“I nomi delle stelle sono belli: Sirio, Andromeda, l'Orsa, i due Gemelli. Chi mai potrebbe dirli tutti in fila? Son più di cento volte centomila. E in fondo al cielo, non so dove e come, c'è un milione di stelle senza nome: stelle comuni, nessuno le cura, ma per loro la notte è meno scura”. Un secolo fa nasceva sul lago d’Orta Giovanni (Gianni) Rodari, e quella sopra scritta è una sua filastrocca. Che cosa ci dice questo pensatore in piena era di globalizzazione? Dove il verbo è competere, primeggiare, emergere, essere qualcuno? Dove lo stesso mainstream televisivo attraverso programmi che richiamano l’amicizia ti spiegano che “solo se muori te, vivo io”, dove, in un isola deserta, la gara video trasmessa è tra chi resta a galla e chi va “annegato”. Anche il pubblico può dire la sua spingendo tra gli squali l'uno o l'altro concorrente. Una società dove solo i migliori hanno il diritto di sopravvivenza.
La filastrocca ci ricorda che, se guardiamo il cielo qualche stella, se siamo colti, riusciamo anche a nominarla, ma la bellezza di una notte d’estate è determinata principalmente da tutte le altre stelle, da quelle senza nome che però, ognuna nel suo piccolo, contribuisce a rendere magica e luminosa quella volta celeste. In piena crisi di coronavirus comprendiamo perfettamente che cosa significhi questo concetto che è antiglobalista, ma se vogliamo non per questo meno profondo: al contrario. Sono le migliaia di dottori e gli innumerevoli infermieri che, pur senza noi si sappia come si chiamano, operano a tutela della nostra salute. Sono questi eroi senza nome a darci speranza ed a rendere meno buio un periodo altrimenti tenebroso. Poche righe scritte in italiano, e che per tanto solo chi abita in questa disgraziata penisola può apprezzare, che ci spiegano come la forza di un popolo sta soprattutto nelle figure meno rinomate, ma fedeli al loro ruolo, in una situazione dove non c’è bisogno di primeggiare, ma solo di essere “uomini”, come le stelle rendono bella la notte solo per il fatto di esser stelle. Questa moltitudine di operatori pubblici oggi rischiano la vita, penso anche agli uomini delle forze dell'ordine, senza badare che per anni han subito gli insulti di molta parte dell’opinione pubblica, del mainstream televisivo che disprezzava ciò che è pubblico e chi ci lavorava, garantendoci i servizi, creando nel frattempo programmi di isole, fattorie, e "case chiuse" dove il "buono" elimina il "cattivo". E così in questa filosofia imperante anche la sanità ha visto ridurre la retribuzione ad ogni singolo operatore, ha visto ridimensionare il numero dei suoi effettivi (al pari di altri servizi pubblici), che oltre a fare il lavoro di più persone si son trovati la nomea di “fancazzismo”, di assenteismo, o di menefreghismo. E dopo tutte queste offese, ora che c'è bisogno di mettere in gioco la vita perché questo è richiesto dal proprio ruolo, lo fanno senza bisogno di tante spinte, al pari degli astri che nel cielo brillano senza che nessuno glielo chieda.
Io sono orgoglioso di essere italiano, e di poter leggere e comprendere le poesie di Gianni Rodari, che già da bimbo leggevo, ma forse non capivo a fondo. Non so se l’Europa che si esprime in inglese, riuscirà a spegnere tutte le stelle che questo popolo da sempre genera nel suo territorio a forma di stivale, stelle che con alterna fortuna talvolta riescono a brillare. Certo è che pensieri come quello dello scrittore d’Orta non paiono in linea con le direttive della BCE o della Commissione Europea o del MES che parlano di rigore. Che osannano chi rispetta le regole e chi, non rispettandole, dev’esser soppresso, guarda caso proprio come nei programmi televisivi di cui scrivevo sopra. Nell’era della competizione Rodari da dignità, significato ed importanza ai molti senza nome, che non sono V.I.P, che non giocano in serie A, come me che scrivo e te che leggi, ma che però rendono bello il cielo sotto cui tutti viviamo.
Mirco Venzo, 04/04/2020 #qzone.it