Il titolo della mostra è Sui Confini e la prima immagine che accoglie il visitatore è una vecchia porta incastrata su di un bagnasciuga. La porta da sempre è una modalità per accedere da un'area all’altra, se vogliamo è il modo per superare un confine. M’interrogo: questa immagine che cosa mi vuole dire? Chi osserva la foto, un uomo, è forse destinato a varcare quella porta per diventare parte della terra da cui proviene e che osservando l’immagine è ciò che sta dalla parte opposta all’uscio? D’altra parte ogni pezzo di conchiglia, ogni granello di sabbia, ovvero ciò che si intravvede oltre quest'uscio, già ci dice che “polvere siamo e polvere ritorneremo”. La battigia è però anche quel lembo di terra che introduce al mare, ed
allora magari l'interpretazione potrebbe essere che noi umani, ed in quanto tali noi esseri terrestri, dobbiamo accedere, interagire, rapportarci ad un mondo fatto di altri elementi, quale quello marino che per estensione ci racconta di ciò che terreno non è. Insomma, quella porta è forse il confine che ci spinge ad interrogarci sull'origine delle stelle, sulle nostre origini (noi, così ci dicono, arriviamo dall'acqua) e quindi a porci interrogativi ambiziosi? Queste sono alcune possibili interpretazioni che subito mi sorgono di getto osservando l’opera nr 3 di Emanuele Portelli, Transizione-confini. Ho la fortuna di conoscere l’autore e gli espongo la mia chiave interpretativa: nessuna conferma e nessuna smentita, cosa che mi induce a ritenere il suo silenzio un modo educato per non contraddirmi. Ci tiene però a precisare che “...È l’unica foto che il curatore della mostra, Colin Dutton (rif. 1) ha esposto tra le varie immagini che facevano parte del mio portfolio”.
Queste prime battute ci permettono di annotare importanti osservazioni sulla mostra fotografica in essere al Museo Santa Caterina in pieno centro Treviso. Le opere esposte sono state scelte dal curatore Colin Dutton che ha seguito generosamente gli autori nel percorso progettuale durato circa 12 mesi. Lo spazio della sala Foffano non ha permesso l’esposizione dei progetti completi seppur meritevoli, ma per chi è interessato a visionare i progetti completi c’è la possibilità di utilizzare la tecnologia mobile tramite la lettura del QR Code esposto a corredo di ogni singola presentazione da parte dell’artista. La lettura del code proietta lo spettatore nel portfolio completo, e direi che ci permette anche di comprendere come i vari lavori richiedano attenzione e riflessione.
Paolo Pozzobon, uno dei riferimenti dell’associazione mi spiega che solo alcuni tra i circa novanta soci hanno raccolto la sfida di lavorare a questo lungo progetto. La mostra viene presentata così : “All’inizio di questo nuovo millennio, sembrava che tutti i vecchi confini stessero crollando. Confini geografici, economici, di informazione e comunicazione. Si parlava di un futuro senza limiti. Invece, dopo 20 anni, per motivi di sicurezza o di salute o di privacy, sembra che il mondo si stia chiudendo con nuovi limiti e nuovi muri. La pandemia ci ha offerto un momento di pausa e di riflessione. Riflessione su di noi, sulla nostra casa, sul nostro lavoro, sul rapporto con la natura e con le altre persone….”
Il tema quindi si presta ad un approccio filosofico che richiede allo spettatore di avere una mente aperta e pronta a saltare su più piani interpretativi anche perché, e queste che riporto sono le parole della Presidente di Venetofotografia (rif. 2), Manuela Gennburg: “...Ogni fotografo si è espresso individualmente seguendo ognuno, vuoi il suo percorso e le sue preferenze, vuoi la sua personale interpretazione del tema così i lavori risultano totalmente differenti l’uno dall’altro. Io ad esempio sono legata particolarmente dalle persone e mi piace ritrarle così ho ripreso alcuni artigiani che da spazi molto ristretti, quello dei loro ambienti di lavoro, a volte pochi metri quadri, spesso costipati di oggetti, attraverso la loro arte, la loro manualità ed alle loro idee si pongono in relazione con il mondo intero”.
Il titolo del lavoro di Manuela è Confine A-B (Artigiano - Bottega) e i suoi sono ritratti ambientati dove l’artista (i vari artigiani) è inserito nel suo mondo di lavoro. È una ricerca preziosa quella di Manuela che documenta abilità manuali legate al mondo della sartoria, della falegnameria, dell’orologeria, creatori di strumenti musicali, marionette e moltissimi altri settori dell’artigianato veneto ed italiano. Oltre ad apprezzare la qualità della ricerca di Manuela, e la bellezza delle sue foto, devo riconoscere a lei anche di aver reso perfettamente l‘idea di come da luoghi molto piccoli si generino prodotti che sono richiesti in ogni parte del mondo, "...prodotti che varcano i confini".
Manuela, assieme allo staff dirigenziale dell’associazione, ha un altro grande merito, quello di esser riuscita, grazie anche alla collaborazione delle autorità comunali, di aver recuperato uno spazio espositivo di assoluto prestigio, alludo al Museo Di Santa Caterina dove indossando la mascherina ed esibendo il green pass, previo la modica cifra di tre euro, si può accedere alla mostra. A coloro che arrivano da lontano mi permetto di dare anche un suggerimento: pagando qualche euro in più si possono godere anche le altre rarità proposte dal museo, pezzi di assoluto valore internazionale. Rimando al sito (rif. 3) per delucidazioni sugli autori, sugli orari e sui giorni di esposizione; l’ultimo giorno utile per godere di Sui Confini è il 2 gennaio 2022.
