La pellicola che andrò a commentare è un opera di Lucio Fulci, uscita nel 1976, ha per titolo La pretora. (rif. 1). Le opinioni su questo lavoro sono molteplici e talvolta di visione opposta, inizierei riportando gli stralci più significativi dell’opinione di Marcel M.J.Davinotti Jr. dal sito che sempre consulto per avere un metro di paragone con le mie idee :”[...] la direzione è quella della commedia e del pecoreccio, con la Fenech pronta a una storico nudo integrale (regolarmente tagliato in TV col risultato di accorciare la scena sul set del fotoromanzo porno di Biancaneve, l'unica esilarante!). Per cercare di divertirsi si esagera col dialetto veneto, poco usato al cinema ed effettivamente piuttosto divertente. Ma soggetto e
sceneggiatura sono da dimenticare [...]. Lo sforzo corale del cast, che con Agus e Dettori porta a qualche discreto momento comico, è vanificato da attori come Raf Luca (mal considerato dallo stesso Fulci) o Mario Maranzana, che come imputato e avvocato difensore formano una delle peggiori coppie viste finora nell'ambito di un genere già avaro di veri talenti. Si salva il clima generale macchiettistico, ma anche la Fenech lascia alquanto a desiderare, soprattutto quando “farfalloneggia” ed esagera per apparire più provocante possibile. Un successo comprensibile solo per via delle tante scene di nudo, perché per il resto il livello complessivo è proprio basso. Ci voleva almeno un buon comico”. rif. 2
Per il sito Fashion Times è uno dei “Film erotici italiani che hanno fatto la storia del cinema”. (rif. 3) Questo sito inserisce solo otto pellicole in questo limitato "gotha" e solo due attrici compaiono più volte in questa selezione: Laura Antonelli con Malizia (rif. 4) e Sessomatto e Edwige Fenech con questo lavoro e Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972). Volendo accettare la soggettiva opinione di Fashion Time, che non è certo un sito specializzato, ma che rappresenta comunque una voce del “sentire itallico”, il lettore ha già compreso che la duplice presenza di Edwige Fenech in questa classifica è dovuta principalmente alla sua avvenenza fisica ed ancora è il sito di Davinotti, in particolare il commento di uno dei suoi opinionisti, Undying, ad esserci d’aiuto per comprendere la ragione che porta in auge La pretora.
Undying sostiene che uno dei corpi in assoluto più desiderati dagli italiani, e particolarmente apprezzati dagli amanti di questo cinema (la commedia sexy all’italiana) nella pellicola di Lucio Fulci è esibito con particolare generosità, giocandosi il gradino più alto del podio tra tutti i film della Fenech, con Cattivi Pensieri di Ugo Tognazzi che per giunta è dello stesso anno. Mi fido della sua competenza e posso confermare che ne La pretora la Fenech si vede bene di fronte, di lato e non da ultimo anche da retro! All’epoca l’attrice aveva ventott’anni ed aveva alle spalle più di 40 presenze nei film italiani.
Il dubbio da sciogliere è se si tratta di una commedia scadente e pecoreccia o se si è di fronte ad un film cult della nostra cultura. A mio avviso sono vere ambedue le affermazioni: La pretora fa parte di un genere di pellicola dove l’erotismo è poco raffinato, le battute spesso proposte in lingua veneta, cosa per altro poco originale (vedi rif. 5 - e, tengo a precisare si tratta di un dialetto di scarsissima qualità), si alternano e si intrecciano agli spogliarelli di rito. Concordo con Marcel Davinotti Jr. quando afferma che ci si diverte poco, ma devo riconoscere che la sceneggiatura di questo lavoro propone un gran numero di situazioni e di dialoghi “simpatici” (avendo appena specificato che definirle comiche queste cose è esagerato), dovendo riconoscere che battute e situazioni simpatiche sono distribuite su più piani interpretativi. Le frasi volgari sono alternate a battute più raffinate che magari giocano sull’allusione e molte situazioni sono simpatiche senza necessità di dialogo. Uno dei protagonisti, Raffaele Esposito, nessuno dice che sia un truffatore, ma guardando il film si capisce che lo è, così come, senza che nessuno ce lo dica, si capisce che il suo avvocato è un ingenuo. E' lo svilupparsi della trama che ci permette di giungere a queste conclusioni, cosa a mio avviso simpatica.
