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2016.04.19 VM Femen

 

Civico 8, una associazione sociale e culturale ha dato ieri la parola a Massimo Ceresa per presentare il suo ultimo libro “Femen – Inna e le streghe senza dio”. Il libro nasce, ci spiega l’autore, causa le frequenti domande che il pubblico gli rivolgeva quando parlava delle “Pussy Riot” confondendo i differenti movimenti. Massimo ha iniziato quindi a raccogliere informazioni su Femen per poter meglio rispondere alle curiosità dei suoi interlocutori sino ad appassionarsi lui stesso al fenomeno e passo dopo passo ne è nato questo libro. Pussy (che in inglese vuol dire micio, ma che è un termine utilizzato anche per indicare la parte del corpo femminile più amata dal mondo maschile) è affiancato alla parola riot, che in russo significa rivolta.

E’ questo un movimento artistico russo, che ha differenti anime nel suo interno. Produce soprattutto musica punk, anche se non disdegna altre performance di stampo artistico anche con contenuti di critica politica/sociali. “Femen” per contro è di origine ucraina, e già la diversa nazionalità segnala una differenza sostanziale, oggi che scrivo i due paesi sono in guerra tra loro, e le ragazze che fan parte di questo movimento non svolgono opera artistica ma hanno un dichiarato obiettivo sociale e politico in senso lato, su espressa domanda di Ceresa la loro leader affermava che al momento non sono preparate per creare un partito: vogliono "incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina".

Le fondatrici di questo movimento ucraino volevano ribellarsi, ci spiegava ieri sera Ceresa, al fatto che la donna aveva come ambizione lo sposarsi per uscire dalla famiglia. Spesso la relazione vedeva nascere un figlio con un compagno che poco dopo doveva lasciare. Cercava quindi un altro compagno con cui si univa e magari faceva un secondo figlio. Non era rara la situazione in cui la donna doveva poi mantenere tutta questa prole, e talvolta pure uno dei maschi adulti. Ecco che sotto questa pressione, dalla campagna, molte giovani ucraine si spostavano verso le grandi città, dove inesorabilmente sono risucchiate dal vortice della prostituzione, unica soluzione che vien loro prospettata per far quadrare il cerchio. Questo è quanto si era verificato a molte delle loro compagne di scuola e a questo stato di cose loro si stanno ribellando “Femen”. Difesa dell’aborto quindi, con conseguente attacco alla religione istituzionalizzata sia essa l’islam, la Cattolica o l’Ortodossa responsabile di un pensiero maschilista che limita le possibilità delle donne. Per portare avanti le loro rivendicazioni “Femen” usano in modo provocatorio il proprio corpo e le loro esibizioni che di solito creano scandalo, sono perpetuate a seno scoperto dove spesso scritti vi sono slogan di stampo blasfemo.
L’autore nel libro intervista alcune protagoniste del movimento facendo opera d’informazione quando non addirittura di contro informazione. Dalla sua ricerca risulta, infatti, che molte notizie che gravano a livello internazionale sul loro conto sono fasulle. Non sempre Massimo condivide le forti provocazioni di questo movimento femminista che a detta di molti rasenta la volgarità estrema, ma che sta diventando via via sempre più forte diffondendosi in varie zone del mondo. In particolare in alcuni paesi mussulmani dove le rivendicazioni delle attiviste locali possono creare ripercussioni tragiche per le protagoniste. Nella nostra penisola la principale “performance” è stato il furto del Gesù Bambino avvenuto nel presepe del Vaticano da Iana Aleksandrovna Azhdanova. L’azione naturalmente è stata realizzata da una ragazza straniera perché, cito: “le italiane non hanno palle”. Far parte di Femen è cosa tutt’altro che semplice e richiede una notevole forza di volontà, la pratica richiede esercizio fisico e mentale equiparabile a certe formazioni di stampo para militare.
Chi volesse conoscere una di queste protagoniste potrà venire a Vittorio Veneto il 12 maggio quando Massimo Ceresa intervisterà una di queste attiviste, (mi scuso ma al momento non conosco il luogo dell’incontro). Un ringraziamento devo esternarlo all’ospitalità della trattoria da Furlan di Tonon Emanuele che ha ospitato lo scrittore e ha offerto un ottimo prosecco accompagnato da ammiccanti stuzzichini. Tra i vini che si possono degustare in quel locale, vi è il “Surlì” che ho scoperto per merito di Claudio, un filosofo del vino che me l’ha consigliato.

Mirco Venzo, Santandrà 20/04/2016 #qzone

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