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20260208 VM taxigirlVolevo sbrigarmela velocemente con la recensione di questo film che non mi è piaciuto, ma i numerosi commenti presenti nel sito Davinotti (rif. 3) mi hanno convinto ad aggiungere qualche ulteriore osservazione, per solidarietà tra noi “aspiranti critici”. Taxi girl (rif. 1) ha un’indiscussa protagonista: Edwige Fenech (rif. 2) che interpreta la tassinara Marcella, la singolarità è che l’attrice recita parlando in dialetto romano per l’intera pellicola. Il lavoro diretto e co-scritto dal romano Michele Massimo Tarantini per la

sceneggiatura si avvale anche del contributo di Francesco Milizia quest’ultimo è pure l’ideatore del soggetto assieme a Luciano Martino. La classificazione della pellicola è commedia sexy all’italiana ma di sexy c’è poco o niente, di risate a me non ne ha strappato, e la trama vede la tassista Marcella (la Fenech) ingroppata tra situazioni sentimentali improbabili, spasimanti che sono da lei attratti e velleità da cittadina coscenziosa che la portano a cercare di arrestare il crimine cittadino. 

La trama e molte situazioni sono talmente assurde da risultare grottesche, tanto che a mio giudizio questa è la giusta collocazione della pellicola: grottesca! Brutto film interpretato da un corpo fantastico, quello di Edwige Fenech - per altro poco esposto - che rimane un’attrice che, a mio avviso, non sa recitare. (O se preferite a me non piace come recita). Qui gli riconosco un grosso alibi: la trama e la conduzione della regia riescono a ridimensionare l’interpretazione di tutti i numerosi protagonisti, (ne cito qualcuno per dovere di cronaca): Enzo Cannavale, Aldo Maccione, Michele Gammino, Rossana Di Lorenzo, Giacomo Rizzo, Alvaro Vitali, Gianfranco D'Angelo… mi fermo con l’elencazione per non tediare, ma ve ne sono numerosi altri. Bene; se tutti questi professionisti, e come avete letto sono comprei anche nomi "di spicco" operano sottotono, forse è la direzione del film che spinge in questa direzione.

Potrei fermarmi qui bollando come scadente questo lavoro che mi è parso un minestrone dove hanno gettato di tutto, situazion, attori, dialoghi…, tanto "tutto fa brodo". Aggiungo però ulteriori considerazioni per solidarietà con i Davinotti: la trama, surreale, ha numerose citazioni e riferimenti cinematografici che mi garantiscono questo lavoro comunque orientato verso una linea, unìidea, ben precisa, magari da me non condivisa, ma che altri potrebbero apprezzare, come molti critici di Davinotti hanno confermato. Devo quindi prendere le distanze dal mio giudizio per lasciare un ombra di dubbio in chi mi legge. 

Ho notato sono molti cliché che ben raccontano di un'epoca lontana anni luce dalla realtà con cui ci confrontiamo oggi, quali le manifestazioni sindacali organizzate dalla sinistra (sventolavano bandiere del PCI e sindacali) o gli assalti alle banche con rapimenti.
Un dettaglio significativo di quel epoca è il dialogo tra Marcella e i genitori dove emerge che “Una ragazza così, (sott'inteso dall'avevenza di molto superiore alla media) potrebbe trovare posto alla Rinascente, e magari sposare un ragioniere…” - non è un virgolettato perfetto, ma rende l’idea di che ambizioni poteva avere una “brava ragazza” a fine anni  settanta. Oggi una ragazza avvenente mira a farsi mantenere, magari sposando un calciatore; altro che andare alla Rinascente a faticare. Un obiettivo potrebbe essere fare il Grande Fratello, non certo rinchiudersi dentro un magazzino, pur se prestigioso. Di lavorare poi come tassinara oggi non se neparla proprio: sono lavori da extracomunitari, anche se il "politically correct" ci vieta di dirlo… Tra l'altro nel film si parla dell’importanza della licenza da tassinaro, quelle che le riforme del "mercato" voluto dalla sinistra, hanno svilito. 

Un altro stereotipo che appare nel film è quello del siciliano che vuole la moglie in casa (sia mai che esca per lavorare! - E' un disonore per lui!) E' però libera, la domenica, di andare da sola in Chiesa. Con l’occasione sappiamo anche quanto guadagnava all’epoca un operatopre della polizia: 185.000 lire lordi! Altro cliché: gli arabi sono visti come dei poveri fessi che spendono e sprecano i soldi senza un criterio ben preciso, a riguardo c’è un’annotazione da fare, in questa pellicola si vede la Fenech ballare per il ricco saudita, scena che riproporrà anni a seguire nel terzo episodio di Ricchi, ricchissimi, … praticamente in mutande 1982 di Sergio Martino, dove, quella sì, è una scena iconica della nostra commedia: l’emiro preferirà il marito (Renato Pozzetto) alla splendida moglie, tra gli “hurrà” degli operai! 

