Recentemente ho visto il film erotico del regista Tonino Valerii Senza scrupoli, (rif. 1), pellicola uscita nel 1986 su soggetto di Mino Roli (all’anagrafe Erminio Pontiroli), avente sceneggiatura dello stesso regista il quale si è avvalso della collaborazione di Vinicio Marinucci e Riccardo Ghione. Andrò a recensire questo film pur premettendo che, per ragioni che non mi sono chiare, ho avuto difficoltà ad arrivare alla fine. E' evidente che questo lavoro ha toccato chissa quali nervi nascosti, tanto da dovermi impegnare per arrivare a recensirlo. Dico subito che non è “un filmaccio”, ma un lavoro con un suo “perché”. I commenti che riporterò alla fine,
recuperati dal sito Davinotti, sono particolarmente severi e vanno forse "tarati" considerando questa mia premessa: evidentemente non sono il solo ad aver subito certe "scosse" irritanti e fastidiose da non individuate cause.
La trama
Una donna estremamente avvenente, Silvia Combi (interpretata dall'attrice olandese Sandra Wey), subisce un furto nella sua lussuosa villa, il responsabile, Diego Campus (interpretato da Marzio Honorato) approfitta della solitudine anche per violentare la giovane donna, che, suo malgrado, e nonostante i suoi veementi tentativi di ribellione, è costretta a subire una doppia forzata intrusione dentro di sè da parte del mascalzone: sia "l’entrata principale, che da quella secondaria” dovranno far spazio all'intruso. Ciò la turba non poco, ma a questa sopraffazione si deve aggiungere un altrettanto (o forse maggiore) dolorosa constatazione che si va a concretizzare nei giorni a venire: tutte le persone a lei vicine, ovvero il marito, la madre e il padre, a ben guardare di lei se ne “fregano”. Ad un avvenimento per lei tanto traumatico, loro danno poca importanza, preferendo seguitare con le loro banali attività. A Silvia Combi al dolore si aggiunge dolore!
Questa donna è circondata da tutta la bellezza e l’agiatezza che un’alta borghesia può permetterle, lei è l'invidiata moglie di un gioielliere di ottima fama, ma ora a cosa le serve tutto questo "bendiDio"? E' una donna sola e ora, grazie a questo dramma, scopre di avere un'estrema necessità di dialogare con qualcuno. Di confidarsi, di esternare fatti e sentimenti particolarmente intimi, e nel contempo altrettanto umilianti. Questa necessità di parlare, impossibilitata a farlo con chi la circonda, la costringe a guardarsi attorno, puntando verso le forze dell'ordine, in fondo sono lì per questo, per aiutare i cittadini. Ecco che dopo più di qualche giorno va a denunciare il sopruso subito ad un funzionario. L'anonimo militare le fa capire che loro (le istituzioni) non possono far nulla a riguardo. Il ritardo con cui è stata inoltrata la denuncia di stupro, priva oltrettuto di un certificato rilasciato da un ente ufficiale (quale il Pronto Soccorso), che ne attesti la veridicità, rendono ora impossibile difendere la sua causa. In questa situazione anche se venisse trovato l'agressore, costui potrebbe porre la sua parola contro quella della donna, che di fronte ad un giudice, pari valgono. In conclusione per il furto ha senso procedere con le indagini, ma quanto alla violenza subita: “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato…” lasciando intendere che ci si deve scordare del passato…
La rabbia interiore della donna aumenta! Non può terminare tutto così! Approfitta allora delle foto segnaletiche per scovare, racimolare, i dati essenziali del suo aggressore che ha silenziosamente riconosciuto, e lo va a scovare da sola. D'altra parte ha capito che nessuno vuole o può aiutarla nel gestire tutta questa sporca e dolorosa faccenda, così armata di coraggio, o forse da soffocata disperazione, insegue il suo vessatore. L’operazione avrà buon esito e Silvia si ritrova faccia a faccia con Diego che, appena la rivede, rimembra la gran bella scopata fatta durante la rapina. Che ci fa quella bella la donna al suo cospetto? Forse, se è lì, significa che anche lei quell'amplesso ha significato qualcosa. Chissà, pensa lui, magari non le è dispiaciuto.! Si pone nella situazione di riproporre un accoppiamento, senza usare la violenza come accaduto nel precedente incontro. L'amplesso andrà a buon fine aggiungendo un elemento alla nostra storia: la donna ora è consenziente, come attestato dalla fellatio conclusiva che la ragazza regala all'uomo, senza che le sia stato richiesto!
