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20190418 VM Curva PhillipsQuesto che scriverò è un post sufficientemente tecnico, di economia, seppur banalizzato com'è mio stile per renderlo fruibile anche alla solita “Signora Maria” che di professione fa la casalinga naturalmente nei pressi di Voghera. Partiamo da Irving Fischer (New York 1867 – 1947 / Rif. 1) cui viene attribuita la formulazione della Teoria Quantitativa della Moneta. In effetti gli studi dell'economista americano si concentravano sul saggio d'interesse, dipendnte dalle variabili di cui narrerò sotto, ma la formula sintetica di quanto Fischer affermò, ci tornerà molto utile per comprendere un po' l'economia. La formula semplificata di questa teoria afferma che M x V = Q x P

 

Per la Maria: la quantità di moneta moltiplicata la velocità con cui circola, determina la quantità di beni e servizi in circolazione ed il prezzo degli stessi. Analizzo la prima parte dell'equazione. Se io nel mio sistema economico ho un foglio di mille che gira una volta all'anno, avrò un valore mille. (1.000 x 1 = 1000!) se io quel foglio da mille lo faccio girare 10 volte, perché gli operatori del sistema se lo scambiano con quella frequenza, avrò come valore dell'equazione diecimila (1.000 x 10 = 10.000!). Questo foglio da mille (ovvero il denaro) perché gira in un sistema economico? Gira per produrre ricchezza, quel foglio attiverà il calzolaio che pur di averlo realizzerà delle scarpe, o attiverà il panettiere che pur di averlo produrrà pane. Non fai girare il foglio, il calzolaio non produrrà scarpe (ovvero non produrrà ricchezza) ed il panettiere non produrrà pane...

Ci è ora chiaro la seconda parte dell'equazione, che cosa significa quel Q per P... la Q è la quantità dei beni e servizi prodotti nel sistema, e P è il loro prezzo. Se il mio sistema economico produce solo un oggetto, e la velocità di circolazione della moneta fosse pari ad uno, va da se che la quantità di moneta che la Banca Centrale inserisce nel sistema, determina il prezzo di quel unico bene. 

X x 1 = 1 x P

Banalizzo per la casalinga, il livello dei prezzi, è determinato dalla quantità di moneta che viene inserita nel sistema economico! Se stampo tanta moneta e la metto nel sistema economico, i prezzi salgono, se la riduco i prezzi scendono. La casalinga l'abbiamo sistemata, e possiamo ora dialogare con uno studente, o un curioso di economia... A no, devo prima spiegare alla casalinga cosa c'entra il pescatore... Fischer, cui si attribuisce la formuletta sopra banalizzata, in inglese significa “pescatore”.

E veniamo allo studente per precisare che l'equazione di Fischer è stata banalizzata, e, in effetti, “il pescatore” era preoccupato soprattutto di comprendere il valore dei saggi d'interessi, di cui in questo momento non voglio trattare, ma che lo studente ha già compreso sono in stretta correlazione con la quantità di moneta presente nel sistema. A me ora interessa comprendere cosa diceva circa le due variabili che abbiamo tenuto ferme: la velocità di circolazione (V nella nostra equazione) e Q che è la quantità di beni e servizi prodotti...

Lui partiva dall'assunto che la velocità di circolazione dipende dalle abitudini degli operatori del sistema, quindi nel breve periodo rimane stabile, (vero questo assunto la parte sinistra dell'equazione vede una M che può variare, ed è determinata dalla Banca Centrale, ed una V che rimane fissa), essendo lui un economista classico dava per scontato che il sistema fosse in piena occupazione, ovvero che la quantità di beni e servizi prodotti fosse sempre al suo massimo. Ipotizzando vera questa affermazione anche la parte destra dell'equazione ha una voce stabile ed è la quantità dei beni e dei servizi prodotti (la Q).

A questo punto appare chiaro che chi manovra la quantità di moneta, di fatto, influenza anche il livello dei prezzi. Quindi se io nel sistema economico “Europa” immetto moneta per valore 100 avrò un livello di prezzi, ma se stampo il doppio, e metto quella moneta in circolazione, il livello dei prezzi raddoppia, dimezzando il valore di quanto io ho prodotto. Ecco perché alcuni sostengono che l'inflazione impoverisce le classi meno abbienti, tu hai poche cose, ad esempio solo una casa, e un'operazione scriteriata della banca centrale di fa dimezzare il valore di quella casa. La moneta stampata (e la sua velocità di circolazione) è determinante per stabilire il prezzo (valore) delle cose, dei beni e servizi prodotti!