Al contrario di Marcel Davinotti io riconosco abbondanti meriti a Franco Marotta e Laura Toscano che sono gli ideatori della storia e delle sceneggiature, aiutati nei dialoghi da Franco Mercuri che, presumo, sia stato importante nel infilare dentro questa varietà di battute. (rif. 1) A mio avviso infatti i dialoghi e la storia sono il punto di forza di questa commedia e devo necessariamente accennare alla trama, precisando prima che, se i dialoghi e la trama in una commedia di impostazione pecoreccia sono un punto di forza, già ci si sta smarcando da molti prodotti per militari.
La Trama
Nel paesino veneto di Bellignano (nome di fantasia, in tutta la regione un simile comune non esiste) arriva un avvenente pretore donna, Viola, integerrima e irreprensibile, al contrario della sorella gemella, Rosa, ambedue interpretate da Edwige Fenech. Il fidanzato di Viola, il conte Renato Altieri, un industriale che opera nel campo dell’allevamento di pollame, interpretato da Giancarlo Dettori, causa alcune situazioni che si vengono a creare, come accadrà a gran parte degli uomini che si alternano nel film, venuto a contatto con Rosa, finisce per esserne attratto. Come andrà a finire?
Rosa è una provocatrice che seduce senza grandi strategie, anzi sfodera la veste di "oca giuliva" che forse rimane un sistema decisamente efficace per conquistare un uomo, sicuramente esibendo senza inibizioni la sua fresca carnalità. Rosa si propone come una preda facile, sessualmente disinibita e questo contribuisce ad attirare su di se l’attenzione del mondo maschile. La sorella Viola, al contrario, pur avendo lo stesso corpo della gemella, si presenta in modo totalmente diverso, è fredda, elegante nel vestire, ma mai eccessiva, ed il suo lessico è quello di una persona colta, (trattasi di un'autorità giudiziaria, non dimentichiamolo) è quindi l’antitesi della ragazza ruspante e senza filtri (e senza veli) rappresentato dalla gemella. Chi osserva il film può decidere se è preferibile un modello di donna, o l’altro: anche questo dilemma è uno dei meriti di questa sceneggiatura.
Una frase da sola aiuta a comprendere di che stampo di donna sia Rosa, è quando in un dialogo afferma: “E’ da quando avevo sedici anni che gli uomini cercano di corrompermi…!” - “E ci riescono?” - "Quasi tutti!" - Ritornando sull’importanza della trama il doppio ruolo cui è costretta a cimentarsi la protagonista, Edwige Fenech, se da un lato è una delle ragioni per cui questa sceneggiatura è da me difesa, (è la somiglianza, meglio dire l'uguaglianza fisica tra le due sorelle che generano svariati equivoci più o meno simpatici, ma che fanno gioco in questo tipo di commedie), fornisce nel contempo agli estimatori di Edwige Fenech l’opportunità di veder recitare la loro pupilla in due differenti ruoli, antitetici l’uno all’altro.
In nessun altro film si può “pesare” l’abilità recitativa dell’attrice come in questo caso, e devo dire che la ragazza se la cava egregiamente. Io non sono un amante (come attrice) della Fenech, ma su questo film non ho nessuna critica da esternare, e anche questo ritengo sia un merito del regista e del suo staff oltre che una delle ragioni per cui La pretora è considerato un film cult nel settore.
Vi è poi un ulteriore punto di forza di questo film ed è la gran varietà di personaggi che si alternano nello svolgere della produzione, spesso dal curriculum importante, solo per citarne qualcuno: Oreste Lionello, Gianni Agus, Walter Valdi, Mario Maranzana.
