
Tre piani è un film di Nanni Moretti che, ci dice Wikipedia, per la prima volta non trae spunto da un soggetto originale, bensì si basa sul romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. (rif. 1) Non andrò a citare tutti i numerosi attori che si alternano nella scena che ruota attorno ad un'unica palazzina borghese di Roma dove, nei tre piani della struttura, famiglie e vissuti personali si intrecciano e si dipanano nello scorrere del tempo. Sono più storie che vengono sviscerate dal regista toccando più argomenti, e lungo mi sarebbe citarle tutte, ma dove appaiono temi quali la giustizia o, forse è più corretto dire, si cerca di capire “cosa sia giusto”. Anche lo scottante
“Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo”. Questo concetto è ripreso dal Romeo e Giulietta - atto II, scena II di William Shakespeare. E’ un concetto importante e espresso in modo particolarmente romantico dall’autore inglese, sostanzialmente dice che una cosa puoi chiamarla come vuoi, ma il nome che gli dai non modifica la sua essenza e le sue caratteristiche. Questa affermazione può anche essere ribaltata, tu chiami in un certo modo una cosa perchè vuoi comunicare a chi ti ascolta che stai parlando di un oggetto che ha delle caratteristiche ben precise. Meno romantico è l’adagio popolare “non confondere la merda con la cioccolata” che ripropone questo messaggio. A volte qualcosa vista da lontano ci pare una cosa, ma una volta focalizzata da vicino
“Parlerò ora di un concetto molto veneto, quel Veneto che secoli fa diede vita alla Serenissima, e poi contribuì alle fortune della Lega Nord. Quel Veneto che fu la locomotiva del paese. Il concetto è quello di furbo” e di “mona”. Il furbo è colui che non ha dei diritti, ma se li auto riconosce, se li prende! E' l'opportunista discentente dell'Homo erectus. I “mona” sono coloro che si son visti portar via il pezzo di carne faticosamente procuratosi, sono coloro che i diritti se li son visti togliere e sono rimasti inermi. Vi è una situazione che a molti di noi capita che ben spiega chi sia il furbo e chi siano i mona… siamo in coda ad uno sportello, tutti in attesa che arrivi il proprio turno ed ecco che c’è chi supera la coda e prima degli altri espleta
Questo 25 Aprile è caratterizzato dalla presenza sul secondo gradino della Repubblica Italiana di un nostalgico, e dalla contrapposizione di sedicenti antifascisti autori e complici delle peggiori leggi liberticide dell’ultimo ventennio, fautori della scienza come demagogia e non come metodo. Il nostalgico e i sedicenti condividono la stessa matrice, definita circa cento anni fa “autobiografia di una nazione”. Entrambi esponenti di quella retorica che giustifica le proprie nefandezze come quisquiglie, ma le altrui quisquiglie come nefandezze.
Dopo aver visto questa pellicola vado a leggere le indicazioni che trovo su wikipedia che sono decisamente interessanti perché, scopro delle "etichette" che spiegano meglio di ogni mio riassunto la trama di questa pellicola del 1977 a regia Joseph Warren, nome d’arte dell’italiano Giuseppe Vari. Iniziamo con le definizioni copia/incolla estrapolate dal mio sito preferito, il fim da poco visto è del genere nunsploitation ovvero un sotto filone dei film d'exploitation. Quest'ultimo è "un genere cinematografico che mette da parte la ricerca di valori artistici per portare in scena elementi più forti, con l'esibizione esplicita di scene di sesso e di violenza, talvolta veicolando messaggi di una parte politica o lobbistica". "Le trame di questi film (parlo ora dei nunsploitation) non si discostano eccessivamente l'una dall'altra, presentando dei canoni ben definiti: ambientate in un convento, preferibilmente in epoca medioevale o rinascimentale, hanno per protagoniste delle novizie che, spinte a prendere il velo contro la loro volontà, vengono seviziate da suore badesse o compagne divenute sadiche e perverse per l'isolamento
Da un po’ di tempo a questa parte si celebra il giorno del ricordo, ogni 10 febbraio, data in cui si vuole ricordare i massacri delle foibe e l'esodo giuliano dalmata. La cosa nasce per iniziativa di legge, la n. 92 del 30 marzo 2004. In concomitanza di questa ricorrenza si sente dire che “…i morti son tutti uguali… " e che "...i nostri italiani furono massacrati dai partigiani jugoslavi”. Ho voluto approfondire il tema e la mia ricostruzione della questione “foibe” diverge parecchio da queste frasi che accompagnano “il giorno del ricordo”, ed anzi paiono a me un modo per mascherare quanto realmente accadde. Per chi vorrà seguirmi nel mio percorso, il viaggio sta per iniziare. Anzitutto partiamo da cosa sono le foibe, ovvero dei buchi presenti naturalmente nel territorio del Carso e l’etimologia è legata al dialetto locale per indicare tali buchi. Lo storico Raoul Pupo, dell’università di Trieste ci dice anche che
Stamane sono rimasto colpito nel leggere su facebook quanto riporto testualmente dal profilo di una mia amica: Barbara Cenedese…
“CI AVETE ROTTO LE BALLE!!!!!
