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20210624 VM fotografia europea 01Chiostri di San Pietro

La pandemia ha colpito anche Fotografia Europea che lo scorso anno, come tutto il comparto artistico, ne è rimasta penalizzata e così il titolo dell’edizione del 2021 è: "Sulla Luna e sulla Terra - Fate largo ai sognatori". La frase fu coniata dal poeta, pedagogista e partigiano Gianni Rodari, è l’assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna, ente di basilare importanza per la manifestazione, Mauro Felicori, a fornire la chiave interpretativa per connettere il titolo della mostra ai problemi pandemici: “La

fantasia come strumento non solo per evadere dalla realtà, ma anche - e forse soprattutto - per far fronte agli interrogativi e alle emergenze che essa ci pone”. Forse un caso, ma la prima sede che abbiamo visitato, il Chiostro di San Pietro, (via Emilia San Pietro 44/c) ci presenta subito un’opera che più di altre calza con il tema legato alle stelle ed alla fantasia, (rif. 1) l’autrice è la belga Sophie Whettnall che propone un telo scuro a coprire il cielo trafitto da piccoli fori.

La prima impressione guardando in alto è quella di una volta celeste, i raggi di sole, penetrando nei piccoli buchi, danno l’idea di tanti astri, come se ne vedono nelle belle notti d’estate. In un attimo siamo già immersi nel tema: fantasia, immaginazione, nuovi universi che i nostri sensi ci permettono di percepire grazie al lavoro dell'artista. Whettnall  espone in più spazi colpendo il visitatore in più organi sensoriali. Sono rimasto molto colpito, ad esempio, dal lavoro “La Banquise” dove delle sculture in marshmallow irrorano di profumo la stanza, profumo riconducibile a qualcosa di buono da mangiare, dove la forma dei manufatti ci riconduce però al mare, questi pezzi paiono tanti scogli che emergono dall’acqua. Universo dentro, è questo il titolo che l’artista belga ha dato al suo lavoro, diventa quindi un’esperienza sensoriale dove ognuno prova personali emozioni a seconda di come percepisce l’opera, a seconda di cosa gli ricordano gli odori, le immagini o financo i suoni come accade per l’opera Bling Bling in cui il riverbero della luce nel mare, proposta in un video, si accompagna al suono dello stesso. Già da qui, però, appare chiara una cosa: Fotografia Europea 2021 parte dalla fotografia per spaziare ovunque, l’artista di cui ho narrato sin ora opera su più fronti e non si limita solo alle immagini impresse in una carta sensibile come ci si potrebbe aspettare visitando una mostra fotografica.

Parzialmente più legato alla tradizione è David Jiménez che nel suo lavoro, Aura, parte da delle fotografie che hanno tutte insite due immagini distinte che tendono a fondersi. Per stessa ammissione dell’autore questa "commistione" mira a colpire la psiche di chi la foto osserva, stimolando non solo la fantasia ma l’inconscio dello stesso; è come se la realtà immediatamente percepibile necessitasse di una ri-lettura extra sensoriale, onirica (alchemica si legge in un testo) indispensabile per centrare l’essenza vera di ciò che è. L’obiettivo dell’artista di Siviglia pare pienamente centrato ad ascoltare le parole di chi mi accompagnava alla mostra: “... arrivano prima delle sensazioni e solo in un secondo momento capisci che soggetti ci sono nella foto". aggiunge poi la mia interlocutrice - "Certo che costui sa fotografare…!”. E’ questa l’opinione di una ragazza che da anni bazzica in più circoli fotografici e non disdegna ascoltare conferenze che parlano di temi legati all’arte in generale, ed alla fotografia più nello specifico: voglio dire non è l'opinione di una "pinco palla" qualsiasi, ma neppure potrebbe esserlo giacchè la proposta dell'intera rassegna è per chi è pronto ad accogliere certi stimoli. 

Per uscire dal vago voglio descrivere una tra le varie opere esposte in Aura: a sinistra una fiamma di fuoco, a destra un uomo, nero di pelle, insaponato. La fiamma ha però una forma che ricorda quella umana e pare voglia quasi dialogare con l’uomo di colore che ascolta inerme. C’è di più: la fiamma, ovvero l’espressione energetica per antonomasia, nella parte sottostante la foto si fonde con il sapone dell’uomo. Come interpretare quest’opera? E’ il fuoco la fonte di energia o l’uomo che si ripulisce come ad evidenziare che un bel esame di coscenza crea positività? La schiuma, elemento che ha a che vedere sia con l’acqua che con l’aria, come può confondersi con il fuoco? Sono cose molto diverse eppure legate in questo scatto l’una all’altra: sono gli opposti che si attraggono?. E' l’uomo nero che si sta lavando, e una volta ripulito crea energia, o è lo scottarsi che costringe l'uomo a togliersi di dosso ciò che è inutile e lo "sporca"? Abbiamo forse bisogno di purificarci per creare luce? Potrei proseguire ancora con le interpretazioni, tutte chiaramente soggettive, e, si badi bene, ho affrontato solo una delle varie foto esposte. 

