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20250313 VM borowczykNel 1979 esce il film di uno dei maestri del cinema erotico: Walerian Borowczyk con il titolo in Italia Tre donne immorali? Cercando in rete si trova che altri titoli hanno accompagnato quest’opera altrove: Heroines of evil (le eroine-donne) del diavolo o Heroines of pain (eroine, donne del dolore), mentre il titolo originale è Les héroïnes du mal, non a caso, il più azzeccato. Il film è a episodi e vede tre storie  con protagoniste tre donne. Io ho difficoltà ad essere dettagliato giacché questo andrebbe a pregiudicare l’attenzione di coloro che non avessero ancora visionato il lavoro, trattasi di una sorta di gialli, decisamente molto differenti l’uno dall’altro, dove la costante è che, alla fine, ognuna

delle protagoniste, trova il modo di colpire mortalmente chi le era di intralcio. Non mancano situazioni "ammiccanti" in ognuna di queste storie. 

Nel primo racconto siamo in pieno rinascimento e i protagonisti sono la Fornarina, Margherita Luti (interpretata da Marina Pierro) vista come modella e amante del pittore Raffaello Sanzio, (interpretato da François Guetary). Ho fatto delle ricerche per scoprire che il racconto è frutto di fantasia e non si tratta affatto di un racconto storico, più nello specifico, essendo sceneggiatura e soggetto opera di Walerian Borowczyk, a lui dobbiamo questo racconto che è il più audace e dove, nella fantasia dello sceneggiatore; particolare predilezione viene attribuita al pittore urbinate per la posizione della pecorina (che fa rima con Fornarina). Ritornerò in seguito su questo episodio che da i maggiori spunti per raccontare del regista e della sua opera.

Il secondo episodio si ispira al racconto Le sang de l'agneau di André Pieyre de Mandiargues e vede come protagonista Marceline, interpretata da una splendida, esteticamente parlando, Gaëlle Legrand. La giovane adolescente era molto legata al suo coniglio Fiorello che era inviso dal resto della famiglia (genitori e donna di servizio). Il coniglietto venne usato come pietanza che fu fatta mangiare anche alla piccola, ingenua e non proprio pura Mareline... qui mi debbo fermare. Il terzo racconto è contemporaneo e ha come protagonisti una coppia agiata dove la donna, Marie (interpretata da Pascal Christophe) viene rapita e sarà il suo dobermann Cesare a salvarla.

Le scene di morte e le situazioni di stampo erotico (accoppiamenti, masturbazioni e stupro) accompagnano i vari episodi, ma sono visti quasi come un corrollario di queste storie, che vogliono parlare d'altro, ovvero di come e perchè le donne si vendicano, ed è per questo che il titolo italiano è il meno indicato tra quelli sopra citati. Cosa mi ha colpito di questo lavoro di Walerian Borowczyk? Anzitutto l’attenzione che ha per i dettagli! Nella situazione della Fornarina vari sono i personaggi che appaiono, tra questi v’è anche il Papa (interpretato da Jean Martinelli). Nessuna delle didascalie trovate in rete  specifica di quale Papa si tratta, e la cosa ha una sua logica trattandosi, come spiegato, di un racconto ispirato alla fantasia del regista che vuole descrivere un Papa in generale, tuttavia storicamente la figura papale coincidente con quella di Raffaello e della Fornarina ci porta a Papa Sisto IV della Rovere. Vengo al dunque: c'è una scena in cui vengono restituiti dei soldi (monete) al Papa il quale, ecco la grandezza del regista, non tocca con mano il vile denaro, (il denaro è qualcosa di ripugnante, frutto del diavolo e fonte di peccato), ma per portarlo dove può chiuderlo a chiave adopera una sorta di rastrello da croupier.