Oltre a ciò vi è una scena che pure resta in mente a molti ammiratori della Fenech, ed è la scena dove Rosa è la protagonista di un fotoromanzo interpretando Biancaneve. La scena in questione la vede nuda accoppiarsi con la regina interpretata da Marina Hedman o se preferite Marina Lotar che è, aggiungiamo un tocco di gossip, stata sposa del giornalista televisivo Paolo Frajese. In questa situazione particolarmente piccante per la connotazione saffica tra Biancaneve e la Regina, ci sono scatti che vengono portati di fronte alla corte e sono un esempio di che tipo di umorismo sia presente nel film: l’avvocato informa la corte che nella foto “...Arrivano Mammolo, Pisolo e Dotto che ti fanno il C. rotto…”... e via con la sua arringa.
La scena di Biancaneve (con la Regina) è una delle scene chiave del film, ma mi piace citare anche un’altra scena, una delle prime, dove all’imputato, l’Ing. Raffaele Esposito (Raf Luca) vengono elencati tutta una serie di reati. Chi ama il cinema riconosce un evidente richiamo alla scena del più famoso Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone del 1966, dove Tuco (interpretato da uno strepitoso Eli Wallach) si sente “cantare la sua canzone” di reati commessi.
Una sceneggiatura che si muove a più livelli, scrivevo poc’anzi, e non è un caso se in un’altra scena chiave del film, che tra poco vado a riassumere, ci si trova a visionare una pellicola poco conforme al comune senso del pudore il cui titolo è “Lingua D’oro, in gola profonda”. Chiaro pare a me il richiamo ad una pellicola che ha fatto la storia del porno e che suscitò scandalo assoluto, Gola Profonda del 1972 di Gerard Damiano con Linda Lovelace e volendo dare coerenza a questa chiave di lettura c'è da segnalare che nelle caserme d'Italia, a partire dal 1972, girava un fumetto porno che rivisitava la fiaba di Biancaneve in modo analogo a quanto proposto nel fotoromanzo del film.
Torno alla scena dove la ristretta commissione di autorità giudiziarie analizza "Lingua d'oro in gola profonda" in un cinema deserto per sancire la sua inammissibilità. La pretora, austera ed impassibile, è in mezzo a degli uomini che, al contrario, si contorgono nel vedere le scene evidentemente scabrose e turbanti. Lo spettatore non gode di queste scene oggetto di censura, ma le può immaginare giacchè vengono descritte prima con linguaggio dotto (ecco che si parla di fellazio, o di sodomia...), per venire poi spiegate in lingua popolare ed essere comprese da chi redige il verbale (e dai molti militari che affollavano le sale dell'epoca). Piaccia o meno è una delle battute del film!
Al di là dell'umorismo impregnato sul linguaggio pecoreccio resta una bella scena ben interpretata dalla Fenech e da chi le sta affianco. Da precisare che nella situazione in questione si evidenzia che il proibito attrae il pubblico, ed ecco che mentre la pretora osserva a porte chiuse questa elemento di scandalo, nella sala riprese, assieme all’operatore, pagando sottobanco per il disturbo, si affolla gran parte del paese, incuriosito dal vedere di che film si tratta. La sceneggiatura quindi, chiudendo il discorso rimasto aperto, se propone un linguaggio volgare, sperando di indurre al riso il pubblico, infila però anche elementi più sofisticati, come i richiami ai film sopra citati.