Silvia non sa perché, ma è attratta da quel “bruto”, e così seguita a frequentarlo anche nei giorni a seguire, senza minimamente pensare di denunciarlo alle forze dell'ordine o peggio al marito diventato cornuto. C'è di peggio, nel proseguo delle frequentazioni diventa sua complice anche per fatti legalmente deprecabili. Diego, d'altra parte, proporrà a Silvia tutta una serie “prove” che la portano ad entrare nel suo mondo, un mondo molto lontano da quello borghese da dove proviene la bella sposa; un mondo fatto di istinti, di rischio, di infrazioni delle regole sia legali che morali. E' il mondo di chi vive alla giornata senza aver certezze del domani! La donna si fa trascinare da questa escalation di situazioni, quasi fosse un percorso che nel mondo del BDSM si può identificare nel “addestramento di una slave”.
Qui mi è d’obbligo aprire una parentesi lunga ed elaborata, suggerita proprio da quest'ultima constatazione: il tema del BDSM nel cinema inizia (o, se preferite ha come film cardine), Histoire d'O, diretto da Just Jaeckin e interpretato da Corinne Cléry. Il film esce nel 1975 e s’ispira al racconto di Pauline Réage del 1954. Questo lavoro ha un seguito a titolo Histoire d'O, ritorno a Roissy che esce nel 1984 diretto da Éric Rochat, sempre ispirato al racconto di Pauline Réage, la cui protagonista è proprio la nostra Sandra Wey. Bene: il tema della pellicola che sto recensendo, quello della donna borghese che cerca di uscire da una piatta palude sentimentale, attratta da “altro”, da persone che hanno un cattivo rapporto con la giustizia, è da me già stato affrontato quando commentai Kleinhoff Hotel, di Carlo Lizzani - 1977 (rif. 2). Trovo singolare che ambedue le attrici protagoniste nei film basati sul romanzo della Pauline Réage siano poi successivamente state utilizzate, per altro da registi diversi, per interpretare personaggi simili ovvero ricche borghesi chge cercano “avventura” ed emozioni al fianco di pregiudicati, pur di "smuovere" una situazione troppo statica e deludente.
Ora, se Kleinhoff Hotel e Senza scrupoli vengono da me affiancate per queste similitudini, devo evidenziare le sostanziali differenze tra le due protagoniste. La Corinne Cléry tira le fila, per quanto le è possibile, all'interno della trama nella sua pellicola, cercando di approfittare del terrorista che la intrigame fisicamente. E' lei soggetto attivo nel muovere i fili! Sandra Wey in Senza scrupoli è una marionetta mossa da una figura diabolica, quale è quella interpretata da Marzio Honorato; si è vero che lei fa il primo passo, ma poi ne diviene una sua marionetta. Dicevo che ho avuto difficoltà a terminare questo film e forse la ragione è che tutti i protagonisti di Senza Scrupoli mi risultano antipatici, quasi indigesti. Non mi riconosco in nessuno di loro: Diego Campus è un malvivente che ha una filosofia di vita e dei principi antitetici ai miei. Pure Silvia Combi (Sandra Wey), non è lo stereotipo di donna che mi induce stima, per quanto sia sensuale ed avvenente.
