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20260411 VM ultima chance1972, Maurizio Lucidi drige un soggetto nato dalla penna di Franco Enna (in rete non vi sono indizi, ma a giudicare dal titolo un serio candidato a fare da base per il soggetto di questo film potrebbe essere il romanzo Per un sacchetto di perle - Longanesi 1973) Il soggetto di questo film, partendo da "un romanzo" di Franco Enna è sviluppato da: Vittoria Vigorelli, Giovanni Fago e Francesco Giorgi; ad occuparsi della sceneggiatura sono Vittoria Vigorelli, Giovanni Fago, Maurizio Lucidi, Francesco Giorgi e Fulvio Gicca Palli. Molta gente per realizzare una traccia e dei dialoghi che hanno poi coinvolto un ristretto numero di attori, li posso anche citare: i due ladri Floyd Gambino e Joe (rispettivamente interpretati da Fabio Testi ed Eli Wallach, il proprietario dell'Hotel The Last Chance e sua moglie, Massimo Girotti e

Ursula Andress, la figlia del proprietario e il suo fidanzato Barbara Bach e Carlo De Mejo, il meccanico Jack (Howard Ross) e la cameriera (Celine Lomez), qualche altra comparsa. Questi protagonisti daranno vita a doppi, tripli e forse anche quadrupli giochi. Posso sintetizzare la mia opinione del film utilizzando le parole di un opinionista di Davinotti.it (rif. 2) che si firma B. Legnani il quale afferma: “Ambientato nel Canada francofono, è un noir che parte male, con un inseguimento messo lì per motivi spettacolari (ma che non funziona né come spettacolo né come verosimiglianza), seguìto da un comportamento troppo stupido del protagonista. Poi, però, il film cresce, diventa interessante, si fa apprezzare anche per le interpretazioni corrette (seppur non indimenticabili) di Girotti e di Wallach, ma se la cavano anche gli altri, con una Ursula Andress di stupefacente bellezza. Finale parzialmente previsto, parzialmente no, che chiude bene il cerchio”.

Quanche dettaglio in più rispetto a questo riassunto: L’inizio è un inseguimeto in auto che dura più di 10’  evitabilissimo per i miei gusti. Le recitazioni non sono straordinarie, ma come ben sintetizzato nel riassunto sopra esposto, la trama è tale da diventare interessante, e gli attori appaiono congrui al loro scopo, nulla di straordinario, ma neppure nulla di inadeguato. Se devo indicare ua parte che mi è sembrata molto ben recitata, cito il cornuto  Fred Norton, interpretato da Massimo Girotti.e Sempre sull'interpretazione dei due protagonisti il più convincente tra Fabio Testi e l’americano Eli Wallach è sicuramente l'americano la cui capacità espressiva è di un altra categoriadetto ciò in questo ruolo Faio Testi ci sta bene. La trama prevede ad un certo punto che quest'uomo, con pochi sguardi, in virtù del suo fascino, coinvolga nella losca storia una donna sposata. Mi fermo qui per criticare una volta in più la censura posta in essere da Youtube: la scena di sesso tra Floyd Gambino (Fabio Testi) e Michelle Norton (Ursula Andress) è determinante per comprendere le future evoluzioni della trama rendendola logica, cancellarla, come fatto dal canale dove ho visionato il film, toglie molto alla fluidità del racconto.

Detto ciò ho scoperto che tra Fabio Testi è Ursula Andress c’è stata una relazione anche fuori dal set durata un tot di tempo, ma ho scoperto anche che il buon Fabio ha frequentato pure Edwige Fenech per un po'. Non solo, in altri momenti i suoi occhi hanno conquistato anche Anita Ekberg, Charlotte Rampling e negli anni novanta pure Brooke Shields, giusto per indicare solo i nomi a mio gusto più significativi (rif. 3). Se come attore non mi ha sconvolto, almeno a giudicare da questo lavoro, come playboy confesso di inviadiarlo moltissimo.

