Nel 1983 Sergio Corbucci propone un film che reputo molto interessante, specie per chi ama Renato Pozzetto ed il suo umorismo. Ma andiamo con ordine ed iniziamo a dire che il film è fatto di due episodi, il primo ha titolo QUESTO … amore impossibile. Il soggetto (rif. 1) è realizzato da Renato Pozzetto con la complicità di Bernardino Zapponi, entrambi si occuperanno anche della scenggiatura. Il secondo episodio ha per titolo QUELLO … col basco rosso e vede come protagonista Nino Manfredi che ne è l'ideatore del soggetto e
sceneggiatore, sempre con la complicità, in ambedue i ruoli, di Bernardino Zapponi.
I due episodi sono storie completamente diverse tra loro, con un unico punto di contatto: ambedue sono un misto tra il surreale ed il grottesco. Nel primo episodio Questo… amore impossibile, Renato Pozzetto veste i panni di un pittore/disegnatore, Giulio Scacchi, una persona che guadagna bene, grazie alla sua attività artistica. Costui vive in una sorta di comune hippy, dentro un faro. Per quasi un ora lo spettatore è bombardato da situazioni e battute inverosimili, dove c’è un via vai di personaggi incredibili, apparentemente messi lì a caso, quando invece sono convinto che c’è un’estrema cura in tutti i dettagli: abbigliamento, oggettistica, colori, movimenti delle comparse, musiche, oltre che, naturalmente, delle battute (o se volete dei dialoghi).
A me Renato Pozzetto non ha mai fatto impazzire, e non posso commentare più di tanto il suo operato in relazione alla sua storia pregressa (che non conosco), sicuramente in quest’opera veste magnificamente i panni del personaggio che, non ha caso, lui stesso ha inventato, riuscendo a creare la giusta cornice per le sue batture inimitabili. Il suo umorismo, molto particolare, trova qui la giusta dimensione, riportandomi con la memoria alle gag proposte con Cochi Ponzoni. Riconosco a lui, non solo come attore, ma anche come ideatore del soggetto e della sceneggiatura, di esser riuscito a creare un prodotto dove le sue frasi inconcludenti, alla fine, riescono a trovare un equilibrio all’interno del racconto, creando una storia che nella sua assurdità riesce a stare in piedi. Ha compiuto, in definitiva, un ottimo lavoro di equilibrio, generando un episodio estremamente originale, unico nel suo genere.
Devo citare, tra coloro che recitano in questo spezzone, le tre protagoniste che sono l’attrice svedese Janet Agren, la quale veste i panni di Lucilla, ragazza per cui Giulio Scacchi perderà la testa, elevandola a sua musa ispiratrice. Michela Miti che interpreta Rosy, la compagna di Giulio, e Margaret, una capra, animale cui Giulio Scacchi è particolarmente legato e che sarà l’unico essere che vorrà vicino a se quando, dopo una crisi mistica/amorosa, caccerà via tutti dal suo faro/casa.
Nell’episodio Questo… amore impossibile c’è un’apparizione anche di Nino Manfredi che veste i panni dello scienziato, e velatamente si ironizza sul ruolo della scienza e degli intellettuali. Molto importanti sono le presenze di Gianni Agus, che indossa i panni dell’editore Oreste. Renato Pozzetto prima di questo film aveva già più di trenta film alle spalle, era per tanto nel pieno della sua attività professionale.
Mi permetto di riproporre una sola unica battuta, tra le moltissime da lui snocciolate, per illustrare al lettore che genere di ironia e di nonsense sono alla base di tutto l’episodio. I protagonisti vivono in Sicilia e Lucilla viene a sapere che Giulio ha avuto storie sessuali assai ardite - “Tu devi essere un gran biricchino” afferma la ragazza - replica di Pozzetto/Scacchi “Eh, se questi muri potessero parlare…. (breve pausa) Starebbero zitti!” (uno - io ad esempio - pensa che i racconti sono talmente "forti", che un normale senso del pudore impone discrezione) - “Perchè?” - incalza l’avvenente Lucilla - “Bhe, perchè sono muri siciliani”! Alludendo alla proverbiale omertà tanto decantata all’epoca tipica di quell'area. Fine del dialogo e avanti con la storia! Dire che all'interno del racconto questa chiacchierata conta come il due di bastoni quando si va a coppe, mi pare inutile da precisare.
