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20181011 VM AesopusPremessa: c’è una fiaba attribuita ed Esopo, ma che è possibile si rifaccia ad una più antica tradizione indiana dove protagonisti sono uno scorpione ed una rana. (Rif. 1). Fu Davide Bortoletto, un attivista politico con cui ho collaborato e per la maggior parte del tempo ho pure criticato, che mi portò a conoscenza di questa chiave interpretativa. che voglio condividere con voi lettori e che ritengo potrà tornarci utile in seguito. Uno scorpione sta per essere travolto dall’acqua (a proposito di dighe) e la sua sorte pare ormai segnata quando vede una rana che invece, agevolmente, nuota tra i flussi. La invoca di aiutarlo ma la rana replica che non sarebbe saggio da parte sua: “Se tu mi pungi io muoio, ed è risaputo che gli scorpioni lo fanno”! “Ragiona!” Replicò l’insetto all’anfibio “…ma ti pare che io vada a pungerti facendoti morire?

Finirei per annegare anch’io, sarei proprio stupido se lo facessi!” Conquistata da questo ragionamento la rana si carica l’aracnide nel dorso e si indirizza nella zona di sicurezza, sennonché ad un certo punto sente una fitta atroce nel suo corpo! Lo scorpione l’ha punta e la sua fine è segnata a metà del tragitto. Prima del decesso tra i due protagonisti c’è un ultimo dialogo “Ma perché l’hai fatto, ora moriremo entrambi…” – “Non ho saputo resistere, è nella mia natura”! fu la replica dello scorpione. Siamo arrivati alle conclusioni degli articoli che raccontano dei disastri causati dal crollo della diga del Vajont (rif. 2) del crollo della diga del Gleno quarant’anni precedente (rif. 3) e mi son permesso di ricordare come l’avidità sia a mia opinione pure la causa del recente crollo del Ponte Morandi. (rif. 4)

La tesi che ho voluto sostenere è la seguente, certi settori non possono essere dati in mano a dei privati perché la loro smania di far profitto, favorisce le catastrofi. La seconda ragione per cui ritengo quei settori debbano ritornare a gestione statale è legata alla constatazione che poi è sempre allo Stato cui ci si rivolge per avere soluzioni, è corretto che lo sia lo stesso a gestire tutto sin dall’origine. La terza ragione è che mentre i cittadini possono influenzare l’operato dello Stato confermando con il loro voto chi lo governa, o togliendo loro il mandato a farlo, quando la concessione è privata sarà il singolo che prenderà le decisioni a suo insindacabile giudizio più opportune, e gli altri dovranno subire in silenzio; se da dentro l’organizzazione qualcuno avrà delle riserve da esternare, rischierà di essere allontanato perché “rema contro”. Potrei portare la mia esperienza a riguardo, ma allungherei l’articolo senza modificarne la sostanza.

Ragioniamo sul Ponte Moranti, e mettiamoci nei panni dei proprietari… che costo e che mancato guadagno avrebbe rappresentato interrompere il flusso di auto e camion e mettersi a riparare seriamente i sostegni poi crollati? E’ una scelta dolorosa dal punto di vista del profitto per nulla dissimile a quella cui si trovò di fronte la S.A.D.E. ad un certo punto. Sapevano che la frana sarebbe crollata, e sapevano che sarebbe stata di proporzioni gigantesche, potevano loro ridimensionare il progetto su cui lavoravano da anni?

Nel mio terzo articolo ho spiegato, parlando del liberismo, che l’avidità, la smania di far soldi è il motore che spinge l’imprenditore nella sua azione e la risposta agli interrogativi posti sopra sta nella favola di origine antica: un imprenditore mai ridimensionerà la possibilità di far soldi perchè sarebbe agire contro la propria natura. Un privato di fronte ad un simile dilemma rischia sempre perchè l'idea di "perder profitto" non la può concepire. Senza contare poi, a guardar la storia, che a lasciarci le penne sono gli altri, quindi il loro rischio, è ancor più limitato e quindi il gioco per loro (gli imprenditori) varrà sempre la candela ... Loro (gli imprenditori) rischiano, se va bene guadagnano, se va male a crepare sono gli altri. E' anche per questo che certi settori non possono essere dati in gestione ai privati.

Sempre nel terzo articolo parlando delle banche riporto la testimonianza di Mauro Aurigi (rif. 5) che conferma la mia tesi. Attenzione, quanto sopra scritto non esime le autorità statali da decisioni sbagliate, e non mancano naturalmente gli errori della Pubblica Amministrazione, spesso indotti da fenomeni di corruzione etc etc. Non a caso in un articolo precedente ho voluto porre all’attenzione del lettore su di una "grande opera" che contesto, il Ponte sullo Stretto e ho ricordato il buco nell'acqua del MOSE. A mio avviso sono queste idee decisamente sbagliate nate da una classe politica che con Davide Bortoletto abbiamo combattuto. Se i lavori di quelle opere  sono ferme in parte, o son avanzate a rilento dall'altra, dipende anche dal fatto che molta opinione pubblica osteggiò quelle spese, e un politico deve sempre tener conto di quel che dice il suo elettorato. La politica in democrazia funziona così. Apro una parentesi, con Bortoletto abbiamo anche cercato di difendere la Costituzione che volevano modificare per togliere potere all’elettorato, seguendo un progetto che è riconducibile al Consenso di Washington (rif. 6).

