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20250825 VM il miele del diavoloInizierei a recensire questa pellicola partendo dalle opinioni espresse da Marcel M.J. Davinotti Jr. (rif. 1) : “Com’è noto il film di Fulci è molto simile a La gabbia (rif. 2) con Laura Antonelli, uscito un anno prima e sceneggiato proprio da Fulci, in un'epoca in cui il soft-porno, grazie al successo di La Chiave di Tinto Brass, tirava in tutti i sensi. Il Miele del diavolo parte analizzando separatamente, a salti, la storia di due coppie: la prima, composta da Blanca Marsillach e Stefano Madia (il Mickey Rourke in versione economica), si distingue per una vita sfrenata, all'insegna del sesso selvaggio; la seconda - Brett Halsey e Corinne Cléry - vive invece diversi problemi dovuti al lavoro di lui - fa il chirurgo “sempre reperibile” - e all’insoddisfazione sessuale di lei. L'incontro tra le due coppie è casuale [...] 

Fulci era partito ottimamente, con un quadro complessivo affascinante e perverso, ma finisce per perdersi in una vaghezza poco interessante, trovando difficoltà nel far procedere le sue perversioni. Il tema musicale centrale (di Claudio Natili) ricorre con insistenza suonato con ogni strumento possibile, sintesi di un ossessività fastidiosa. Ottimo il cast soprattutto (la Marsillach e Madia), ma la sceneggiatura non aiuta. Fulci comunque conosce il mestiere e si vede. Può piacere”.

Ripartiamo dall’inizio, Il miele del diavolo è un film uscito nel 1986 a regia di Lucio Fulci, (cui in seguito riporterò le sue impressioni), e il riferimento che propone Marcel Davinotti Jr. al da me già recensito La gabbia  (rif. 2) è quanto mai congruo. Come sempre il sito di Davinotti (ed il Sig. Marcel ne è il cardine competente) dà spunti interessanti, e riconducendo Fulci alla scenografia del film con Laura Antonelli, aiuta a comprendere la familiarità di certi argomenti e le modalità con cui sono stati espressi. Ad esempio il ritornello ossessivo che fa da colonna sonora a questo lavoro è un espediente che già si era utilizzato nel precedente film citato.

Il miele del diavolo, come fu il caso de La gabbia, è sostanzialmente un thriller (e per questo ho volutamente tagliato la presentazione di Davinotti Jr; per non dare eccessive indicazioni sulla trama che rappresenta poi uno dei punti di forza, per chi volesse visionare questa pellicola). Un thriller, dicevo, con notevoli aspetti legati all’erotismo, ed in particolare alle fantasie riconducibili al mondo del BDSM, proprio come nel già citato lavoro dell’anno precedente. Anche in questo caso una delle protagoniste è un’indiscussa icona del cinema erotico, tale va considerata a tutti gli effetti Corinne Cléry che recita il ruolo di Carole, la moglie insodisfatta del chirurgo Guido Domenici, intrpretato da Brett Halsey

L’attrice francese aveva all’epoca delle riprese 36 anni, splendidamente portati come questa pellicola attesta senza parsimonia (e senza veli), a titolo di curiosità l’Antonelli l’anno precedente si era esibita all’età di 43, ciò per dire che esiste un fascino che sa reggere nel tempo. Torniamo al film che si avvale di un soggetto scritto a più mani: Ludovica Marineo, Vincenzo Salviani, Jesus Balcazar, Lucio Fulci e di una sceneggiatura che ritrova assieme tutti i già citati pensatori/autori. (rif. 3)

