"Seedorf aveva un fisico incredibile, era un fascio di muscoli, addominali scolpiti, cosce che sembravano querce, eppure mangiava cose schifose: patatine, hot dog, hamburger, salse. Tutte doti fisiche naturali. Karembeu (Christian) fisicamente era ancora più esuberante ed esplosivo di Seedorf. Perdeva palla e la riprendeva, la riperdeva e se la riprendeva. Così, continuamente. A livello tattico faceva un gran casino, correva da tutte le parti. Tecnicamente c’era di meglio, ma aveva una capacità di corsa incredibile. In più era un cagnaccio: non lo potevi dribblare, perché anche quando lo superavi te lo ritrovavi subito addosso.
Sapeva inserirsi e aveva il fiuto del gol. Instancabile. Ai tempi era fidanzato con una modella famosa e bellissima, Adriana Sklenaříková. Lui si allenava e lei stava in macchina ad aspettarlo. D’inverno a Bogliasco spesso faceva un freddo spaventoso, con quel vento tagliente che ti sega in due. Ci allenavamo con guanti, tuta e cappello. Un giorno vedo a bordo campo quattro uomini, grossi, neri, in maglietta a maniche corte, pantaloncini e ciabatte. Incuranti del gelo. «E chi sono questi matti?» mi chiedo. Erano i parenti di Karembeu, venuti a trovarlo dalla Nuova Caledonia. Allora ho capito che lo strapotere atletico di Christian aveva radici lontane..."
Autore Sinisa Mihajlovic Fonte: autobiografia La partita della vita.
Questo racconto reperito in facebook, mi ha scaldato il cuore per varie ragioni: la prima, io sono stato in Nuova Caledonia (Nouvelle Calédonie, in francese - rif. 1) era l’anno in cui Marco Pantani faceva parlare il mondo dell’Italia (il 1998) e l’essere tifoso (forse più giusto dire simpatizzante) della Sampdoria, mi è stato di grande aiuto nel mio breve soggiorno d'oltremare. In quel viaggio ebbi occasione di raccogliere delle informazioni sull’isola, informazioni che oggi voglio condividere con voi, anche se non sono sicuro della loro attendibilità. Uno si chiede, ma allora, se non sei sicuro di quel che dici, perché lo scrivi? La ragione è la totale disistima dei mezzi d’informazione ufficiali che fanno solo propaganda, a mio avviso, e mentre sospetto che tutto ciò che oggi ci viene narrato sia finalizzato a creare una certa immagina delle cose, questo dubbio non mi è mai venuto verso il ragazzo (francese di passaporto) che mi diede queste chiavi interpretative della realtà isolana su cui mi trovavo; insomma ho più fiducia su quell’ignoto informatore che delle più rinomate firme dell’informazione mainstream.
La Nouvelle Calédonie, ha un nome francese perché è uno dei territori d’oltre mare frutto delle politiche coloniali transalpine, e come la più famosa Guayana (rif. 2) anche lì c’era una colonia penale. Alla fine del 1800 la situazione in questo territorio dal clima meraviglioso e dal paesaggio paradisiaco era la seguente: v’era una popolazione autoctona, i kanaky molto divisi tra di loro, svariate erano le lingue che parlavano e tra di loro spesso non potevano comprendersi; cosa sorprendente se si considera che l’isola è piccolina, fate conto 400 km per 50 nel punto più largo. La mia fonte mi dice che all’epoca, fine dell’ottocento, non era del tutto estinta l’usanza del cannibalismo; giusto per dire che culturalmente i kanaky erano decisamente diversi dai francesi che li colonizzarono e che i loro costumi erano un ottimo pretesto per giustificare agli occhi degli invasori, l’idea di dover “portare la civiltà”.
Ecco quindi che i francesi cercarono di imporre la loro cultura e la loro religione, quella cattolica. Veniamo a metà del 1900 e quelli che erano una sorta di aborigeni, assai brutti da vedere per i miei gusti, tutti con la pelle molto scura ed il naso schiacciato, (vedasi Karembeu) a furia di studiare si convinsero che tutto sommato quell'isola, quel territorio era casa loro. Alla luce di questa constatazione: che cosa ci facevano li dei bianchi per altro assai invadenti?
