Si sente dire e si leggono frasi quali “...Lo vogliono i mercati” - “...Ce lo impongono i mercati” o, attuale in momento di elezioni: “...I mercati insegneranno a votare”! Ritengo giusto quindi parlare di che cosa sia il mercato in senso economico del termine.
Definizione: Il mercato è il punto d’incontro tra domanda ed offerta. Potrei terminare qui l’articolo, ma non avrei spiegato nulla alla celeberrima “Maria” di Voghera, e allora amplio la spiegazione con qualche disquisizione. Wikipedia, parlando di mercati, fa riferimento a quelli fisici che si svolgono in molte piazze italiane, dove in giorni prestabiliti, si possono acquistare manufatti o prodotti agricoli. Mercato è quindi anche il
luogo fisico dove chi vuole acquistare qualcosa (l’acquirente, ovvero chi domanda) e chi vende, (il venditore, chi offre un prodotto), si trovano; il mercato dicevamo è il luogo dove si incontrano domanda ed offerta, definizione rispettata! Anche qui potrei fermarmi avendo risposto alla curiosità iniziale, ma voglio dilungarmi per spiegare dell’altro… in effetti la caratteristica del mercato economico è che l’incontro tra domanda ed offerta non riguarda qualsiasi cosa, il credente che va in chiesa sa che li incontra Cristo, la divinità. Siamo però d'accordo nell'affermare che nulla è più lontano dal mercato di una chiesa... Lo scambio che si realizza nei mercati ha per oggetto, previo una contrattazione, ha per protagonista il “bene economico” e qui l’affare si complica diventando a mio parere più interessante. E già perchè che cos’è un bene economico?
Anzitutto definiamo bene qualcosa di fisico e numerabile, una mela, ad esempio, da non confondersi con altre entità che si possono acquistare e che sono oggetto di contrattazioni, i servizi; questi ultimi sono delle prestazioni ed in quanto tali non sono qualcosa di fisico ad esempio la consulenza medica o quella di un avvocato. Economico è ciò che ha un prezzo. Il prezzo è la quantità di denaro che il venditore esige per privarsi del bene (o per erogare il servizio) e l’affare si conclude se vi è l’incontro (l’accordo) tra chi quell'oggetto vuole e chi a quella determinata condizione di prezzo cede. Se il prezzo è troppo alto, va da sé, che l’acquisitore potrebbe rinunciare al bene. Riassumendo un bene economico è quel bene o quel servizio che si può reperire al mercato in cambio di denaro.
Anche qui potrei terminare la dissertazione, ma voglio proseguire aggiungendo elementi di riflessione; una prima osservazione è legata proprio a ciò che si trova in chiesa, qualcosa che è privo di prezzo, perchè è qualcosa dal valore incommensurabile. La Fede, l'incontro con Cristo (per i cristiani) non può essere qualcosa che si mercanteggia, che si paga... (Questo è il punto di partenza; sappiamo verrà via via modificato e proprio il mercato delle indulgenze risulterà una delle spinte che porterà Martin Lutero a staccarsi dai precetti di Roma). Stimolato da questi temi legati al sacro faccio ora un esempio che vede protagonista il frutto del peccato: io voglio una mela. Ho due opzioni, la prima (seconda in ordine temporale) è andare al mercato, la chiedo, do al venditore un euro e ho il mio “bene economico” pronto ad essere mangiato. La mela è un bene economico, ha un prezzo, un euro nel nostro caso. Tuttavia per milioni di anni la mela non era un bene economico ed anche oggi può essere così: se io lungo la strada della foresta vedo un albero di mele carico di frutti posso fermarmi a coglierne una come fece la mitica Eva e me la mangio senza alcun esborso di denaro. Per milioni di anni l’uomo è stato un raccoglitore e bastava allungare la mano sul giusto ramo per cibarsi, non c'era bisogno di spendere denaro. Le mele sono diventate “beni economici” solo dopo l’avvento del denaro. D’altra parte anche l’acqua del ruscello vicino all’albero dove ho colto la mela può essere un bene dal valore inestimabile, specialmente se sono reduce da una corsa e per lungo tempo non ho ingerito liquidi. Questi semplici esempi ci fanno capire come i beni al mercato abbiano un prezzo, ma come quegli oggetti possano anche essere privi di prezzo, aprendo importanti spiragli di riflessione che al momento non percorriamo.
