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20230331 VM foibe monumentoDa un po’ di tempo a questa parte si celebra il giorno del ricordo, ogni 10 febbraio, data in cui si vuole ricordare i massacri delle foibe e l'esodo giuliano dalmata. La cosa nasce per iniziativa di legge, la n. 92 del 30 marzo 2004. In concomitanza di questa ricorrenza si sente dire che “…i morti son tutti uguali… " e che "...i nostri italiani furono massacrati dai partigiani jugoslavi”. Ho voluto approfondire il tema e la mia ricostruzione della questione “foibe” diverge parecchio da queste frasi che accompagnano “il giorno del ricordo”, ed anzi paiono a me un modo per mascherare quanto realmente accadde. Per chi vorrà seguirmi nel mio percorso, il viaggio sta per iniziare. Anzitutto partiamo da cosa sono le foibe, ovvero dei buchi presenti naturalmente nel territorio del Carso e l’etimologia è legata al dialetto locale per indicare tali buchi. Lo storico Raoul Pupo, dell’università di Trieste ci dice anche che

foibe può essere sinonimo di massacro, ma capire che cosa l’ha generato richiede un percorso assai articolato. Nel rif. 1 c’è un'interessantissima (tanto che ne consiglio la visione a chi ne fosse interessato) ricostruzione della questione, che risulta molto più tecnica di quella che propongo io, per certi aspetti più banale. 

Foibe, buchi nel terreno in cui i partigiani jugoslavi, guidati dal generale Tito, gettarono migliaia di “italiani”. Crudeltà? Pazzia? Cosa ha generato questo massacro che ha una durata, dice Pupo, assai limitata; nell'autunno del 1943 c’è una prima ondata di “infoibati” e una seconda si colloca nella primavera del 1945. Già le date parlano chiaro: si sta parlando di episodi da collocare nel calderone della seconda guerra mondiale, e di lì si deve ripartire, a mio avviso. Tagliamo subito la testa al toro parlando del numero di vittime: 10.000 vittime dice Pupo sono un esagerazione (c’è chi dice che il numero si aggira intorno alle 11.000, e quindi va ben sopra quanto afferma il docente universitario), mille sono troppo poche. Per Pupo il numero si attesta tra le 3 e le 5.000 vittime dove la seconda ondata, quella del ‘45 fu molto più consistente della prima. Pupo spiega inoltre la ragione per cui queste vittime vennero gettate nelle foibe: perchè dove c’è roccia scavare per creare delle fosse comuni è complicato ed inutile: ci sono già dei buchi pronti naturalmente, si usa quelli: la ragione è legata alla praticità.

Quando inizia il conflitto tra Italia e Jugoslavia? La questione si conficca nella decisione che il nostro Benito Mussolini prese personalmente di attaccare la Grecia, operazione che riteneva cosa assai semplice, e che nacque per mera ripicca: Mussolini rimase scosso dalla decisione della Germania di invadere la Romania senza essere stato preventivamente consultato: “Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Questa volta lo pago della stessa moneta: saprà dai giornali che ho occupato la Grecia. Così l'equilibrio verrà ristabilito” (fonte i diari di Ciano) - rif 2 

L’idea del dittatore fascista era diventare il paese egemone nel mediterraneo, cosa che lo avrebbe messo in posizione di privilegio anche nei confronti delle relazioni africane, chi possiede il mare nostrum ha una posizione strategica privilegiata nei confronti del mondo nord Africano, mondo che interessava sicuramente il Duce, come la campagna in Libia, e le azioni in Egitto andranno a confermare. Se alla penisola italiana, la bandiera fascista si fosse piantata oltre che in Albania (dove già c’erano relazioni favorevoli al regime) anche in Grecia, i giochi erano fatti. Ma non andrò a disperdermi nelle speranze legate a questo progetto e resterò ai fatti: la campagna in Grecia si stava trasformando in un disastro e questo obbligò gli alleati tedeschi, legati agli italiani dal Patto d'acciaio ad aiutare i fascisti, in questo contesto il III reich per raggiungere la Grecia, "taglierà" passando per la Jugoslavia.