Non è un film imperdibile, e nel finale lo spettatore capisce cos’è successo al famoso sacchetto di gioielli, riconosco però alla trama di essere "contorta" il giusto, e di riuscire a tenere legato l'uttente dello spettacolo alla sedia fino alla fine. Nella storia c’è una giusta miscela tra gli interessi materiali dei protogonisti (ben illustrati dal regista) e le loro vicissitudini sentimentali (ad un certo punto gli affetti si intrecciano con le scelte di ognuno di noi, e questo accade anche ai protagonisti del racconto) e anche queste evoluzioni sono ben spiegate dai dialoghi, dalle musiche e dalla trama. Lavoro pulito da parte di tutti.

Ultima annotazione legata al titolo della pellicola, The Last Chance è il nome che il proprietario dell’Hotel ha voluto dare al suo locale sito al confine tra U.S.A. e Canada perchè è l’ultima possibilità per bere una birra prima di cambiare paese. Se questa è la ragione per cui quel locale si chiama così, il nome del locale spiega anche allo spettatore cosa spinge molti degli interpreti a fare le azioni che fanno nel corso di questa storia. Il titolo del film, il nome del locale e la psicologia di molti personaggi, sono legati in maniera acuta.

Aggiungo ora un altro paio di commenti recuperati dal sito di Davinotti (rif. 2) dove la media degli opinionisti pare aver giudicato con più entusiasmo questa pellicola rispetto al sottoscritto.

Herrkinski (tre pallini- quello che si dice un buon film): “Ovvero: quando in Italia giravamo i film come gli americani. A partire dalla suggestiva location di confine tra Canada e Usa, ben valorizzata anche grazie a una fotografia brillante, il lavoro di Lucidi è encomiabile sotto tutti gli aspetti produttivi; il cast dal canto suo non delude, con pezzi da 90 del nostro cinemabis (tutti in forma) e un Wallach da manuale. La buona Ost accompagna una vicenda dal sapore noir, che offre qualche twist ma che ha il suo limite in un impianto un po' troppo classico; poco conta comunque, di fronte a tal qualità.”

Faggi (due pallini) : “ Lucidi gira affascinato dagli stilemi del gangster/noir (anche di antica memoria) d'oltreoceano (Usa), corteggiandoli e forse conquistandoli. Abbandonandosi alla vicenda, lasciandosi ammaliare da certi personaggi (quello della Andress su tutti) e dalle note di Bacalov il film scorre, ha buoni passaggi e pur se imperfetto a suo modo decolla, certamente non crolla e non è inconcludente. Come puro B-movie da guardare senza aspettarsi novità o invenzioni formali va bene, intrattiene e convince. L'epilogo ha la sua causticità”.

Caesars: (due pallini) “L'inizio non è certo la parte migliore del film, con un inseguimento in auto non particolarmente ben realizzato e un successivo comportamento da vero beota da parte del protagonista. Con lo spostamento dell'azione all'interno dell'hotel le cose migliorano decisamente, con una trama che riesce a diventare interessante. La Andress è sempre di di una bellezza spettacolare, Testi non molto convincente, discreti (ma poco e mal utilizzati) Wallach e Girotti. Non certo un capolavoro, ma un film che comunque riesce a essere un po' diverso dai coevi prodotti italiani”.

Tra i più critici Fauno (un pallino) “Un cast internazionale per un flop clamoroso (e non è il primo per questo regista). Tolto l'inseguimento iniziale, l'ambientazione di frontiera Canada-USA e la ragione surreale del titolo del film, tutto il resto è rubbish, garbage... Dispiace vedere Wallach e Girotti così sfasati; la Andress è intercalata bene nel ruolo, mentre il duo Bach-De Mejo va a fasi alterne. Il finale non sbalordisce, visto che il trucco da bambini lo si era già afferrato da mezz'ora…

Mirco Venzo, Treviso 10/04/2026 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/L%27ultima_chance
rif. 2 https://www.davinotti.com/film/l-ultima-chance/9468
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Testi

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