Ci basta considerare che la mela posso averla gratis, se la colgo da quell’albero, come pure l’acqua posso averla gratis se mi chino sul ruscello, sempre che quel bosco e quel ruscello siano pubblici e non appartengano a qualche privato. A livello intuitivo, e senza addentrarmi in lunghi discorsi filosofici, il lettore ha compreso che il fatto che quelle mele siano dentro una “proprietà privata” o in un bosco pubblico, fa una grande differenza: posso sempre prendere la mela e mangiarla, ma se è in un bosco pubblico, nessuno mi dice nulla, mentre se è dentro una proprietà privata probabilmente ho compiuto un furto. Il tema del “prezzo” è in un qualche modo legato al tema della proprietà privata così come lo è al tema del denaro. Dirò di più, questi argomenti sono pure intrecciati con l’organizzazione della società che stabilisce le leggi da rispettare e stabilisce, ad esempio, se quel terreno è di Tizio o Caio, mentre per milioni di anni quel terreno era di ogni essere vivente.
A questo punto uno si deve interrogare: ma la mela (o l’acqua) non hanno lo stesso sapore e la stessa utilità sia se sono all’interno di un campo pubblico sia se lo sono su una proprietà privata? Cosa cambia? Perchè talune hanno un prezzo e le altre no? In più evidenzio che le mele recuperate “nel mercato” probabilmente hanno generato un guadagno, un profitto, a chi le ha cedute, mentre quelle che colgo sulla foresta non rappresentano un guadagno per nessuno se non per chi l’ha colta e gustata. Lasciamo in sospeso la questione per complicarci la vita parlando di un altro punto d’incontro, quello che ha fatto scrivere milioni di poeti in ogni tempo: l’incontro fisico tra un uomo ed una donna… parlo della relazione carnale. Anche qui, c’è una “domanda” ed un “offerta” ma non è detto si tratti di una contrattazione economica, anzi, quasi mai lo è. Tutte le ragazze che ho corteggiato, non mi hanno mai visto chiudere “l’accordo” mettendo la mano sul portafoglio, e, a mia volta, anch'io sono stato oggetto da parte di talune attenzioni femminili, ma mai mi sono fatto sedurre (o meno) causa l’incasso del vil denaro. Insomma, il mercato dell'amore è luogo disertato da milioni di persone anche se ogni essere umano si trova a riflettere e a patire (o a godere) per questo sentimento.
Questo esempio mi permette di introdurre alcuni concetti nel tema “mercato” ovvero come vi siano beni e servizi che non hanno valore economico, (o ce l’hanno), a decisione di chi è parte della relazione che può trasformarsi in una contrattazione. Quella ragazza (o quel ragazzo) può dare o meno piacere a condizione di ricevere 100 euro, ma è libera di dare piacere anche gratis: è lei che decide di mettersi sul mercato o meno. La cosa in un certo qual modo rientra nel tema legato alla Chiesa perchè quando si mette qualcosa sul mercato, si da inizio al "mercanteggiare" per trovare il prezzo di scambio, automaticamente il mercanteggiare toglie l'oggetto del contendere dall'ambito del "sacro". Un uomo è una donna che si regalano piacere compiomo un gesto che sa di immenso, ed è per questo che poeti e scrittori ne parlano con tanto ardore, se però quel gesto è nato per dai 100 euro, molto di quel gesto perde l'alone di magia per diventare fin anche qualcosa che agli occhi di molti è turpe. L’esempio in questione ci permette anche di addentrarci in un altro aspetto determinante del mercato (economico in questo caso, ovvero quello in cui esiste un prezzo per accedere al bene) ed è relativo a quante persone siano dal lato dell’offerta e quante siano dal lato della domanda…
Se quella ragazza si concede solo ad una persona a notte, ma ci sono dieci pretendenti, mentre lei è l’unica a “svolgere la professione” è facile intuire che sceglierà quello disposto a pagare la sua prestazione la cifra più alta, così come è intuitivo capire che tanto più sono coloro che chiedono, tanto più il prezzo tende a salire così come al contrario tanto più sono quelle che offrono, tanto più il prezzo tende a scendere. Torniamo a parlare di mele, il prezzo di mercato è determinato dal punto di incontro tra chi vende e chi compra ma va anche posto in relazione con il numero di acquisitori, ovvero dal “peso” della domanda, influenzata a sua volta anche dalla quantità che si vuole acquistare, come pure dal numero di chi vende, dal “peso” dell’offerta dove la quantità di ciò che il produttore vuole vendere (o può vendere) pure influenza il prezzo. Come vedete ed intuite entrano in gioco più variabili e queste risultano determinanti nella singola contrattazione e sulla sintesi della stessa. il prezzo di scambio. Che le quantità siano un elemento importante per determinare il prezzo ce lo dice anche l’esperienza; se i raccolti sono magri, si è prodotto poco, il prezzo tende a salire. Se per contro c’è esubero di offerta, ecco che i prezzi tendono a scendere.