Quando l’esercito nazista si spostava, pare inutile ricordarlo, questo significava spianare la strada con carri armati e bombardamenti, lasciando una scia di morti lungo il tragitto, cosa che puntualmente si andrà a verificare anche in Jugoslavia, terra che in un primo momento non era tra gli obiettivi del Führer, sia perchè quel regno si era proclamata neutrale, sia perchè, al di la della neutralità, era più di simpatie filo tedesche, che filo “franco/inglesi”, almeno prima dell'operazione Barbarossa, quindi agli occhi del regime nazista quel territorio storicamente "ballerino" non doveva essere alterato. Come detto l’azione del Duce in Grecia costrinse ad un repentino cambio di programma i teutonici, ed ecco che la neutrale Jugoslavia si trova sotto i bombardamenti dell’esercito nazista, senza che oggi in Italia nessuno ricordi né i morti provocati in Grecia, né quelli generati in Jugoslavia. “L’hai presa larga…!” penserà il lettore, ma l’invasione tedesca in Jugoslavia crea due eventi significativi relativamente alla questione “foibe”, il primo è la nascita di un movimento partigiano in quelle terre, che non solo militarmente si opporrà all’egemonia nazista, ma si opporrà anche come ideologia: il movimento partigiano guidato da Josip Broz detto Tito, era di chiara indole comunista, e la sua ascesa comporterà l’imposizione di questa sua visione del mondo su tutto il suo paese, paese che, ricordiamolo, sino a prima dell’invasione tedesca era ben lontana dalla sfera ideologica marxista, oltre che ben lontano da qualsivoglia velleità belliche, conscio com’era della pochezza della sua forza militare.
La seconda cosa rilevante è che ora, in quanto alleati dei nazisti, anche gli italiani sono entrati ufficialmente in guerra contro i jugoslavi, ed ecco che nasce un altro pezzo importante della questione "foibe". Nello specifico l'esercito regio guidato dal Generale Vittorio Ambrosio entra in suolo straniero avendo come obiettivo Lubiana, a nord, oltre che la discesa lungo la costa Dalmata, a sud. 

Ed ecco che la questione foibe inizia a mettere su radici, perchè nella sua avanzata in territorio jugoslavo, l'esercito fascista, si troverà a fronteggiare i partigiani jugoslavi che vedono gli italiani (ma guarda un po’) come degli invasori. Da una parte e dall’altra non mancano gli episodi di efferata violenza, abusi e torture nei confronti dei prigionieri. Siamo in guerra, e sopratutto i partigiani jugoslavi, al pari di tutti i partigiani al mondo (inclusi quelli italiani), non possono affrontare apertamente il loro nemico, ma devono agire con attentati e azioni "clandestine". Qual era la posizione di chi causò tutto questo, ovvero il Duce? Ecco una sintesi delle sue stesse parole: “...con l'inizio delle ostilità tra la Germania e la Russia, questa popolazione, che si sente slava, si è sentita solidale con la Russia. Da allora tutte le speranze ottimistiche tramontarono. Ci si domanda se la nostra politica fu saggia: Si può dire che fu ingenua. Anche nella Slovenia tedesca le cose non vanno bene. Io penso che sia meglio passare dalla maniera dolce a quella forte piuttosto che essere obbligati all'inverso. Si ha in questo secondo caso la frattura del prestigio. Non temo le parole. Sono convinto che al «terrore» dei partigiani si deve rispondere con il ferro e con il fuoco. Deve cessare il luogo comune che dipinge gli italiani come sentimentali incapaci di essere duri quando occorre. Questa tradizione di leggiadria e tenerezza soverchia va interrotta. Come avete detto [riferito al generale Roatta], è incominciato un nuovo ciclo che fa vedere gli italiani come gente disposta a tutto, per il bene del paese e il prestigio delle forze armate. [...] Non vi preoccupate del disagio economico della popolazione. Lo ha voluto! Ne sconti le conseguenze [...] Non sarei alieno dal trasferimento di masse di popolazioni [...] Considerate senza discriminazioni i comunisti: sloveni o croati, se comunisti vanno trattati allo stesso modo. Le truppe adottino la tattica dei partigiani". (31 luglio 1942 - quindi prima che le Foibe entrassero nella storia - rif. 3) 

"Lo hanno voluto...", sostiene il Duce, ma a me risulta che la Jugoslavia si era posta con neutralità alla guerra e quanto ai comunisti, questi erano in minoranza nel articolato mondo jugoslavo precedente agli eventi bellici… E’ stato l’attacco militare dell’Asse a favorire il loro germogliare e la loro ascesa. Non solo, nel discorso di Mussolini emerge che “...Non sarei alieno dal trasferimento di masse di popolazioni…” e nascono così i campi di concentramento, uno dei quali fu situato, nell’ignoranza di praticamente tutti i trevigiani, a poche centinaia di metri da dove vivo: a Monigo (rif. 4 e 5). 