Nel lavoro di Jiménez le immagini, al pari degli stimoli proposti dalla Whettnall, sono il punto di partenza, è però quanto la psiche del visitatore elabora a dare significato dell’opera. Si parte da qualcosa di certo, la terra - riprendendo la frase di Gianni Rodari, per approdare in un mondo di fantasia o se vogliamo si approda ad un altra dimensione, quale quella rappresentata della luna.

Il Chiostro di San Pietro è uno splendido luogo dove esporre una qualsivoglia opera d’arte e una gita nel sito, a prescindere dalle opere, vale la pena perchè camminare in quegli antichi corridoi è proprio piacevole, come mi faceva notare una signora accompagnata dalle sue piccole figliolette, forse gemelle: "Questa manifestazione ci permette di conoscere bellezze della nostra terra che conosciamo poco, quali questo magnifico chiostro...".

20210624 VM fotografia europea 02Tra i lavori proposti a San Pietro, interessante è quello a firma Piergiorgio Casotti e Emanuele Brutti: Index G. Le foto di per sé non mi hanno esaltato: trattasi di immagini di quartiere alternate a primi piani (quelli sì di mio gradimento). Il dato essenziale è l’informazione su cui verte l’opera: a St. Louis (Stati Uniti, il cuore della società evoluta, secondo alcuni: l'America!) a nord di Delmar Blvd vivono persone che per il 95% sono di colore, mentre a sud, a poche centinaia di metri la comunità è per il 72% bianca. Percentuali, numeri come quelli che elabora l’indice Gini che da il nome al lavoro. Manca un dato, l’aspettativa di vita nell’area a nord è di 67 anni, mentre poche centinaia di metri a sud, dove vivono i bianchi, nella stessa città dove si respira la stessa area, sale a 82 anni! Qui l'arte non lascia troppo spazio all'immaginazione, ma verte su di un'informazione!

Sempre un’informazione è basilare per comprendere un altro lavoro proposto a San Pietro, L’Isola, di Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian. Entrando nella sala dove si presenta il lavoro dei due artisti, vi sono dei video dove il suono di una lingua incomprensibile, lo dunan, sorprende chi vi accede. E' l'idioma parlato nell'isola di Yonaguni a nord del Giappone, luogo dove e qui copio e incollo dalla presentazione : “... non c’è lavoro, non ci sono scuole superiori, non c’è ospedale, non c’è futuro”. In bella sintesi questa lingua che si ascolta a San Pietro è destinata a sparire, al pari delle altre 230 lingue scomparse negli ultimi cinquant'anni! 

Yonaguni è un isola culturale, oltre che fisica, la cui sorte è segnata; queste parole che imperano nelle sale, a noi incomprensibili, tra poco saranno incomprensibili per chiunque, semplicemente perchè i titolari di quella cultura non ci saranno più. La tecnologia conserverà quell'idioma, ma a che pro, se nessuno potrà più comprendere che cosa si sta dicendo? Certo l’isola fisica potrà essere abitata da portatori di altro idioma, ma quell’esperienza culturale unica e specifica del dunan, è destinata ad essere cancellata, come già a migliaia lo sono state altre culture, altre lingue e altri popoli specialmente negli ultimi secoli, ovvero da quando i processi di colonizzazione si sono sviluppati. Da ciò una mia riflessione: in Italia quanti dialetti stanno scomparendo o sono già scomparsi? Non sono anch’essi portatori di una cultura specifica?

E parlando di dialetti e di lingue ci si sposta mentalmente al medio evo, li dove i castelli dall’alto di siti più o meno accessibili, cercavano di difendere le loro peculiarità e svilupparono un proprio modello sociale. Perchè i castelli tendenzialmente sorgevano in cima a rupi e colline? Perchè dall’alto puoi meglio controllare il territorio e poi scorgere per tempo il nemico. 

Donovan Wylie, in The Tower Series propone una ricerca in differenti aree geografiche (Irlanda del nord, Afghanistan e Artico Candese) collocate in differenti continenti dove si evidenzia come anche a ridosso del III millennio sia importante avere un punto di vista elevato, per meglio controllare la situazione e difendersi con più efficacia. Questo lavoro proprio perché strettamente ricondotto ad uso militare, non è piaciuto a chi mi accompagnava, ma, forse perchè ricordo di aver servito il mio paese con la divisa di alpino, ovvero un corpo che operava sulle vette, io l’ho trovato interessante.

Mi fermo qui con le descrizioni dei lavoro proposti nel chiostro, che sono molto più numerosi e vedono protagonisti molti altri artisti. Chiudo ricordando che la mostra ha la direzione artistica di Walter Guadagnini cui da quest’anno c’è l’affiancamento di Diane Dufour e di Tim Clark, si sviluppa come da tradizione in più spazi espositivi, è terminerà il 4 luglio 2021.

Per informazioni vedasi il sito https://www.fotografiaeuropea.it/

Mirco Venzo, Treviso 24/06/2021
Foto di Giorgio Grassato

rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco...

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