Il ricordo di quell'esame di Sociologia è lontano, ma non tanto per essere occultato da questo blog che si occupa di attualità. Spero alla fine dell’articolo render chiaro perché quelle lontane nozioni sono interessanti anche oggi. Antefatto: esame di Sociologia, all'Università Ca' Foscari Venezia. Si alza la penultima dell’appello (l’ultimo sono io). Costei ha una camminata fantastica, fisico formoso, ragazza consapevole del suo fascino. Una volta seduta, punta negli occhi il professore e precisa subito che ha avuto poco tempo per preparare l’esame. Il docente, non si sa se ammaliato dall’avvenenza di quella bionda dai capelli a caschetto o se, avendo apprezzato l’onesta ammissione della giovane, le chiede:
“E’ stata in vacanza? Dove?"
“Sono stata in Grecia, ho fatto un giro nelle isole".
“Ah, che bene! Allora mi parli degli elementi culturali che ha riconosciuto."
La ragazza sbigottita l’ha fissato come a dire… ”Ma cosa vuoi?” Ed il docente subito le viene in soccorso: “Ha mangiato spaghetti in Grecia?"
“No!” - replica la bonazza che ha saputo cogliere l’assist del docente - “...mangiavano il tzatziki, una squisita salsa con yogurt e cetriolo…”
“Bene, il cibo è un elemento di cultura materiale, me ne dica altri… Com’erano vestiti i greci? Indossavano gli stessi abiti degli italiani che vede in questa sala?”
“No.” - replica la ragazza - “Mi è capitato di incontrare donne che indossavano lunghe gonne nere e camicie bianche ricamate."
“È naturale, il clima delle isole greche è diverso da quello veneto e la cultura ne risente, ma mi dica ora un elemento di cultura immateriale, dopo che mi ha parlato di cibo e abbigliamento…”
La ragazza inizia a roteare i suoi splendidi occhioni azzurri e poi sbatte le ciglia al professore che le chiede:
"Parlavano italiano…?”
“No...” - la musa bionda replica quasi d’istinto, ma senza aver colto il punto, “Parlavano greco!"
“Brava signorina, la lingua è un importante elemento di cultura immateriale."
La ragazza prese trenta. Fosse stato per me, le avrei dato anche la lode, se avessi dovuto valutare la giovane per il suo fisico; sta di fatto che a distanza di anni ricordo ancora una delle distinzioni che possono farsi tra gli elementi culturali, che possono essere materiali e immateriali.
La lingua, i canti, i balli, il modo di preparare certe pietanze (le ricette) sono elementi di cultura immateriale, mentre il cibo, i vestiti, oggetti di artigianato sono elementi di cultura materiale. Il lettore comprende che questi elementi sono radicati al territorio, in Grecia vivono molte pecore e capre e uno dei loro formaggi tipici è la feta, che pare risalga ai tempi omerici. L’elemento culturale è concatenato non solo nella conoscenza sviluppata da una certa popolazione, ma ha molto a che fare anche con il territorio di cui è espressione. Se in Grecia mangi la feta, nell’Artico gli inuit non sanno che cosa sia e mangiano la carne di foca. In Grecia ci sono capre e pecore, nell’Artico c’è neve e foche… Le saghe iliache narrano di Achille e di Odisseo, quelle inuit parlano, immagino, di orsi bianchi, trichechi e balene. Le mitologie, gioco forza, cambiano. Questa presentazione mi permette di focalizzare i tre differenti tipi di identità cari al mio docente: l’identità personale, l’identità sociale e l’identità culturale. Preciso che in rete non vi sono indicazioni a riguardo e da ciò deduco che i concetti che sto per proporre sono frutto di studi e idee proprie del mio insegnante, di cui occulto il nome perché "se racconti il peccato (non puoi dare trenta a una gnocca che manco sa di che cosa stai parlando) non è corretto raccontare del peccatore..."!
Un ulteriore motivo di incertezza lo devo imputare a me stesso giacché non riesco a trovare gli appunti di quel lontano esame e la mia memoria può giocarmi brutti scherzi. Anche per questo mi aiuto andando a recuperare in rete il concetto di identità proposto da Umberto Galimberti (rif. 1). “L’identità è un dono sociale, te la danno gli altri. Il bambino cui la mamma dice “Sei bravo” e la maestra ribadisce “Sei intelligente” si costruirà un’identità positiva. Per contro, se la mamma a più riprese gli dice “Sei un cretino” e la maestra ribadisce il concetto, il ragazzino crescerà con un'idea negativa di se stesso. Quando gli antichi greci definivano l’uomo un animale sociale sapevano benissimo che l'identità singolare di ciascuno di noi è il prodotto del riconoscimento degli altri. Gli altri ci danno un identità! Questo non solo da bambini, ma capita anche agli adulti che vanno a lavorare”. Quando un adulto viene licenziato si sente messo da parte e la sua identità subisce un colpo, incassato con maggior o minor danno. La sua autostima è messa a dura prova. Possono esserci depressioni e si può arrivare al suicidio.
