Cerca

20240502 VM amamiOggi andrò a recensire un film che ha avuto un provvedimento di censura: Amami di Bruno Colella; lavoro del 1982 che però uscirà nelle sale solo nel marzo del 1983, proprio a causa dell’impedimento giudiziario. Non so se la versione apparsa su Cine 34 dentro la rassegna “Le Bellissime” sia stata  manomessa, o sia l'originale, resta il fatto che quella ho visionato e quella vado ora a recensire.

Trama

Anna Venturini (Moana Pozzi) si sta affermando nel mondo dello spettacolo in veste di pornodiva (film e fotoromanzi). Nel piccolo paesino toscano da cui proviene la cosa è di dominio pubblico e l’unico a non sapere cosa faccia sua figlia a Roma è il padre Tulio, (Novello Novelli) un anziano vedovo che ha un unico legame familiare ed è prorpio quello con l'amata figlia. “Amami!” pare sia un appello che Anna lancia al padre, sottintendendo la postilla, “...per come sono, rispettando le mie scelte lavorative!” La frase di cui sopra non è pronunciata dalla protagonista, ma è il mio personale riassunto di ciò che dice il film, affermazione che diviene particolarmente importante in virtù del fatto che l'attirice protagonista un anno dopo, a Lione, passerà a miglior vita. Amami è nei fatti una sorta di biografia romanzata, anche se non è facile per lo spettatore riconoscere la verità dalla finzione, tuttavia chi vi scrive dopo aver letto un libro sulla soubrette (non ne ricordo però il titolo), può garantire che molti spunti del film sono ispirati alla vita della stessa se non, è possibile, addirittura suggeriti personalmente dalla bella bionda al regista: resta il fatto che wikipedia ci dice (rif. 1) che soggetto e sceneggiatura sono a firma Colella, coadiuvato in ambedue i casi da Giovanni Veronesi.

Vengo ora alle mie considerazioni su un'opera assai singolare. La prima annotazione è relativa all’ambientazione divisa su due collocazioni geografiche: la prima è un piccolo paesello toscano, luogo dove vive il padre e dove tutti conoscono tutti. Nello specifico l'informazione nota è che la  loro bella concittadina si sta aprendo importanti spazi di notorietà grazie alla sua attività di pornodiva. Tale attività Anna la esercita a Roma. Inizio con il dire che gli attori collocati nel contesto toscano aiutano a tracciare un idea di come poteva essere (com'è!) viviere una simile situazione in un piccolo paesino, e vengono spiegate che tipo di reazioni possono verificarsi. Per contro tutte le situazioni che vengono collocate nella capitale, non danno alcun tipo di informazione circa la città ed i suoi abitanti, ma servono a trattegiare il mondo del porno, e a spiegare che situazioni possono venirsi a creare. Biografia romanzata scrivevo, e non a caso Anna vive in toscana, quando in realtà la Pozzi è ligure, la conseguenza è che l'unica del paesello a non avere l'accento di Dante Alighieri, è proprio Anna. Tuttavia difendo questa deviazione rispetto la vita della Pozzi perchè il senso dell'umorismo che questo lavoro esprime, è riconducibile alla scuola toscana, battute e situazioni che mi richiamano alla mente certi film di Francesco Nuti o di Leonardo Pieraccioni.

Le situazioni ambientate a Roma, come dicevo sono slegate dalla città, ma narrano alcuni singolari aspetti dei spettacoli a luce rossa, e generano altre situazioni che definisco simpatiche, ma non comiche. Quindi che tipo di film è Amami? Un lavoro che non reputo erotico (e tanto meno pornografico), pur avendo scene dove la bella Moana si spoglia completamente. E' una sorta di commedia, con battute simpatiche, che però mai si sforza di far ridere, e già questa cosa differenzia l'opera di Colella da molte pellicola della commedia sexy all'italiana.