Nasce una consepevolezza politica che ebbe la sua massima incarnazione (per quanto ne posso sapere io da qui) in Jean-Marie Tjibaou, (rif. 3) un kanaco che abbandonò la carriera religiosa per darsi all’attivismo politico: verrà amazzato. Alcune cose su Tjibaou ed il movimento indipendentista: all’epoca la cosa non era così originale, basti pensare a quel che stava succedendo in Algeria, giusto per citare il movimento indipendentista dalla Francia più famoso; così come non deve sorprendere se il kanaco era di indole socialista, sempre all’epoca un terzo del mondo abbracciava quel ideologia vista come il modo per dare dignità e benessere agli ultimi, si ricordi che eravamo in piena guerra fredda. Guerra fredda ma neppure troppo fredda; a metà degli anni sessanta gli americani dopo essere stati a visitare la Corea, stavano cercando di portare la democrazia in Vietnam…
Ma lasciamo da parte gli Yankee per tornare alla Nuova Caledonia. Movimenti indipendentisti a trazione kanaca si diceva, che però non completano il quadro che mi fu presentato dalla mia fonte. In Nuova Caledonia infatti non c’erano solo kanaky, ma c’erano anche parecchi “bianchi”, divisi costoro in due gruppi ben definiti.
Uno era rappresentato dai Caldoches; nei quarant’anni di attività della colonia penale arrivarono svariate migliaia di deportati dalla madrepatria (la Francia). Molti prigionieri morirono nelle dure condizioni di detenzione, ma taluni si salvarono e a costoro venne proposta una scelta: rientrare in patria, imbarcandosi nel lungo (e pericoloso) viaggio di rientro per rivedere quel continente dove spesso per campare vivevano di espedienti, o rimanere in quell’isola dal clima mite, e colonizzarla. I Caldoches sono coloro che decisero di rimanere (se preferite i loro nipoti).
Da un lato abbiamo quindi una sorta di aborigeni che affermano “qui è casa nostra” semplificando la questione, dall’altra abbiamo chi dice :”tutto quello che qui è "civile", l’abbiamo costruito noi; se c’è qualcuno che può avanzare dei diritti su quest’isola, siamo noi Caldoches”! Posizioni quindi ben distanti l’una dall’altra complicata da una terza entità: gli Zoreille che sono poi i francesi che impongono le leggi, che decidono la politica, non da ultimo utilizzando la valuta del franco CPF e che facendo arrivare i finanziamenti hanno creato le infrastrutture nell’isola. Gli Zoreille, sono, ad esempio, le truppe armate dell’esercito che tengono le cose sotto controllo, ma soprattutto sono quelli che ritengono quel lembo di terra molto interessante dal punto di vista strategico.
Devo qui mettere sul tavolo due informazioni per dar peso a questo sperduto territorio: la Nouvelle Caledonie è un grande produttore di zinco, non chiedetemi quanto ne produce, ma mi era stata presentata dalla mia solita fonte come una pepita di questo minerale che, per quanto comprendo, è utilizzato anche per la realizzazione di batterie. E nell’attuale epoca di auto elettriche ritengo questo minerale possa risultare particolarmente interessante. L’isola ha però anche una importanza strategica dal punto di vista militare: al largo del porto di Noumea, all’epoca del mio viaggio, era ormeggiato il Tucson, uno dei sottomarini d'attacco a propulsione nucleare, battenti bandiera americana, della classe Los Angeles (rif. 4).
Sintesi, quando feci il mio viaggio compresi che i francesi (gli Zoreille) di lasciare carta bianca ai movimenti indipendentisti non ci pensavano affatto, anche se ai Kanaky (e immagino anche ai Caldoches), tanto fastidio la cosa non avrebbe dato di sicuro. Chiacchierando con i locali compresi che la Francia era considerata una presenza molto invasiva, basti pensare che da poco s’erano svolti a Mururoa (l’ultimo risale al 27 gennaio del 1996, due anni prima il mio arrivo) dei test nucleari. Tutti gli isolani erano ancora disturbati (e parlavano con la simpatia che vi lascio immaginare) da questo tipo di esperimenti che alterano gli equilibri ecologici dell’oceano pacifico. Tra le preoccupazioni presentatemi all’epoca v’era il fatto che le radiazioni potevano interferire nel delicato equilibrio della barriera corallina, ovvero l’ABC di tutto quel oceano.
In bella sintesi che si siano risvegliati dei movimenti indipendentisti in Nuova Caledonia, con tanto di morti, (rif. 5) non mi meraviglia affatto, proprio alla luce delle vecchie informazioni acquisite. Qui devo fare delle aggiunte nate da informazioni e mie riflessioni recenti: cosa sia di natura endogena, in queste spinte, e cosa risponda a stimoli esogeni non lo posso sapere. Certo è che il ritorno alla ribalta di volontà indipendentiste in Africa (si pensi a quanto stanno facendo Mali, Niger e Burkina Faso - rif. 6) sicuramente non sarà passato inosservato agli indipendentisti caledoniani, così come le tensioni tra USA e Cina possono, in un modo o nell’altro, essere state di pungolo per questa rinnovata voglia di indipendenza. Sto chiacchierando e nel mio ragionamento metto sul tavolo il fatto che dietro l’allontanamento dei francesi dai territori di Mali, Niger e Burkina Faso, pare confermato ci sia lo zampino della compagnia Wagner (e quindi della Russia).
