Questo articolo nasce molto tempo fa, anche se a ricordarmi quell'episodio è stata la visione del film Il Traditore di Marco Bellocchio (2019), pellicola che mi ha commosso. All’epoca ero uno studente universitario e con degli amici andammo a festeggiare il capodanno a Barcellona; l'obiettivo era accalappiare tutto ciò che di femminile si potesse catturare, così finii anche per agganciare una ragazza algerina di cui oggi manco ricordo il nome, ma della quale mi ricordo perfettamente una domanda che mi fece. Nel dialogo che imbastimmo ad un certo punto costei mi chiese di parlargli della mafia. Io le risposi che ero del nord e quindi da noi la mafia non c’era, e comunque non tutti gli italiani sono mafiosi; anzi lo sono solo una piccolissima parte di una specifica regione. Il dialogo andò avanti ma quella domanda mi scosse non poco: questa idea
dell’italiano mafia, spaghetti e mandolino e me stava proprio stretta, tanto più se a proporre questa idea era una nordafricana, musulmana per giunta.
“Ma come” pensavo tra me e me “... tu sei africana, chissà quanti casini hai a casa tua e mi chiedi a me della mafia”?! Lo devo dire senza peli sulla lingua, per me l’Africa era il terzo mondo e quindi che una ragazza, pur molto avvenente, andasse a chiedermi della mafia mi aveva offeso e l’avevo ritenuto inopportuno, posto che, dopo un primo momento di rabbia generato dall’orgoglio (allora ritenevo che noi italiani fossimo quanto di meglio si potesse essere nel mondo) venne fuori anche l’orgoglio di essere uno studente universitario, ed in quanto tale mi ritenevo un uomo di cultura. In tale veste corretto è che una ragazza straniera chiedesse a me chiarimenti su un fenomeno assai noto nel mondo, ed anzi, la pochezza di informazioni che avevo circa questo specifico fenomeno decisamente italiano, era una lacuna che avrei dovuto colmare. Ripensandoci non era quindi la ragazza algerina ad aver posto la domanda scorretta, al contrario, era andata a chiedere chiarimenti a chi doveva avere le informazioni del caso, come italiano dovevo sapere se non suonare il mandolino, almeno fare spaghetti e conoscere cosa si intende per mafia, e qui dovevo riconoscere avere delle gravi lacune.
Così, grazie a questa ragazza magrebina, iniziai il percorso di approfondimento di un fenomeno molto complesso: per capire la mafia bisogna sapere qualcosa di cosa sia un uomo d’onore, bisogna conoscere la storia dell’italia, bisogna conoscere la storia di Falcone, Borsellino, bisogna conoscere qualcosa di Giulio Andreotti, bisogna sapere cosa successe a Portella della Ginestra e il nome di Salvatore Giuliano non deve spiazzare... E qui mi fermo: allora sapevo nulla della mafia e oggi so che conosco molto poco su quel tema che però da allora mi è ben chiaro parla anch'esso, per un pezzo, dell’Italia e dell’italianità! Qui la situazione si complica perchè avere informazioni sulla mafia non significa chiarire l’idea di cosa significhi “Italia”. Per capire il nostro paese bisogna conoscere anche qualcosa del terrorismo, ci dimentichiamo spesso infatti che l’organizzazione terroristica più efficente al mondo erano proprio le Brigate Rosse, ed oltre ai numerosi omicidi e ai rapimenti costoro riuscirono anche a sequestrare e tenere prigioniero un Generale della N.A.T.O, James Lee Dozier. CI dimentichiamo in oltre che il terrorismo noi l'abbiamo sconfitto, almeno quello legato alle Brigate Rosse, mentre di quello nero ancora oggi sappiamo molto poco. (Ed anche questa considerazione ci parla di cosa significa l'Italia!) Essere italiani coscienti significa sapere che cos’è la “strategia della tensione”.
Per capire qualcosa dell’essere italiano e di cosa sia l’Italia bisogna anche conoscere qualcosa di Enrico Mattei, di Aldo Moro, della P 2. Mi devo fermare qui ma chi mi legge ha compreso che io, come ogni altro mio compaesano, siamo parte di una storia molto complessa, non sempre c’è da essere orgogliosi del nostro passato, ma comprenderlo e capire che cosa essere italiani comporta, è quanto mai basilare in era di globalizzazione. C’è della frustrazione, lo confesso, nel constatare che una realtà così difficile da spiegare, qual è l'Italia, è incanalata verso il sentiero della decadenza, accettando acriticamente valori e modelli imposti dall’esterno, siano questi proposti (o imposti) dagli Stati Uniti, o dalla Unione Europea.
Accettare il modo di vita e di essere proposto delle multinazionali apolidi, pare a me una bestialità pazzesca ed un po' dell’orgoglio che era proprio di Falcone, Borsellino, ma anche dello stesso Tommaso Buscetta o addirittura di Totò Riina, sarebbe importante. Nel film di Bellocchio, tra le righe dei dialoghi proposti durante il processo, nello storico confronto, emerge chiaramente come questi due boss mafiosi, anch'essi italiani (che ci piaccia o meno) facessero dell’onore una ragione d’essere. E se mi sono commosso è perchè, oggi di onore, non ne può parlare nessuno o quasi. Sicuramente non ne può parlare Mario Draghi che oggi si presenta come chi deve tutelare gli interessi degli italiani, mentre poco tempo fa era stipendiato per tutelare gli interessi dell’Europa. Questi interessi coincidono, mi chiedo? La risposta mi pare scontata ed allora a mancare ai massimi livelli nella classe politica credo vi siano proprio i valori, tra i quali la coerenza.
Uomini come Buscetta e Riina, come Falcone e Borsellino non raccontano con la loro storia solo che cosa significava essere italiani allora, ma anche cosa significa essere italiani oggi, perché Draghi, l’uomo per tutte le stagioni Giuseppe Conte, e via discorrendo, non hanno una briciola della coerenza che avevo questi nostri discussi e discutibili compatrioti e parlano di come stiamo cambiando noi italiani. Questa mutazione piacerà alle multinazionali, oggi il nostro territorio sforna gente plasmabile che si adatta ad ogni situazione, sempre corrompibile, adatti oggi da una parte della barricata e domani adatti all'altra. Non come Falcone e Borsellino da una parte e i boss mafiosi dall'altra! Non come gli appartenenti ad una famiglia di qui, e quelli appartenenti all'altra di la! Siamo ben lontani da chi, per difendere la propria famiglia (e i prorpi valori) faceva delle scelte a prezzo della vita propria e di quella dei propri famigliari; siano costoro rappresentanti dello Stato o di famiglie mafiose. Perchè “mafia” significa anche questo: significa coerenza. Forse per questo ci pare un fenomeno lontano, cinematografico, che nulla ha a che vedere con l’essere italiano oggi.
Mirco Venzo, Treviso 27/05/2021 #qzone.it