Torno a parlare delle opere fotografiche esposte e dei differenti approcci, mi ha colpito il lavoro di Giuseppe Betrò, Oltre la siepe. Giuseppe in ogni suo scatto ha catturato una siepe, che pare sempre la stessa (non lo è) dove dietro all'arbusto vi è un’abitazione, anche in questo caso spesso molto simile l’una all’altra. Un lavoro di ricerca e una cura alla composizione encomiabile, sul cui significato però non mi sbilancio, essendomi già compromesso all’inizio.
Francesca Cevolotto ha proposto una ricerca totalmente diversa nel suo Il mio quartiere - Scusami se penso diverso. Lei abita in una zona di Treviso ritenuta poco raccomandabile, ed invece di catturare gli aspetti negativi di quell'area, si è concentrata nella ricerca di aspetti positivi presenti nei confini del suo abitato. Anche Donatella Canaider ha scelto un approccio sociale per sviluppare la sua ricerca ne Un confine da eliminare, la sua presentazione lascia poco spazio all’interpretazione delle sue foto: “Esiste un confine tra lo spazio “personale”, che teniamo molto pulito, e uno spazio “esterno” incluso quello naturale, che non reputiamo nostro e che sporchiamo in ogni maniera”.
Non manca chi ha esplorato l’aspetto temporale e mi ha affascinato rapportare Sui confini di Elisabetta Perrone che ha immortalato alcuni oggetti, "veicoli" che ci permettono di varcare i confini del tempo riportandoci a persone ed epoche scomparse (l’orologio del nonno, le cartoline ricevute, le lettere ingiallite che appena le leggi ti riportano a quella persona, a quel luogo, a quell’amore…). Al lavoro di Stefano Tozzato, Confini nel tempo, dove la ricerca si è sviluppata più su elementi “sociali”/architettonici: la Chiesa, la piazza, il viale… com’era gli anni scorsi e com’è oggi. Fabio Zardetto ne I confini del tempo potrebbe collocarsi a metà strada tra i due autori sopra citati, a voi visionare la mostra e condividere o respingere la mia opinione.
Teodoro Teodori cerca di esplorare altri territori, quelli interiori: ognuno di noi ha delle fragilità, dei sentimenti interiori che protegge, dove addentrarsi costa fatica o dolore, perché no, anche sollievo. Quali sono? Come accedere a questi “luoghi” mentali o se preferite emozionali? Alcune risposte: mentre si legge quel certo libro che a noi dice molto oppure mentre si fa un bagno nella vasca, lasciando tutto il mondo fuori… Titolo del portfolio Confini tra mondo esterno e individuo.
Laura Elisabetta Alongi si concentra invece sul delicato confine che divide l’assenza dalla presenza nel suo lavoro De finibus terrae et maris. Un lavoro di cui ho apprezzato molto l’estetica è La dignità è senza confini di Mario Mattiuzzo. Qui è sempre presente una sedia malconcia, che è stata fotografata in differenti ambienti, sempre senza la presenza di altre persone, in solitudine, ma in un unico caso, al mare, nell’immagine appare la presenza di una donna con un cane. Come interpretare le immagini in relazione al titolo del lavoro? Cosa simboleggia la sedia? Ho avuto una risposta: “La sedia rappresenta i momenti di vita di ciascuno di noi”. Chiudo citando altri tre autori che per ragioni differenti mi hanno colpito Paolo Pozzobon e Alessandra Barzi per il rigore compositivo delle loro opere, e per i colori che vivacizzano le immagini e Alberto Privitera per aver corredato ogni immagine di frasi ermetiche.
Il lettore ha compreso che una mostra di questo tipo va visitata di persona e che ogni autore e ogni singola opera può impattare in modo differente sul visitatore; io ho riportato solo alcune impressioni e citato solo alcuni artisti, ma anche coloro che non ho nominato meritano eguale attenzione, non ho in alcun modo inteso generare una graduatoria e le righe con cui ho commentato la mostra possono sintetizzarsi in un concetto semplice: ogni opera offre lo spunto per innumerevoli riflessioni.
La presidente di Venetofotografia ringrazia le autorità Comunali e i responsabili del Museo oltre che tutto il personale sempre molto disponibile, il mitico Direttore Artistico Colin Dutton e la giovane socia Agnese Pozzobon che di tutto ha curato la parte grafica, io mi sento di ringraziare l’intera Venetofotografia per la bella iniziativa cui ho assistito e il lavoro del curatore che ha saputo, a mio avviso, creare una mostra di ottimo livello, una mostra che va oltre i confini di tante mostre fotografiche che si vedono in giro.
Mirco Venzo, Treviso 22/12/2021 #qzone.it
Nella foto Emanuele Portelli con il suo lavoro ampiamente commentato nr 3 transizione-confini.
rif. 1 https://www.colinduttonphotography.com/about
rif. 2 https://venetofotografia.club/
rif. 3 https://www.museicivicitreviso.it/it/visita/bigliett...