Un esempio di questa leggera comicità: nel bar di paese tutti parlano della piccante attività di Anna, ma Tulio non coglie le battute, non vede le immagini della figlia, e non sa nulla di come la carne della sua carne abbia raggiunto il successo sino a quando, causa un viaggio a Roma, impatta finalmente con la realtà: scoprire come la giovane abbia raggiunto l'agiatezza economica e il successo è per lui un trauma. E' giunto il momento di scrivere che affiancare l’anziano Novello Novelli, che nei fatti è un co-protagonista, alla diva ligure, crea un contesto bizzarro, che mi risulta non solo originale, ma anche interessante. Bella è anche la seguela di comparse legate al paesello, figure che non solo aiutano a descrivere l'atmosfera di provincia, ma alzano il livello della pellicola, non cito tutti per ragioni di lunghezza, ma il barista, il giornalaio, gli attivisti politici ed i giocatori di biliardo rendono l'idea di una realtà semplice e nel contempo piacevole.

In questa sequela di attori che interpretano queste figure, devo evidenziare una coppia che farà parlare di se anni dopo: uno è Massimo Ceccherini, che salirà alla ribalta grazie alle collaborazioni con il già citato Leonardo Pieraccioni, l’altro è il suo amico Alessandro Paci. Personaggi toscani e umorismo toscano dunque, intervallato da situazioni che hanno un altro ritmo, situazioni che non descrivono Roma ma le peculiarità che appartengono al mondo del porno. Uomini che s'inventano ogni stratagemma pur di avvicinare i loro oggetti dei desideri; attori che si fanno sottopagare pur di lavorare con la ragazza di loro gradimento, e per finire coloro che s'innamorano delle pornoattrici con cui lavorano. Quanto queste situazioni siano frequenti e quanto, al contrario, siano romanzate per rendere più interessante la trama, non mi è dato saperlo. Avvolta da questa nebbia di mistero vi è anche l'ironica descrizione del mondo a luci rosse. Ad esempio mentre girano le loro produzioni gli attori (nudi naturalmente) si guardano negli occhi e pronunciano numeri anziché discorsi compiuti.

Pare il regista ci stia dicendo che in quelle produzioni e parole sono inutili. In un altra scena che mi ha molto colpito Anna Venturin e l’amica e collega Mary, (Nadia Rinaldi) stanno dialogando tra di loro di fatti personali…uno scambio sobrio: una racconta all'altra della sua relazione  con un dietologo, più anziano di lei... La singolarità è che l’amabile dialogo si sta svolgendo mentre le stesse sono sodomizzate dai rispettivi partner di scena, nel mentre mentre il regista sta girando. Mi chiedo è proprio verò che in queste pellicola ci sia un simil distacco dalla realtà? E' solo Anna che vive così le scene di sesso o lo faceva anche Moana? Tornando alla pellicola, anche questo può essere un esempio per spiegare al lettore che tipo di "verve comica" avvolga quest'opera.

Oltre ad una trama singolare, dove situazioni reali (forse più giusto dire credibili), pur se paradossali, sono affiancate a scene di pura fantasia, va detto che non mancano i buoni attori e le buone recitazioni, dove la fotografia è di livello anche perchè ricca di dettagli. Una rimarchevole carenza c'è in questo lavoro ed è legata all'interpretazione dell'attrice protagonista: Moana Pozzi non sa recitare. Non vedo passione nei suoi dialoghi, non saprei come dire: pare scolastica nel proferire le sue battute, impeccabili dal punto di vista grammaticale, ma mai coinvolgenti. D’altra parte anche questa impostazione è figlia della visione che la stessa diva aveva del mondo e della sessualità, sta mettendo in scena un concetto che aveva espresso in un talk show cui avevo assistito il cui sunto può essere: la fisicità, se di livello, è sufficiente per conquistare i maschi. Un bel seno esibito con sicurezza, un bel fondoschiena e due belle gambe bastano (e avanzano) per far carriera o per far cadere nella rete il pesce di turno. Una battuta del film riassume il concetto: “L’Anna, oltre ha essere bella ed intelligente c’ha un qualcosa…” e prima che la battuta venga terminata, un personaggio fuori scena grida a gran voce: “Maiala…!” 

