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20240610 VM sensiManuel (interpretato da Gabriele Lavia) è un assassino professionista divenuto scomodo per l’organizzazione di cui era parte; sa che la sua vita è in grave pericolo. Cerca rifugio da una sua vecchia fiamma, Micol (interpretata dalla statunitense Mimsy Farmer) la quale è tenutaria di una casa di appuntamento. Quest’uomo conosce in senso biblico tutte le ragazze che lavorano per Micol, tranne la nuova arrivata Vittoria (interpretata da Monica Guerritore) che l’amica, complice ed amante, gli garantisce sarà una piacevole sorpresa. Qui di seguito una traccia (non alla lettera) del primo dialogo tra i due protagonisti del film quando finalmente i due si incontrano. Manuel - “Hai un profumo che non conosco: chi sei”? Vittoria: “Micol mi ha detto di venire qui, sono la tua sorpresa!”.

Il regista ora pone la telecamera su dettagli del corpo di Vittoria (la Guerritore), ora sull'elegante lingerie nera, ora sulla carne della stessa, andando ad esplorare il corpo della prostituta. Si arriva velocemente a quando le labbra di Manuel vanno rapidamente a cercare quelle collocate sotto l’ombelico della ragazza. (Preciso: non è un film porno, e quindi lo spettatore comprende che sta facendo l'uomo senza che l'inquadratura sia troppo esplicita). A questo punto un nuovo dialogo viene intavolato: "Sei stato con tutte le ragazze di qua dentro?" - "" - "Ti è piaciuto?" - "Quanto basta.", "E a loro?" ecco la secca risposta - "Le ho pagate... io pago sempre!

Detto ciò Vittoria si sposta di stanza e va ad auto generarsi il piacere, senza far nulla per silenziare il rumoroso orgasmo… Il messaggio della donna è chiaro, per godere ha dovuto fare da sola, andando con un simile plateale gesto a pungere sull’orgoglio quest’uomo di mondo. Altrettanto chiaro è il messaggio che questa prima situazione ha lanciato ai fruitori della pellicola: tra i due è iniziato un gioco, una sorta di partita a scacchi dove mediante mosse “di seduzione” e relative contromosse la posta è conquistare l’altro. Chi vincerà?

Sulla trama non ho intenzione di dire altro, essendo questo lavoro una pellicola classificata da wikipedia (rif. 1) come noir, thriller ed erotico. Sull’erotismo della pellicola il grosso si posa sulle spalle (ma forse più giusto dire, su altre parti del corpo) di una splendida Monica Guerritore, ventottenne all’epoca delle riprese. A questo punto è giusto citare chi è stato l’artefice di questo film, all’epoca sposo di Monica, ovvero Gabriele Lavia il quale oltre ad essere l'interprete maschile protagonista è il regista, l’ideatore del soggetto ed uno degli sceneggiatori.

La pellicola per i primi 15’ è praticamente priva di dialoghi, la fanno da padrone le immagini, i silenzi, o i rumori di passi o di altre situazioni... importante è il ruolo della musica. Questi fotogrammi mirano a creare una certa atmosfera che attiri la curiosità dello spettatore sia sull’interprete maschile, sia su quello femminile, arrivando alla scena sopra descritta che è il punto di svolta del film: di lì inizia a dipanarsi la trama che arriverà all’esito finale.

Qualche altra bella donna c’è, Gioia Scola (che interpreta Laura) e la norvegese Ragnhild Aslaksen (non ho certezze circa questa associazione, ma credo sia la bionda che apre “le danze dei nudi”, nei primissimi fotogrammi, uscendo di scena dopo aver addentato una mela. L’idea di presentare subito il frutto del peccato non è certo originale, e potrebbe indurre chi si pone di fronte allo spettacolo che in quest'opera vi saranno situazioni peccaminose. La fotografia è molto curata, senz’altro piacevole: luci soffuse, situazioni di penombra dove però quando c’è da mettere a fuoco un dettaglio del corpo della Guerritore, di certo non si può dire che la telecamera sia stata "sbadata". Detto ciò c’è qualcosa che mi sfugge e non riesco ad individuare: a questa pellicola manca qualcosa per lasciare il segno! 