Questo lavoro franco-italiano è risultato meno apprezzato dal pubblico rispetto a La Gabbia (56 posto nelle classifiche di botteghino, mentre questo pare non entrare tra i primi cento - rif. 4) anche se a me la cosa risulta incomprensibile; se La gabbia l’avevo apprezzato, questo film merita almeno altrettanto rispetto non fosse altro per la capacità di trattare temi simili in modo del tutto differente rispetto al suo predecessore. Ne La Gabbia si approfondisce nella sostanza solo una serie di relazioni, quella che vedeva coinvolta Laura Antonelli e la figlia Blanca Marsillach con Tony Musante. Nel Miele del diavolo abbiamo più relazioni che vengono narrate e sviscerate, (come giustamente ha sottolineato Marcel Davinotti Jr.); quella che vede protagonisti il sassofonista Gaetano, interpretato da Stefano Madia, con la fidanzata Cecilia (interpretata da Blanca Marsillach - il lettore nota che è l’unica interprete presente in entrambe le pellicole) e quella tra il chirurgo Guido Dominici e Carole. E’ interessante notare che la relazione tra il musicista e la sua avvenente ragazza è già una relazione impari dove c’è una figura dominante, Guido e una sottomessa, Cecilia, relazione impari di stampo consensuale (ovvero il vero BDSM). 

L’analisi della coppia permette al regista di presentare alcune fantasie sessuali che possono piacere o meno allo spettatore, ma che comunque rappresentano “carne al fuoco” in un film che si presenta anche con l’etichetta di “erotico”, e quindi vuole proporre della carne allo spettatore: qui ce n'è!. Anche la relazione tra il chirurgo Guido Dominici e la compagna viene analizzata fal film, in questo caso è presentata una coppia sessualmente in crisi: la passione che anima e tiene uniti Cecilia e Guido, nel caso della coppia più "stagionata" è spenta, e l’affermato chirurgo palesa problemi di virilità minando la relazione con la moglie che, al contrario, pare in ottima salute e che ha il torto di essere ancora innamorata del marito. Come il lettore ha compreso lo spettatore ha quindi molto più materiale da osservare prima che si verifichi il “corto circuito” che metterà in connessione Cecilia con il chirurgo e che ricetta kerosene sul fuoco nello scorrere della pellicola.

Un ultimo aspetto voglio sottolineare: quando osservo un film che ha l’etichetta di “Erotico” mi aspetto si di trovare situazioni al peperoncino, ma anche di vedere qualche bella immagine di corpi femminili. Più scorre il tempo (dagli anni '70 ai giorni nostri) e più ciò pare difficile. Lo dico chiaramente: ne Il miele del diavolo, sotto questo aspetto lo spettatore non rimane deluso. Tutte le protagoniste si concedono con generosità, e magari non dispiace rilevare che sono tutte molto avvenenti, e di ciò va detto "grazie) al regista Lucio Fulci. Anche in virtù di questa umile e "militaresca" considerazione, non comprendo la poca considerazione che si è riservata a questa storia e, più in generale, a tutta questa pellicola. Il thriller c’è, le scene di seduzione e di fantasie erotiche, pure (e variegate)! Le scene dove si vedono i corpi di belle donne non mancano di certo e aggiungiamo che pure le varie interpretazioni degli attori sono tutte di livello più che sufficiente, con una Blanca Marsillach che merita una menzione particolare. L'attrice spagnola ha saputo prendersi la scena per come interpreta il complicato personaggio di Cecilia. Cosa si vuole di più? Se La gabbia a me era piaciuto, questo film di Lucio Fulci mi convince anche di più! Tra le critichenegative recuperate vi è quella del "low budget", ma a che sarebbe servito spostarsi, o vestirsi meglio, o assumere ulteriori comparse? Quel che tiene assieme le varie trame sono le relazioni intrecciate tra le due varie coppie e se c’è una critica che faccio, io direi che magari qualche fotogramma in più per dettagliare meglio la figura di Carole (a me è piaciuta anche l’interpretazione della Clery) ci poteva stare; alla fine tutta la storia regge su questo personaggio che è stata la causa scatenante della trama (che non svelo!).

