Presso Palazzo Roverella, nel cuore di Rovigo, è fruibile una mostra fotografica imperdibile per gli appassionati di questa disciplina a titolo Henri Cartier-Bresson e l’Italia, curata da Clément Chéroux e Walter Guadagnini. I curatori hanno esposto 160 stampe fotografiche, qualche articolo e un video dove il fotografo parla della sua idea di fotografia; la mostra chiude il 26 gennaio di questo mese. Cosa mi ha colpito nel visionare queste immagini? Constatare com’è cambiato il mio paese! Henri-Cartier Bresson frequentò l’Italia dal dal 1932 sino agli anni 70, quando la rivoluzione industriale e i movimenti femminista (e studentesco) andavano a modificare il nostro popolo e la sua sensibilità. In uno dei primi scatti esposti, del 1932, si vedono cinque bambini
(qualcuno forse adolescente) totalmente nudi. La sensazione che ne ricavo è che si trovassero a ridosso di un edificio importante, forse una Chiesa, e che fossero reduci da un bagno. Oggi i bambini non si possono fotografare (men che meno nudi, si verrebbe tacciati di pedofilia) e i media più gettonati facebook e instagram, censurano le immagini di corpi svestiti. Sino agli anni trenta era normale per i ragazzi andare a bagnarsi nudi nei fossi, nei fiumi o nel mare. I costumi non erano certo diffusi all'epoca in cui già avere delle scarpe decenti, era molto raro, almeno per la maggior parte della popolazione.
C’è una foto che racchiude la fame che il nostro paese ha sopportato, è del 1952 a Piazza Navona (nel cuore di Roma): due persone stanno divorando a grandi forchettate degli spaghetti. Un’immagine che racchiude la gioia del mangiare per chi quel piacere non deve averlo provato per lungo tempo. Cartier- Bresson è un reporter e documenta. Molte sono le situazioni che vedono protagonisti gli italiani: al lavoro, che si accasciano a terra per riposare, che scherzano. Annoto una donna che porta dei mattoni, o, in un altra immagine, una bimba che porta un bottiglione (Due litri di latte? Olio? Vino? chissà…). A casa tutti devono collaborare agli equilibri domestici.
Intrigante lo scatto di Napoli dove due uomini siedono sulla stessa sedia, uno di fronte all’altro, in un rapporto che sa di estrema (peccaminosa?) confidenza. Le foto su cui dovrei dettagliare sono troppe, in alcune si vede un splendido equilibrio tra bianchi e neri, in altre delle geometrie armoniche, non mancano le visioni dall’alto. Ci sono quelle in cui una pluralità di soggetti sono disposti talmente bene da sembrare che una mano li abbia posizionati come se si trattasse di statuette in un presepe. Ed allora mi limito a citare due scatti. Uno, famosissimo, dove sullo sfondo si vede un carro funebre portare uno (una?) sconosciuto nel suo ultimo viaggio, mentre in primo piano ci sono due bambini che giocano felici. La vita e la morte: Palermo 1971.
Ancora più mi ha impressionato lo scatto di una scritta su di un muro, una fotografia che può sembrare banale: FASCISMO E’ LIBERTA’ lo scatto è del 1971 e si tratta di una città del sud. Perchè mi ha scosso questa immagine? Perché narra come una certa ideologia, che oggi si vuole negare, era diffusa nel nostro paese, piaccia o non piaccia! Nel 1951 in una manifestazione di piazza Bresson immortala un uomo che orgogliosamente saluta con il braccio teso: non è un saluto fascista, ma nazista, a conferma che bastava guardarsi attorno, ascoltare la gente in piazza per scoprire che ciò che si verificò negli anni venti e trenta nel Paese accadde con il consenso della popolazione (di gran parte della stessa)!
Devo ora chiarire che nella mostra non c’erano solo immagini che riconducono alla “destra”, ma sono documentate anche manifestazioni di lavoratori, scritte che invocano acqua, rivendicazioni riconducibili a “sinistra”. In sintesi Cartier-Bresson catturava di tutto, ciò che pareva a lui estetico, ciò che pareva simpatico, ciò che pareva interessante, ciò che descrive il Paese che analizzava…
Che dire: 10 euro ben spesi! Non fatevi scappare questa splendida mostra. Ringrazio chi si è attivato per renderla possibile, dai curatori alle autorità locali.
Mirco Venzo, Rovigo 14 gennaio 2025 #qzone.it