Si pensi ad un incontro di pugilato, il nostro campione fa partire molti colpi, ma manca quello che genera il knock down, quel qualcosa che dà il colpo di grazia; lascio al lettore visionare il film e dire cosa possa essere a suo avviso questo ingrediente mancante. Il prodotto non è disprezzabile, a mio giudizio, e si avvicina a quanto si era ripromesso: c’è dell'erotismo, ci sono le atmosfere noir, e c’è da capire come vada a finire la storia e quindi come thriller non è un flop… però…Ecco c’è da focalizzare il però!

Un particolare di questa pellicola mi ha fatto capire che l’opera non è “buttata lì”: in una delle prime scene Vittoria è in stanza con Manuel, ed inizia ad aprire tutta una serie di carillon dove partono quelle musiche meccaniche e ripetitive. Presa una per una, singolarmente, quella melodia può risultare piacevole, ma ascoltate tutte assieme danno un concerto di rumori stonati che riultano sinistri, inquietanti, e inducono un senso di tensione allo spettatore, un'idea di triste presagio su ciò che si andrà a verificare in seguito. Prima la mela, sarà un film dove c'è il peccato, e poi i carillon, ci sarà un finale tragico! Dettagli, neppure troppo originali, ma ci sono, così come ci sono molti elementi che denotano una certa cura nel creare il soggetto di questa storia com la polvere che Manuel con un dito toglie da un mobile rimasto chiuso da molto tempo.

Mi appoggio ad alcune considerazioni che recupero dal sito Davinotti, (rif. 2) come spesso faccio nelle mie presentazioni, anche per fornire al lettore qualche altro punto di vista. Marcel M.J. Davinotti Jr. : “...altro film erotico patinatissimo, che si vorrebbe qui ispirato ai grandi noir d'oltreoceano. Ma Lavia che gioca a fare l'Humphrey Bogart (o l'Alain Delon dei polar francesi, se preferite) ottiene inevitabilmente un effetto buffo, soprattutto perché le frasi/sentenza di cui Sensi è impregnato e che spezzano i lunghi silenzi pretendendo di apparire profonde e intelligenti, sono troppo spesso banalità incredibili, da citazione trash [...], … ma non brutto come lo si dipinge, purtroppo il Lavia regista (accompagnato dalla non eccezionale Monica Guerritore, allora sua moglie) non è all'altezza del Lavia attore. Ciò nonostante, se preso per quello che è (ossia uno scialbo thriller erotico), il film è persino digeribile. In giro c'è di peggio”. 

A questa opinione aggiungo quella di un altro critico che scrive nel sito: Undying - “Lavia tratteggia due figure pessimiste, tetre, pur sensuali ma al tempo stesso ciniche e malinconiche. La sessualità nel film (non solo in questo per Lavia) è qualcosa di problematico, spesso un mezzo per irretire una vittima, per raggiungere uno scopo. Si assiste qua ad un (anti)erotismo di tipo gelido, glaciale, premonitore del destino che ha riservato, ai due protagonisti, un inatteso (non)futuro. L'aspetto giallo prevarica, in taluni contesti, quello erotico. Ma il film difetta per una sceneggiatura che, a causa di dialoghi concisi e banali, non valorizza affatto il buon intento di regia”.

Dell’ultima opinione va rimarcato un aspetto che pure io mi ero annotato nella mia scheda: il cinismo dei due protagonisti che è forse la causa di una sorta di freddezza, di distacco che allontana lo spettatore anche dalle scene che, sulla carta, lo dovrebbero coinvolgere e “scuotere”!

Comunque sia, reputo sia un lavoro da vedere.

Mirco Venzo, Treviso 06/06/2024 #qzone.it

rif. 1https://it.wikipedia.org/wiki/Sensi_(film)
rif. 2 https://www.davinotti.com/film/sensi/2390

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