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20240819 VM Splilimbergo Grassato ciclismoSino al 29 Settembre 2024 presso Palazzo Tadea è fruibile gratuitamente (tranne il lunedì che rimane chiuso) una mostra fotografica a tema “il ciclismo”. Le firme che propongono gli scatti sono della nota agenzia Magnum e tra essi spicca Robert Capa che nel 1939, poco prima che iniziasse il secondo conflitto mondiale, coglie alcuni aspetti del Tour de France. L’occhio del grande reporter non si focalizza tanto sui corridori nel mentre del loro gesto sportivo, almeno a giudicare dagli scatti esposti, quanto da chi è attirato dalla corsa che divenda di fatto un grande evento sociale. In una didascalia è spiegato chi all'interno d

i quell’agenzia avviò questa pratica e si tratta niente di meno che Henri Cartier-Bresson, uno dei fondatori dell’agenzia Magnum, il fotografo due anni prima ricevette la commissione di fotografare a Londra l’incoronazione di Carlo VI. Soggetto degli scatti di Bresson non fu solo il monarca, quanto la gente che assistette all’evento, per la prima volta si documentava in modo “indiretto” un fatto storico.

Due degli scatti che mi hanno sorpreso inquadrano uno sparuto numero di persone che volge la testa da un lato: stanno attendendo che il gruppo sfrecci e nei loro occhi si percepisce l’attesa; nello scatto seguente quello stesso insieme di persone ha la testa girata nella direzione opposta. Il gruppo ora è passato e lo sguardo di ciascuno cerca di cogliere le schiene colorate degli atleti prima che spariscano nel nulla. Il contesto ci dice che cosa ha fotografato Capa, perché nulla dei ciclisti appare nelle foto, si vedono solo gli sguardi del pubblico ora orientati a destra e poi a sinistra. A ben pensarci la folla che attende il passaggio degli atleti è lì per cogliere un attimo di vita, nelle tappe di pianura il passaggio dei corridori si svolge in un attimo, e per quel attimo la folla si accalca, aspetta ore e ore sotto il caldo estivo e soffre il sole o, peggio, deve combattere la pioggia.

In altri scatti Capa sorprende i corridori che si rifocillano, anche se la foto che più ho apprezzato del fotografo ungherese, cattura l’enfasi di un radiocronista mentre illustra la corsa ai suoi ascoltatori.

Pure Harry Gruyaert, nel 1982, seguirà lo stesso approccio e concentradosi su ciò che è di corredo al gesto sportivo, focalizzandosi sul sociale e su ciò che precede o segue il gesto del corridore; naturalmente ora questo sguardo non opera più in bianco e nero, come fecero i primi reporter, ma a colori. In uno suo scatto si notano le proteste dei contadini che rallentarono la corsa per criticare la Comunità Europea che aveva bloccato i prezzi dei loro prodotti. Molti degli articoli che scrivo condannano l’Unione Europea per le sue politiche e confesso che mi ha fatto piacere scoprire che anche in Francia, e nel lontano 1982, c’era chi aveva per tempo avanzato il suo disappunto verso questo apparato burocratico che danneggia i popoli e le loro economie, solo per favorire poche persone già molto benestanti. Tornando sul gesto fotografico piace l’accostamento di un gregge di pecore affiancato al gruppo dei ciclisti, creando una sorta di parallelismo.

Peter Marlow nel 2013 con il suo obiettivo si concentra su ciò che segue la gara degli atleti colti mentre si rilassano ascoltando musica o mentre attendono il massaggio; i suoi scatti non sono più realizzati al Tour, bensì in Inghilterra, così come inglese è il luogo dove è catturata l’immagine a mio avviso più suggestiva dell’intera esposizione. E' Stuart Franklin che nel 2011 in un palazzetto di Hampshire riesce a inserire l’idea di velocità del ciclista coniugando il soggetto a degli splendidi effetti di luce, in una squisita composizione.

Molti altri sono i fotografi presenti, ognuno con un suo stile ed una sua particolare ricerca.

Da segnalare anche la presenza di un video che racconta di Ottavio Bottecchia, il primo italiano a vincere la “Grande Boucle”, atleta friulano di origine.

Mirco Venzo, Spilimbergo 11/08/2024 #qzone.it

Nella foto a corredo dell’articolo lo scatto di Stuart Franklin

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