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20240927 MV inquadraA Palazzo Sarcinelli, (Conegliano - TV) erano esposte sino al 22 settembre le opere dei fotografi di Inquadra che quest’anno, sotto la cura di Andrea Armellin, han affrontato il tema del caffè?!?! Qualcuno come Marco Zangrando nel suo Sguardi, colori, caffè, ha dato un taglio di reportage, andando a cogliere nel Nord dell’India varie situazioni della popolazione riconducibili al consumo di questa bevanda, Andrea Armellin pure ha svolto un lavoro riconducibile al reportage, documentando nel suo Caffettin? alcuni momenti di un piccolo produttore di caffè che ne cura oltre che la torrefazione, molti altri aspetti che portano alla degustazione della bevanda servita in tazza all'interno del suo locale, andando a cercare anche l’acqua più idonea per un prodotto di

alta qualità. Un lavoro analogo l’ha compiuto Santina Pompeo che nel suo Nero Trieste cattura alcune delle operazioni che vedono protagonista una famiglia che tosta il caffè per i suoi clienti. Da quel che ho compreso, mentre l’ispiratore del lavoro di Armellin chiude il ciclo con una bevanda da bere in tazza, la famiglia fotografata da Santina vende il grano (i chicchi) che sarà poi la  clientela a trasformare in bevanda.

Un lavoro di ricerca può essere considerato anche quello documentato da Graziano Rossetto ne Il mondo di Franco, che ha fotografato e documentato oggetti recuperati da Franco, un antiquario che scova e ridà energia a tutto ciò che è riconducibile al caffè, non solo vecchie moke, ma anche stampe ed altri “orpelli”, così lui li definisce.

Ricerca di natura differente è proposta da Graziano Scolaro che nel suo Caffè su carta, spiega come ha utilizzato il caffè per realizzare fisicamente l’immagine. La tecnica usata da Graziano si chiama antotipia. La ricerca fotografica, o forse è più corretto definirla come una ricerca grafica, vede protagonista Davide Girardi che con il suo La quinta dimensione, realizza degli scatti dove le linee essenziali proposte nelle foto traggono origine da elementi riconducibili al mondo del caffè (tazze o cucchiaini), ma è la luce abilmente predisposta ad essere protagonista delle sue immagini. Anche Paolo Favretto utilizza materiali riconducibili al caffè per proporre scatti originali, in Caffè surreale utilizza tazzina, piattino e cucchiaino per realizzare composizioni in contesto urbano notturno, dove le luci della notte valorizzano i soggetti dell’immagine. 

Franco Biasin in Luci ed ombre pure sfrutta la tazzina di caffè per realizzare immagini suggestive, ma si concentra su situazioni legate al suo mondo lavorativo e oltre alla composizione, Franco, pone particolare attenzione agli accostamenti cromatici. Mirco Favero pure in Elogio alla moka realizza foto dove la composizione dello scatto e i giochi di luce hanno un ruolo decisivo, ma si concentra su di un unico soggetto: la moka, al contrario di Silvano D’agostin che ne L’ora del caffè realizza nature morte dove più soggetti, sempre differenti, spesso d’epoca, riconducibili al consumo di questa bevanda, sono il soggetto centrale delle sue fotografie.

Silvia Zanardo ne L’attimo espresso focalizza il suo lavoro sulle relazioni che vengono favorite dal caffè, che è un'occasione per trovare un parente, un amante, o un pretesto per riconnettersi con se stessi, interrompendo un lavoro, riflettendo su ciò che c’è da fare. Insomma, il caffè non è solo una bevanda, ma molto altro. Per Maria Teresa Ortolan ne Un piacere nel tempo, è un rito che si compie con gli strumenti adeguati, come certe tazzine conservate con cura che appaiono magicamente in scena assieme al vassoio e al coprivassoio ricamato quando la situazione, o un ospite di riguardo, avviano questa sorta di cerimonia.

Fabio Beraldo, nel suo Viaggio sensoriale, cerca di trasformare in immagini le sensazioni che si legano al caffè, non solo il gusto, ma anche quel profumo che ne anticipa l'arrivo, il colore, ed il calore che ha la tazzina quando la si prende in mano… Luca Scarabellotto in Connessioni realizza una sorta di esperimento sociale: ha chiesto a degli sconosciuti di offrire lui un caffè nella propria casa e li ha fotografati durante questo incontro. Altrettanto sorprendente è il lavoro di Donatella Canaider che in C’era una volta, si inventa una favola dove un ruolo prioritario verrà assegnato alla pianta del caffè.

Il caffè non è solo una bevanda, ma per noi italiani è il pretesto per creare o rinsaldare delle relazioni, è lo spunto per realizzare delle foto, è un momento per ritrovare concentrazione utile e creare una pausa prima di rituffarci nell'attività lavorativa. Il profumo ed il rito del caffè ci dice Silvia Amodio nel suo Sospesi nell’aroma del caffè ha la capacità di ricondurci a momenti significativi della nostra vita, a ricordi del passato e non manca l’ammonimento di Michele Tonon che nel su Caffeina V-Power ci dice di stare attenti a non abusare con questa sostanza che ha controindicazioni, ed a rincarare la dose ci pensa Irene Salvador con Caffeina: dipendenza nascosta in piena vista, qui l’artista crea un lavoro sfruttando la composizione e i cromatismi per dirci che sono molteplici le dipendenze cui molte persone quotidianamente sono affette, una di esse è proprio la caffeina.

La qualità tecnica di tutti i fotografi di Inquadra non dev’essere ribadita ora e numerosi sono gli scatti di valore, anche se, come sempre, sono gli spunti di riflessione proposti dal gruppo nel suo insieme a colpire il visitatore della mostra. Chiudo commentando i ritratti fantasiosi che sono stati realizzati per ognuno dei fotografi: originali e simpatici nel contempo.

Appuntamento al prossimo anno!

Mirco Venzo, Conegliano 22/09/2024 #qzone.it

Nella foto di copertina due degli scatti che ci testimoniano il volto degli artisti.

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