Il mese che si è appena concluso ha visto i media nazionali celebrare, osannare, il tennista Jannik Sinner. “Straordinario!” - “Ha fatto la storia…!” Tutti sono estremamente orgogliosi di chi ha vinto il prestigioso torneo di Wimbledon battendo il pur fortissimo avversario Carlos Alcaraz con il punteggio di 4-6 / 6-4 / 6-4 / 6-4 (citiamo questa data che rischia di essere dimenticata: 13/07/2025).
Non è su di lui che però voglio focalizzarmi, quanto su di una donna, sempre italiana, che i principali media hanno ignorato nel migliore dei casi, quando, nei peggiori, persino denigrata: sto parlando di Francesca Albanese. Negli stessi giorni in cui l’Italia seguiva con il fiato sospeso le prestazioni dell'alto altesino sui verdi campi inglesi, gli Stati Uniti prendevano provvedimenti nei confronti della nostra concittadina. Ecco come il Post del 10 luglio 2025 riassume i fattI (rif. 1)
Titolo: «Le sanzioni degli Stati Uniti contro la relatrice dell’ONU Francesca Albanese - Sottotitolo: Ha sempre criticato le operazioni di Israele nella Striscia di Gaza, e ora un suo rapporto cita varie aziende statunitensi che in qualche modo le finanziano. Testo: Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Albanese è da tempo critica sugli abusi compiuti da Israele nei territori palestinesi, oltre che dell’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza, e le sanzioni sono l’ultimo passo di una serie di misure che gli Stati Uniti e Israele hanno messo in atto contro di lei.
In un comunicato, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio l’ha accusata di antisemitismo e ha detto che Albanese sta portando avanti «una campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele». I fatti sono assai semplici: La Albanese, dai banchi dell’O.N.U. di cui è rappresentante, sta cercando in tutti i modi di denucniare il genocidio nei confronti dei palestinesi posto in essere da Israele con la complicità degli Stati Uniti, nel suo ultimo rapporto dimostra come vi siano anche interessi economici, da parte di talune aziende, affinché la mattanza dei palestinesi non si interrompa.
Come detto i media italiani hanno ignorato i fatti e le vicissitudini che colpiscono la nostra concittadina, mentre all’estero la cosa non è poi passata così sottotraccia. Ecco che dice la Segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard. «Si tratta di un attacco spudorato ai principi fondamentali della giustizia internazionale. I relatori speciali non sono nominati per compiacere i governi o per essere popolari, ma per adempiere al loro mandato. Il mandato di Francesca Albanese consiste nel difendere i diritti umani e il diritto internazionale, cosa essenziale in un momento in cui è in gioco la stessa sopravvivenza della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza occupata.» (rif. 2)
Mentre in Italia si osannava Sinner a Bogotà dal 15 al 16 luglio 12 paesi hanno deciso di implementare misure molto nette contro il genocidio del popolo palestinese, per tagliare ogni legame con Israele e per sostenere l’azione legale per rendere finalmente i sionisti responsabili dei propri crimini. Ospite del Gruppo dell’Aja (vedi nota) c’era anche Francesca Albanese.
Particolarmente rumoroso è risultato, alle mie orecchie, il grido. del presidente colombiano Gustavo Petro che ho potuto udire grazie ad un post di facebook, ecco che ha detto: “Noi facciamo parte della N.A.T.O. Ma non è forse il momento di pensare ad un'altra alleanza militare? Perché, ditemi, come possiamo schierarci con eserciti che lanciano bombe sui bambini? Questi non sono eserciti della libertà! Sono eserciti delle tenebre! Noi qui dobbiamo costruire eserciti della luce. Unire le nostre forze e riflettere su quale strada vogliamo prendere. Eppure qui, in colombia, stanno arrivando armi israeliane. E questo non dovrebbe accadere!” Petro nel prosieguo del suo discorso afferma che pure in Colombia vi sono politici che, nei fatti, aiutano Israele, ad esempio esportando carbone.