Da notare che lo sceicco Abdul Lala (interpretato da Franco Diogene) non solo ricorda fisicamente Oliver Hardy, (il "ciccione" di Stanlio e Ollio) ma la scelta di Tarantini è di farlo parlare nello stesso modo dell'americano con la stessa inconfondibile voce. In effeti i richiami al cinema americano (e non solo; questi portati in essere soprattutto dal poliziotto Isidoro - Gianfranco D’angelo-) sono una costante del film. Inseguimenti con moto e macchine stile poliziesco, sberle che richiamano i film di Buster Keaton, e per finire inseguimenti a cavallo con tanto di tromba che suona la carica a scimiottare i film western. Insomma, nel film c’è di tutto, come già scritto: tutto fa brodo! E' proprio questa dovizia di particolari a me indigesti, ma talmente numerosi da non sembrare casuali, a confermare il sospetto che dietro la scenggiatura ci sia "un'idea". 

Da segnalare anche che, per chi volesse fuire di questa pellicola, costui potrà godere di uno streap taese della Fenech, dove questo indiscusso sex symbol recita la parte di chi non sa come spogliarsi. La ragione è che interpreta la brava ragazza Marcella, non risultando avezza a certe movenze da esibire sotto i riflettori di un palco di night club. Tra le scene che meritano di essere ricordate cito quella iniziale dove la Fenech (ricordiamolo, la brava ragazza) gira a seno scoperto nel suo taxi (giallo) per il centro Roma! Il film non appapre tra le cento pellicola più viste al botteghino, ciononostante, come già scritto, molti sono i commenti che appaiono nel sito di Davinotti (rif. 3), ne riporto solo qualcuno.

Furetto60 è il più benevolo, ecco che pensa: “Brillante commedia con accenni soft-sexy incarnati, è il caso di dirlo, da una Fenech in forma smagliante contornata da vari interpreti maschili del filone comico che si esibiscono in gag da avanspettacolo, inizialmente in modo autonomo, per poi confluire nell’apocalittico quarto d’ora finale, tra i migliori che ricordo del genere. Il film propone una marea di pubblicità “occulta” e riferimenti ironici al genere poliziottesco”. 

Pure Dusso assegna tre pallini a questo lavoro: “A mio avviso è probabilmente la migliore commedia di Tarantini. Un'ottima commedia, molto più divertente della serie delle poliziotte (che hanno come protagonista sempre la stessa Fenech), con alcune trovate molto buone. L'unica cosa che non mi ha convinto è il finale, che il regista ha giustificato come "surreale" perché non voleva il solito finale convenzionale. Curiosità: Enzo Liberti, non d'accordo con il regista su come girare la fine (il girotondo)perchè gli sembrava una pagliacciata, se ne ando infuriato e il finale venne girato senza di lui”. Nella scena finale tutti i presenti fanno un girotondo tenendosi per mano.

124c: “Che bella commedia sexy, dico davvero! Sembrerebbe una trama degna de La poliziotta fa carriera (la bella che fa da esca per la polizia per incastrare il boss della droga), con lo stesso tris di protagonisti Edwige Fenech/Alvaro Vitali/Michele Gammino, ma è molto di più. Abbiamo un Gianfranco d'Angelo usato al massimo del surrealismo, un Aldo Mccione veramente divertente, un Enzo Cannavale commissario di polizia alla Peppino de Filippo ed una Fenech più bella che mai. Simpatico anche Hilton”. 

Mco (due pallini): “Commediola dal debole retrogusto poliziesco firmata da un ispirato e divertito Tarantini, sempre pronto a farsi beffa del genere "più serio". Le battute e i riferimenti al cinema di Milian e Maurizio Merli non si contano e la Fenech, oltre alla sua fisicità strabordante, fa il suo nel ruolo di collaboratrice della giustizia. Tra un reggicalze, un inseguimento (anche a cavallo!) e una scappatella c'è sempre spazio per pubblicizzare qualche bibita nazionale. Cannavale è un simpatico commissario ma è il sordo Rizzo a regalare perle di comicità”. 

Markus (un pallino, Scarso, ma qualcosina da salvare c’è) : “Tra insegnanti, infermiere, liceali e supplenti ci mancava giusto la tassista (o meglio la “tassinara”). Nel panorama della commedia pecoreccia di quegli anni la pellicola di Tarantini non aggiunge molto, se non la “novità” del ruolo interpretato dall'ennesima Fenech doppiata in romanesco. La pellicola è se non altro supportata da un discreto parterre di caratteristi che fanno quel che possono per dar valore aggiunto a una vicenda che attinge - senza pudore - allo “spionistico”. C’è poco da ridere”. 

Homesick (un pallino, film a suo giudizio Gravemente insufficente): “Commedia bambinesca ed esasperante che si rigira su se stessa senza concludere nulla ed approdando ad un insulso finale che sembra buttato lì a casaccio. Degli attori si salvano D’Angelo, simpatico poliziotto fan di Squadra antiscippo, e la litigiosa coppia Liberti-Facchetti; gli altri sono fuori forma (Vitali e Cannavale), svogliati (Gammino), fuori posto (Hilton) o inguardabili (il duo Maccione-Rizzo). La Fenech ha un paio di pose sexy e il suo taxi è sponsorizzato dal Cynar. C’è Cesare Bramieri, figlio del grande Gino”.

Come avete potuto leggere i commenti sono molto divergenti, dal Vostro commentatore, è tutto (spero non sia stato troppo!)

Mirco Venzo, Treviso 08/02/2026 #qzone.it

Rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Taxi_Girl
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Edwige_Fenech
rif. 3 https://www.davinotti.com/film/taxi-girl/7141

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