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20210702 VM Fotografia Europea

Palazzo Magnani, (via Corso Garibaldi, 29 Reggio Emilia) anche quest’anno è uno dei cardini dell’intera manifestazione di Fotografia Europea 2021; chi decidesse di dedicarci parte della sua attenzione avrebbe l’opportunità di godere della visione di più di cento opere frutto di trenta artisti di valore internazionale. Cosa accomuna stili e visione fotografica così differenti l’uno dall’altro? L’idea che la Fotografia non sia solo la documentazione della realtà, la prova di ciò che è, ma possa anche essere un modo per inventare nuove realtà e per documentare la fantasia.

So di essere stato vago in questa presentazione ed allora per essere più diretto inizio descrivendo le opere di David Levinthal che utilizza dei soldatini di plastica (dei giocattoli) e crea artificialmente situazioni di guerra. Gli scatti del lavoro Hitler Moves East (1977) leggermente sfuocati, un po mossi, effetti voluti dall’autore per dare credibilità, pare siano la documentazione dell’evento bellico colto da chi stava rischiando la vita nei terribili giorni della seconda guerra mondiale. Nulla di tutto ciò: sono creazioni dell’evento storico realizzate altrove decenni dopo e mi piace immaginare ciò sia accaduto nello studio a casa dell’autore mentre sorseggiava una bibita tra uno scatto e l’altro allietato da della buona musica. Insomma; con le ristrettezze della seconda guerra mondiale questi scatti hanno molto poco a che fare nella realtà, cosa che si scopre solo leggendo le didascalie.

Joan Fontcuberta, invece, nel celeberrimo lavoro realizzato con Pere Formiguera (vedi nota) immagina che si ritrovino degli archivi perduti da tempo dello zoologo tedesco Dr. Peter Ameisenhaufen, nato nel 1895 e misteriosamente scomparso nel 1955. Ameisenhaufen aveva catalogato una serie di animali insoliti. Tutta la documentazione scientifica, con annesse fotografie della fauna mai esistita, è stata inventata di sana pianta. Nella mostra di Reggio Emilia sono esposte alcune delle foto di questa idea Fauna Project datata fine anni ‘80 tra le quali il Solenoglypha polipodida un serpente con 12 zampette.

Pure Hiroyuki Masuyama realizza un lavoro simile a quelli precedentemente ricordati, andando a “fotografare” sia l’uomo di Neanderthal, sia l’uomo di Cro-Magnon (foto del 1994). Per tutti i lavori sopra ricordati vale la tesi di Hiroshi Sugimoto: “Per quanto falso sia il soggetto, in fotografia sembra vero” e così gli animali di Fontcuberta diventano reperti scientifici, i soldatini di Levinthal paiono veri militari documentati durante una cruenta battaglia a costo della vita del reporter e finanche gli ominidi di Masuyama diventano una ricostruzione credibile. Emiliy Allchurch afferma: “La fotografia è un punto di partenza, una materia prima con cui lavorare, per sviluppare le mie idee” mentre Paolo Ventura sostiene “La realtà, così com’è mi interessa poco, esiste già! Allora la ricostruisco a modo mio. Mi interessa raccontare mondi che non esistono. Anche se le scale sono sbagliate, o la prospettiva è allungata o schiacciata, poco importa: la fotografia rende tutto credibile. E’ sempre stato così!” 

Ed allora quali sono i lavori che più mi hanno colpito in questa rassegna proposta da Walter Guadagnini? Sicuramente alcune immagini di Alison Jackson dove si possono vedere Donald Trump in un rapporto carnale con Miss Mexico (chiaro il riferimento al famoso muro che lui aveva riportato in auge) o lo stesso presidente mentre è abbracciato a degli incappucciati membri del Ku Klux Klan (ho il sospetto che l’ex presidente degli Stati Uniti non fosse proprio ben visto dall’autore delle immagini)!  Anche Lady Diana che fa shopping in compagnia di Marilyn Monroe è uno scatto che sorprende parecchio, pure frutto della fantasiosa mente di Jackson. Una foto più di altre ha sorpreso il nostro gruppo, l’autore è Andres Serrano e si vede una figura addobbata in modo che poteva ricordare la maschera francese di Pierrot, il personaggio innamorato della luna. Questa poteva essere una chiave interpretativa visto il tema della mostra, che, lo ricordo è un verso di Gianni Rodari : “Sulla luna e sulla terra - Fate largo ai sognatori”. (rif. 1)

In A history of sex (1996) dopo attenta analisi però notiamo che manca il berretto e soprattutto la celeberrima lacrima nera dipinta sul volto, alla protagonista della foto, al contrario il naso è tinto di rosso riconducibile a quello di un clown. Lo sguardo della ragazza (sicuramente trattasi di una ragazza, e poi spiegherò il perchè di tanta sicurezza) non pare proprio triste, come vorrebbe la tradizione di molti pagliacci e di Pierrot, non pare neppure “allegro” come il resto dell’immagine sugerisce. Sembra invece che si rivolga a chi osserva la foto per chiedergli: “Cos’hai da guardare”? con occhio intriso di complicità. E chi osserva l’immagine, in effetti, è colpito non tanto dallo sguardo della protagonista del ritratto, quanto da chi sotto di lei è impegnato ad allietare oralmente la giovane con quell’arte chiamata cunnilingus.

Anche l’amante è agghindato da maschera con tanto di vistoso copricapo. Ora, abbiamo molto apprezzato sia l’audacia che l’estetica della foto, tale da rendere un gesto degno di riviste porno elegante; tuttavia che cosa questo c’entri con i temi sopra esposti non siamo riusciti a focalizzarlo. Sicuramente è l’immagine che più ha saputo stimolarci tanto che l’abbiamo utilizzata, reinterpretandola, per narrare le vicissitudini della pandemia, come potrete vedere nella foto a corredo dell’articolo. Non è questa l’unica foto audace presente a Palazzo Magnani, altri autori hanno proposto opere vivaci tra i quali cito Cindy Sherman e Julia Furletton Batten. Tutta l’esposizione all’interno del palazzo merita grande attenzione non solo per gli stimoli provocatori su cui mi sono concentrato, ma anche per la qualità fotografica dei lavori presentati, in poche parole “Non saltate questa mostra”.

Mirco Venzo, 30/03/2021 qzone.it
nota: Le informazioni a riguardo sono state catturate in rete
rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/781-fotografia-...

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