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20230703 VM televisione"L'educazione delle masse è stata assunta dalla televisione. E la televisione è dovunque nelle mani dei privati, cioè del Potere. Dunque agisce nel loro interesse, e contro l'interesse degli spettatori, cioè delle masse. Solo che il suo funzionamento è assai più pervasivo, più potente, più subdolo: l'educazione si realizza manipolando. E la manipolazione avviene in forme accattivanti, divertenti, solleticanti, piacevoli, tendenti al massimo ascolto. Così siamo stati “educati". Dunque il problema all'ordine del giorno è mettere a fuoco una verità elementare. È la tv a plasmare gli individui e a definire lo stato psicologico, intellettuale,

morale di un popolo intero. In quanto tale, essa non deve essere né al servizio dei pochi, né fuori dal controllo democratico dei molti. In una società “debole”, cioè con un livello civile ridotto o elementare, la tv ha effetti più devastanti. Cento trasmissioni sulla famosa “mamma di Cogne” sono devastanti per lo stato intellettuale e morale di un intero paese. Hanno prodotto lo spettacolo necessario per stemperare gli obiettivi di trasformazione sociale; per oscurare, marginalizzare, ridicolizzare, stroncare la critica al sistema; per produrre il “rumore di fondo” sufficiente a impedire l’ascolto di altre voci (…).
Penso che per fare la televisione bisogna avere la patente. Perché l'informazione è un diritto e non può essere subordinata al mercato; perché la cultura è un patrimonio comune; perché l'educazione è un dovere
".

Non sono parole mie ma è quanto leggo in un post su facebook firmato "Professor X" (Non so chi sia, capisco si tratta di uno scrittore, ma il suo nome non lo trovo). Mi interrogo è giusto quel che leggo? E' vero che la televisione crea "le coscienze"? A mio avviso è vero ed, in democrazia, chi guarda la televisione va poi a votare, questo indirizza in una certa direzione (e non in un altra) tutta una società, o come nel caso dell’Europa, tutto un continente… Un abominio come l'Unione Europea non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la complicità della televisione nel dare alcune notizie e nel tacerne altre.

Pier Paolo Pasolini, gli studiosi della Scuola di Francoforte, il filosofo viennese Karl Popper che scrisse un saggio nel 1994 dal titolo quanto mai chiaro: Cattiva maestra televisione, ci avevano avvertito del pericolo insito in questa scatoletta apparentemente innocua. Tra l’altro mi sento di aggiungere una considerazione che nasce dalla comparazione della mia generazione, con la sua “morale” (con i suoi "valori"), affiancata a quella di un giovane italiano odierno. Nel 1973, quando avevo dieci anni, la mia “morale” era influenzata sicuramente dalla mia famiglia, che era una famiglia tradizionale, padre, madre, nonni materni e paterni e relativi molteplici zii e zie. Da loro ho sicuramente attinto a come stare al mondo…

E’ ancora così oggi? La morale, i valori cui riferirsi, cui attingere, o se volete, che ci vengono “inculcati”, sono ancora ancorati ad un repertorio così variegato di familiari? Oggi sempre più la famiglia è composta da un'unica persona la quale, per altro, trascorre la maggior parte del tempo al lavoro. Non c’è più la figura della casalinga. Tutta la relazione di familiari è drasticamente ridotta, per non parlare che da più parti ci stanno dicendo che la famiglia può anche essere fatta in vitro, dove mancano non solo fisicamente la figura del padre o della madre, (vedasi l’utero in affitto), ma vengono a mancare anche i legami di sangue. In sintesi la valenza che aveva la famiglia negli anni ‘70 in Italia era molto, ma molto più forte e, aggiungo, variegata, rispetto a quella che ha attualmente un giovane italiano. Oggi il bambino ha come riferimento la mamma, che spesso non frequenta perchè costei è al lavoro (o in palestra), e solo se è fortunato ha una coppia di nonni che si occupa di lui. Fine della storia.