L’identità sociale è la sommatoria di elementi materiali ed immateriali che sono caratteristici di quel gruppo oggi. In Italia si mangiano gli spaghetti e non la feta e si parla italiano e non il greco. In Italia ci sono delle leggi frutto della nostra cultura (l’esame è stato dato a metà degli anni Ottanta quando non c’era ancora la Comunità Europea e quindi questi concetti erano relativi alla realtà nazionale) che rispondono ad esigenze specifiche della nostra comunità. L'inuit si sentirà dire "Bravo!" da sua mamma se è un giovane abile a cacciare la foca, il greco dell'antica Atene è "bravo" se rispetta le leggi, mentre lo spartano è "bravo" se supera il duro addestramento e se negli scontri fisici sa farsi valere. L'identità personale entra in relazione con i valori, con l'identità sociale del gruppo di cui si è parte. Chiaro che ciò che è oggi ,domani potrà cambiare. I valori, le leggi che di quei valori sono espressione, cambiano. Se non muta la direzione del vento forse anche in Italia non si mangeranno più spaghetti, ma Big Mac o, come pare stiano spingendo, vi sarà una dieta a base di insetti. Ciò sarà domani: oggi qui ci si nutre con gli spaghetti.
Capisco quindi che gli elementi culturali (materiali e immateriali), danno identità ai singoli cittadini e sono espressione della società che a sua volta ha delle caratteristiche materiali e immateriali ben precise, anche se mutevoli. Chiudeva la lezione il docente parlando di identità culturale: i valori della nostra società, questi elementi materiali e immateriali di oggi, come sono posti in relazione con il nostro passato e con chi c’era prima? La nostra società non nasce dal nulla, ma ha radici ben precise: essere italiani significa che in passato qualcuno ha posto in essere una serie di eventi classificato come “risorgimento” il quale ha unificato il territorio. Se si parla italiano e non austriaco (il Veneto prima dell’unificazione al Regno dei Savoia era territorio a guida Francesco Giuseppe) o napoletano, romano o siciliano, è perchè tutta quella penisola a forma di stivale ad un certo punto ha creato leggi usando un lessico ben preciso e quel lessico era insegnato a scuola. Un merito particolare a unificare il Paese dal punto di vista linguistico l’ha avuto il fascismo giacché proprio sotto il duce l'efficienza dell’insegnamento, coordinata dalla magistrale guida di Giovanni Gentile, ha avuto importanti risultati.
E si arriva al punto, per come l’ho compreso io… Il fascismo ha contribuito a dare identità sociale al lembo geografico dalla forma di una calzatura, ha influenzato pesantemente la sua cultura trasmettendo valori e una lingua, ma è stato anche la causa di un feroce conflitto interiore da cui sono emersi nuovi valori e nuovi principi, quelli oggi presenti nella carta costituzionale. Quei morti, ricordiamocelo, e le montagne dove i partigiani si rifugiavano per nascondersi, sono, a detta di Piero Calamandrei, i luoghi dove si son generate le pagine della Costituzione. L’identità culturale sono le radici che l’identità sociale, le istituzioni di oggi, i valori di oggi affondano in ciò che eravamo ieri. Gli elementi immateriali (tra gli altri la lingua e le leggi), e quelli materiali (tra cui cito ora le infrastrutture che si decise erano fondamentali e per questo andavano realizzate), hanno un loro legame con la nostra storia, con i nostri morti. Una comparazione può essere d'aiuto: in Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale si decise che la struttura militare doveva essere potenziata, fecero crescere l'esercito e si organizzarono per divenire una potenza nucleare. Quella collettività, che aveva una sua storia, andò verso quella direzione. Noi italiani nello stesso periodo non puntammo sul potenziamento dell'esercito ma decidemmo di investire nella realizzazione di infrastrutture che unirono maggiormente un paese altrimenti "più diviso".
Chi mi legge comprende che le scelte politiche italiane e sovietiche sono anche conseguenza di come terminò il secondo conflitto mondiale: noi la guerra la perdemmo e non avremmo mai potuto investire su un esercito efficente: la storia ha un peso nell'identità di una società! Parentesi sulle infrastrutture quali le autostrade: a mio avviso devono tornare ad essere un bene pubblico e vanno tolte dalla gestione della famiglia Benetton: cosa c’entra questa famiglia con tutto questo discorso? La loro responsabilità è solo legata ai morti che si son generati nel ponte Morandi per (forse) mancanza di manutenzioni. La magistratura ad ora non ha ancora avvalorato il mio sospetto ma ciò che mi sento di affermare è che l'idea odierna che il privato deve avere maggior tutela sul pubblico va a mio avviso rivista e però questa parentesi che ho aperto aiuta, spero, a comprendere come le idee prodotte e accettate da una collettività incidono anche sulle strutture materiali e non solo.
