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20250506 VM fotografia europeaFotografia Europea, la rassegna di mostre fotografiche che si tiene a Reggio nell’Emilia, compie vent’anni. Ai vent'anni è dedicata l'intera manifestazione la cui direzione artistica è coordinata da Walter Guadagnini, Tim Clark e Luce Lebart. Per presentare lo spirito che ha ispirato questa edizione iniziata il 24 aprile (che terminerà l’8 giugno 2025), prelevo uno strancio dal “concept”: “[…] la generazione Z (La Generazione Z, o Gen Z, è il termine utilizzato per definire le persone nate tra la metà degli anni '90 e il 2012, considerate la prima generazione di "nativi digitali NdR) è cresciuta in un’epoca dove il progresso tecnologico ha aperto infinite possibilità, ma ha aperto anche inedite crisi cui far fronte, individualmente e collettivamente. Essere perennemente connessi e visibili dà grandi opportunità, ma l’apparenza può

diventare una trappola, il confronto costante una minaccia per l’autostima. Si vive nell’epoca di grandi disparità economiche e di notevole precarietà, dove anche i più qualificati trovano difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Avere vent’anni oggi significa anche essere parte della generazione che lotta per i propri diritti e per un futuro migliore, che scende in piazza per il clima, che si batte contro le disuguaglianze e le ingiustizie […] (rif. 1)

Non citerò tutti gli autori, sarebbe improponibile, ma subito, appena entrati nei Chiostri di San Pietro rimaniamo colpiti dal lavoro di Claudio Majorana, (Catania 1986) Mal de mer. L’artista si reca in Lituania colpito da una statistica, il paese che si è “finalmente” liberato dalla dittatura sovietica può ora volare senza ostacoli, ma i numeri dicono sia il paese con il più alto tasso di suicidi in Europa. Gli scatti di Majorana vedono spesso protagonisti adolescenti, giovani (spesso avvenenti), che non esprimono sorrisi fiduciosi, anzi spesso è l’esatto opposto. Questi ritratti sono intervallati da immagini che raccontano del paesaggio circostante, l'ambiente dove vivono. L’amico Giorgio ha sottoposto alla nostra attenzione un trittico: una ragazza sta osservando un monumento funebre (prima immagine) - Una ragazza che ha i capelli rasati è posta in primo piano, assolutamente sfuocata su di un ponte dove sotto scorrono molte auto (seconda immagine) - Un cane osserva un cimitero sottostante (E' l'ultima immagine del trittico). 

L’interpretazione di Giorgio, condivisa da tutto il nostro gruppo, è la seguente: la ragazza ha da gestire un lutto (non ci è dato sapere se il monumento sia riferito ad un familiare o a un qualcosa di altra natura). La stessa si rade i capelli, emblema di vitalità e di bellezza per ogni giovane, andando a reprimere, in un certo qual modo, la propria voglia di vivere, di rivendicare la sua personalità. E’ su di un ponte dove sotto a sè scorre la vita, frenetica, le auto corrono ognuna per raggiungere la propria meta. La terza immagine ci aiuta a comprendere che la giovane potrebbe essersi gettata da quel ponte per diventare parte del cimitero dove il cane simboleggia, vuoi la solitudine, vuoi una visita a chi non c’è più, come spesso questi fedeli animali fanno.

Nei Chiostri di San Pietro molto spazio è stato dato ad un autore giapponese, Daido Moriyama (Osaka, 1938) che ha approfondito svariate tematiche. Particolarmente attuale ho trovato la proposta Accident 7 dove l’artista, ispirato dal lavoro letterario di Agatha Christie Dieci piccoli indiani, approfondisce il tema della scomparsa dei villaggi tradizionali. Nel romanzo della scrittrice inglese in un’isola (com’è poi il Giappone, che altro non è se non un arcipelago di isole separato dal continente asiatico) dieci ospiti cercano di capire che cosa sta accadendo loro. Uno dopo l’altro i protagonisti muoiono, spariscono, e tutti si attivano per comprendere chi causa il decesso, la sparizione, la morte dei protagonisti. La rivista Asahi Camera riporta le opinioni di Moriyama risalenti al luglio 1969. Oggi in Italia assistiamo ad un processo simile legato ai piccoli negozi di eccellenze, siano esse alimentari, (salumerie, formaggerie, macellerie) o di altra natura (mercerie, oggetti di artigianato) e via discorrendo; tutti spazzolati via dalla realtà dei grandi magazzini. Moriyama con largo anticipo aveva compreso che l’avvento delle mentalità di chi vinse ilo secondo conflitto mondiale (gli americani) e l’economia capitalista che venne da essi diffusa in larga parte del mondo, avrebbe modificato in profondità anche gli equilibri del suo paese, del Giappone. 

Non è un caso quindi se in un suo libro, Pretty Woman (2017) si nota come ad immagini di donne vengano associati elementi che apparentemente con l'avvenenza e la femminilità paiono fuori contesto, elementi del paesaggio, scaffali di supermercati, uomini, mercanzia ricca di colori e ben esposta. Il lavoro è affine a quello sopra commentato di Claudio Majorana: non si può comprendere un fenomeno estrapolandolo e isolandolo dall’ “ambiente” che l’ha generato e che l’ha influenzato. E analizzando il materiale dedicato a questo fotografo emerge la sua partecipazione alla rivista Provoke (1968/70) dove i testi di autori quali Karl Marx, Sigmund Freud o Jean Paul Sartre venivano studiati. L’obiettivo era tentare di comprendere le contraddizioni della società borghese.