Gli errori della classe politica prima o poi, se rimane il meccanismo democratico, ricadono su chi governa, e se è l’elettorato che sceglie un governante “farlocco”, a mia opinione è quanto sta accadendo da decenni in Italia, paghiamo noi elettori il prezzo di queste nostre scelte*. Nei disastri delle dighe, al contrario, le scelte furono  fatte da chi era proprietario delle costruzioni che poi ne avrebbe intascato i benefici, mentre i costi son stati tutti scaricati sulla popolazione. Nessuno che io sappia della famiglia Benetton ha avuto grandi problemi dal crollo del ponte, e se sì, non sono certo paragonabili a chi si è visto crollare la terra da sotto i piedi e ha fatto tempo a pensare chissà a cosa, mentre dal suo abitacolo,  stringendo violentemente ed inutilmente il volante  vedeva la terra avvicinarsi. Sono situazioni di terrore che solo l’arte può tentare di rappresentare, al pari dello spavento che deve aver provato chi ha visto l’onda alzarsi dalla digha del Vajont o ha visto fuoriuscire l'acqua dal Gleno o dal Molare.

Il rischio minimo di questi imprenditori non è in alcun modo comparabile ai lauti guadagni, e va quindi loro tolto. Mi dispiace per il Washington Agreement, per le menti che l'hanno concepito e per chi lo difende, assieme a tutta l'impostazione liberista oggi tanto in voga, ma io la vedo è così. Mettiamoci una pietra sopra su queste idee e torniamo a gestire le cose come si fece in Europa dalla fine della seconda guerra ai primi anni ottanta. In un mio precedente lavoro sostenevo che vi sono tre modi di posizionarsi politicamente: a destra, ed è quanto accade con il liberismo, tutto dev’essere privatizzato e lo Stato, "inefficiente, brutto corrotto e lento" va annullato il più possibile. Dalla parte opposta vi è la posizione di estrema sinistra dove tutto dev’essere Stato: è il comunismo. Nel mezzo tra questi due estremi vi è una posizione moderata (?); è la mia posizione.

Volendo ricondurre a dei pensatori le tre posizioni possiamo dire che a destra vi è Von Hayek e Milton Friedman (prima di loro Adam Smith e David Riccardo), a sinistra vi sono Karl Marx e Lenin, mentre nella posizione che a me interessa vi è John Maynard Keynes, guarda caso il nome meno citato tra quelli sopra scritti. Ed è sulla posizione e sugli studi di quest’ultimo che si basa il New Deal e s’impregnano i principi della Costituzione italiana del 48’. La libera iniziativa non va demonizzata, e non vanno demonizzati gli imprenditori, la O.E.G. ovvero l’azienda che realizzò le dighe del Molare facevano parte del “Gruppo Negri” (la futura C.I.E.L.I.) ovvero una delle principali controllate del colosso europeo Edison di Giacinto Motta. La Edison fu l’azienda che introdusse la prima tranvia sperimentale a Milano, (1893) dando quindi un contributo importante alla modernizzazione del Paese.

La catena di collegamenti aiuta però anche a comprendere come mai poi al processo d’Appello tutti gli imputati accusati del disastro piemontese furono assolti. Queste grandi aziende hanno una capacità di influenzare gli apparati statali, sarà lo stesso per la S.A.D.E. che vedrà pagare pochissimi i propri dirigenti in termini di anni di carcere. Una ragione in più per ridare importanza alla politica rispetto ai poteri economici, è attualità, in questi giorni la manovra del Governo pare piaccia poco ai “mercati”, e però, dietro ai “mercati” spesso ci sono pochi nomi che stanno facendo molto denaro a discapito e della massa della popolazione e dell’ambiente. Ultima annotazione, ridare importanza allo Stato ha senso se noi cittadini si torna ad impegnarci in politica, controllando l’operato dei nostri rappresentanti che per altro grazie alle ultime leggi elettorali manco ci rappresentano troppo*.

In questi giorni vedo molte persone combattere questo governo che va contro ai mercati. Difendere i mercati non significa difendere i risparmi o le pensioni dei pensionati, significa favorire le privatizzazioni di ulteriori pezzi del nostro paese e dei nostri servizi. Significa ridare potere ad imprenditori simili a chi costruì opere come quelle che hanno dato origine ai miei lunghi articoli. La battaglia ora si fa più sottile perchè sotto attacco ci sono la sanità e la scuola. In questi settori non ci sarà un onda che renderà palese in un momento tutti gli errori di chi assumerà questi monopoli, in quel caso ci saranno tanti singoli che verranno colpiti uno ad uno, mentre la massa li ignora.Sfruttiamo gli insegnamenti dei disastri citati per non ripetere gli stessi errori.

Sintetizzo in chiusura, ok ridare centralità allo Stato e seguire gli orientamenti keynesiani (con i correttivi del caso), ma se speriamo che chi ci governa lo faccia solo a difesa dei nostri interessi ci sbagliamo di grosso, il nostro compito di elettori è di controllare l'operato di chi votiamo, aggiornandoci e seguendo le cose d'interesse pubblico. E' un compito che non possiamo delegare ad altri. Voglio dire facciamo le rane evitando di farci bollire (altra storia) e vediamo di saper riconoscere gli scorpioni, altrimenti lo sbigottimento dell’anfibio nel racconto introduttivo, potrebbe diventarci famigliare.

Mirco Venzo, Treviso 10/10/2018 #qzone.it

Rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Favola_della_rana_e_dello_scorpione
Rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/mirco-venzo/502-vajont-la-sto...
Rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/501-vajont-un...
Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/mirco-venzo/502-vajont-la-stor...
Rif. 5 https://www.youtube.com/watch?v=t22AfSWZgYg
Rif. 6 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/458-il-consen...

* Non è del tutto vero che siamo noi a scegliere chi ci governa, ma mi limito a questa postilla...

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