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20250311 VM BarbeyAl terzo piano del palazzo Harry Bertoia, Pordenone, sino al 4 maggio 2025, c’è l’esposizione di Bruno Barbey (Marocco 1941 - Orbais-l’Abbaye, Francia 2020) a titolo Gli italiani - Lo sguardo del fotografo di Magnum Photos sul nostro paese, la mostra è curata da Caroline Thiénot- Barbey e Marco Minuz. Chi avesse visto la mostra di Palazzo Roverella a Rovigo su Cartier-Bresson (rif. 1) troverebbe molti punti di contatto nell'approccio fotografico, anche Bruno Barbey, infatti, come il suo più noto collega francese, gira per la nostra penisola per catturare qualcosa “dell’essere italiano”. Rispetto al predecessore, il fotografo marocchino pare dare maggior enfasi agli sguardi, e

vado male a descrivere queste immagini, perchè l’espressività di ogni singola occhiata è impossibile da narrare, e soprattutto paga una differente sensibilità dell’osservatore. Mi spiego, io in uno sguardo posso vedere una cosa, ma tu che leggi ne puoi scorgere un’altra. Chi può dire dove sta la ragione? Ecco quindi che descrivere molte fotografie di Bruno Barbey diventa molto difficile, il consiglio che posso dare è quello di visitare l’esposizione fino a quando è possibile. Un esempio? Lo scatto realizzato a Napoli nel 1964 dove un conduttore di carrozza osserva l’obiettivo dall’alto verso il basso. La sensazione che provo è che si tratti di un becchino, la sua eleganza e l’aria con cui mi osserva mi mette una certa lugubre soggezione. Voglio essere chiaro, è questa una mia impressione, nulla della foto ci dice si tratti di un carro funebre, qualcun altro direbbe, con uguale se non maggior attendibilità, che si tratta di un cocchiere che sta scarrozzando dei turisti americani mezzi brilli...
Mi ha molto colpito anche lo scatto dove una una giovane ragazza guarda con sorriso malizioso il fotografo, la bellezza di questo scatto sta nel contrasto tra la donna in carne ed ossa, e gli eroi di ispirazione omerica che stanno nel bassorilievo in pietra alle sue spalle; questi ultimi intenti nell’esercizio della guerra, mentre la ragazza con il suo sorriso furnesco lascia sperare in un momento d’amore. (Napoli 1966)

Sguardi a parte, la mostra narra anche, e con forza, delle differenze sociali esistenti nell’Italia degli anni sessanta. Molte immagini parlano dell’emigrazione da Sud verso Nord, come lo scatto che vede sotto il cartello Milano, un uomo in piedi dal volto tutt’altro che sorridente. Significativo è anche lo scatto dove un passeggero è circondato da numerose valigie. alcune delle quali legate con lo spago. La scritta in tedesco lascia intuire che sia stata scattata in Svizzera, meta ambita da molti nostri concittadini a metà degli anni sessanta. La mostra ci dice anche come l’obiettivo del fotografo spesso abbia colto la ricchezza e lo sfarzo, contrapposto ad altre foto che raccontano della povertà.

Uno scatto poi ci ha riportato di colpo nella sala sottostante, dove Italo Zannier (rif. 2) propone immagini di stanze friulane per “narrare” di chi vi abitava; questa immagine di Barbey vede la camera da letto di un giovane dove assieme al letto matrimoniale e al tavolo, risalta sovrana una lambretta posizionata davanti al televisione. Le sale spoglie catturate dal fotografo di Spilimbergo ci raccontano della poca agiatezza dei friulani, mentre qui si intravede la presenza di molti beni di consumo, qui si sta descrivendo il boom italiano. L’idea che mi sono fatto è che la lambretta sia stata portata in casa per evitare furti o manomissioni. Non si tratta di una Ferrari, ma negli anni sessanta, più precisamente nel 1966 a Napoli, un simile oggetto, in alcuni quartieri partenopei, poteva essere considerato un bene da ostentare, oltre che un prezioso mezzo per andare al lavoro. La sintesi è che se Zannier aveva narrato della povertà dei friulani, questa immagine di Barbey descrive l’ascesa degli italiani, anche dei napoletani, verso un certo benessere.

Mettendo assieme le immagini delle due mostre c'è la dimostrazione di come il nostro paese sia passato dalla povertà del dopo querra ad un benessere piccolo borghese, impregnato di consumismo. Non mancano le immagini ammiccanti dal punto di vista della composizione e dell’equilibrio tra bianchi e neri come quella che ho posto a corredo dell’articolo, la mia preferita per eleganza.

Mirco Venzo, Pordenone 07/03/2025

rif. 1 https://www.qzone.it/index.php/articoli-venzo-mirco/1037-cartier-bresson-al-roverella-ro-2025
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/articoli-venzo-mirco/1055-io-sono-io-italo-zannier-pn-2025

 

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