L’episodio Quello… col basco rosso vede come protagonista uno scrittore di scarso successo, Alessandro "Sandro" Cipollini, detto Dado, interpretato da Nino Manfredi. Sandro ha avuto un passato ricco di donne, ma ha un atteggiamento distaccato nei confronti dell’amore, tanto che non si è mai sposato. Si trova a Montecatini Terme e proprio nella località toscana incontra una sua vecchia fiamma, Dora, donna che ha vissuto la vita e l’amore con disinvoltura, senza mai farsi mancare emozione alcuna (interpetata da Sylva Koscina). Dora è la madre di Daniela, una ragazzina che aveva 5 anni quando i due si frequentavano. Ora Daniela (interpretata dall’attrice lussemburghese Désirée Nosbusch (Baker), è una giovane molto avvenente, ma ha gravi problemi sessuali, legati ad un trauma che va datato all’epoca in cui la madre e lo scrittore si frequentavano. Se nell’episodio dove il protagonista era Renato Pozzetto le battute ed i dialoghi erano surreali, qui battute e dialoghi hanno una loro logica, ad essere surreale è la storia, che sconfina in una sorta di patologia freudiana. Il ritmo di questo racconto e le situazioni che si verificano, sono molto diverse dal dal precedente, e se nella comune hippy dove si pratica l’amore libero, non rilevo nulla di particolarmente pruriginoso, in quest’episodio l’avvenente Désirée Nosbusch (Daniela), in quasi tutte le scene, recita a seno scoperto. Già questa pare a me una cosa molto stravagante, specie per il nostro cinema, ed a maggior ragione se consideriamo che siamo nel 1983, quando stavano già spopolando i film dove "vorrei farti vedere qualcosa, ma non ti faccio vedere nulla".
Da notare che, a mio giudizio, non è corretto affiancare questa pellicola alle consuete “commedie sexy” perchè non c’è l’obiettivo di stuzzicare sessualmente, anzi, direi quasi il contrario; le situazioni e i dialoghi all'interno dell'episodio di Nino Manfredi (che non è un sex simbol) tendono a dimostrare (permettetemi di usare questo verbo) che la chimica si innesta tra due persone in modo irrazionale, questa segue una sua logica e non basta un bel corpo nudo, per accendersi. L'affermazione sopra proposta è vera solo in parte, o non è vera per nulla, e l’episodio Quello... dal basco rosso, può risultare un interessante spunto di riflessione a riguardo. Lo sketch va guardato dal lettore, affinchè egli possa prendere una posizione in merito. (rif. 2)
Aggiungiamo qualche altro dettaglio, anche qui appare la figura di Renato Pozzetto che interpreta Gregory, il fidanzato di Daniela. Pure in questo caso il suo personaggio è inverosimile, e al banco del bar quando Sandro si beve un calice di vino italiano, Gregory gli fa compagnia bevendo un uovo fresco crudo. In questo episodio c’è anche una breve ma significativa apparizione di Paolo Panelli nei panni “del dottore”. L’umorismo di questo racconto è assi diverso da quello precedente, e chi è un amante di Renato Pozzetto, magari si trova a disagio su questi ritmi, con queste battute e in questi dialoghi, così com’e vero il contrario. Pare un film per palati diversi e forse se qualcuno apprezza Questo, non apprezza Quello.
Detto ciò io l’ho trovato un ottimo lavoro nel suo complesso (prima e seconda parte). Anche in questo caso faccio i miei complimenti a Nino Manfredi per aver saputo inventare una storia che potesse essere affiancata al racconto precedente, cosa tutt'altro che facile. Un encomio merita pure il regista perchè tutte le interpretazione dei molti attori proposti (protagonisti o comparse) dell'intero film, sono risultati molto convincenti.