Il campo di concentramento per i deportati jugoslavi più brutale era però quello sito nell'isola di Arbe (Rab in lingua locale) ecco come venne descritto: “...nei campi di concentramento la vita è davvero grama e fiacca il corpo e lo spirito. Particolarmente nel campo di Arbe, le condizioni di alloggiamento e del vitto sono quasi inumane: viene riferito che frequenti sono i casi di morte, gravi e frequentissime le malattie" e inoltre richiamano "vari casi di decesso provocati dalla scarsità del vitto e da malattie epidemiche diffusisi per deficienza di misure sanitarie”. D'altra parte la logica dei gerarchi fascisti era la seguente (Generale Gambara, 17 dicembre 1942): “Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d'ingrassamento. L'individuo malato sta tranquillo [...] Le condizioni da deperimento dei liberati di Arbe sono veramente notevoli - ma Supersloda da tempo sta migliorando le condizioni del campo. C'è da ritenere che l'inconveniente sia praticamente eliminato”. Il Generale Roatta (relativamente ai campi di concentramento in un vertice tenuto a Fiume, il 23 maggio 1942 afferma che: “Anche il Duce ha detto di ricordarsi che la miglior situazione si fa quando il nemico è morto. Occorre quindi poter disporre di numerosi ostaggi e di applicare la fucilazione tutte le volte che ciò sia necessario[...]. Il Duce concorda nel concetto di internare molta gente - anche 20-30000 persone”. 

I campi di concentramento non nascono, volutamente, come campi di ristoro, appare chiaro: lì si muore e i deportati non hanno commesso crimini di sorta se non il torto di essere stati invasi in una guerra che loro, i jugoslavi, non volevano. E entriamo nel tema del conflitto proponendo alcune testimonianze dirette, che sono forse le più interessanti. Un soldato italiano in una lettera inviata a casa il 1º luglio 1942 scrisse: “Abbiamo distrutto tutto da cima a fondo senza risparmiare gli innocenti. Uccidiamo intere famiglie ogni sera, picchiandoli a morte o sparando contro di loro. Se cercano soltanto di muoversi tiriamo senza pietà e chi muore muore”. Un altro scrisse: “Noi abbiamo l'ordine di uccidere tutti e di incendiare tutto quel che incontriamo sul nostro cammino, di modo che contiamo di finirla rapidamente” . Ancora: “... purtroppo non mancarono episodi di brutalità da parte di singoli nostri soldati. In località Pjesivci, alcuni militari della Taro stuprarono due ragazze - Milka Nikcevic e Djuka Stirkovic - per poi ammazzarle sparando loro al seno. Un'altra donna, Petraia Radojcic, fu bruciata viva nella sua casa. A Dolovi Stubicki furono massacrati dieci anziani, uomini e donne. Per aver dato ausilio ai ribelli le popolazioni dei villaggi della Pjesivica furono punite con la requisizione di oltre 1 000 pecore e capre e di 50 bovini”. Altra testimonianza: “...un mio caporale che era andato al seguito di queste colonne, mi narrò al suo ritorno - ed io lo redarguii aspramente - che avevano appiccato il fuoco ad una casupola dalla quale erano stati sparati dei colpi d'arma da fuoco. Non si erano fidati di entrare temendo di trovarvi dei partigiani; invece dentro c'erano due donne anziane e ammalate che non avevano potuto mettersi in salvo e furono arse vive”.

D’altra parte ecco quali erano le direttive COMANDO SUPERIORE FF.AA. SLOVENIA E DALMAZIA – 2^ ARMATA - CIRCOLARE N. 3 C del 1º marzo 1942 :P.M. 10, lì 1º dicembre 1942 – XXI°: Varianti di dettaglio - Premessa - Punto VI°: Alle offese dell'avversario si deve reagire prontamente e nella forma più decisa e massiccia possibile. Il trattamento da fare ai partigiani non deve essere sintetizzato nella formula «dente per dente» ma bensì da quella «testa per dente» [...] Parte seconda – Capitolo II° - Misure precauzionali nei confronti della popolazione: 15) [...] i Comandi di Grandi Unità possono provvedere: 15 a) ad internare [...] se occorre intere popolazioni di villaggi; 15 b) a fermare ostaggi tratti ordinariamente dalla parte sospetta della popolazione; [...] 15 c) a considerare corresponsabili dei sabotaggi, in genere, gli abitanti di case prossime al luogo in cui essi vengono compiuti; 16) Gli ostaggi [...] possono esser chiamati a rispondere colla loro vita di aggressioni proditorie a militari e funzionari italiani [...] nel caso che non vengano identificati [...] i colpevoli."
In due riservatissime lettere personali del 30 luglio e del 31 agosto 1942 indirizzate ad Emilio Grazioli il Commissario Civile del Distretto di Longanatico (Logatec, in sloveno) Umberto Rosin ha esternato le seguenti considerazioni: “Si procede ad arresti, ad incendi, [...] fucilazioni in massa fatte a casaccio e incendi dei paesi fatti per il solo gusto di distruggere [...] La frase «gli italiani sono diventati peggiori dei tedeschi», che si sente mormorare dappertutto, compendia i sentimenti degli sloveni verso di noi”.