Come a dire che il segreto di Anna (e tra le righe della stessa Moana Pozzi) è quello di essere bella, intelligente e “maiala”, cosa che alla fine non guasta; anzi, si direbbe sia proprio ciò che fa la differenza! In un’intervista televisiva Anna (e la frase ha sapore autobiografico” afferma: “Sono ricca, famosa e amata da tutti” - Seguita lasciando trapelare un pizzico di orgoglio: “Questa è la mia vita, così me la sono costruita!" Della serie quel che sono l’ho voluto io, mi piace, e chi mi vuol bene deve anche rispettare questa mia volontà. 

Ho criticato l’attrice, ma nel film c’è uno spezzone in cui la Pozzi si esibisce in una sala piena zeppa di maschi. E' una stanza dentro un cabaret o forse una discoteca. Qui lo spettacolo prevede che l'artista si spogli, che canti dal vivo e che coinvolga il pubblico. Questa scena è la più convincente di tutte quelle interpretate da Moana Pozzi nel film: si vede che non sta recitando ma sta esibendo se stessa. Mi  pare chiaro che in questo tipo di spettacolo Moana aveva una marcia in più rispetto qualunque altra sua concorrente; disponeva di una disinvoltura mai scontata unita ad una capacità di farsi ammirare, di stimolare i sensi maschili. Qui valorizzava a pieno la fisicità di cui andava tanto fiera, esaltava la sensualità della sua voce e godeva nel poter dar briglia sciolta a quegli atteggiamenti trasgressivi che evidentemente gli piacevano proprio. Sintesi, l’attrice Moana Pozzi pare a me assai scadente, ma in questi spettacoli dal vivo a stretto contatto con il pubblico la ragazza aveva delle abilità assolute, e non mi stupisce che la bionda ligure abbia avuto un tale successo.

Tra gli attori che ruotano in questo film, interessante è l’apporto di Flavio Bucci, (che interpreta un presentatore televisivo) Carlo Buccirosso (Gustavo, una sorta di tirapiedi che gravita nel mondo del porno) ed Eugenio Bennato nei panni di Gianni.

Chiudo: come detto non è un film porno, e sono stupito che sia stato censurato (almento la versione che ho visto su Cine34) Aggiungo che non sarei sorpreso se quanto proiettato in televisione fosse una veersione "edulcorata" rispetto all'originale. Non so dirlo. Certo, le scene di nudo non mancano, anche se vedono protagonista un'unica attrice, un po' poco a mio gusto. Onestamente non mi è sembrato un film stimolante, perché contrariamente a quanto afferma la tesi di fondo, non basta un bel corpo per “intrigare” ma serve dell’altro. Fuori dai denti: il "phatos" che si prova guardando Malizia (rif. 2) è di altra categoria, e non sono i bei corpi della Laura Antonelli o di Moana Pozzi ad essere messi a confronto, ma tutta la situazione (e le rispettive abilità recitative) in cui sono inseriti. Detto ciò la ricchezza di personaggi, assai singolari, uniti tra di loro da fili bizzarri, surreali, e l’assenza di quelle  battute scontate fatte di bucce di banana su cui si cade, barzellette volgari o torte in faccia, intervallate da qualche gonna che cade per sbaglio, m’hanno reso interessante questo film. 

A tal riguardo, sempre per dire cosa non c'è in questo film, ricorro ad uno spezzone dove la nostra Moana Pozzi, giovane all'epoca, lascierà il segno; ancor oggi questo spezzone riappare nei social con buona frequenza. Il film è W la foca (1982 di Nanni Cicero con protagonista Lory Del Santo), Andrea  (la Del Santo) sta facendo un viaggio in treno e la compagna di scompartimento (Moana Pozzi, e non abbiamo nome della ragazza) ad ogni controllore deve concedersi per non esser scaricata dal treno. Dopo sei controllori ecco la domanda posta con ingenuità da Andrea: "Ma deve andare molto lontano"? - (il treno parte dal Brennero) replica -"A Reggio Calabria, se mi regge il culo"! (rif. 3)

