuto e contento la recita alla grande, non solo per merito dell’attore, ma perchè la trama della pellicola lo aiuta.

Ultima considerazione, nel film si sente spesso pronunciare la parola “puttana” e molti in rete criticano il linguaggio scurrile che per altro si sentì pronunciare nel precedente Malizia. L’aspetto interessante è la spiegazione che la pellicola fornisce di questo linguaggio “maleducato”: l'epiteto di per sé non è offensivo, è lo spirito con cui viene proferito che fa la differenza, ed ecco che se la parola viene pronunciata dai due sposini mentre fanno l’amore, risulta essere uno stimolo sessuale, mentre se è detta in un altro contesto, come rivolta a Laura o a Rosy dall’acerbo Sandro, genera il giustificato risentimento delle due donne che reagiscono contrariate. Anche in questo caso, come avevo evidenziato nella mia recensione su Malizia, alla fine, pur se esce la parola “puttana” durante il film, le donne non sono viste con negatività dal regista: Laura è presentato come un personaggio positivo almeno  più del compagno che la trascura e la tradisce; così come la contessa, che pure tradisce senza scrupoli il marito, si capisce tra le righe che è giusto metta le corna ad uno stupidotto qual’è il suo compagno. Anche l’amica di Renzo è tratteggiata con tinte tenue e delicate. Il lettore magari non sarà d’accordo con questa mia affermazione ed allora a sostegno della mia tesi cito lo spezzone in cui Renzo dialoga al ristorante ricordando i bei momenti trascorsi in passato, sbagliando la collocazione temporale. Lui ha fatto confusione, evidentemente perché l’esperienza che rievoca non l’aveva poi colpito così profondamente, al contrario della donna che ricordava tutto e fa trasparire un alone di rimpianto nel evidenziare il passato. E' lei, tra i due, ad aver investito più sentimento in quella relazione.

Un aspetto traspare nella pellicola, rivisto con il senno di poi. Le donne proposte da Samperi, Laura, Lilla Bellotto, la Contessa… sono donne che devono divertirsi, che “hanno” il diritto di stare bene, ed in un qualche modo è il marito che deve appagare questa necessità, altrimenti “è giusto”, che cerchino di sopperire a questa lacuna guardandosi attorno. Se vogliamo questa è una fotografia di un nuovo modello di donna, emancipato si, ma anche sovversivo circa i valori tradizionali quali la famiglia.

Oltre a ciò evidenzio che in questa pellicola la donna è abbastanza un elemento decorativo, "un oggetto" in competizione con altre proposte "presenti nello scaffale": a tal riguardo c’è la scena, mal orchestrata per altro, in cui Sandro osserva Laura e la contessa spalmarsi la crema, in modo pacchiano si pone la domanda: quale delle due è meglio? La valutazione è legata al corpo ed alle curve, a nient’altro. Certo, molti in spiaggia fanno analoghe valutazioni, ma in questa fotografia della realtà appare chiaro che la donna “vale” per il corpo che esibisce, ad ecco dove si radicano i germogli dell'odierna attuale indispensabile chirurgia estetica e, a mio giudizio, della pochezza di molte figure femminili al giorno d’oggi. Non è questa una critica al film, ma una riflessione di chi vi scrive il quale deve ammettere che l'origine di tutto ciò, aimhe, è il punto di vista maschile. Alla fine le donne sono ciò che noi maschi vogliamo, e proprio l'esistenza di queste "commedie sexy" così imbastite sono la conferma di ciò che scrivo. preciso ora che una delle ragioni per le quali osservo questi film datati, è che tra una risata e l’altra, tra uno spogliarello (inesistente in questo film) e l’altro, questi prodotti parlano della nostra cultura e della nostra storia: ci raccontano come sia evoluta la nostra società.

Chiudo: la fotografia è buona, molti sono gli spunti di interesse nella trama proposta, ma non mi sento di consigliare la visione della pellicola con entusiasmo a chicchessia. Si poteva e si doveva fare di meglio con questi elementi.

Mirco Venzo, 28/09/2022 #qzone.it

rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 2 https://www.hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1973-74.htm
Nota nella stagione 73/74 il film più visto sarà Altrimenti ci arrabbiamo con Bud Spencer e Terence Hill mentre al quarto posto si registra Papillon con Steve McQueen e Dustin Hoffman.

rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-movies/869-la-nipote-di-nello-rossati

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