Io sono poco simpatizzante di questo regista e dei suoi personaggi, pur riconoscendo che ha rappresentato un importante pezzo di storia e ha portato un tocco di originalità al nostro cinema, ma le mie corde profonde non sono mai state da lui toccate, tuttavia sono rimasto favorevolmente colpito da delle clip promozionali di questo film sino al punto di dire: “Vediamo”! Lo dico subito Benedetta follia mi è piaciuto moltissimo, al punto tale da ritenerlo il miglior film di Carlo Verdone, anche se il mio giudizio va tarato dal fatto che, come premesso, conosco poco questo autore, e quindi il paniere all’interno cui pesco questo giudizio, è pressoché vuoto.
Il film, una commedia brillante, esce nel 2018 (rif. 1) e si avvale della sceneggiatura scritta dallo stesso regista assieme a Nicola Guaglianone ed a Menotti (pseudonimo di Roberto Marchionni), nomi importanti nel raggiungimento del risultato, come alcuni opinionisti di Davinotti mi hanno fatto notare. I due sceneggiatori avevano già lavorato con l’allora esordiente Ilenia Pastorelli, a mio giudizio la vera protagonista del film, permettendole di vincere il David di Donatello come migliore attrice protagonista; è evidente che la squadra funziona giacché, anche in questo film a regia di Carlo Verdone, la prestazione della ragazza è determinante ed è ciò che fa la differenza.
La trama è semplice, Guglielmo Pantalei (interpretato da Carlo Verdone) gestisce un negozio di articoli sacri a Roma, e va da sé che quel tipo di attività è frequentato da suore, religiosi di ogni rango, credenti al limite del bigotto, costringendolo a un contegno sobrio, quando non proprio rigoroso. Il colore che riassume questo personaggio è decisamente il grigio! Anche questo clima austero ha favorito la separazione dalla moglie Lidia (interpretata da Lucrezia Lante della Rovere) che se n’e scappata di casa con una delle sue commesse. Da questo fatto l’uomo non si è più ripreso e sarà proprio Luna, (Ilenia Pastorelli) la commessa assunta perché Guglielmo è un buon diavolo, e non riesce a dire di no sostanzialmente a nessuno, la chiave di volta.
Luna proviene da ambienti totalmente differenti da quelli religiosi, ma il suo modo di intendere la vita permetterà al “Sig. Guglielmo”, così lei lo chiama, di uscire dal tunnel della depressione latente in cui si era imbucato. Luna è una ragazza solare, energetica, e porta colore e vitalità a quella esistenza piatta e monocromatica di Guglielmo, in particolar modo creando situazioni ed incontri sfruttando una “app” del cellulare. Se il protagonista nominale del film è Guglielmo/Verdone, la vera burattinaia che muove i fili è Luna/Pastorelli e Verdone si trova sorprendentemente a fare da spalla a tutta una serie di donne, prima tra tutte la stessa Luna, che vengono tirate in causa dalla trama della pellicola. Mi permetto qui di evidenziare come quando Carlo Verdone si pone al servizio del copione e non riveste i panni di primo attore, io lo preferisco, era stato così anche ne La grande bellezza - 2013 - del pluripremiato film di Paolo Sorrentino.
Non voglio scrivere altro sulla trama per non togliere brio alla visione della pellicola a chi non l’avesse vista, non è un giallo, ma sapere come si sviluppa la relazione tra i due toglierebbe molto del fascino a questa storia che, lo scrivo, non ha altro scopo se non intrattenere in modo simpatico lo spettatore, strappando lui pure qualche risata. Ed allora citiamo le donne che accompagnano le vicissitudini di Guglielmo perché sono proprio questi personaggi femminili a smuovere la trama, con situazioni paradossali che tengono legato lo spettatore alla pellicola.
La veneta ubriacona è interpretata da Elisa Di Eusanio (Letizia), la megalomane ossessionata dalle malattie e dalla medicina è interpretata da Paola Minaccioni (Raffaella), e per finire la protagonista di uno dei pezzi cinematografici che passeranno alla storia, la scena del cellulare, interpretato da Francesca Manzini che rilancia una nuova figura di Adriana molto diversa da quella di Rocky/Stallone. Molte altre sono le figure femminili che si inseriscono nel film, chiudo citando Federica Fracassi che ha saputo lasciare il segno nei panni della suora laica Rita e la donna che forse ridarrà equilibrio al SIg. Guglielmo: Ornella (interpretata da Maria Pia Calzone).
In un'intervista Verdone ha dichiarato che non ha fatto nessuna fatica a dirigere questa sequela di attrici che hanno interpretato personaggi (donne) totalmente diverse l’una dall’altra, questo a conferma che ha saputo individuare le attrici giuste a rivestire panni così diverse l’una dall’altra. A mio giudizio Carlo Verdona qui ha messo l’attore al servizio del regista, regalandoci un bel film molto divertente.
Sia chiaro che al contrario di ciò che lui ed il produttore Aurelio De Laurentiis affermano, nella pellicola non vi è nessuna analisi sociologica o storica da salvare, (a mio umile avviso), non vi è nessun messaggio sull’amore o su cosa sono le relazioni, è un racconto leggero che riesce a divertire lo spettatore, punto e basta. Lo spettatore converrà con me che a rendere interessante la pellicola sono proprio le situazioni inverosimili, surreali che si susseguono, oltre che la figura di Ilenia Pastorelli che sa dare brio e sa suscitare interesse ogni volta che entra in scena.
