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20210714 VM Santina PompeoInizio spiegando il titolo dell’articolo che vede protagonista il gruppo fotografico Inquadra (rif. 1); da poco diventato associazione dopo quindici anni di attività. Diciannove dei loro associati hanno esposto ciascuno la sua idea a Vittorio Veneto, in Palazzo Todesco, ed il tema da loro narrato e fotografato è l’invisibile. E' possibile fotografare l'invisibile? Chiara Casarin ebbe a dire in una sua conferenza che l’arte è filosofia e mai come in questo caso i fotografi di Inquadra confermano questa sua affermazione: infatti ho parlato di come ciascuno di loro, mezzo una o più foto, cerchi di catturare l’invisibile, per palesarlo ai visitatori: la foto è lo strumento per esternare un’idea. Inizio scusandomi con due autori: Alessandro Menegon, autore di Rifletti, e Donatella Canaider (la sua opera è senza titolo a quanto mi risulta), ringraziando invece Chiara Padoan che con il suo lavoro Senza parola

fornisce la motivazione per cui non riesco a descrivere l’idea dei due suoi compagni.

Che dice Chiara Padoan? Che se non abbiamo le parole, non possiamo formulare i pensieri ed è probabile che Chiara conosca la ricerca di Tullio De Mauro spesso citata dal filosofo Umberto Galimberti: secondo il docente nel 1976 uno studente del ginnasio italiano formulava le sue idee servendosi di una media di 1600 parole, mentre nel 1996, vent’anni dopo, gli studenti utilizzavano dalle seicento alle settecento parole per esprimersi: la preoccupazione di Galimberti, ripresa dalla fotografa di inquadra, è che senza parole (o con poche parole) non si riescono ad esprimere le idee, non si riesca ad immagazzinare i pensieri e non si riesca a condividerli con altri. Che foto abbia ideato Chiara per esprimere questo concetto, lo lascio scoprire al lettore obbligandolo ad andando a vedere la mostra. (rif. 2).

Tornando a me ed a ai fotografi Menegon e Canaider non saprei descrivere correttamente le loro idee, e per questo ho evitato di banalizzare o peggio di distorcere le loro illuminazioni, il consiglio è di andare di persona a visionare la mostra per cogliere gli stimoli da loro lanciati. Sergio Costantini (il suo lavoro ha titolo Invisibilmente vivi) e Fabrizio Benucci (Luce dal buio) si servono di strumenti tecnici per dare evidenza a ciò che pur essendo reale tende a non essere visto: i lieviti sono alla base della vita, sono loro che permettono la formazione del pane, e le galassie sono il luogo da cui tutto proviene, ma sono troppo lontane per essere viste, è grazie alla tecnologia se noi riusciamo a vedere queste entità. Lavoro simile per certi aspetti propone Graziano Rossetto, che però non si addentra nel troppo piccolo o nel troppo lontano, ma “entra” nel nostro corpo e nel suo lavoro Under the skin evidenzia come sotto la pelle vi siano i vasi sanguigni che fanno scorrere incessantemente il sangue nel nostro corpo, anche Graziano si serve di tecniche fotografiche “moderne” per catturare ciò che altrimenti sarebbe invisibile.

Ennio Bornacin nel il suo Scheletri ci evidenzia come anche gli edifici abbiano nascosti dentro di loro delle colonne portanti che permettono agli stessi di alzarsi, e sempre parlando di edifici, va sul romantico Federico Zanin: c’è un palazzo a Venezia, uno tra i tanti, che durante il giorno si confonde tra la moltitudine di belle costruzioni, (risultando invisibile) ma di notte, quando la luna e le stelle prende il sopravvento, pare si trasformi, risultando meraviglioso agli occhi di chi lo vede. (Meraviglia in-attesa è il titolo della sua opera). Graziano Scolaro nel suo Scorci Latenti, cattura macchie d’acqua o muffe nei muri, che pare siano dipinti impressionisti. Il caso è l’autore di queste opere che non sono facili da scorgere: “Ogni giorno l’invisibile invita l’immaginazione a battersi a duello” è una citazione di Fabrizio Caramagna che calza a pennello con questa ricerca. Antonio Corsello ne Le guardiane dell’invisibile, entra nel mondo della fantasia e la frase che mi sento di ricordare dopo aver visto il suo lavoro è di Jonathan Swift: "la visione è l’arte di vedere ciò che è invisibile agli altri".

