
Ieri sera al TRA è stato ospite, seppur attraverso una video conferenza, l’artista di fama internazionale Emilio Isgrò. L’artista ha introdotto un breve filmato, poi visionato da noi spettatori, che parlava della sua vita e delle sue opere. L’attività artistica di Emilio Isgrò nasce nel triveneto quando doveva correggere uno scritto di Giovanni Comisso e si accorse che in quest’opera di “adeguamento” aveva cancellato gran parte di quanto aveva scritto l’autore. Capì in quella situazione che la cancellazione ha una sua importanza e iniziò a produrre cancellazioni.
Tra le sue opere che più fecero scalpore, vi è la cancellazione della Treccani (la più importante enciclopedia italiana) ed il film “La Jena più ne ha e più ne vuole” (1970) dove la cancellazione è stata fatta anche sui fotogrammi del film che quindi risulta inguardabile agli occhi dello spettatore e dove a raccontarci qualcosa della pellicola è la stessa attrice protagonista, l’avvenente Paola Pitagora. Sempre se non ricordo male, alla fine il film non è stato fatto, restano credo i titoli di inizio…
Quando Isgrò cancella qualcosa, agli occhi di chi si pone di fronte all’opera, rimane nulla e lo sconcerto provato dallo scrivente, e mi sento di affermare di gran parte della platea presente al TRA (Treviso Ricerca Arte), è grande. Riporto alla rinfusa alcune frasi che mi sono appuntato, spero con sufficiente precisione, pronunciate dall’artista a beneficio del lettore, senza poter però riuscire io a ricondurle ad un filo logico. “L’arte prescrittiva, quella che ti dice che cosa devi fare, non serve…” – “L’artista non è solo un artigiano, ma dal rinascimento in poi è soprattutto un pensatore… Michelangelo, Leonardo ne sono un esempio” – “L’artista vuole rappresentare la vita. Non sono io contraddittorio, ma è la vita ad esserlo”! Una frase colta al volo in uscita dalla sala può sintetizzare un pensiero probabilmente diffuso fu “… par mi i xe drio torme par el …(cancello io la parola chiaramente proferita da questa anonima spettatrice)!”
Mirco Venzo
Foto di Giorgio Grassato