La famiglia composta da zii, zie, fratelli, parenti trombatori, parenti scapoli, zie zitelle o zie libertine… che fornivano differenti modelli da seguire e che trasmettevano i “valori”, oggi non c’è più. Il giovane ha un modello di riferimento ridimensionato sia nella varietà e sia nella forza di impatto, lasciando spazio ad altri canali dove far passare i valori e la morale, lo evidenzio subito, questi spazi lasciati vuoti sono riempiti dalla televisione (e novità recente, anche dalla rete e dai social).

Aggiungo poi che negli anni ‘70 non v’era solo la famiglia ad influenzare i valori del giovane italiano, c’era anche la scuola, una scuola dove le insegnanti non avevano solo il compito di trasferire informazioni, ma erano anche educatrici… E’ ancora così? Nel mondo del precariato, dei programmi ministeriali e dell’assenza di voti, possiamo ancora considerare gli insegnanti delle elementari, delle scuole medie e oltre, dei modelli di riferimento? Sono certamente figure ancora presenti nella vita del giovane italiano, ma anche in questo caso la loro forza pare ridimensionata. a sostegno di questa mia teoria pongo il fenomeno del bullismo contro i docenti, semplicemente ai miei tempi era un fenomeno assente.

Atti di ribellione potevano essercene, ma erano casi sporadici e immediatamente isolati. Voglio essere più chiaro, se per caso il direttore faceva sapere ad uno dei genitori che il figlio aveva mancato di rispetto alla maestra (o al professore) il discorso tra il bimbo ed il genitore iniziava con un paio di ceffoni ben assestati… e poi, eventualmente, il bambino esponeva le sue giustificazioni sperando fossero capite dai genitori, altrimenti arrivavano un altro paio di sberle. Questo non a casa mia… a casa di quasi tutti! L’Italia funzionava così! Oggi più che gli insegnanti a trasmettere i valori ai ragazzi, sono i ragazzi (o le non famiglie descritte prima) a dettare le regole di comportamento che saranno impartite in classe. Anche qui un esempio: l'arrivo degli extra comunitari in Italia ha comportato che il crocefisso nelle aule o il presepe sia elemento oggetto di valutazione. Non ne faccio una raione religiosa, ma ai miei tempi figuriamoci se erano le famiglie a stabilire se doveva o meno esserci il crocefisso in classe... era la direzione ed il corpo docenti a stabilirlo.

Altro esempio: la gita scolastica, stessa cosa; oggi c'è bisogno di mille autorizzazioni, una volta se la maestra voleva portarti al cinema o allo zoo per spiegare gli animali diceva ai bambini "dite ai genitori che domani si va allo zoo" e il bimbo riferiva a casa. Niente firme, niente autorizzazioni... la maestra ha deciso, e la maestra così faceva. Oggi tutto ciò è impensabile! Tra laltro anche qui, con molta varietà... ogni scuola aveva docenti di idee diverse e una poteva essere più propensa alle uscite di un altra... ogni insegnante era un universo e qusto, nel bene e nel male determinava metodi e valori insegnati.

Crescendo v’era poi un’altra entità educativa dove si attingevano valori, oltre che luoghi dove si faceva gruppo, si formava la socialità, era la Parrocchia! Andavamo a dottrina dove il ruolo della Chiesa Cattolica era prioritario e certamente era fonte di valori, ma tutto il mondo che gravitava attorno alla Parrocchia era formativo, il campetto dove si giocava (gratuitamente) a pallone, poi i campi estivi, dove abbandonavamo la famiglia per fare esperienza di gruppo, erano solo una settimana di distacco da casa, massimo una decina di giorni, ma spesso proprio lì, gli adolescenti iniziavano (iniziammo) a camminare con le loro gambe, senza il controllo dei genitori o di altri famigliari. Esperienze determinanti, formative! Anche questo significava vivere la vita della Parrocchia.

E poi, a ridosso della maggiore età, chi non amava i principi parrocchiali si poteva avvicinare ai circoli politici: convegni, conferenze, erano proposte soprattutto da gruppi di sinistra, creando una alternativa ai valori parrocchiali sopra ricordati. Ancora una volta evidenzio alla varietà di modelli che erano presenti e operanti nel territorio. Si pensi a quanto era importante in molti paesi la Festa dell’Unità. Io sono veneto e dalle mie parti questa influenza era decisamente ridimensionata, ma in Emilia Romagna ed in Toscana, mi dicono, i circoli politici di sinistra erano molto forti e influenzarono, e molto, i valori di riferimento dei giovani italiani.