Non è certo migliore il mio giudizio sul marito cornuto di Sandra, Massimo Combi (interpretato da Antonio Marsina) e via di seguito sui genitori di Silvia piuttosto che sugli amici di Diego. Oltre a ciò la pellicola, presentata come erotica, (e devo dire che le scene dove la splendida Sandra Wey si propone non mancano), non mi stuzzicano a dovere! A mio avviso a ben guardare è più un racconto drammatico! Le immagini di stupro, molto ben orchestrate, capisco che possano attizzare qualcuno, ma io non rientro in questa cerchia. La scena più coinvolgente vede la borghese accompagnata dal suo manipolatore ad assistere ad uno spettacolo in cui casalinghe piemontesi (i fatti narrati si svolgono a Torino e nei suoi dintorni) si spogliano in una sorta di sala di dopolavoristi. L'ambiente è del tutto lontano a quello abituale dei Night Clubs, dove giovani ragazze si spogliano per recuperare del facile denaro barattato in cambio della loro avvenenza. In quei locali lussuosi si bevono whisky invecchiati o pregiati champagne. Qui siamo agli antipodi: a frequentare l'ambiente povero di mobilia e tutta estremamente essenziale, sono proletari mal vestiti, pensionati, magari senza denti; ciònonostate le donne si spogliano per il gusto di esprimere pubblicamente la propria femminilità. Una scena unica nel suo genere, e, manco a dirlo, anche qui Diego Campus mi risulta estremamente indigesto, costringendo Silvia, per nulla attratta da questo spettacolo, (e dai suoi spettatori), ad esibirsi. Ben: lo streap tease che propone Sandra Wey giustifica da solo la sua presenza dell'attrice nella pellicola! Strepitoso! Detto ciò ora è chiaro allo spettatore che Diego Campus, riesce a far fare a Silvia Combi ciò che vuole, sfruttando la forza del sentimento che lei nutre verso di lui. E vengo ora alla critica del film, se Pascale Rostand (ovvero Corinne Clery) in Kleinhoff Hotel recita in modo congruo al suo personaggio, lo stesso non posso dire della Sandra Wey che rende sempre amorfa Silvia combi in ogni sua scena.
La ragione va forse individuata nella visione del film che lei stessa (l'attrice) ha confessato in un’intervista ad una televisione francese (vedi rif. 3), dove, in bella sostanza afferma che ha accettato il ruolo perchè il film tratta il delicato e poco dibattuto tema della violenza sulle donne. La definizione che vien data alla pellicola connotata come erotica, la fa proprio arrabbiare! Nel film che lei ha interpretato si presenta con chiarezza e decisione un aspetto molto serio: gli abusi ai danni delle donne, realtà dolorosa e drammatica che può talvolta portare la ragazza financo al suicidio. (E' sempre l'attrice a spiegare ciò. Ricordi il lettore che siamo a metà degli anni ottanta quando questi temi oggi all'ordine del giorno non erano posti in evidenza). Bene, orta però devo dire che la Wey interpreta la figura di Silvia Combi e questa sua posizione la pone in palese contrasto con il suo stesso personaggio: se Silvia subisce la violenza contro la sua volontà, (e questa scena è molto ben interpretata), nel prosieguo della storia è lei stessa a cercare e ad assecondare il suo manipolatore! Trovo poco congruo il viso costantemente apatico che la Wey da a Silvia. Olter a ciò, se c'è un messaggio che traspare dalla trama, potrebbe essere: "Stupratori, fatevi avanti! Sia mai che dopo una bella "botta", qualora particolarmente riuscita, non riusciate a trovare anche una complice utile, non solo per futuri amplessi, pronta ad aiutarvi in azioni deliquenziali". Esagero volutamente, io ritengo che il regista volesse trattare il tema dell'alta borghesia poco empatica e frustrante per i suoi stessi membri. Nell'intervista rilasciata da Sandra Wey (che ho tradotto con il mio claudicante francese, e questo lascia spazi ad errori interpretativi, sappiatelo!) la stessa spiegava che alla fine Silvia Combi si avvicina al suo aguzzino perchè è l'unica persona che dimostra interesse per lei, permettendole in oltre, di scoprire cosa voglia dire "vivere". Sintesi: proprio alla luce di tutto ciò reputo la sua interpretazione del personaggio inadeguata, e trattandosi dell'attrice protagonista, non è una sfumatura di poco conto!
Al contrario ritengo congrua l'interpretazione di Marzio Honorato che riesce a far risultare il suo personaggio indigesto. Diego Campus vive assecondando gli istinti del momento, senza pianificare la sua vita, calpestando chi gli sta di fronte. Lo trovo odioso, non meno del suo antagonista, il marito di Silvia, incentrato nella ricerca del denaro. Non di meno la credibilità dei tre personaggi è concreta (anche se per fortuna poco frequente). Ragazze che si sono innamorate dei loro rapitori ve n'e sono state ed il caso più famoso è quello di Patricia (Patty) Campbell (rif. 4). Non devo ricordare la oramai nota sindrome di stoccolma (rif. 5). Lo stesso personaggio di Diego è credibile: chi come me ha ascoltato le testimonianze di Valerio Fioravanti (o della moglie Francesca Mambro) per non citare di peggio, ovvero Angelo Izzo, uno di coloro che posero in essere il massacro del Circeo, (rif. 6) sa che c’era chi poneva in essere crimini solo perchè, sintetizzando “Aveva le palle per farlo, e così facendo vinceva quel terribile senso di noia!”. Tutti i protagonisti citati provenivano da ambienti di alta borghesia, al pari di Silvia Combi. A mio giudizio trattasi tutti di figure nauseabonde!