Ripeto, non è un racconto storico e quindi nulla ci dice che Papa Sisto IV fosse così attaccato al denaro, ma la rappresentazione che ne fa il regista è chiara; al pontefice brillano gli occhi nel riprendersi quelle monete e nel metterle sotto chiave. Stiamo parlando di un racconto erotico dove il Papa è un comprimario, ma il ricamo viene comunque realizzato. Così come un surplus di pellicola viene sprecata per descrivere un macchinario ideato dallo stesso Raffaello Sanzio per poter filtrare l’accesso delle persone dentro il suo laboratorio, il racconto ci dice che spesso si trattava di creditori e riuscire a tenerli a debita distanza era importante. Anche qui: la descrizione di questo macchinario non è prioritaria ai fini del racconto, ma il regista ci vuol far sapere che i pittori all’epoca erano anche ingegneri, architetti, sceneggiatori, com’era (e questa è storia!) il caso di Leonardo da Vinci. E’ un di più non necessario, e però sono queste piccole accortezze che rendono la pellicola dove protagoniste sono le donne che scoprono il pelo più intimo, un’opera d’arte, (che poi può piacere o meno). 

Ancora: nel racconto che vede protagonista Marceline dopo che la giovane ha compiuto la sua vendetta, il regista ci spiega che è stata destinata ad un orfanotrofio dove la ragazzina è accerchiata ogni sera dalle amiche della struttura, vogliono venga loro raccontata una volta in più la vicenda del coniglio. Il fatto di cronaca e l'omicidio era già terminato e ampiamente narrato, questi pochi fotogrammi però sono un ulteriore dettaglio che precisano non solo la personalità della giovane, ma anche l’ambiente in cui era finita. Se vogliamo è la consacrazione al fatto che bene aveva fatto Marceline nel portare a compimento la sua vendetta, in famiglia era considerata come una piccola sciocca che non voleva crescere, ora era il riferimento di tutte le ragazze dell'orfanotrofio, fulcro di attenzione e indiscussa "capetta". 

Cura nei dettagli, ho appena detto, ma riconosco al regista anche una buona disinvoltura nel rappresentare il corpo femminile, che non viene mascherato, ma ripreso con dovizia di particolari, senza per questo rendere mai volgari le scene. E non sono mai volgari anche perchè a volte si concentra su particolari apparentemente insignificanti… Raffaello tromba con la Fornarina mettendola a 90 gradi?  Ecco qualche secondo di attenzione sui piedi dei due, oppure un dettaglio del viso della donna che pare gradire... Se avrò occasione vedrò altri film di questo regista che non conoscevo, ma che, capisco, non lascia nulla al caso, e quindi merita rispetto.

Preciso che non è un film che mi ha stravolto, ma per le ragioni sopra esposte lo ritengo comunque un buon film, anche perché le tre situazioni sono, anche per la psicologia delle protagoniste, molto differenti l’una dall’altra, e quindi interessanti. La parola ora ad altre opinioni iniziando da quella di Paolo Mereghetti (Dizionario dei film 2004, Milano): “Incerto tra citazioni colte, tocchi beffardi, preziosismi alla Hamilton e innesti di erotismo quasi hard, Borowczyk finisce per sprecare il suo talento figurativo.

Chiudo con il consueto paio di opinioni recuperate da Davinotti (rif. 2) dove l’idea generalmente condivisa è che si tratti di un buon lavoro, tra le critiche più lusinghiere riporto quella di Pinhead80 (tre pallini): “Il grande regista polacco ci propone un film a episodi che esalta l'immoralità di tre donne nel vivere la loro sessualità. Quelle di Borowczyk sono vere e proprie provocazioni che mettono con le spalle al muro i benpensanti e le classi sociali più nobili. Lo fa sempre con il suo stile più classico, alternando nudi e amplessi selvaggi a raffinate atmosfere che sanno di antico. Inimitabile.” 

Lucius: (due pallini) “Un film molto interessante sia per la fotografia che per il linguaggio barocco ed ovviamente per le immagini. L'opera erotica è attraversata da una forte sensualità anche nelle situazioni più perverse. Il gusto del dettaglio non manca così come le citazioni. Notevole l'eros”.

Mirco Venzo, Treviso 12/03/2025 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Tre_donne_immorali%3F
rif. 2 https://www.davinotti.com/forum/curiosita/tre-donne-immorali/40017188

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