Poi arrivava, per tutti (o quasi) il servizio militare. Forse l’ultimo stadio importante dove dei valori, un’educazione, veniva diffusa a noi italiani. Faccio notare che tutta la catena di “educatori” che ho presentato non erano solo fucine di valori e di educazione, ma erano anche momenti di socialità. Le feste familiari era un momento in cui oltre agli zii ed ai nonni, ci si ritrovava con i cuginetti, c’era da rapportarsi con molte persone, a scuola, in parrocchia, nel campetto del prete, nelle feste paesane (politiche o meno), e in caserma, ci si rapportava con molta gente, spesso diversa da noi. L’educazione era sempre strettamente connessa alla socialità! 

Oggi la forza di tutte queste entità sono assolutamente affievolite o sono state del tutto eliminate. I Circoli politici ed il servizio militare obbligatorio non ci sono più! Le attività parrocchiali sono quasi del tutto scomparse ovunque, e come detto, la scuola e la famiglia hanno perso molto della loro forza impattante e la varietà che esprimevano pure pare essersi di molto appiattita, il vocabolo direi è "uniformata". Ed è in questo quadro ridipinto che il giovane, e poi adulto, deve riempire i vuoti lasciati dalle “entità” sopra citate con la televisione. Una televisione, ancora una volta comparo quella di quand’ero piccoletto con questa odierna, che non è più divisa in aree politiche (RAI uno DC, RAI 2 Socialisti, RAI 3 Partito comunista… quindi una televisione legata alla politica, ma anche nel contempo variegata rispetto a differenti ideologie). 

Oggi le tre reti nazionali seguono tutte lo stesso orientamento, e non c’è da stupirsi, anche le forze politiche sono state ridimensionate e sono “monocolori”. Chiarisco: possiamo dire che oggi in parlamento c’è una forza di destra, Pro Europa e pro N.A.T.O (e quindi favorevole all’invio di armi nel conflitto che rischia di degenerare) e che era favorevole al vaccino in tempo di Covid. C’è un contraltare (fittizio) di centro sinistra Pro Europa, Pro N.A.T.O. e favorevole al vaccino, e c’è un movimento, Il 5 Stelle, che nei fatti si è dimostrato Pro Europa, ha favorito l’invio di armi nel conflitto ucraino, ed ha imposto il green pass e la vaccinazione a tutti gli italiani. Le vere alternative ideologiche sono fuori dall'aula parlamentare... 

Se questa è la varietà politica possiamo poi lamentarci se le televisioni pubbliche lavorano a “reti unificate” nei temi sopra riportati? E qui la critica di Professor X, diventa particolarmente interessante, notiamo che le televisioni private, almeno le reti principali, sono perfettamente allineate con quanto viene asserito dalle reti pubbliche, tanto che erge il sospetto che siano i "poteri" privati a decidere che idee debbano essere diffuse... 

La sintesi del mio ragionamento è che mai come ora, l’italiano dipende dalla televisione per la creazione del proprio campo valoriale, e, aggiungo, mai come ora la televisione presentata come variegata, nei fatti sia monolitica e unidirezionale. Attenzione che sto parlando dell'aspetto di “valori” (della morale) che la televisione trasmette, non sono entrato nel campo dell’informazione, che pure è strettamente legata a quello televisivo. Chiudo riprendendo le parole del “Professor X” che per quanto sopra esposto condivido come non mai: “Dunque il problema all'ordine del giorno è mettere a fuoco una verità elementare. È la tv a plasmare gli individui e a definire lo stato psicologico, intellettuale, morale di un popolo intero. In quanto tale, essa non deve essere né al servizio dei pochi, né fuori dal controllo democratico dei molti”.

L’unico punto su cui dissento è legato alla “patente”: chi stabilisce chi è degno di far televisione e chi non lo è? La storia della patente mi ricorda terribilmente quella dei fact checkers figura che di proposito nomino in inglese, perchè a me pare chiaro che dietro le figure spiegate/nominate in lingua inglese, c’è la fregatura per noi italiani.

Mirco Venzo, 03/07/2023 #qzone.it

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