Il film nasce con l’idea di far sorridere (io è difficile che mi trovi a ridere a squarciagola guardando una pellicola) e non vuole lasciare allo spettatore nessun messaggio, lo scopo è solo creare semplice avasione, questa è la mia opinione. Detto ciò, se qualcuno mi prende per il bavero e mi impone di trovare una qualche indicazione da conservare dopo aver visionato questo lavoro, in epoca di Jeffrey Epstein files, nell’epoca della società liquida, direi che questo film suggerisce che un senso del limite è importante nella vita di ognuno. Sia Giulio Scacchi, che Sandro Cipollini, pur vivendo situazioni inverosimili, perfettamente in linea con il modello della cultura arcobaleno oggi suggerita, alla fine si rendono conto che le cose devono entrare in certi alveoli, lo scriteriato disegnatore pare abbandonare l’essere hippy, e capisce che la relazione con la sua compagna, se vuole proseguire, deve evitare gli eccessi precedenti (rimarrà solo la capra). Lo stesso, a suo modo, capita allo scrittore Sandro, che rimane legato alla giovane Daniela, e non potrebbe essere altrimenti, ma si ritrova, anche su consiglio del dottore (Paolo Panelli) a riavvicinarsi a Dora (Sylva Koscina); non fosse altro che per tutelare la salute, insomma, i due racconti, dopo aver illustrato situazioni inverosimili, alla fine conducono i due protagonisti sul percorso della "normalità".
Sintetizzando Questo e Quello è film che non è comico, ma ironico, è un lavoro dove si vede per parecchio tempo un corpo femminile, giovane e attraente, nudo, su una pellicola che io non ritengo erotica, già indica che si tratta di un opera atipica. Il definitiva il film di Sergio Corbucci può deludere molti palati e molte attese, anche per la differenza dei due protagonisti, differenze di umorismo e di personaggi. A me questo film è piaciuto molto e lo consiglio vivamente, anche per il coraggio di aver creato qualosa di insolito, qualcosa che rompe con la tradizione. Ora è giusto lasciar spazio ad almeno quattro opinioni estrapolate dal sito di Davinotti (rif. 3)
Il ferrini (tre pallini - Quello che si dice un buon film): “Il primo episodio è perfetto per la comicità lunare di Pozzetto, che si lancia in peripezie verbali davvero gustose. Il siparietto con Manfredi scienziato pazzo è meravigliosamente folle. Ma è il secondo episodio a lasciare il segno, un Manfredi agrodolce calato in un'avventura lolitica (splendida la Baker). Se il punto di partenza non è molto convincente, lo sviluppo può invece contare su buoni dialoghi intergenerazionali. La scena con Pozzetto che canta all'infinito fa molto ridere. Belle tutte le musiche, compresa la canzone finale di Manfredi. Corbucci più coraggioso del solito”.
Dusso (due pallini - Non male dopotutto) “All'inizio l'episodio con Pozzetto non mi piaceva per nulla (lui troppo estraneo al personaggio), poi le cose migliorano (divertente l'incontro con Manfredi), anche se Agus purtroppo si vede pochissimo. Il secondo episodio (chiaro remake del segmento di Quelle strane occasioni) è molto piacevole, con un cast affiatato (anche qui la cosa migliore è l'incontro con Pozzetto). Belle le scenografie dei due episodi”.
Vstringer (due pallini - Mediocre, ma con un suo perchè): “Pozzetto fa Pozzetto: ciò gli consente di condurre in porto un discreto episodio dove il suo personaggio stralunato infila battute gustose per amore della Agren. Manfredi torna sul cavalluccio svedese di Quelle strane occasioni per riciclarsi nella commedia Anni Ottanta con più convinzione dei Gassman/Tognazzi/Sordi della sua èra: ma si arriva in fondo al suo episodio non tanto grazie alla sua prova appena sufficiente, quanto grazie ai meriti dei comprimari, siano essi recitativi (Pozzetto stesso, Panelli) o meramente estetici (la Becker/Nosbusch)”.
Galbo (un pallino) “Film ad episodi decisamente poco riuscito. Renato Pozzetto fa sempre lo stesso personaggio a metà tra lo svagato e il sognatore la cui vita viene in questo caso sconvolta dall'incontro con una donna. Strappa qualche risata ma non va oltre. L’episodio con Manfredi fa invece decisamente cadere le braccia: l’incontro tra un ultra-cinquantenne e le nuove generazioni viene raccontato facendo ricorso ad un ricco campionario di luoghi comuni, con un protagonista decisamente fuori forma.”
Mirco Venzo, Treviso 15/04/2026 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Questo_e_quello
rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=Qno1dkTohxo
rif. 3 https://www.davinotti.com/film/questo-e-quello/2115