Il 60% del carbone idraeliano proviene dal suo paese: “Siamo tra i cinque maggiori esportatori di carbone al mondo, e mentre ci chiamiamo il paese della vita stiamo contribuendo alla morte dell’umanità”.[...] “La gente in Ecuador forse non lo sa, ma il presidente della Colombia è oggi il cittadino più perseguitato del suo stesso paese. A volte mi sento uno schiavo”... “La stampa mente, quella stampa al servizio del grande capitale! E’ ora di uscire dalla N.A.T.O. non c’è altra strada. La nostra relazione con l’Europa non può passare per i governi che aiutano a bombardare i civili. Non i popoli europei, sia chiaro, i govern. e io dico basta! … “ Cerco ora di tradurre dallo spagnolo quanto afferma il presidente colombiano (è sempre un post recuperato su facebook, differente rispeto quello sopra citato e riportato) “Gaza è semplicemente l’esperimento che i mega ricchi stanno perpetrando. L’obiettivo è dimostrare al resto del mondo come si risponde ad una ribellione, bombardando sopra tutti!”
Il mondo si sta spaccando, da una parte c’è chi finge di non vedere che cosa sta accadendo per mano dell'occidente, quel occidente che si autodefinisce democratico e portatore dei valori “giusti”, valori esportati, come spiega il presidente colombiano, anche con le bombe. Dall’altra c’è un mondo di paesi colonizzati che si sta ribellando, che sta alzando la testa. Sempre in queste settimane c’è un ulteriore fatto che viene tranquillamente ignorato: copio e incollo dal Post del 17/07/2025 (rif. 3)
“Giovedì mattina la Francia ha ceduto al governo del Senegal l’ultima struttura militare in cui aveva ancora dei soldati, completando di fatto il ritiro dei propri militari da tutta l’Africa occidentale e centrale. La base militare riconsegnata al Senegal è quella di Camp Geille, che era anche la più estesa all’interno del paese. Al suo interno operavano circa 350 soldati che ora abbandoneranno il paese, ritornando gradualmente in Francia nell’arco del prossimi tre mesi. In Senegal l’esercito francese era presente dal 1960, anno in cui il paese ottenne l’indipendenza, per via di un accordo di collaborazione militare.
Il ritiro della presenza militare francese in Senegal era iniziato a marzo. Dal 2022 l’esercito francese si è ritirato progressivamente da Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad, Costa d’Avorio e Gabon, dove l’ex base francese è diventata un “campo condiviso” franco-gabonese incentrato sull’addestramento. L’influenza francese è sempre più debole sia nell’Africa Subsahariana che nel cosiddetto Sahel, un insieme di stati molto povero di risorse e molto instabile anche a causa del durissimo regime coloniale che la Francia aveva imposto fino agli inizi del Novecento, e da dove non se ne era di fatto mai andata. Continuano invece a esserci soldati francesi nel Gibuti, piccolo stato dell’Africa orientale, e nel Gabon, in Africa centrale”.
Mentre Sinner vince Wimbledon, a Gaza si seguita a sparare sulle persone in fila per ricevere il cibo. Una parte del mondo cerca di coalizzarsi per difendere i loro interessi e per difendere i valori umani, la nostra Francesca Albanese è tra costoro. I politici europei seguitano a parlare di riarmo e implementano le sanzioni contro la Russia, quelle sanzioni che, nei fatti, hanno penalizzato i popoli europei, risultando poco significativi per l’economia russa (ma, val la pena ricordarlo, risultando molto utili agli interessi politici, strategici ed economici degli Stati Uniti).
Un ultimo appunto: sono stato spesso critico nei confronti delle donne, per le ragioni argomentate nei miei articoli di cui i rif. 4 e 5. Oggi mi inchino nei confronti di Francesca Albanese, non solo per la competenza, ma anche per il coraggio. I media nazionali scrivono e parlano d'altro, ma chi vi scrive la reputa un degno premio nobel per la pace, una figura che porta luce in un mondo dove l'occidente sta esportando le tenebre.
Mirco Venzo, Treviso 01/08/2025 #qzone.it
rif. 1 https://www.ilpost.it/2025/07/10/sanzioni-stati-uniti-francesca-albanese/
rif. 2 ttps://www.amnesty.ch/it/news/2025/usa-sanzioni-contro-francesca-albanese-relatrice-speciale-onu-palestinesi
rif. 3 https://www.ilpost.it/2025/07/17/francia-senegal-ritiro-soldati/
rif. 4 https://qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/236-w-le-donne-o-anche-no
rif. 5 https://qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/1053-le-donne-ci-fanno-la-festa
Nota: Il Gruppo dell'Aia è un'alleanza di paesi, principalmente del "Sud Globale", che si sono uniti per promuovere il rispetto del diritto internazionale e delle istituzioni che dovrebbero tutelarlo, come le Nazioni Unite. Il gruppo è stato fondato il 31 gennaio 2025 e conta nove membri fondatori: Belize, Bolivia, Colombia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia, Senegal, e Sudafrica.