Io resto convinto che sia proprio l’interferenza della Russia negli equilibri africani la ragione per la quale Emmanuel Macron recentemente si è pubblicamente dichiarato favorevole all’invio di truppe francesi in Ucraina. Sia chiaro è una mia idea mai suffragata da nessuna fonte giornalistica, ma giacché, come sopra scritto, dei giornalisti non mi fido, rimane in me il problema di comprendere che vantaggi potesse avere la Francia a mettere in bilico la pace europea. La mia risposta è obbligare i Russi a non interferire con le questioni africane e lasciare che i loro intrallazzi coloniali si svolgano come a loro aggrada. In questo contesto internazionale inserisco la questione Nouvelle Caledonie. Dopo avervi annoiato con le mie analisi di politica internazionali, impastate da dubbie nozioni storiche, vi racconto di un vero momento di paura provato in Nuova Caledonia, dove l’essere sampdoriano mi fu di grande aiuto.
Sto camminando da solo nell’ Île des Pins, sereno giacchè in quella splendida pressoché disabitata isola non vi sono animali pericolosi (preciso: fuori dall’acqua, il mare pullula di serpenti marini, tra i più velenosi in assoluto al mondo) e nel campo che sto attraversando mi imbatto in tre kanaky accompagnati da un paio di cani che appena mi vedono si avvicinano abbaiando. Io ho al collo la mia macchina fotografica, mentre loro sono dotati di un macete, se questi avessero voglia di far cassa, mi dico, un colpo di macete e la mia fotocamera rimarrebbe a loro, mi gettano in mare e gli squali risolvono il problema della mia salma. Come detto i Kanaky non hanno un bell'aspetto, e non paiono per nulla rassicuranti; prima di allora non ne avevo visto sorridere nessuno.
Gioco d’anticipo e li saluto, avvicinandomi a loro per improvvisare due chiacchiere cordiali con il mio malconcio francese. Il tema che ci rese amici fu proprio parlare della mia simpatia per la Sampdoria, che loro conoscevano perché li aveva militato proprio Christian Karembeu, fresco vincitore del mondiale di calcio con la Francia, e quindi una sorta di eroe nazionale. Io, naturalmente feci i complimenti a loro per aver vinto il mondiali dimostrandomi dispiaciuto per esser stato eliminato causa i calci di rigore (sbagliarono Albertini e Di Biagio) facendo avanzare proprio la Francia che andò a battere poi in finale il Brasile. Naturalmente riconoscei agli avversari l’onore del successo elogiando la prestazione esibita da Karembeu durante l'intera manifestazione. Il risultato è che i loro cani non mi azzannarono, e che il loro macete non mi colpì. Sorrisi sui loro volti non ne ricordo, e ancor oggi, a decenni di distanza, sono felice della piega che prese quel nostro incontro.
Confesso una cosa, l’esito positivo di quel incontro da allora mi induce a un senso di simpatia verso quella popolazione brutta di aspetto e poco sorridente, ma verso la quale nutro stima e riconoscenza. Alla fine io ero un “bianco” e in altre zone del mondo un bianco isolato sarebbe stato facilmente considerato come una preda, lì così non fu. Ultima ragione per cui provo simpatia verso i kanaky: ebbi occasione di visitare il Centro culturale Jean-Marie Tjibaou, dedicato a questo attivista politico perché ai martiri qualcosa si deve sempre dedicare: il progetto di questo centro è a firma di Enzo Piano, ed è per ciò che un antropologo austriaco mi ci portò in visita. Ora sapete qualcosa in più sulle radici lontane di Karembeu ed anche di perché abbia a simpatia la Nuova Caledonia. Una cosa mi lascia peplesso nel racconto di Sinisa Mihajlovic, che i kanaky resistono al freddo, quando loro proprio non lo conoscono: l'isola ha una temperatura che oscilla Tra i 23 ai 30 gradi durante tutto l'anno; in altre parole questi non sanno cos'è il caldo, ma non sanno cosa sia il freddo. Che siano temprati mi pare quindi cosa illogica.
Mirco Venzo, Treviso 17 luglio 2024 #qzone.it
Nella foto il calciatore kanaco e la sua compagna cecoslovacca.
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Caledonia
rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/814-carlo-di-rudio-un-romantico
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Marie_Tjibaou
rif. 4 https://it.wikipedia.org/wiki/Classe_Los_Angeles
rif. 5 https://it.euronews.com/2024/05/26/nuova-caledonia-rimpatriati-i-turisti-sette-i-morti-per-gli-scontri-nellarcipelago
rif. 6 https://www.analisidifesa.it/2024/07/le-truppe-usa-lasciano-niamey-niger-mali-e-burkina-faso-si-uniscono-in-una-confederazione/