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20221107 MV GalellaA palazzo Sarcinelli, nel cuore di Conegliano (TV) sino al 29 gennaio 2023 è fruibile la mostra sul paparazzo Ron Galella, curata da Alberto Damian. La mostra ha proposto elementi sorprendenti, almeno per me, e vedrò di riassumerli a beneficio di chi mi legge. Non è stata una rassegna di foto che ho ritenuto eccezionali, anzi, talvolta è vero l’esatto contrario, spesso si trattava di foto banali persino mal costruite, almeno a mio giudizio, ma proprio in questo c’è una delle ragioni del mio stupore, l’altra è comprendere che quello specifico genere di foto porta a quel tipo di lavoro, e che comunque le 180 foto esposte ben spiegano, grazie anche alle frasi proposte e al video presentato, che cosa significhi fare il “paparazzo”. 

Anzitutto il soggetto dello scatto deve essere una persona famosa, la rassegna pullula di stars del cinema e della musica. Queste persone devono essere immortalate spesso contro la loro volontà, e magari vengono catturate in luoghi dove non vorrebbero apparire. Ecco perchè le foto risultano “brutte” o “mal costruite”, quasi sempre sono "foto rubate", tanto che uno dei consigli che da Galella è di scattare subito un paio di foto al soggetto appena avvistato, e solo in un secondo momento chiedere lui se può o vuole essere fotografato. A quel punto due sono le possibilità, se ti dice “no” tu hai già portato a casa un paio di scatti (belli o brutti è secondario, poco e male è pur sempre molto meglio di niente), se invece ti dice di sì, ecco che puoi scattare con maggior cura. Va poi detto che queste foto nascono in contesti poco fotogenici: stanze zeppe di gente, camerini di spettacolo o altre situazioni poco agevoli, come lo scendere da un’auto.

Galella ci spiega che eventi dove si incontrano le stelle, spesso sono a porte chiuse ed ecco che il paparazzo deve ingegnarsi per entrare in questi circoli esclusivi, falsificando il proprio biglietto d’invito, comprandolo da chi è disposto a venderlo o con altre strategie da 007. La "star" è una preda che non vuol essere catturata, e proprio lì dove non non vuol essere vista, si realizza la foto che meglio viene venduta; non dobbiamo dimenticare che l’obiettivo del paparazzo è vendere alle riviste quelle foto e per tanto è basilare che ci sia lo scatto al momento giusto e secondario diventa l'importanza di una foto "bella" o "brutta", giusto per rendere l'idea. Oltre a ciò fondamentale è il processo di archiviazione: spesso situazioni continegenti possono ridare mercato a foto antiche ad esempio un matrimonio del soggetto, un suo funerale o uno scandalo rilanciano all'attenzione delle cronache chi da un pezzo è lontano del palcoscenico. Il lettore comprende che possono non essere situazioni simpatiche, ma sono quelle che convincono i giornali ad aprire i cordoni della borsa e meglio remunerano gli sforzi del paparazzo se questo ha nel suo archivio qualche foto intrigante da proporre.

E quindi ecco che queste foto apparentemente strampalate trovano una loro spiegazione e soprattutto si comprende sono esse il frutto di un lavoro meticoloso e di ricerca, (dove posso trovare quel certo attore o quella certa attrice?) di postamento; sono scatti del tutto simili a quelli che si fanno per catturare certi animali selvatici. Spesso si attende che arrivi il divo in luoghi disagevoli, magari al freddo o sotto la pioggia, e tutto ciò per fare un paio di click quando magari il divo scende dall’auto, sperando il volto sia alto e non tenga la testa abbassata; quello scatto che ti è costata tanta fatica spesso è anche una delle ragioni per cui il fotografato poi esternerà nei confronti del paparazzo la sua ostilità; non è venuto bene o non voleva proprio essere immortalato in quella precisa situazione. In sintesi dopo aver capito che tipo di foto cercava Galella si comprende anche perché non tutti gli scatti sono ammiccanti; quasi mai hanno la possibilità di esserlo, al contrario questi sono per lo più dei "documenti" che restano nel tempo.

Ed è questo un ulteriore insegnamento che questa esposizione mi ha lasciato: scatta, porta a casa l’immagine, perchè poi anche una foto che piace poco può acquisire valore con il trascorrere del tempo. Questo non vale solo per chi è celebre, ma anche per le nostre relazioni normali, la nostra nipotina, il nonno, la zia scontrosa che non vuol mai farsi fotografare perché “non viene bene”. Poi magari quella foto di qui a venti o quarant’anni diventerà un documento che in famiglia avrà grande valore, anche se costei è stata immortalata con i bigodini in testa o con una vestaglia da stirare. Andy Warhol ebbe a dire nel 1979 “Secondo me una buona foto deve essere a fuoco e ritrarre una persona famosa mentre fa qualcosa di non famoso”. E qui già si comprende perché molti scatti mi avevano lasciano perplesso, ma il seguito della frase di Warhol spiega la grandezza di questo paparazzo - “Il suo essere al posto giusto al momento sbagliato….”. 

Un’ultima precisazione prima di chiudere l’articolo: se l’insegnamento che ho portato a casa è quello di scattare sempre, anche tra gli amici o nelle feste familiari, qui ad essere esposte non ci sono nonnine sconosciute con la dentiera sopra il comodino, ma le principali celebrità del cinema, della musica o della politica. La mostra non è solo un modo per avvicinarsi a questo particolare genere di fotografia, ma diventa anche un viaggio per chi ha qualche decennio alle spalle, è un modo per rivangare il passato. Certi divi del cinema o della musica hanno inevitabilmente segnato la nostra esistenza e rivederli in situazioni atipiche, volenti o nolenti, smuove qualcosa nel nostro intimo.

Mirco Venzo, Treviso 04/11/2022

Nella foto di Stefania Bazzarello un giovane Michael Jackson prima che volesse “sbiancarsi”. E’ questa una delle immagini proposte alla mostra.

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