Ripeto, la quantità di moneta in circolazione determina il livello dei prezzi di quanto è prodotto nel nostro sistema se la velocità di circolazione è una costante e, secondo postulato che Fischer affermava, se siamo in piena occupazione. E' vero che il sistema “Europa” sta producendo il massimo possibile e che quindi un aumento di quantità di moneta si traduce in un sistematico e proporzionale aumento dei prezzi di quanto prodotto? Risposta: NO! Se in Italia è vero (com'è vero) che ci sono 5 milioni di disoccupati (rif. 2) significa che non c'è lavoro per tutti, e significa che i beni e i servizi prodotti potrebbero essere superiori.

Che succede quindi se io aumento la quantità di moneta nel mio sistema (fermo restando la velocità di circolazione)? Succede che aumenta il valore di Q, ovvero aumenta la quantità dei beni e dei servizi prodotti dal sistema, in altre parole significa che produco più ricchezza. reale. Ma per produrre più beni e servizi necessito di più lavoratori e quindi io di fatto creo anche occupazione. Abbiamo discusso molto della formula semplificata attribuita ad Irving Fischer ed abbiamo visto che la quantità di moneta in qualche modo ha a che fare sia con il livello dei prezzi, dei vari prodotti (ovvero con l'inflazione che, è bene chiarirlo è la variazione che tale livello ha in due diversi periodi di tempo, ma non approfondirò ora la cosa), sia con l'occupazione che per Fischer, essendo lui un economista di stampo classico, era un problema inesistente perché il sistema automaticamente si indirizza sempre verso la piena occupazione (altrimenti detto il sistema cerca sempre di occupare tutti coloro che han voglia di lavorare).

 

A questo punto direi di lasciare al suo destino il “pescatore” per interessarci di un neozelandese, un certo Alban William Phillips (1914 – 1975 Rif. 3). Phillips si occupò della relazione esistente tra il livello di disoccupazione di un sistema e il livello dei salari dei lavoratori. Se in un sistema in un certo momento (chiamiamolo tempo T 1) abbiamo un certo tasso di occupazione (e di converso un certo livello di disoccupazione. Chiariamo questo dettaglio, in un sistema ci sono 100 persone disposte a lavorare, ma solo 80 che trovano lavoro possiamo descrivere la cosa dicendo che abbiamo un'occupazione pari all'80% o possiamo affermare che il tasso di disoccupazione è del 20%! L'occupazione e la disoccupazione solo due faccie della stessa medaglia, e parlare di una significa anche parlare dell'altra).

Ritorniamo al tempo T 1 dove un certo numero di lavoratori è occupato ad un certo livello di salari. Che cosa accade, studia Phillips, se alziamo o abbassiamo il livello dell'occupazione ai nostri salari in un tempo T 2? Phillips si concentrò quindi su che relazione si va a creare tra il livello dei salari e il livello della disoccupazione (o quello dell'occupazione). W. Phillips stabilì che tanto più alto è il tasso di disoccupazione, tanto più basso è il livello dei salari. La spiegazione per cui ciò accade è legata alla legge di domanda e di offerta: Tanto più c'è gente disoccupata in giro, tanto più sarà facile per chi acquista il lavoro (per i datori di lavoro) imporre condizioni di lavoro poco remunerate. Non vuoi fare quel lavoro a questo salario? Poco male, offro quel salario a chi è disoccupato (ne ho tanti fuori dalla porta che vogliono lavorare a queste condizioni) e tu rimani a casa. Se però io ho bisogno di lavoratori, ma in giro ci sono pochi disoccupati, per invogliare qualcuno a pulire i bagni della mia azienda o a occuparsi di mia suocera che è incontinente, devo pagare salari più elevati.

Phillips semplicemente ha graficamente, mediante una curava (quella che vedete a corredo di questo post) dato evidenza a questo postulato economico. E però se il costo del lavoro (determinato dal livello dei salari) è la principale componente che determina il livello dei prezzi dei beni e dei servizi in un determinato sistema economico, economisti successivi a Phillips andranno ad affermare che tanto più c'è disoccupazione in un sistema economico, tanto meno c'è inflazione. Al contrario tanto meno c'è disoccupazione, tanto più i prezzi tendono a salire. Ora visto che il prezzo del lavoro si scarica sui prezzi dei beni, logica risulta l'affermazione di Robert Solow: “La società può permettersi un saggio di inflazione meno elevato o addirittura nullo, purché sia disposta a pagarne il prezzo in termini di disoccupazione”.