C’è indubbiamente il mestiere del Verdone attore, ma soprattutto quello, come già detto del Verdone regista, e c’è la mano giovane dei due sceneggiatori che, ad esempio, infilano una scena molto curiosa nel film che a me ha stimolato corti circuiti singolari. Cerco di descriverla: a Guglielmo che aveva chiesto un analgesico, delle amiche di Luna consegnano una pastiglia che fa sballare la quale induce a delle allucinazioni. In questo "trip" lui vivrà situazioni oniriche che mi ricordano la scena di Sessomatto (Dino Risi - 1973 - rif. 2) dove l’emigrante Giancarlo Giannini sogna la suora danese Laura Antonelli. Il richiamo a questo film è giustificato anche da un’immagine dove Ilenia Pastorelli è per alcuni fotogrammi proposta in veste di suora fetish, con la differenza che qui la protaconista veste latex nero e non bianco come la sua collega Laura.
C'è poi un balletto che vede protagonista Guglielmo che mi ricorda un momento di Tv in bianco e nero, dove in "Speciale per noi" (1971) con il titolo di Neanderthal Man, Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Bice Valori e Paolo Panelli. (rif. 3) si esibirono in una danza che fece storia, ancor oggi viene riproposta da facebook. A titolo di curiosità tre dei quattro ballerini di questa gag erano romani come lo stesso Verdone (la sola Bice Valori, anconetana, si smarca dal gruppo). Come nella tradizione di Verdona il film è fatto di personaggi (donne in particolar modo), intriso di situazioni surreali che divido in due parti, una prima fatta di ritmo, molto piacevole, ed una seconda in cui si rallenta per dar spazio ad una sorta di trama, forse meno coinvolgente, ma in un film una trama ci dev’essere e anche in questo caso alla fine si va a trovare una quadratura del cerchio che è a lieto fine, dando un senso alle molte tessere che rischiavano di rimanere fuori dal puzzle.
Di Verdone ho detto molto, ma è Ilenia Pastorelli la nota che mi ha sorpreso, su questa attrice devo precisare che era alla terza apparizione ed aveva, con mia grande sorpresa, ben 33 anni all’epoca delle riprese. La mia meraviglia nasce non solo perché a giudicare dalle immagini la ritenevo più giovane, ma anche per come si è disimpegnata nel suo ruolo: ha saputo reggere brillantemente ed in modo convincente tutti i dialogi sfruttando l'arma del dialetto romano , quello che nella capitale si definisce “coatto”. (Definizione dal web: individuo rozzo, arrogante, dalla parlata volgare e dall'abbigliamento privo di gusto, che vive nelle zone periferiche, suburbane, nelle borgate). Sulla Pastorelli aggiungo: non solo recitazione, ma anche postura del corpo e fisicità di primo livello, tra l’altro valorizzata da alcune scene di ballo e di lap dance sul palo.
Basta con le mie opinioni, do ora spazio agli opinionisti di Davinotti, (rif. 4) spaziando da chi ha molto apprezzato questa pellicola sino ad arrivare a chi non l’ha gradita. Domino86, il più generoso (quattro pallini): “Verdone torna ancora sul grande schermo e questa volta lo fa indovinando pienamente la formula! Una commedia davvero spassosa dove sacro e profano vengono shakerati con le giuste dosi e regalano allo spettatore una pellicola in cui la risata è assicurata al 100% per praticamente tutta la sua durata. Se devo trovare un neo avrei evitato la parte del “trip”; per il resto promosso a pieni voti!”
Stelio (tre pallini): “Veramente una bella sorpresa. Dopo il mediocre duetto con Albanese e quello ancor peggiore con la Cortellesi, il Verdone degli ultimi anni trova un po' di ispirazione, rimescolando vecchie tematiche ad alcune più nuove, dirige una commedia riuscita e si concede, forse per la prima volta nella sua carriera, a qualche virtuosismo registico decisamente sopra le righe. Forse il difetto è l'incostanza: alcune scene notevoli, altre in calo. Grazioso il finale. Comunque buon film: promosso”.
Manfrin (due pallini): “Una prorompente Pastorelli ruba un po' la scena al buon Verdone che con il tempo sembra sempre più legato al cliché di medioborghese in cerca di avventure. Questo non ne fa un limite però diciamo che una certa nostalgia per l'attore poliedrico e interprete di personaggi macchietta c'è. Per il resto van riconosciuti i meriti di una Pastorelli in grande ascesa che ravviva un contesto non privo di qualche scena evitabile (il balletto dell'effetto ecstasi e il telefono... scomparso). Interessante come le opinioni siano differenti da persona a persona, la scena del telefono e il balletto che Manfrin critica, sono le stesse che ho sopra commentato con ammirazione.
Ora la critica più negativa con un solo pallino: quella di Siregon che ha gusti opposti ai miei, come capisco dalla chiosa finale - "Tristissimo viaggio tra gli stereotipi, organizzato da un Carlo Verdone ormai spento e privo d'ispirazione. Musiche e fotografia da fiction rendono la pellicola, già poco divertente di suo, decisamente dimenticabile. Passo indietro per Ilenia Pastorelli, che merita ruoli e sceneggiature ben diverse. Verdone sta diventando un Boldi più malinconico. Per abiti talari rivolgersi al Lino Banfi di Cornetti alla crema: lì si ride alla grande”.
Mirco Venzo, Treviso 13/09/2025
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Benedetta_follia
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1035-sessomatto-di-dino-risi-1973
rif. 3 https://www.youtube.com/watch?v=ygUIMxbySj4
rif. 4 https://www.davinotti.com/film/benedetta-follia/42542