Spazio ora ad altre opinioni partendo dalle più lusinghiere per approdare a quelle più critiche, estrapolate dal sito di Davinotti. Buiomega71 esprime il giudizio più positivo - tre pallini - “davvero notevole” - “Uno dei Fulci malatissimi e adombrati del fetido connubio tra amore e morte. Visto che gli hanno "sottratto" La gabbia, Lucione ci dà giù di perversità e follia. Sembra uno Zulawski in micro, tra sangue mestruale e crudeltà psicosessuali. La Marsillach è folle quanto la Adjani di Possession, che sequestra e incatena il medico Halsey per fargliela pagare. 79 minuti di atmosfere luride e sesso malato (che ritorna dopo quello visto in Lo squartatore di New York). Una spanna sopra gli erotici italici del periodo. Insieme a La gabbia griffiana, un must.

Deepred89 (due pallini - Mediocre ma con un suo perchè) “Curioso dramma erotico di Fulci. Insolitamente cupo e ossessivo e caratterizzato da un'atmosfera funerea e malinconica. Peccato per la povertà di mezzi che traspare da scenari piuttosto squallidi e da attori abbastanza scarsi (fatta eccezione per Brett Halsey e Corinne Clery). La regia di Fulci (che compare come venditore di souvenir), comunque, riesce a rendere il tutto accettabile. Finale triste e crudele. Perfettamente in linea con lo spirito del film la colonna sonora”. Chiudo con una delle tante recensioni negative, aggiungendo che su questa pellicola i giudizi non mancano, sono decine, e già se c’è chi si prende la briga di dire la sua battendo  la tastiera con le dita, ciò significa che questo film qualche corda sensibile l’ha saputa toccare; va rimarcato a prescindere dal giudizio.

Homesick - un pallino - (Scarso ma qualcosina da salvare c’è) - “Le prigionie di Emanuelle & Françoise, Un borghese piccolo piccolo e La gabbia e i successi internazionali del soft-core: questi i punti di partenza con cui Fulci affronta, con irritante piattezza e ripetitività di situazioni e flashbacks, il dissolvimento delle illusioni nel rapporto di coppia. Fin dall’inizio, l’atmosfera è ammorbata da un sentore di malattia (fisica e morale) e morte, confuso ad un erotismo perverso e di bassa lega. Mosci gli interpreti”.

Per merito di Undying, uno degli opinionisti del sito di Davinotti abbiamo anche le dichiarazioni del regista su questo lavoro, le ritengo interessanti, eccole: “Il Miele del Diavolo è un film di miserabilità sadomasochistica, un film fatto disperatamente perché appena uscito dall'ospedale (Fulci ebbe gravi complicazioni di salute sulla metà degli anni '80, n.d.r). E' stato definito quasi come un film porno, mentre in realtà è quello che può essere l'amore nell'alienazione degli anni Ottanta. Avevo poi Blanca Marsillach nella parte della protagonista squilibrata, molto brava, anche perché era psichicamente turbata di suo, che ha dato l'impronta giusta al film." Fonte: L'Occhio del Testimone, Edizioni Granata Press, a cura di Michele Romagnoli. Ancora: “Aveva delle caratteristiche singolari, era una storia che tutti definirono sadomasochista, ma di sadomasochismo intellettuale, e io ci ho infilato certi miei mondi, un finale di estrema ambiguità: c'è una coppia di disgraziati, due disperati, uno odia l'altro (con differenza di età, il ché è anche moderno) e alla fine tra questi due personaggi senza più redenzione nasce questo disperato senso di attaccamento. Cadono tutti gli altri idoli fuori di questa casa. E nel finale mentre loro sembra che si amino, io ci ho messo una pistola (pistola che era servita anche prima). Quante volte vediamo delle coppie disperate che si uccidono e ci domandiamo perché si sono uccise. Non si sa". Fonte Colpo d'occhio, Radio Due, Autunno 1986

Chiudo, se l’opinione del regita è sempre importante per valutare il film, non posso che esprimere ammirazione per Undying che non so come abbia rintracciato queste preziose testimonianze.

Mirco Venzo, Treviso 18/08/2025 #qzone.it

rif. 1 https://www.davinotti.com/film/il-miele-del-diavolo/2404
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/947-la-gabbia-1985-g-p-griffi
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Il_miele_del_diavolo
rif. 4 https://hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1985-86.htm

 

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