La pellicola ha quindi un suo "perché", ha il merito di proporre un’attrice la cui avvenenza è indiscutibile (e presentata senza veli inopportuni) ed ha una certa cura nella regia. Presenta però delle criticità, che spero aver sviscerato a sufficenza. Ora spazio ad altre opinioni iniziando proprio da quelle dei protagonisti, ricavate da Wikipedia. Il regista: "Una storia con del sesso intorno. Ma sempre giustificato, importante, sostenuto da motivazioni psicologiche e sociali". Marzio Honorato: "Una bellissima storia maledetta" Riguardo alle critiche di immoralità della storia raccontata ribatté dicendo di considerare il sesso come un mezzo espressivo ed inoltre "è la trasgressione che giustifica l'erotismo, nella trasgressione c'è verità, c'è genuinità". Sandra Wey: “L'attrice con un passato da modella, disse in un'intervista di condividere la scelta di vita fatta da Silvia Combi e che il personaggio da lei interpretato rispecchiava la sua personalità. Dichiarò di non avere nessun tipo di problema a girare scene erotiche, purché non fossero pornografiche ma funzionali ad esprimere una storia”.
Spazio, per finire, ad alcune opinioni raccolte dal sito Davinotti (rif. 7) che hanno generalmente della pellicola una valutazione molto negativa, forse la più severa è quella di Lovejoy (un pallino - gravemente insufficente). “Erotico di una bruttezza esasperante. Diretto svogliatamente da un Valerii che per primo non credeva al progetto (e lo si vede chiaramente), con battute e situazioni da urlo (sì, per il raccapriccio). Le scene erotiche non funzionano minimamente, con gli attori che si limitano a cambiare espressioni ogni tanto, ed è gia chiedere troppo. Un pastrocchio da evitare. In maniera categorica”. Sempre con un pallino cito anche Panza: “Guardando retrospettivamente la sua carriera, lo si può considerare un passo falso di Valerii, che si è dedicato a un lavoro così probabilmente per ragioni alimentari. La storia è quella di una donna che diventa l'amante del suo stupratore, sostituto dell'impettito quanto benestante marito: nulla di particolarmente originale, nonostante una scena di violenza sessuale inaspettatamente realistica e cruda (la mano insanguinata). Spento il cast e anche la protagonista (Sandra Wey) è qui inespressiva, salvo che nelle scene erotiche. Curiosa l'ambientazione torinese.”
Il più benevolo tra gli opinionisti di Davinotti è tale Rolf che con due pallini sintetizzati in “Non male, dopotutto” afferma: “Un erotico come andava di moda qualche anno fa... Non è poi così male e la coppia Wey-Onorato funziona. Valerii è un bravo regista, forse più a suo agio nei grandi spazi, però ha senso del ritmo, gusto figurativo e soprattutto non si prende troppo sul serio”. La mia l’ho già scritta ampiamente, tuttavia la severità con cui i vari opinionisti di Davinotti si scagliano contro questo lavoro è determinata dal fatto che i commentatori si aspettavanmo di visionare un film erotico, e della denuncia sociale di cui parla Sandra Wey nella sua intervista a loro interessa meno che nulla.
Mirco Venzo, Treviso 11/11/2025
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Senza_scrupoli
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1094-kleinhoff-hotel-di-c-lizzani-1977
rif. 3 https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/ILC100001524/39/intervista-all-attrice-sandra-wey-2.html?startPage=0&jsonVal={%22jsonVal%22: (codice filmato MC2411401 Archivio Luce)
rif. 4 https://it.wikipedia.org/wiki/Patricia_Campbell_Hearst
rif. 5 https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stoccolma
rif. 6 https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_del_Circeo
rif. 7 https://www.davinotti.com/film/senza-scrupoli/6248