A mio avviso c’è cura nei dettagli, e ciò va riconosciuto anche nella ricchezza di elementi durante le scene. Insomma, non vediamo i protagonisti su stanze vuote, ma in ambienti “vissuti”, nel bar ci sono le bottiglie, nelle stanze ci sono gli arredi… le comparse abbondano. Alcune sfumature rimangono impresse come la mutandina rossa con la scritta “Kiss me” nel fronte oppure la pubblicità del “Pollo Altero, che ruspa nel maniero”. E’ una battuta frivola, ma è una delle tante presente durante lo scorrere del film che ne sforna a iosa, una dopo l'altra, arrivando poi alla situazione finale che pure ha un suo stimolo: Viola per conquistare il fidanzato e per comprendere se lui l’ha tradita, si finge Rosa. Non svelo come va a finire, ma rimane l’interrogativo: allo spettatore che guarda piace più la donna “puttana” o la brava ragazza "per bene"? Alla fine è questo il dilemma cui si trova a rispondere il conte Renato Altieri e non è una domanda banale come può sembrare, tanto più che per come l'hanno posta gli sceneggiatori, abbiamo in ambedue i casi un corpo da favola: quello di Edwige Fenech!
Mi fermo qui con la mia recensione e le mie osservazioni, sintetizzando che non si tratta certo di uno dei miei film preferiti, ma resta pur sempre una pellicola che per le ragioni sopra esposte ha un suo spazio nella nostra storia cinematografica e non certo secondario, tanto più, può essere interessante ricordarlo, che non appare tra i cento film più visti di quel periodo, al contrario del già citato Cattivi pensieri di Tognazzi. (rif. 6). Ciò sta a significare che la sua collocazione nell’immaginario italiano se l’è conquistata “commin facendo” e non si tratta di una pellicola che seppe cavalcare l’onda per poi sparire nell’oblio. Anche per questo ritengo utile proporre i punti di vista di due dei protagonisti di questo lavoro, iniziando con l’opinione di:
Giancarlo Dettori sul film
"Il secondo film che ho fatto, La pretora, è il mio Oscar… Era la storia di due gemelle di cui una era giudice serioso, fatto da questa Fenech che era un miracolo sulla Terra. Io avevo appena fatto un film con la Masina e quindi frequentavo casa Fellini...
Fellini mi disse: "Ma senti... tu non puoi dirgli che io voglio solo mangiare una frittata sul suo sedere?" Io credo che delle donne così belle, nel senso italico della parola, cioè non prestate dalle passerelle, non prestate dallo stereotipo delle donne costruite con la biro, cioè disegnate più che vere... le donne vere ce le hanno portate via... dalla commedia italiana sono scomparse, non ce n'è più. Erano donne che entravano sul set nude... nude, come se avessero il cappotto, e sdraiavano 40 persone perché erano inarrivabili in bellezza." Fonte: Stracult / 7 settembre 2009 (come sempre grazie al sito Davinotti)
Riflessioni di Lucio Fulci su Edwige Fenech e sul film
"Edwige è una bravissima ragazza, molto simpatica e disponibile e in quel periodo voleva fare un film con me perché ero abbastanza in auge; così Marotta e Toscano scrissero una sceneggiatura che potesse andare bene. Il film era una pochade carina, con Edwige che faceva due parti: una pretora integerrima e sua sorella che era una "puttanona" incredibile. Dai a un'attrice due parti e lei farà tutto diligentemente. Così fece Edwige che è, tra l'altro, una brava attrice. Aveva solo un pò di reticenza a spogliarsi, ma alla fine cedette ed è infatti uno dei pochi film con il nudo integrale della Fenech.
Non vado particolarmente fiero di questa cosa, ma del resto negli anni Ottanta si spogliavano anche le attrici di settant'anni e lei lo fece perché riteneva che fosse una cosa giusta e seria.
Comunque il nudo resta ed è anche bello".
Fonte: Videointervista di Antonietta Di Lillo e Marcello Garofalo (1994) (Da Davinotti)
Mirco Venzo, 12/10/2024 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/La_pretora
rif. 2 https://www.davinotti.com/film/la-pretora/1415
rif. 3 https://test.fashiontimes.it/2021/04/film-erotici-italiani-che-hanno-fatto-la-storia-del-cinema/
rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 5 http://www.qzone.it/index.php/q-movies/869-la-nipote-di-nello-rossati
rif. 6 https://www.hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1976-77.htm