Sono arrivato alla fine e posso evidenziare alcune cose al lettore di questo volutamente lungo post, che ritengo molto importante. Fischer ci diceva che la quantità di moneta determina e il livello dei prezzi (inflazione) e la quantità di ricchezza prodotta dal sistema, che noi sappiamo essere correlata all'occupazione. Fischer ipotizzando che il sistema fosse in piena occupazione sosteneva che iniettando una maggior quantità di moneta nel sistema questa avrebbe comportato un aumento dei prezzi (generando inflazione) e non un aumento della produzione (e quindi della ricchezza e dell'occupazione). Se però riteniamo che NON vi sia piena occupazione va da se che modificando la quantità di moneta, è un'equazione, quindi è una cosa matematica, andiamo a incidere ANCHE sulla ricchezza di un paese e sulla sua occupazione!

La curva di Phillips ci dice che il livello dei prezzi aumenta solo se c'è poca disoccupazione, completando quanto sopra appena precisato. Se oggi in Europa c'è una diffusa disoccupazione, la BCE potrebbe usando apposite manovre monetarie, alleviare questo problema. Ho finito di parlare di economia per parlare ora di politica. Oggi in tutta Europa, a stabilire quanta moneta debba circolare nel sistema è la BCE, che non risponde a nessun elettorato. E però per quanto sopra scritto, abbiamo visto che muovere le leve del denaro significa anche decidere il livello della disoccupazione che a sua volta è correlata al livello dell'inflazione. I trattati europei dicono che la priorità dev'essere la stabilità dei prezzi.

Fabio Dragoni (rif. 2) afferma che il tasso di disoccupazione ritenuto accettabile per l'Italia, ad opinione dei burocrati europei, è del 9,1%. Ci stiamo avvicinando alle elezioni europee e crescono coloro i quali affermano la Comunità Europea essere una iattura, questa tesi è soprattutto sostenuta da chi politicamente si colloca a “destra”. La sinistra, tranne rare eccezioni (Rif. 4) afferma che i problemi sociali del continente si possono risolvere con un “più Europa”, riconoscendo maggiori poteri a chi tira la fila e nella BCE e nella Commissione Europea.

Tutti noi sappiamo che il Parlamento Europeo non conta assolutamente nulla e nulla può decidere nelle scelte economico, monetarie, e politiche del continente. Chi è riuscito a seguirmi nel articolo sopra esposto ora sa che le leve monetarie sono determinanti e nello stabilire il livello di inflazione, e nel determinare le scelte occupazionali e produttive del sistema. Cari lettori, e cara signora Maria di Voghera... a lei, alla luce di quanto sopra, districarsi nel panorama di scelte politiche. Ultima considerazione, avere le leve per determinare la politica da seguire, non significa che chi gestisce quelle leve lo faccia bene o male... voglio dire io posso darti il volante per condurre l'auto, ma poi è chi guida a stabilire se viaggiare piano o veloce, e soprattutto a scegliere un itinerario o un altro...

A me basta sia chiaro che oggi in Europa il percorso è stabilito da nessuno che debba rispondere all'elettorato, sono loro però che determinano e la politica monetaria, e quella fiscale. Ah... è rimasto in sospeso il tema dell'amante dei cavalli... che cosa c'entra? Filippo deriva dal greco Philos (amico, amante) e Hippos (cavallo). Filippo significa quindi colui che ama i cavalli...

Mi si dirà: “Ma è una cavolata, Phillips e Filippo mica sono due cose da correlare...!” Lo so, d'altra parte anche affiancare la pesca a Fischer lo è stato, ma tra una cavolata e l'altra chi ha terminato l'articolo ora sa come si traduce pescatore in inglese, che cosa significa Filippo, conosce la teoria quantitativa della moneta e sa che relazione c'è tra disoccupazione e inflazione. Sa pure che gestire la moneta in un sistema è operazione determinante per il benessere e la ricchezza di chi in quel sistema ci vive e sa che oggi, in Europa, nessun politico da noi eletto può agire su queste variabili. Sono queste tutte cavolate...??? Al lettore decidere!

Mirco Venzo, Treviso 10/04/2019 #qzone.it

Nella foto la curva di Phillips estrapolata dal mio testo di macroeconomia (il Rudiger Dornbusch / Stanley Fisher che non è quello della curva)

Rif. 1 http://www.dirittoeconomia.net/economia/moneta/teoria_quantitativa_moneta.htm

Rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-economy/538-i-numeri-di-fabio-dragoni

Rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Curva_di_Phillips

Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/410-marco-rizzo-proposte

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