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20220626 VM Il senso dei luoghiDomenica 19 giugno 2022 alle 17,00 con i termostati all’aperto che sentenziavano 36° gradi, Steve Bisson presenta la mostra Il senso dei luoghi, un laboratorio fotografico durato un semestre. Gli incontri avvenivano una, due volte al mese e alla fine cinque sono “gli esploratori” che sono giunti alla meta, ognuno sviluppando un suo particolare progetto.

Maria Conte

La sua ricerca ha un titolo che ho particolarmente apprezzato essendo in questo periodo interessato allo studio del greco mito di Prometeo e l’antica figura greca entra a rombo di bombarda nel lavoro di Maria che ha titolo Pro-Meteo. Tra guerra e tempesta. Sono le colline del prosecco il territorio studiato dalla Conte che è rimasta particolarmente colpita da dei cannoni che rompono l’armonia di quei territori. Questi artifici tecnici posti in essere per combattere la grandine, armi che difendono il milionario business di quei territori dai normali fenomeni meteorologici, hanno scosso l’attenzione dell’artista che ha avviato la sua ricerca.

Nella sua presentazione Maria precisa che se oggi è il suono dei cannoni che permette ai produttori di combattere con efficacia il problema della grandine, un richiamo alla tradizione è rimasto; nell’ottocento si suonavano le campane per fronteggiare il pericolo della possibile distruzioni di quello e degli altri raccolti.… Insomma, quando le nubi si fanno minacciose è ad un qualche tipo di suono che si libra nel cielo dove, sia ieri che oggi, le popolazioni si aggrappano per scongiurare la sciagura. Il richiamo a Prometeo induce però ad una domanda: Questo progresso tecnologico e scientifico che da un lato inventa i cannoni per dissipare la grandine, ma dall’altro inventa la chimica che permette a questa monocultura di prosperare (a discapito di ogni altra coltivazione) sta facendo del bene a quei territori ed ai loro abitanti?

Chiudo rubando un commento poetico da facebook che trovo particolarmente simpatico - autore Giancarlo Fritz  - “Non torre per squillo di campane ma cono per squarciar nubi in nome di Bacco!”.Ecco io più che l’antica divinità delle libagioni avrei citato l’eterno dio denaro.

Fabio Fedrigo

Anche il lavoro di Fabio per come è stato presentato ha una sua stretta correlazione con gli interrogativi filosofici e la sua genesi mi ha sorpreso. Durante il periodo del lockdown dove eravamo costretti a rimanere a casa, quando per uscire dovevamo avere un cane e sempre dovevamo coprire il volto con la mascherina, Fabio sfruttava le sue passeggiate per ragionare su queste limitazioni. Paesaggio postumo nasce da queste riflessioni, dalla constatazione che c’è stato nella nostra vita un prima e un dopo.

E’ la pandemia lo spartiacque; dopo di essa molte cose sono cambiate anche nel paesaggio, vedasi le aziende costrette a chiudere ed i negozi con i cartelli “vendesi” o “affittasi”, ma anche, e se ho ben compreso quanto l’artista mi voleva comunicare scriverei soprattutto, nelle relazioni umane si sono verificati importanti cambiamenti. Si sono persi dei contatti ed ancor oggi che pensiamo di averci lasciato alle spalle il problema virale, per molte persone la socialità è cambiata. In conclusione l’individuo esce maggiormente isolato da questa esperienza. Per quanto sopra illustrato molti degli scatti raccolti da Fabio sono antecedenti l’inizio del laboratorio.

Marcello Marotto

L’oggetto della ricerca di Marotto sono le case coloniche abbandonate e anche nel suo caso è una riflessione di partenza quella che lo spinge a questo semestre di ricerche “...sono luoghi che riconducevano al mio passato, a quando ero giovane e rappresentavano per me oasi di silenzio, di tranquillità… La mia ricerca mi ha portato a scoprire che la costruzione di quelle strutture così posizionate, cattedrali isolate, non è casuale ma rispondeva a precise logiche di tipo economico, sociale e produttivo”.

Le foto di Marcello dove il soggetto è rappresentato con ottima pulizia d’immagine, mi hanno colpito forse per le stesse ragioni esposte dall’autore, anche per me le case coloniche, una in particolare, quella dei miei nonni materni, sono un tuffo nel passato, in un altro modo di rapportarsi con le persone, riprendendo per un attimo le già citate riflessioni di Fedrigo, in quella casa contadina dei miei nonni chiunque entrava, (ed era un costante via vai di persone, uomini donne vecchi e bambini), sempre trovava qualcosa da mangiare ed immancabile era il bicchiere di vino che veniva offerto a chiunque avesse compito i canonici diciott’anni.

Quelle strutture abbandonate, rappresentate restituendo loro dignità, ci parlano non solo di un passato modo di produrre ma anche, nel mio immaginario, di un tipo di società oramai superato dove non è stabilito se il “nuovo” sia preferibile al “vecchio”, riproponendo l'interrogativo della Conte.

Giulio Secco

Originario di Venezia, quella che fu la più grande metropoli del medioevo, Giulio è venuto a vivere a Treviso, scoprendone la campagna, quella stessa campagna dove di quando in quando sorge una casa colonica, spesso abbandonata come documentato da Marcello e dove forse passeggiava Fedrigo. Nella marca trevigiana vi sono fiumi di risorgiva, micro habitat del tutto originali dove piccoli universi animali e vegetali possono svilupparsi. Questa realtà sono il soggetto delle foto di Giulio: “Foto contemplative, silenziose” è il commento con cui Steve Bisson  le ha presentate.