E paga la luce...E paga il gas...E paga l'acqua...E paga l'Imu...E paga l'immondizia...E paga il canone Rai...E compra la TV nuova (altrimenti se non è nuovissima non puoi vederla più)...E Fai il bollino alla Caldaia…E paga il mutuo...E paga il condominio...Paga il bollo auto...Paga l'assicurazione auto...Paga la revisione auto...Sostituisci le gomme (da estive ad invernali e viceversa)...Paga l'autostrada...Paga l'abbonamento per il trasporto su mezzi pubblici...Paga i parcheggi (ormai tutte strisce blu)...Metti la benzina o diesel alla tua auto...Compra farmaci che ti servono necessariamente e non mutuabili...Prenota visite mediche specialistiche a pagamento (se non vuoi morire o aspettare anni con quelle convenzionate)…Paga le tasse scolastiche e compra libri per i tuoi figli...Paga la quota annua per i tuoi bambini che hanno la fortuna di poter fare sport...Compra da mangiare per poter vivere...Comprati un paio di scarpe o un paio di pantaloni ogni tanto...Compra da
Tre autori sono esposti presso LAB 27 di Treviso. Per presentare il gruppo LAB 27 copio e incollo quanto riportato nel loro sito: “... è uno spazio culturale, un crocevia umanistico dove coltivare dialoghi in un clima conviviale…”. La mostra in essere ha per titolo Se il suolo potesse parlare, e vado ora a commentarla.
Gabrielle Duplantier - Terres Basses
La fotografa franco americana espone qui alcune delle immagini relative al lavoro Terres Basses (2018). Sono immagini in bianco e nero dal sentore onirico. Dialogando con la nostra guida, Andrea Bianco, concordiamo sul fatto che l’artista non cerca di documentare un paesaggio, o un evento, cerca piuttosto di
Recentemente ho recensito un brutto film (Grazie… nonna) con Edwige Fenech (rif. 1), ma ho voluto ridare una possibilità alla nota attrice francese riguardandomi Il vizio di famiglia, pellicola del 1975 a regia Mariano Laurenti. Laurenti aveva in precedenza più volte lavorato con la transalpina e quindi la scelta di erigerla a protagonista dell'opera fu ponderata ed anzi, nei titoli di testa quello di Edwige Fenech, è il primo nome che compare, seguito da quello di Renzo Montagnani, mentre al terzo posto si cita Juliette Mayniel, madre dell’attore Alessandro Gassmann. La musica che introduce il film ricorda per ritmo e sonorità quella delle comiche; per tanto, chi si accinge ad osservare la pellicola ha già chiare delle indicazioni
Seguo con interesse le pillole su Radio radio del prof. Alessandro Meluzzi di cui oggi voglio riassumere parte delle convinzioni, partendo dal rif. 1 che sintetizzo con parole mie. Anzitutto una premessa, in tempi non sospetti Meluzzi affermò che non siamo un paese libero, al contrario siamo una colonia americana e in quanto tale parlare di “democrazia” nel nostro paese è un ossimoro. Il video di cui scrivo conferma questa sua convinzione, ed anzi porta a testimoniare un nome illustre, grande conoscitore della storia nazionale, da tenere in grande considerazione anche per la sede cui ha proferito queste sue affermazioni. Il virgolettato è improprio, ma uso la prima persona mettendo in bocca al professore parole riassuntive, per accelerare la stesura del concetto: “C’è un aneddoto che ben spiega la situazione, avvenuto in una sede ufficiale: il Senato
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