
Gesù è stato subito chiaro: “Io sono venuto per rompere le scatole” (traduzione sintetica dell’originale Matteo 10,34-36: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada”). Coerente con il suo scopo, nel programma elettorale Gesù indica il suo vero nemico, che non sono le prostitute, gli adulteri, i gay, i drogati, l’Anticristo per eccellenza è Mammona. Infatti, Gesù non ha detto chi ama il sesso odia Dio, ha detto chi ama il sesso è un “birichino”, ma ha chiaramente spiegato che: “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.” E’ molto curioso che l’Uomo emblema del perdono, usi il termine odio in modo netto e divisivo contro mammona.
Uberto Rotondo ieri sera ha presentato alcuni suoi scatti al circolo di Fotografia del Dopolavoro ferroviario di Treviso (DLF). Ha iniziato con una serie di foto aventi come soggetto l’acqua, più precisamente l’acqua del mare Ionio. Le leggere increspature causate dal vento, i colori del fondale, i riflessi del sole, le gocce che si staccano da un'onda. Piccoli dettagli colti con pazienza sino a collezionare una sequela di immagini della durata di circa 18 minuti, presentate con un sottofondo musicale di Mahler. Il fotografo ha poi presentato una serie di scatti aventi soggetti naturalistici, rondini in volo, insetti (colti con l’ausilio della macrofotografia) e per finire soggetti legati alla flora, dove più che le piante sono i giochi di colore a suscitare l’interesse del fotografo.
Il 16 luglio 2014 a Ca’ dei Ricchi a Treviso TRA (Treviso Ricerca Arte), grazie alla volontà del critico d’arte Carlo Sala, han portato nella marca il “fotografo” Franco Vaccari per presentare il suo libro “FOTOGRAFIA E INCONSCIO TECNOLOGICO”. L’artista modenese per spiegare la sua opera inizia affermando che una figura di riferimento fu per lui Roberto Rossellini “Il più grande artista italiano del dopoguerra”. La caratteristica di questo regista era di utilizzare gente normale per i suoi film, gente “vera” che non avrebbe alterato con la loro arte recitativa “artificiosa” la qualità delle riprese.
Un locale dall'importanza storica, l'osteria Alla Grotta di Via Cornarotta a Treviso, un’atmosfera che si è venuta a creare per ragioni misteriose, forse legate alla grande affluenza dei “Poeti del Sil” che con un brioso vociferare hanno espresso il loro amore per l’arte, o forse le luci gialle che rendevano suggestivo l’ambiente, sono state la cornice in cui Claudia Franco ha declamato le liriche di Arianna Bidoli Anselmi. Lo schema d’azione è stato il seguente: breve presentazione di Franco Dal Col che introduceva il lavoro da cui erano estrapolate le poesie, e poi Claudia che le interpretava.
Gli amanti della pittura non possono perdere la mostra “I Nabis Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” fruibile sino al 17 Gennaio 2017 a Palazzo Roverella nel centro di Rovigo. (rif 1). Perché ritengo la mostra particolarmente interessante? Per l’accostamento dei pittori d’inizio novecento, quelli che sposarono le parole di Paul Gauguin “Voglio un’arte semplice, molto semplice”, contrapposti ai "vecchi artisti" le cui opere sono osservabili nell'ultimo tratto del percorso. Qui si recuperano maestri quali Tiziano, Bellini, Palma il vecchio nelle cui opere di semplice e di essenziale v’era proprio nulla. Evidente è la ricerca della precisione, anche perchè allora la macchina fotografica non aveva ancora scosso il mondo della pittura che rimaneva ancorata alla fedeltà della rappresentazione. Intriganti sono pure le tele in cui la ricchezza dei dettagli e delle simbologie è estrema.
Domenica, come di consueto, con l’amico Giorgio Grassato sono stato in centro Treviso per un caffè. A sorprenderci è stata la vista di uno dei due imponenti salici piangenti adiacenti a Palazzo Rinaldi, riverso sino a dentro il Sile: sradicato! A quell’albero ero legato; più d’una volta avevo posto ragazze o spose sotto le sue fronde, soprattutto nel periodo estivo, per realizzare scatti ancora impressi nella mia memoria. Ho per questo posto particolare attenzione al commento di una signora particolarmente elegante, impomatata e profumata come si conviene all’alta borghesia cittadina che considerava al compagno:
Corpi che si muovono con lentezza estrema mentre un suono di carrucola, di corda in tensione, suggerisce la fatica del gesto, quasi che i tendini si possano spezzare da un momento all’altro. I volti sono inespressivi, quasi l’essere umano sia diventato un robot. D’improvviso dei suoni violenti, mi paiono tuoni, anche perché accompagnati da colpi di luce riconducenti ai fulmini. Ora le vedo chiaramente, le figure femminili, sono due. Si allineano, si muovono in parallelo, all’unisono, quasi fossero una cosa sola o, forse, seguono uno stessa frequenza che ne regola i movimenti. Le due protagoniste dopo un tratto percorso affiancate ritornano a seguire un loro personale spartito, scambiandosi di posizione. Colei che se ne stava nascosta dentro una sorta di sarcofago si colloca verso il cielo, mentre colei che era in evidenza, si corica in una sorta di rifugio.
E’ il sottotitolo dell’incontro promosso da ANDE (Associazione Nazionale Donne Elettrici) avente come relatore lo storico Sergio Tazzer. L’incontro tenutosi il 17 novembre nella sala verde di Palazzo Rinaldi (Treviso) è stato un’indigestione d’informazioni, tutte mirabilmente documentate da una splendida sequela di foto storiche dove il riassunto di quanto detto può essere “l’invasione da parte dell’esercito austro ungarico e tedesco nel territorio italiano dopo la disfatta di Caporetto è stata una devastazione di stile medioevale”. Non sono queste le parole usate dallo storico, ma così mi sento di riassumere l’immensa mole di dati, dettagli e notizie fornite, provenienti da differenti comuni friulani e veneti occupati dagli stranieri.
A Treviso opera da anni un vivace gruppo, Venetofotografia, che cerca di proporre quest’arte tra la gente, interagendo con la città. Su questa falsariga nasce l’idea di accompagnare un ipotetico viandante lungo il tratto che dal Ponte San Martino arriva sino al P.U.T. passando davanti all’università e a Ponte Dante. Da svariate settimane chi percorre questo tratto di strada ha potuto godere delle foto esposte dai membri del gruppo, presentate da una mirabile introduzione di Chiara Pozzobon.
Diego Fusaro è un filosofo torinese che ha il merito di aver riportato la filosofia dentro l’arena politica e sociale quale strumento per comprendere la realtà e migliorarla. Ecco di seguito una veloce sintesi di quanto ha affermato al Festival CartaCarbone di Treviso il 22 Ottobre 2016.
- E’ necessario respingere le categorie con cui oggi vien descritta la realtà perché accettarle significa incanalare in una certa direzione il pensiero. Si devono rigettare queste categorie di pensiero, perché non neutrali, e anzi proporre categorie critiche nuove, che propongano una descrizione della realtà alternativa, critica verso quella comunemente accettata.
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