Voglio però ora concentrarmi sul numero di chi vende che determinano importanti differenziazioni sul tipo di mercato. Il postulato di partenza è legato al numero di acquisitori, molto numerosi in tutti i casi che sotto andrò a presentare. Definiamo monopolio quando tutti questi acquisitori devono contendersi i prodotti di un unico venditore. Parliamo di oligopolio quando i venditori sono più di uno, ma comunque molto pochi. Il mitico mercato di libera concorrenza si presenta quando abbiamo moltissimi venditori. E’ intuitivo che il prezzo più basso chi acquista lo coglie quanto più numerosi sono i venditori, e tanto più sono i beni sul mercato, se questi sono pochi, o sono in mano ad un unico venditore, costui cede ciò che è richiesto a chi vuole lui e alle condizione che lui preferisce. La nostra bella meretrice che ha dieci pretendenti decide lei con chi vuole stare e le condizioni (il prezzo) a cui concedersi.
Ho scritto molte cose sul mercato e ho lanciato credo sufficienti spunti per arrivare al dunque. La frase “ce lo chiedono i mercati”, o “i mercati insegneranno a votare…” sono frasi senza senso che acquisiscono un significato solo se andiamo a ricondurli all’attuale situazione politica italiana ed europea. I mercati cui ci si riferisce sono quelli finanziari, ovvero quelli che trattano risorse finanziarie, quelle il cui prezzo si chiama tasso di interesse. (rif. 1) Perché questi mercati influenzano le scelte politiche dei vari paesi? Perché cedendo la sovranità monetaria, di fatto, gli stati europei si sono privati di un fondamentale strumento per fare politica: il denaro. Esempio: un partito vuole assumere un importante numero di personale per far fronte alla crisi sanitaria palesata con questa pandemia. Scelta condivisibile ma non si può fare, pur avendo milioni di disoccupati, perché questo significherebbe creare un incremento della spesa pubblica e la qual cosa non è gradita dalla Unione Europea.
La domanda che deve porsi il lettore ora è questa, ma perchè per i vaccini i soldi sono usciti e per assumere personale medico i soldi non ci sono? Ma perchè per realizzare armi da cedere all’Ucraina i soldi ci sono, ma per riparare il territorio italiano quando si verificano disastri quali terremoto e alluvioni questi non ci sono o arrivano con il contagocce? Risposta: perché ci siamo privati della sovranità monetaria cedendola all’Unione Europea; sono i burocrati europei a decidere che politiche (ovvero dove spendere il denaro) debbano fare i singoli stati. I mercati quindi c’entrano nulla con le scelte politiche, al contrario i burocrati dell’Unione Europea determinano le nostre vite attraverso le loro agende che noi siamo obbligati ad assecondare se vogliamo la liquidità con cui far funzionare il sistema economico (e quindi sociale e politico) del nostro paese. Chiamano “riforme” i loro diktat e queste "indicazioni" sono strettamente correlate alla crisi del nostro paese, come spiegato anche in un precedente articolo. (rif. 2)
In bella sintesi non esiste politica se non si esce dalla trappola della Unione Europea, ed è bizzarro ascoltare chi sbandiera programmi presentandosi come destra, moderato o sinistra quando sarà comunque Bruxelles, ovvero chi ha la sovranità monetaria a decidere che cosa fare. Oggi che scrivo val la pena ricordare le argomentazioni che i media (e molti politici oggi ancora al potere) ci dissero per rendere appetibile i trattati europei.