Non mancano le ricerche che scovano l’invisibile nel campo del sociale, Rita de Martin propone I click you, mentre Veronica Furlan scava nella sensibilità dei minori con il suo Mi vedi solo se ti vedo anch’io, lavoro particolarmente apprezzato dalla comitiva che ci precedeva. Non approfondirò il lavoro di De Martin per dar spazio a quello di Santina Pompeo; non me ne vogliano gli altri autori ma Santina oltre ad essere una mia amica è colei che ci ha fatto da guida, e devo riconoscere che molti lavori senza una corretta presentazione non si colgono; insomma, devo dedicare a lei due righe in più per sdebitarmi. Santina propone il lavoro Lo Vedi? e nella foto si scorgono delle persone che camminano, una luce che attira l’attenzione e solo se ci si sofferma a studiare l’immagine, a sinistra, un po defilato, si vede un “senza fissa dimora” che si presume in quell'edificio ha trascorso la notte. Santina ci spiegava che la sua foto vuole evidenziare l’invisibilità sociale che hanno molte persone e la sua foto ha tre livelli d’interpretazione.

La prima visiva, solo chi è attento vede il protagonista dell’opera che da il titolo allo scatto. Ragionavamo io e Giorgio che con me visitava la mostra ritenendo corretta la scelta di relegare il protagonista ai margini dell’immagine: lo si fosse messo al centro della foto l’idea dell’invisibilità sarebbe stata annullata dal fotografo; in tal senso Santina, una volta in più, si è dimostrata padrona del mezzo fotografico. Il secondo livello di “invisibilità” è quello sociale, cui Santina cerca di dare risalto: molti sono coloro che non hanno dove dormire e non tutti lo fanno per scelta, (i famosi clochard che si sentono liberi nell’animo e non vogliono radici); Santina fa riferimento ai tanti, troppi esseri che in tempi di crisi dormono dove possono. Vi è poi un terzo livello di invisibilità, faceva notare Santina, che è quello burocratico: alcuni di questi senza tetto sono invisibili alla Pubblica Amministrazione perché non avendo un domicilio non sono presenti nei registri anagrafici. Potrebbe trattarsi di extracomunitari che sono privi anche di documenti. Insomma, sono persone reali pur se invisibili, direi quasi inesistenti per lo stato.

Il tema delle radici, parte vitale delle piante è trattato da Andrea Armellin in Radix, mentre Guido Gava con Emerso cerca di dar forma alla forza magnetica, energia che ci circonda ma che non riusciamo a vedere. Andrea Casagrande nel suo Alla ricerca dell’invisibilità rende protagonisti gli insetti che come molti esseri del mondo della fauna sanno rendersi invisibili grazie alla capacità di mimetizzarsi. Chiudono la rassegna Andrea Gottardi con Self Hide lavoro particolarmente apprezzato dall'amico Giorgio, e Fabio Beraldo con Shipping line che recupera una certa estetica fotografica.

La mostra è fruibile gratuitamente sino a fine luglio 2021 presso Palazzo Todesco - Vittorio Veneto (TV) il sabato dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 20:00, la domenica dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Consiglio di usufruire dei tour guidati. Ultima cosa: vale la pena di fare una scampagnata a Vittorio anche per vedere il luogo che accoglie le opere, lo splendido Palazzo Todesco. Complimenti agli artisti di Inquadra, a chi ha organizzato la mostra ed alle autorità pubbliche che hanno saputo valorizzarla fornendo un sito di tale prestigio e bellezza.

Mirco Venzo, Vittorio Veneto, (TV) 4/07/2021 #qzone.it
Nella foto di Giorgio Grassato l'opera "Lo vedi?" di Santina Pompeo

rif. 1 www.inquadra.it
rif. 2 Galimberti in più video riprende lo studio di Tullio De Mauro. Io in rete ho cercato veloce conferma per approfondire questo tema che mi pare di primaria importanza, andando però a trovare, al contrario, un articolo che ne metteva in dubbio la sostanza (eccolo: https://www.fanpage.it/cultura/la-ricerca-di-tullio-de-mauro-sulle-parole-conosciute-dai-ginnasiali-e-una-bufala/). Devo inoltre evidenziare come Chiara Padoan, pur trattando questo aspetto con la sua opera non cita né Umberto Galimberti né De Mauro. Quindi mi assumo la responsabilità di aver messo in correlazione le riflessioni del Professor Galimberti con la foto della Padoan. (Devo però citare almeno uno dei video di Galimberti dove sostiene questa tesi, eccolo e invito ad ascoltare a partire dal minuto dal minuto 37,55 al minuto 38,20 https://www.youtube.com/watch?v=sHXDP19EkJ8 )

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