Personalmente ho trovato interessante confrontare il materiale proposto su Daido Moriyama con il lavoro presentato (sempre nei Chiostri di San Pietro) di Kido Mafon (Tokio 1999) che si concentra sulla vita notturna dei giovani giapponesi. A mio modesto avviso il lavoro di Kido, molto più pulito e colorato è più “ammiccante” di quello del suo illustre compaesano. Poi, dal punto di vista dell’analisi sociale, non si può che rimanere sorpresi dalla capacità che, su più fronti, il nativo di Osaka, seppe anticipare. Fu indubbiamente un precursore e un rivoluzionario, una persona dotata di grande coraggio, caratteristiche che sono la dote attribuita ai giovani. E a tal riguardo chiudo la mia veloce passerella sulla nutrita rassegna di artisti proposti da questa edizione di Fotografia Europea, andando a narrare dello Spazio Gerra dove il focus è su coloro che forgiarono la nostra italia (e ispirarono con i loro valori la nostra Costituzione): i partigiani.

Appena entrato una serie di numeri relativi ai partigiani reggini - sino ai 15 anni furono attivi 25 combattenti - da 16 a 20 anni: 2625 combattenti - 21/25 anni 3670 combattenti - 26/30 anni 1490 combattenti - 31/35 anni, 1265 combattenti - 36/40 anni: 603 combattenti - 41/45 anni 337 combattenti - over 45 anni 303 combattenti. Il messaggio è chiaro: a combattere il nazifascismo nel territorio reggino furono soprattutto i giovani e i giovanissimi. Sconcertanti sono le foto delle torture subite da questi ragazzi forse ancor più delle immagini che ne ritraggono i corpi inermi. Impeto rivoluzionario e voglia di cambiare il mondo a costo della propria vita, queste sono le caratteristiche dei giovani di allora, e grazie anche a quei giovani, abbiamo vissuto, in Europa, un periodo di relativo benessere.

Questo blog (Qzone.it) spesso si interroga sulle cause del benessere (e su quelle che ce lo negano), ma tra i molti lavori proposti a Reggio nell’Emilia questo proposto allo Spazio Gerra ci ricorda irrevocabilmente che il coraggio e lo spirito di sacrificio dei giovani che affrontarono il nazifascismo è una delle ragioni su cui si basa la nostra fortuna.

Non meno importante è però il messaggio lanciato da Marco Belletti con il suo lavoro Pending Resistance. Sono 9 immagini di raro impatto intellettuale. Il cattolico Teresio Olivelli scrisse: “Lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà NON PUO’ ESSERE ELARGITA DAGLI ALTRI. Non vi sono liberatori, ma solo uomini che si liberano!” Questa frase (relativa ad altri lavori dello Spazio Gerra) è quanto mai utile per comprendere che tipo di stimoli abbia lanciato Marco Belletti. Leggo dalla presentazione del suo lavoro: “Una generazione in trincea, ma senza sapere contro cosa combattere. Tutto è pronto: la postura, l’intenzione, persino l’estetica della ribellione. Eppure la resistenza resta sospesa, come una notifica non letta. [...] Pending Resistance è una riflessione visiva su quel momento in cui l’azione è rimandata, neutralizzata o inglobata in sistemi più grandi: l’algoritmo, l’immagine, il desiderio di apparire. E’ la guerra combattuta tra scroll e like (ho cercato di capire cosa sia lo scroll e mi pare significhi essere ignorati. To scroll = scorrere. Ovvero quando, in rete, non riesci ad attirare l’attenzione per un like perchè con la mano scorri verso una nuova videata, un nuovo soggetto, un altro “contenuto”). dove il gesto politico si consuma nel gesto estetico. E’ l’eroismo congelato nel buffering"

Io sono un amante della fotografia analogica, e sono estremamente contrario alle manipolazioni di Photoshop o altre alchimie. Dopo questa premessa riconosco essere il lavoro di Belletti (le nove immagini proposte) un capolavoro assoluto, pur se frutto di manipolazione delle immagini (e molto laboriosa, come ci fa sapere lo stesso autore). Non avrebbe potuto fare altrimenti per mettere in connessione gli eventi passati a tematiche quanto mai attuali. Se ho riconosciuto che il benessere mio e di molti italiani è il frutto germoliato dal sacrificio dei giovani partigiani, Belletti con il suo lavoro cerca di spiegare cosa ostacoli l'energia dei suoi coetane. Mi rifiuto di descrivere le immagini di questo grande artista per non ridimensionarle con i miei scritti e le mie opinioni un lavoro dalla profondità assoluta ed anzi, ne approfitto per rendere merito anche a chi ha scritto la presentazione del lavoro sopra parzialmente riportata; ha dato un contributo determinante. 

Queste nove immagini, per altro intrise di sottile umorismo, sfiorano con sagacia l’essenza del perché gli attuali movimenti giovanili (e non solo) non riescono a scalfire il potere. Se l’intera rassegna di Fotografia Europea è una fucina di stimoli intellettuali (e di riflessioni), non voglio sembrare esagerato, ma il lavoro di Marco Belletti, da solo, vale la trasferta nel cuore dell’Emilia. Ho un solo rammarico, non poter scrivere di dove sia nativo questo pensatore.

Mirco Venzo, Treviso 02/05/2025

rif. 1 https://www.fotografiaeuropea.it/wp-content/uploads/2024/09/Concept-FE-25_ita-1.pdf

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