Che spirito avessero gli italiani in terra jugoslava, appare ora più chiaro al lettore, la domanda da porsi è: ma il Generale partigiano Tito, che percezione aveva della cosa? Utile è questa testimonianza tratta dal suo diario: «Le brutali rappresaglie degli italiani (l'incendio di 23 case e l'uccisione di circa 120 abitanti di Vlaka, Jabuka, Babina e Mihailovici e altri villaggi sulla sponda del Lim, nonché le successive commesse a Drenavo) suscitarono in noi e nei nostri combattenti un cupo furore…” 

Il quadro per il lettore appare ora assai chiaro: la situazione jugoslava era di guerra, una guerra non voluta dai nostri vicini, provocata da scelte del Duce e che il regio esercito portò avanti seguendo delle direttive ben precise impregnate sulla violenza e sulla ferocia. Un ultimo dato devo riportare per entrare a chiudere la questione foibe… le parole sono quelle del Generale Orlando: “[...] è necessario eliminare: tutti i maestri elementari, tutti gli impiegati comunali e pubblici in genere (A.C., Questura, Tribunale, Finanza ecc.), tutti i medici, i farmacisti, gli avvocati, i giornalisti, [...] i parroci, [...] gli operai, [...] gli ex-militari italiani, che si sono trasferiti dalla Venezia Giulia dopo la data suddetta. la ragione di ciò è semplice, si vuole attuare una sistematica repressione contro gli intellettuali (docenti e studenti dall'università alle scuole inferiori) che sono considerati terreno fertile per il movimento partigiano jugoslavo".

Foibe, fori naturali sul roccioso territorio carsico, sinonimo di stragi, nell’immaginario collettivo. La ragione è semplice, ad un certo punto i partigiani di Tito prendono il sopravvento e reagiscono da par loro alle violenze subite. Una precisazione va scritta: i nazisti che volevano eliminare i responsabili dei loro campi di sterminio, inviarono questi scomodi testimoni, proprio nel confine jugoslavo perchè sapevano che i titini non facevano prigionieri. E quidi appiccare il fuoco lamentandosi che questo brucia, pare a me assai stupido. La questione però è anche più articolata ed ancora una volta preziosa è la già citata conferenza di Raoul Pupo che ci spiega chi fosse destinato a quelle fosse. Certo, essere italiano era un punto di partenza molto negativo se venivi preso dai partigiani jugoslavi, e se poi eri fascista, inutile negarlo, non avevi speranza alcuna. E però qui c’è la precisazione di cui Pupo ci informa… per i partigiani comunisti, era importante stabilire chi fosse un loro nemico, e se i militari fascisti erano nemici, al pari di molti italiani, poteva esserci chi loro nemico non era: gli italiani simpatizzanti comunisti, ad esempio. Gli operai che potevano tornare utili alla causa comunista jugoslava. Ci dice Pupo che i partigiani di Tito nelle foibe andarono a infilare anche loro concittadini che rappresentavano un ostacolo per l’ascesa del comunismo… se in Unione Sovietica il comunismo si andava imponendo attraverso epurazioni più o meno mirate (i kulaki, gli intellettuali e via discorrendo) lo stesso avveniva anche nella Jugoslavia di Tito e la cosa, ecco l’importanza dell’ultima precisazione, non deve stupire. Gli italiani avevano precedentemente fatto lo stesso cercando di eliminare con mirata precisione coloro che parevano affini all’ideologia comunista. 

E quindi? E quindi la questione "foibe" vede oltre che un conflitto Italia/Jugoslavia anche un conflitto ideologico, e sarà così anche negli anni a seguire, pur se non voglio approfondire questo punto. Chiuderei con la testimonianza di Giovanni Radeticchio un infoibato che miracolosamente si salvò: “...dopo giorni di dura prigionia, durante i quali fummo spesso selvaggiamente percossi e patimmo la fame, una mattina, prima dell'alba, sentii uno dei nostri aguzzini dire agli altri "facciamo presto, perché si parte subito". Infatti poco dopo fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 k. Fummo sospinti verso l'orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c'impose di seguirne l'esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15 sino la superficie dell'acqua che stagnava sul fondo. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole "un'altra volta li butteremo di qua, è più comodo", pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott'acqua schiacciandomi con la pressione dell'aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutive, celato in una buca. Tornato nascostamente al mio paese, per tema di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola. E solo allora potei dire di essere veramente salvo”.