.- L’Europa è garanzia di pace
Peccato che oggi siamo coinvolti di fatto in una guerra che, notizia di questi giorni, pare possa diventare anche molto più complicata. Posso quindi affermare che essere in Europa non è garanzia di pace, ed anzi, a mio modo di vedere, è proprio l’Europa ad aver creato i presupposti per la guerra. (rif. 3/4/5)
.- L’Unione Europea favorirà lo sviluppo economico
Purtroppo però almeno metà del nostro patrimonio industriale è sparito, in parte acquistati da imprese straniere, in parte emigrato all’estero ed in parte cancellato dalle riforme volute ed imposte dall’Europa.
.- L’Europa ci garantisce migliori condizioni di acquisto per le materie prime.
Peccato ci stiano imponendo la razionalizzazione di energia elettrica e gas dovendo peraltro pagare bollette stratosferiche proprio in virtù dei suggerimenti imposti dall’Europa al mercato dell’energia. La più comica l’ha dichiarata un individuo che i media ancor oggi chiamano “il Professore”: “Con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più.” A non lavorare proprio sono milioni di europei dove noi italiani siamo tra i peggio messi e circa la remunerazione cito un articolo che bene spiega cosa ha significato la scelta europea per noi italiani. (rif. 6)
Insomma dentro la gabbia UE non c’è speranza, e fintanto che ci rimarremo chi governa potrà solo assecondare le direttive imposte da quei burocrati non eletti da nessuno. Attualmente i soli partiti che nei loro programmi affermano di volere uscire dall’Europa e che voglio rimpossessarsi della sovranità monetaria, a mia conoscenza sono Italexit di Gianluigi Paragone, Italia Sovrana e Popolare con Marco Rizzo e Francesco Toscano (tra gli altri) e Vita con Sara Cunial. Tutti i partiti sopra citati a quanto mi risulta rischiano di non entrare in Parlamento causa lo sbarramento posto dalla legge elettorale. Val la pena di ricordare anche che le forze più votate alle precedenti elezioni si presentavano con piglio euroscettico, penso alla Lega che aveva posto in essere la campagna “Basta euro”, e il Movimento 5 Stelle che “doveva aprire il Parlamento come una scatola di tonno” e paventava un referendum per chiedere agli italiani se volevano o meno la moneta unica. Il MES poi doveva essere accantonato definitivamente…
Entrambi questi partiti hanno poi voluto e sostenuto Mario Draghi, (rif. 7 e 8) il resto è storia…
Per chiudere è giusto che ricordi come i principali mezzi d’informazione, quelli che “...lo vogliono i mercati” sono tutti di proprietà di chi la foresta ha privatizzato, prendendosi in carico gli alberi di mele e, tra poco, si prenderanno anche il ruscello andando a privatizzare l’acqua. E' già perchè la filosofia che emerge dai trattati europei è quella di favorire "il mercato" e ciò, come accennato, è strettamente legato alle "privatizzazioni", ovvero l'eliminazione di ciò che è pubblico. Perchè fare ciò? Perchè solo così si possono permettere a certi privati di fare profitto! Spero aver bel illustrato come il “ce lo chiedono i mercati” sia una fandonia e come, al contrario, siano le passate scelte politiche la natura dei nostri problemi economici, perché la decisione di aderire alla tomba chiamata Unione Europea è stata una decisione ed una scelta politica sempre criticata dai principali economisti (rif. 9). Non da ultima immensa è la responsabilità dei principali mezzi d’informazione che seguitano a presentare il progetto europeo come ineluttabile, quando l’unica cosa sicura a questo mondo è la morte, oggi anche più vicina causa il conflitto coltivato e ben irrorato da questi burocrati.
Mirco Venzo, 23/09/2022 #qzone.it
Nella foto una ragazza che forse va al mercato.
Spontanea sorge la domanda in chi vi scrive: va a far acquisti o va a vendere? Ridiamoci sopra anche se anche senza questa battuta ci sarebbe solo da piangere!
Rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/36-q-economy/742-tasso-di-interesse
Rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/821-gli-eretici-numeri-di-valerio-malvezzi
Rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/839-ucraina-la-mia-storia-a-puntate-1-3
Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/847-ucraina-la-mia-storia-a-puntate-2
Rif. 5 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/857-ucraina-la-mia-storia-a-puntate-3-3
Rif. 6 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/787-viva-viva-viva-l-inghilterra
Rif. 7 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/736-brancaccio-su-draghi
Rif. 8 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/735-draghi-cinesi
Rif. 9 http://www.qzone.it/index.php/36-q-economy/612-ciance-di-economisti