Il mio docente di sociologia mi spiegava, ma allora non comprendevo come disguidi, attriti tra le tre identità sopra descritte, personale, sociale e culturale, potevano portare a situazioni patologiche tali da portare anche al suicidio. A distanza di decenni ancora non posso dire di avere pieno possesso dei concetti di cui scrivo, tuttavia oggi l’attualità mi aiuta (e ci aiuta) a comprendere quanto tali concetti siano importanti. Me ne resi conto, e questo è un altro esempio, ascoltando la mia parrucchiera cinese lamentarsi dell'Adunata degli Alpini quando questa venne ospitata a Treviso (rif. 2). Che cosa rappresentano gli alpini per un italiano lei, che pure in Italia vive, non lo poteva comprendere, palesando come lei fosse un corpo estraneo alla nostra società e alla nostra cultura. Stiamo parlando proprio di quanto sopra scritto, della nostra storia, di morti, di valori, di sconfitte che abbiamo dovuto sopportare e "digerire" assieme come popolo e che ci rendono elementi coesi l'un con l'altro. Che ne sa un magrebino, o un cinese di tutto ciò? Oggi il progetto europeo porta alla distruzione dell’identità sociale e di quella culturale. Siamo “tutti fratelli”, secondo questa retorica, “parliamo tutti la stessa lingua”, l’inglese (è la lingua con cui si redigono i verbali ufficiali delle commissioni che contano), senza considerare che, notate bene, l’unico paese che parla naturalmente questo idioma è uscito dalla UE.
Ma cosa stiamo facendo? Pensiamo veramente che il nostro continente così disgregato possa reggere il confronto con potenze culturali come la Cina, coese e complesse, che hanno alle spalle una storia ed una cultura millenaria? Ed ancora, ma perché dobbiamo confrontarci con la Cina? Quel paese vada per la sua strada lasciando a noi popoli (plurale) europei trovare i nostri obiettivi e i nostri equilibri. Quanto alle crisi accennate dal mio docente di sociologia oggi se non le ho proprio messe a fuoco perfettamente già mi paiono più nitide e spero aver aiutato anche il lettore a focalizzare che tipo di situazione stiamo vivendo. L’arrivo di immigrati, la perdita dei nostri valori, della nostra lingua, delle nostre produzioni (il paese da decenni vive una deindustrializzazione) del lavoro, sta alterando la nostra identità! Tutte e tre le identità sopra descritte! Il mio amico Franco mi dice sempre che vedo nel “piano Kalergi” (rif. 3) l’origine di tutti i mali e mi rimprovera che lo infilo dappertutto come il prezzemolo in cucina.
Io non so se vi sia un burattinaio che tenta di imporre il progetto ideato dal nobile austro nipponico, vedo però che l’arrivo di questa mole di stranieri sta contribuendo a devastare i nostri pilastri culturali, così come, la cultura “occidentale” sta devastare i pilastri della cultura islamica (rif. 4). La nostra cultura e quella di chi emigra sta venendo spazzata via a favore di una monocultura voluta dal capitale. Stesso cibo per tutti, stesso abigliamento per tutti, stessi centri commerciali dalla struttura architettonica identica in tutto il mondo. Ed i dati sui suicidi (sempre difficili da reperire in rete), che crescono dovunque, confermano che il mio docente aveva teorie interessanti!
Chiudo riprendendo un classico della letteratura europea, uno di quelli che veramente fanno parte della cultura di tutto il nostro continente perché assimilato e conosciuto da moltissime persone in moltissime nazioni.
Questo “classico” fu scritto da un francese, Antoine de Saint - Exupéry. Capitolo XVIII quando il Piccolo Principe incontra il fiore nel deserto e gli chiede “Dove sono gli uomini?” Fiore: “...Non si sa mai dove trovarli. Il vento li spinge qua e là. Non hanno radici e questo li imbarazza molto”. Riassunto di tutto quanto scritto finora: gli uomini hanno bisogno di radici; senza quelle, ciò che il fiore chiama “imbarazzo” si traduce con il termine italiano di sofferenza! Il mio esame di Sociologia andò male, non capii che il docente voleva farmi parlare di Max Weber e balbettai qualcosa sulla Scuola di Francoforte, per un deludente 25/30. Non ero dotato del "davanzale" della bionda e non mi venne incontro in alcun modo. Forse per questo prossimamente scriverò e di Weber e della Scuola di Francoforte. Allora non conoscevo i legami tra le due entità, ma oggi a riguardo ho le idee più chiare così come ho compreso che la sociologia non è solo un esame "complementare" ma qualcosa che ha importanza. E molta!
Mirco Venzo, Treviso 24/03/2021 #qzone.it
Nella foto una ragazza immortalata dal sottoscritto a Madrid un paio d'anni fa.
Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=1ittwrViEUY&t=101s
Rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-shorts/31-shorts-ven...
Rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venz...
Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-travels/26-travel-...