"Il Quoziente d’Intelligenza medio della popolazione mondiale è in continuo aumento (effetto Flynn); questo almeno dal secondo dopoguerra fino alla fine degli anni ’90. Da allora il QI è invece in diminuzione. È l’inversione dell’Effetto Flynn". (altrimenti detto Effetto Flynn inverso - rif. 1). Inizia così un post interessante recuperato su facebook nel sito di Eresia (rif. 2) autore di cui non sono riuscito ad individuare nome e cognome, spero pertanto non sia stato generato dalla I.A., perché oggi anche con questo ci si deve confrontare. Resta valida l’impostazione generale ed allora va precisato che - L'effetto Flynn (James Robert Flynn -Washington, 28 aprile 1934 – Dunedin, 11 dicembre 2020- è stato uno psicologo
statunitense naturalizzato neozelandese) consiste nell'aumento nel valore del quoziente intellettivo medio della popolazione nel corso degli anni, un fenomeno osservato da James R. Flynn. L'effetto è stato da lui rilevato in svariati paesi: per questo, è stato da lui ritenuto come indipendente dalla cultura di appartenenza. La scoperta di questo fenomeno avvenne negli anni ottanta del Novecento, a seguito della valutazione delle serie storiche dei paesi (più di una ventina) per i quali si disponeva di dati affidabili: Flynn osservò come, nel corso degli anni, il valore del quoziente intellettivo fosse aumentato in modo progressivo, con una crescita media di circa 3 punti per ogni decennio. La popolazione statunitense, ad esempio, ha guadagnato più di 13 punti dal 1938 al 1984. - rif. 2
Riprende così Eresia: "La tesi è ancora discussa e molti studi sono in corso da anni senza riuscire a placare il dibattito. Sembra che il livello d’intelligenza misurato dai test diminuisca nei Paesi più sviluppati. Molte possono essere le cause di questo fenomeno. Una di queste potrebbe essere l'impoverimento del linguaggio. Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l'impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso. La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.
La semplificazione dei tutorial, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono esempi di “colpi mortali” alla precisione e alla varietà dell'espressione. Solo un esempio: eliminare la parola "signorina" (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all'estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l'idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie. Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero. Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall'incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole. Senza parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile.
Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare. La storia è ricca di esempi e molti libri Georges Orwell - 1984; Ray Bradbury - Fahrenheit 451, hanno raccontato come tutti i regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole. E se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole. Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale? Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro? Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere, è realmente accaduto?
Cari genitori e insegnanti: facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più diverse. Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata. Perché in questo sforzo c'è la libertà. Coloro che affermano la necessità di: semplificare l'ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana. "Non c'è libertà senza necessità. Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza".
Christophe Clavé
Quando e carente il linguaggio per potere esprimere chiaramente il proprio pensiero, la propria opinione, le proprie emozioni, il proprio malessere, tutto il linguaggio non appare chiaro ed e' soggetto a essere frainteso, con gravi conseguenze che minano i nostri rapporti con gli altri, i quali sono alla base del nostro vivere come comunita' e come societa'. Quante liti, incomprensioni, sfociano in tragedie proprio perché il parlare viene frainteso o captato male? Condivido che conoscere bene la nostra lingua, aiuta la nostra mente a capire bene i concetti, che poi sono quelli che arricchiscono la nostra mente e nutrono i nostri pensieri".
Lo sconosciuto autore (o autrice), di cui avete appena letto la tesi, ritiene che l’impoverimento del linguaggio è una delle cause, tesi in vero già sostenuta a più riprese da un filosofo che seguo, Umberto Galimberti, il quale, peraltro, cita sempre uno studio del linguista Tullio De Mauro. A riguardo devo dire che la mia ricerca in rete per trovare la fonte originaria (il pensiero di De Mauro), mai ha trovato conferma, e non sono il solo, Giorgio Moretti (rif. 3) ha avuto lo stesso problema. Sia come sia non voglio porre dubbi su questa tesi, in vero interessante legata alla riduzione di parole nel vocabolario delle gente comune, ma interessante pare a me citare anche l’opinione della mia amica Cinzia (insegnante praticante) con cui dialogavo del più e del meno, la quale mi ha detto che gli studenti finlandesi erano ai vertici di molte gare internazionali su svariate aree: composizione di testi nella propria lingua madre, soluzione di compiti di matematica, etc etc.
Bene, la Finlandia è stata tra i primi paesi a spingere sull’uso delle moderne tecnologie a scuola. Tablet, introduzione dei PC e tutte quelle belle cose che l’Unione Europea ci esorta ad introdurre per essere “più moderni” anche nel nostro paese, e per le quali elargisce anche degli euro. Bene: dopo qualche lustro i finnici hanno rilevato che i loro studenti erano drasticamente scesi nelle classifiche dei succitati concorsi e han ritenuto che la causa fosse proprio legata all’uso della tecnologia nei sistemi di apprendimento/insegnamento. Conclusione Cinzia mi dice che hanno ridato spazio alla carta, alle penne ed ai libri in cellulosa. La fonte, ripeto è una chiacchierata con una mia amica che preferisce l'anonimato, ma il sunto del concetto è che la tecnologia (non da ultimo il cellulare) rincitrullisce. Anche questa potrebbe essere una, se non la principale causa, dell’effetto Flynn inverso. Da notare che questa chiacchierata oltre a fornire una chiave di interpretazione sarebbe anche una conferma di quanto affermato da Eresia.
Sono in chiusura, ho letto un articolo (è relativo al già citato rif. 1) che adduce anche ad altre cause su questo impoverimento culturale che pare colpire la società moderna, la famiglia disgregata, sistemi scolastici pubblici in decadimento, io citerei anche la televisione che da sempre più spazio a programmi spazzatura, (vedi rif. 5) ma pure le tesi di Bauman sulla società liquida (rif. 6) o le riflessioni suscitate dall'isolamento covid (rif. 7) possono essere tirate in ballo...Non mi dilungherò oltre: il tema è comunque stato posto sul tavolo.
Mirco Venzo, Treviso 16/04/2025 #qzone.it
La foto di copertina, recuperata in rete, si riferisce a James Robert Flynn.
rif. 1 https://www.santagostino.it/magazine-psiche/effetto-flynn-inverso/
rif. 2 post di Eresia su facebook datato 14/04/2025 h 17,07
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Flynn
rif. 4 https://www.fanpage.it/cultura/la-ricerca-di-tullio-de-mauro-sulle-parole-conosciute-dai-ginnasiali-e-una-bufala/
rif. 5 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/923-riflessioni-generali-sul-ruolo-della-tv
rif. 6 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/778-bauman-e-la-societa-liquida
rif. 7 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/646-harlow-kalergi-e-giuseppe-conte