Conclusione: le foibe vanno inserite nella più ampia vicenda della guerra che si disputò nel territorio Jugoslavo, dove non vanno solo contati i morti di coloro che vennero gettati nelle cavità carsiche, ma anche gli altri morti che generarono e motivarono le azioni dei partigiani jugoslavi. A tal riguardo può essere interessante notare come gli abitanti del Regno di Jugoslavia, fosse di 15 milioni e 400 mila abitanti all'inizio del conflitto (rif. 6) quando le stime delle perdite per Milovan Đilas sarebbero di circa 1,7-1,8 milioni di persone; questo dato comprenderebbe tutte le perdite, comprese le vittime della guerra civile e delle repressioni comuniste immediatamente dopo la fine del conflitto (rif. 7) 

A spanne quindi 11 jugoslavi ogni 100 persero la vita per una scelta che fu loro imposta dall’esterno, dove il Duce, ha le sue responsabilità. (vedi nota) 

Gli italiani, per contro, erano 43,8 milioni di persone ad inizio conflitto e videro secondo questa fonte (rif. 6) perdere 443 mila italiani. Chi generò il conflitto in Jugoslavia perse circa l’uno per cento della propria popolazione. Siamo partiti parlando del giorno del ricordo, di come “i morti son tutti uguali” e di come le foibe furono un “massacro” di italiani innocenti… la mia ricostruzione, che non è certo un documento storico, infatti si basa principalmente su quanto asserito da Wikipedia, vuol essere solo una personale ricerca, che però smonta la narrazione che “i morti son tutti uguali” e va contro l’idea che “gli italiani sono brava gente”. Ritengo queste considerazioni particolarmente interessanti nei tempi in cui la retorica del "C'è un invasore ed un invaso", e mi riferisco all'attuale conflitto in Ucraina. Rimando al video di Raoul Pupo per approfondimenti più “certosini” e mi scuso se non ho approfondito il problema dei giuliano dalmati sballottati a milioni di qua e di là del confine. Già così la mia ricostruzione risulta lunga e rende l’idea della complessità della questione.
Almeno così spero risulti al lettore.

Mirco Venzo, Treviso 31/03/2023 qzone.it

Nota: queste cifre sono state recuperate in rete dal sottoscritto e non vogliono essere esaustive. Tuttavia mi pareva interessante valutare cosa significasse in proporzione per italiani e jugoslavi l'adesione al conflitto. Il lettore prenda quindi con le pinze questi dati. Preciso che i numeri dei morti ta gli italiani mi parevano eccessivamente bassi, e così sono andato a vedere quanti fossero deceduti nella campagna di Russia... la cifra che ho raccolto parla di 95.000 deceduti cui vanno aggiunti i prigionieri, molti dei quali morirono dove furono rinchiusi per fame e freddo. Ho il sospetto quindi che qualcosa non torna sui numeri della fonte recuperata. Vedrò di correggere il dato se mai troverò qualcosa che mi pare più credibile. Wikipedia (rif. 8) rimane a grandi numeri su queste cifre, la percentuale di morti in Jugoslavia è del 7,79% (più bassa rispetto ai numeri conteggiati da Milovan Đilas) contro quella italiana stimata in un 1,07% rapportndo le vittime complessive con la popolazione stimata a prima del conflitto. Approffitto per spiegare il titolo: come avrete compreso la questione "foibe" assai banalizzata dalle recenti commemorazioni, è parecchio articolata e si basa anche su dati e testimonianze assai divergenti. Ho svolto una mia ricerca che qui condivido, ma lungi da me asserire che è questa inopugnabile... E' solo quanto, al momento, ho raccolto su questo tema.

rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=UllGKRVZi4Q
rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Campagna_italiana_di_Grecia
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Crimini_di_guerra_italiani#Occupazione_del_Regno_di_Jugoslavia
rif. 4 https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Monigo
rif. 5 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/403-francesca-meneghetti-e-l-oblio
rif. 6 https://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_jugoslavo_(1941-1945)
rif. 7 https://www.documentazione.info/numero-delle-vittime-della-ii-guerra-mondiale
rif. 8 https://it.wikipedia.org/wiki/Vittime_della_seconda_guerra_mondiale

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