Alessandra Barzi

Se Giulio per scelta da Venezia si è trasferito a Treviso Alessandra si occupa indirettamente di una ben più importante migrazione dal punto di vista sociale: quella che vede la nascita di Marghera, realtà assai bistrattata da molti perché associata al petrolchimico visto come fonte di inquinamento e di quel industria che ruba spazio e vite agli uomini. Anche oggi che le ciminiere dello stabilimento industriale sono per lo più spente, quell’area è simbolo della crisi di tutta l’industria italiana e più nello specifico del “ricco nord-est”. Insomma Alessandra è andata ad investigare un luogo dove prima le cose non andavano bene e poi, pure… questo nel sentore generalista. E’ proprio così? Queste premesse tetre con grande sorpresa di chi scrive sono state mitigate drasticamente.

Marghera all’inizio del novecento doveva essere abitata soprattutto da veneziani restii a lasciare la perla dell’Adriatico per fornire forza lavoro ad uno stabilimento industriale che voleva essere un volano per l’intera economia nazionale, (ed è indubbio che lo fu). Per invogliare le genti a questa breve migrazione spaziale, (Marghera dista poche centinaia di metri dalle isole di Venezia), ma sostanziale per ogni veneziano di allora: significava andare ad abitare nella terra ferma che per ogni veneziano ancor oggi per molti è una sorta di disonore, nacque un urbanistica illuminata che desse spazio non solo a case costruite con importanti criteri edili, ma che fosse ricca di verde (e i molti giardini documentati nelle foto di Alessandra confermano questa impostazione architettonica), dove i collegamenti fossero ampi e dove numerose fossero le piazze… In bella sintesi l’urbanizzazione di Marghera era il meglio che all’epoca, si parla degli anni ‘20 del secolo scorso, si potesse realizzare.

Come reagiscono oggi gli abitanti di Marghera a questo breve dipinto da me tracciato? E’ la stessa Alessandra a riferirmelo: “E’ gente simpatica e particolarmente orgogliosa della loro città. Disponibile al dialogo, solo quando hanno deciso che chi si rapporta con loro non lo fa con pregiudizi negativi (quelli da me ricordati nrd). La loro vivacità si riversa anche nei giardini come spero di aver documentato”. Ed in effetti le foto di Alessandra scattate a colori, unica tra i cinque espositori, hanno una loro energia. Due parole ora su Lab 27, un punto d’incontro e di ricerca fortemente voluta da Andrea Bianco e coordinato dal "art director" Steve Bisson che si sta ricavando uno spazio nella concezione della fotografia locale.

Il fotografo non è colui che cattura immagini a caso, assecondando l’istinto di un momento o di una giornata, sfruttando qualche artificio estetico per renderle ammiccanti le sue immagini, al contrario si informa, studia ricerca e alla fine documenta. Le foto in tal senso sono “dati” che attestano un percorso logico e razionale. Eravamo partiti narrando di Prometeo e della cultura greca patria della filosofia. A mio modo di vedere è questa natura filosofica: la ricerca razionale, documentata, rigorosa a rappresentare il fondamento di questo gruppo che rende quindi i suoi interpreti persone impegnate anche politicamente.  Prendo spunto dal lavoro di Alessandra per pormi l’interrogativo: cos’è andato storto nella storia che vede protagonista Marghera? Perché è dipinta in modo così cupo quando al contrario le idee della sua origine paiono particolarmente illuminate? Politica, comprende il lettore non in senso partitocratico, ma di persona che avanza riflessioni utili alla polis, se qualcuno si prende la briga di ascoltarlo.

Lo scrivente ad esempio si interroga: i paesaggi veneti che gli altri “ricercatori” hanno documentato, sono oggi tutelati, o sono destinati a scomparire come la socialità tradizionale? Questa evoluzione spesso provocata dalla tecnica e da nuovi e moderni modelli sociali, favorisce la bellezza e l’armonia, che era poi l’oggetto della ricerca filosofica antica, o al contrario ci porta all’isolamento (come le riflessioni di Fedrigo sospettavano)?

Spero aver correttamente riassunto lo spirito dei singoli artisti (ognuno dei quali avrebbe necessitato di un maggior approfondimento) e del gruppo non senza precisare che a mio modo di vedere, e come ho cercato di illustrare nella costruzione di questo mio racconto, ricerche apparentemente slacciate tra di loro sono invece legate da una sorta di filo invisibile. Voglio ora recuperare la prima indicazione fornita ad inizio articolo quella della temperatura afosa per constatare come trascurando l’idea di andare al mare, per essendo domenica, la sala di LAB 27era gremita. Questo dato sentenzia che l’idea di fotografia perorata da questo gruppo (e da Steve Bisson in particolare) è ritenuta interessante anche da altri; insomma, il seme da poco piantato sta mettendo su radici.

Mirco Venzo, Treviso 22/06/2022 #qzone.it

Foto recuperata da facebook che ha il pregio di documentare la buona presenza di pubblico all'inaugurazione dell'evento. Autore dello scatto ignoto.

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