Davinotti (rif. 4) come sempre apre propone un bel dibattito ricco di varie posizioni, la sintesi di Markus la sposo in pieno: “Film discreto, ma non lascia il segno!” Finisse qui sarebbe tutto troppo facile e devo quindi aggiungere, non lascia il segno, ma rimane una sorta di testamento lasciatoci da Moana Pozzi. La pellicola ricca di nudità, come scritto, non è volgare, porta avanti tesi surreali, ma non è banale, ha un umorismo sottile, assai lontano da quelli di molte altre pellicole legate alla commedia sexy, come quella sopra ricordata. A suo modo è una corretta fotografia della figura di Moana, disinibita, ma mai rozza. Preciso, nella sua versione "pubblica"! Nei suoi film a luci rosse, e non sono pochi, non v'erano limiti allla trasgressione. A tal riguardo va detto che dopo Amami, tra i film "normali" vi è solo L'inquieta Moana di Nicholas Moore (1993). Nello stesso lasso di tempo in cui recitava per queste due pellicola, su wikipedia conto una quindicina di pellicole a luci rosse. Moana sapeva essere elegante quando voleva, ma non mi permetterei mai di sminuire il suo "essere maiala", volendo utilizzare il lessico del film recensito. Detto ciò a questo film riconosco il merito di rappresentare Moana Pozzi con le caratteristiche che le riconoscevo: ironica con una vena di malinconia,

Per tanto, se Amami non lascia il segno, come opera cinematografica, come ricordo di Moana Pozzi, importante protagonista degli anni 80/90 della cultura italiana, e figura unica nel panorama italiano, questo lavoro di Colella va tenuto in debita considerazione.

Mirco Venzo, Treviso 29/04/2024 #qzone.it

Nota: Nel film la protagonista Anna pare giunga all'apice del successo quando una sua foto ottiene la copertina di Panorama. In questa immagine si vede la ragazza nuda su un telo rosso. Un amante della fotografia quale mi reputo ha riconosciuto subito il richiamo con uno dei più celebri scatti di Marilyn Monroe, quello del 1949 realizzato da Tom Kelley,  rettribuito con 50 dollari che permisero alla futura diva, allora sconosciuta, di pagarsi l'affitto dell'abitazione. Lo scatto proposto nel film con protagonista Anna (Moana Pozzi) chiaramente è un richiamo a quello degli anni '50 dove protagonista era Norma Baker Monroe. Esiste un lavoro realizzato da Marco Giusti (fotografo) che nella sua versione originale richiama quell'immagine (donna nuda su telo rosso). Non so se sia un caso o una scelta deliberata quella di "scimiottare" lo scatto di Kelley ponendo al centro dell'obiettivo Moana, oggi però possiamo dire che un filo invisibile pare legare le due donne. Entrambe bellissime, entrambe seppero imporsi sfruttando la loro fisicità e le loro curve esibite con disinvoltura, entrambe ebbero amanti estrapolati dal mondo della politica, dello sport e della cultura, ed entrambi finirono la loro esistenza prematuramente. Colgo l'occasione per dire che se a Moana Pozzi è riconosciuta la caratteristica dell'intelligenza, lo stesso non si può dire di Marilyn che si è ammantata della fama di essere un po' "oca". In rete risulta però che il Q.I di Marilyn Monroe fosse di 168, (in altri siti risulta invce 165; vai a capire se si tratta di una bufala - rif. 5)  mentre quello di Albert Einstein, giusto per fare un paragone, era di 160. Possiamo quindi dire che anche la notevole intelligenza accomunava le due "sfortunate" dive.

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Amami_(film)
rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 3 https://www.youtube.com/watch?v=KxujF5CWRtw
rif. 4 https://www.davinotti.com/film/amami/42789
rif. 5 https://it.quora.com/%C3%88-vero-che-Marilyn-Monroe-aveva-un-QI-di-165

 

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Il presente sito web utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti. Proseguendo nella navigazione acconsentirai all'informativa sull'uso dei cookies.

Leggi di più