
Stamane su facebook mi son imbattuto in un ragionamento che merita di essere rilanciato anche nel nostro blog. Noi, in qualità di italiani, dovremmo avere più chiaro di altri il concetto di mafia, e questa conoscenza dovrebbe favorire il sospetto, l'idea, che il mondo si muove su complotti che chi li pone in essere non pensa di rendere pubblici. Dirò di più: gli italiani interessati alla storia contemporanea dovrebbero aver dimestichezza con fatti quali, l'assasinio di Enrico Mattei, le stragi quale quella di Piazza Fontana, alcune perplessità sul omicidio di Aldo Moro e per ultimo cito l'abattimento dell'aereo nel mare di Ustica. Ma torniamo al origine del ragionamento: la mafia... su cosa si basa la mafia? Sul concetto di omertà, e qui cedo la parola al post di stamane ideato e scritto da Elia Mercanzin:
The Big Lebowski che in italia è presentato come Il grande Lebowski è un film del 1998 scritto e diretto da Joel ed Ethan Coen. (rif. 1). Si è scritto molto su questa pellicola che è poi diventata un “cult” (rif. 2); posso quindi recensirla scegliendo due strade contrapposte, o inizio a dettagliare, e sarebbe un operazione lunghissima, o sintetizzo, e proprio verso questa seconda direzione mi vado ad incamminare. Si tratta di un film grottesco, e lo spettatore dopo la seconda scena, (già se arriva alla terza credo sia ormai impigliato nella rete del film e sarà costretto arrivare alla fine), deciderà se seguire dove si sta andando a parare, o se si tratta di una “boiata pazzesca”!
La mostra fotografica dell’associazione Inquadra, fruibile gratuitamente sino al 24 settembre (vedi nota) in Palazzo Sarcinelli Conegliano, quest’anno ha titolo Io abito qui. La prima frase che si legge entrando alla mostra è: Un abbraccio è un posto perfetto in cui abitare. Questa frase aiuta a comprendere che taglio hanno dato il tutor fotografico Silvia Pasquetto e il curatore della mostra, Andrea Armellin, agli artisti; uno spezzone della presentazione conferma l’intuizione: “[...] Abitare è trattenersi, indugiare, restare… Riposare. Qual è il nostro rapporto con la nostra dimora? E prima ancora qual è la nostra dimora? La nostra camera? La nostra casa? Il nostro quartiere? Oppure è il nostro corpo stesso? E se fosse che abitiamo le nostre abitudini? In fin dei conti siamo noi che rendiamo “casa” un luogo. [...]”
Il viaggio della sposa è una pellicola uscita nelle sale nel settembre del 1997 ed è il quarto film dell’attore pugliese Sergio Rubini in veste di regista; per l'occasione si è anche occupato della sceneggiatura coadiuvato da Filippo Ascione, Umberto Marino e Raffaele Nigro. La trama è semplice, la nobile Porzia Colonna (interpretata dall'esordiente Giovanna Mezzogiorno) deve essere scortata dal convento di Atri, in Abruzzo, per raggiungere un abitato pugliese, dove si dovrà sposare con un nobile. Bortolo (interpretato dallo stesso Sergio Rubini) è l’unico della scorta a salvarsi con la ragazza da un attacco dei briganti, ciò nonostante i due proseguono il viaggio tra svariate avventure sino a raggiungere il
Leggo dal sito Prima Pagina News (rif. 1) un articolo del 14 Agosto 2023 dove il regista Enrico Vanzina esterna delle dichiarazioni importanti; non sono riuscito a recuperare la fonte originale con il nome di chi quelle frasi ha riportato, anche se più testate riprendono quell'intervista che devo quindi ritenere fondata (vedi nota). Procedo pertanto con le mie riflessioni che traggono spunto dalle pesanti affermazioni di questo uomo di spettacolo che crea cultura nelle quali egli ha affermato: “Se fossi ministro metterei qualche lezione in meno sui Promessi Sposi e una volta alla settimana la proiezione di un film di commedia all'italiana per capire
Elisabetta (Betty) Perrone, una fotografa trevigiana, espone sino al 30 settembre 2023 il suo lavoro Fine stagione nella sala superiore della pizzeria Da Spillo nel cuore di piazza del grano a Treviso. Le foto sono balneari, tutte catturate nella riviera adriatica, ma non nella costa veneta o romagnola, come ci si potrebbe aspettare, bensì da Trieste puntando verso Zara, spostandosi nella costa istriana. Questo rende i paesaggi particolari per chi come me ha più familiarità con le già citate coste italiane; oltre a ciò la caratteristica di tutti gli scatti è che risalgono ad ottobre dello scorso anno, sono pertanto foto di fine stagione.
Salvatore Samperi mi era piaciuto in due precedenti film: Malizia (rif. 2) e Peccato veniale, (rif. 3) la Antonelli era presente, e così mi son detto perchè non visionare questa pellicola del 1981? (rif. 1). Detto, fatto …e ora anche recensito! Già la prima scena osservata (ho individuato il canale con ritardo rispetto ai titoli di testa) il film mi aveva sorpreso con sentore di sospetto: durante la celebrazione del matrimonio due sposi dopo il “sì” anziche il consueto bacio di rito avevano iniziato a pomiciare a piena bocca (con tanto di trullo di lingua), costringendo il celebrante a
Vedo sempre più spesso nelle ore notturne film coreani, (Sud Corea, naturalmente) e l’altra sera mi sono fermato su Il dolce sesso e l’amore, pellicola del 2003 a regia Man-dae Bong. Del regista so nulla e chiedo venia se non cito i nomi dei protagonisti, per me questo è un problema, ciò non mi impedisce di rimanere colpito dai colori di questo film. In tutta la pellicola sempre la fotografia è curata e si tende a
La fotografa polacca naturalizzata italiana Monika Bulaj (rif. 1) espone a Trieste sino al 8 di ottobre 2023 - il costo massimo per visitare la mostra sono 8 euro, possibili riduzioni - il sito è a ridosso del porto. - rif 2 (orario e altri dettagli). La mostra di Trieste è risultata molto interessante e non solo per la qualità delle foto, tutte molto ben costruite, (dettagli e soggetti sempre ben collocati nell’immagine: Monika sa fotografare e si vede!) ma devo evidenziare il lavoro di ricerca che le accompagna!
Da appassionato di calcio e da sostenitore della Sampdoria di Vialli e Mancini, ho seguito con interesse le vicende dell'ormai ex tecnico della nazionale e i commenti ad esso relativi, arrivando a scoprire cose per me interessanti. Perché Roberto Mancini ha abbandonato un ruolo tanto prestigioso? Diamo lui la parola recuperando frasi proposte da La Repubblica: “...Si è mai visto un presidente federale che cambia lo staff di un CT? Gravina è da un anno che voleva rivoluzionarlo, io gli ho fatto capire che non poteva, che al massimo poteva inserire un paio di figure in più, ma che non poteva privarmi di due persone di un gruppo di lavoro che funzionava, che funziona e che ha vinto l’Europeo. Semmai sono io che potevo sostituire un membro dello staff. Sapete la verità? È da un po’ di tempo che lui pensava cose opposte alle mie…"
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