Come tu mi vuoi esce nel novembre del 2007, (rif. 1) è il primo film del romano Volfango De Biasi e sarà un successo di botteghino. Mi piace confrontarmi con i commenti del sito Davinotti (rif. 2) e inizierei riportando alcune opinioni, prima di illustrare la mia idea su questa pellicola. Galbo: “Ennesimo esempio (e tra i meno riusciti) di commedia giovanilistica di produzione italiana realizzata con lo stampino prendendo a modello decine di film simili prodotti negli ultimi anni. Utilizzando una ricetta sicura (volti noti, storiella disimpegnata a base di buoni sentimenti, atmosfera zuccherosa) regista ed autori confezionano un filmetto che
si dimentica subito dopo averlo visto e che non lascia traccia”. Non è la sola critica feroce che il film riceve da questo sito. Altre recensioni dentro la categoria “Mediocre, ma con un suo perché” vede esprimersi Pigro “Studentessa brutta e secchiona, sedotta dal belloccio ricco e superficiale, dà una svolta alla propria vita. Ennesima variazione dell'emancipazione della bruttina in funzione amorosa, intrecciata con il discorso sulla società delle apparenze. Nel solco dei teen-movie all'italiana attinge con competenza a una dignitosa tradizione di commedia dell'intrigo. Personaggi stereotipati ma non finti, qualche battuta persino felice. La morale è ambigua e rassicurante, ma non ci si poteva aspettare un film sociale”. Sulla stessa linea di giudizio Rambo 90: “Sulla scia della Notte prima degli esami, Vaporidis e la Capotondi tornarono in questo film dalla sceneggiatura scontata ma dove non tutto è da buttare. In particolare lei (che è poi la vera protagonista) regala un'ottima prova attoriale e in più d'un occasione fa sorridere con le sue espressioni che però non sono mai caricaturali, ma anzi realistiche e venate d'amarezza. Peccato che dopo una prima parte sprint il ritmo languisca, virando verso uno scontatissimo happy ending. Regia davvero mediocre”.
La critica più positiva G. Godardi: “Film all'apparenza facile facile ma che dimostra invece un'ottima conoscenza dei generi e di sceneggiatura. Meno stupido di quel che può sembrare a prima vista, a parte qualche ingenuità e incongruenze (Vaporidis bello e dannato? Maddai... la Roma bene cocainomane...) è una divertente commedia che sa anche scavare un minimo nel tessuto sociale. Certo alla base vi sono una serie di innumerevoli commedie americane usate come modello. Girato molto bene e con un'ottima confezione (bella la colonna sonora). De Biasi ha la stoffa del mestierante di rango. Una bella sorpresa”.
La Trama
Giada Ferretti (interpretata da Cristiana Capotondi) è una studentessa universitaria iscritta a Scienze della Comunicazione; tale disciplina la porta ad interrogarsi sul “sociale” ed a guardarsi attorno. Giada Non è molto avvenente e non fa assolutamente nulla per esserlo, veste poco appariscente (indossa il golfetto di lana della nonna) convinta com’è che non è la confezione che determina la qualità del prodotto, e proprio in virtù di questa sua certezza si impegna nello studio; la preparazione non cade dagli alberi come un frutto maturo ma dipende, oltre che dalle capacità, anche dall’applicazione e dagli sforzi proferiti. La famiglia da cui proviene è di umili origini ed anzi, la mamma le dice chiaramente che la famiglia non può permettersi di mantenere la ragazza a Roma (vive in un appartamentino con Sara - Elisa Di Eusanio), se vuole rimanere nell'appartamento deve trovarsi un lavoro. Una parentesi su Sara che è l'amica con cui si confida e che cerca di portarla con i piedi per terra soprattutto circa le cose amorose, dove giada è del tutto imbranata. A riguardo diamo parola alla mamma: “La mia paura è che se rimane zitella… con la casa piena de gatti…!". La sintesi di tutto ciò è che Giada è la classica secchiona sfigata.
Contraltare di questo prototipo di ragazza, vi è Riccardo Croce (Nicolas Vaporidis), ragazzo viziato e circondato di belle ragazze che prende e molla a piacere, anche perchè lui è benestante. Riccardo non riesce a concentrarsi nella studio e il padre lo mette con le spalle al muro: se vuole andare ad Ibiza deve portare qualche risultato dall’università. Ecco pertanto che il giovane ricco deve avvicinarsi alla secchiona povera per farsi aiutare nello studio, e, manco a dirlo, gli opposti si attraggono e nasce una storia di sesso/amore.
L’ “happy ending” (il finale felice) come lo definisce Rambo 90 c’è, ma a tenere a galla il film vi sono molti altri elementi a margine della storiella d'amore che volutamente trascuro. Il primo è la straordinaria interpretazione di Cristiana Capotondi che da brutto vermiciattolo si trasforma in splendida farfalla. La recitazione della Capotondi è strepitosa, ma anche il trucco è di primo livello… nelle prime scene la si vede con baffi e brufoli, mentre nelle ultime scene del film è una splendida ragazza che chiunque vorrebbe avere al suo fianco. L'attrice romana mi ha sorpreso per l'abilità di incarnare due ragazze opposte, quella imbranata e "cozza" e quella strafiga e altezzosa.
A me è piaciuta anche la recitazione di Nicolas Vaporidis, che non pare abbia molti ammiratori leggendo Davinotti, ma se vado a comparare la sua recitazione a quella di Alessandro Momo in Peccato veniale (rif. 3) o quella di Valerio Fioravanti in Grazie nonna (rif. 4) devo dire che mi tengo stretto il giovane romano dal cognome greco: sciolto a sufficenza anche se a prendere il palcoscenico è la Capotondi che come sopra ricordato è la vera protagonista della pellicola.
Non è il solo, Vaporidis a recitare bene, e voglio qui applaudire il regista che evidentemente ha saputo coordinare tutti gli interpreti al meglio, a mio giudizio è ottima pure la recitazione di Niccolò Senni che interpreta Loris Pisani il cugino di Riccardo Croce, risultando odioso allo spettatore, cosa funzionale al racconto, così come tutto il clan di amici di Riccardo risulta antipatico. Se Loris Pisani è una sorta di diavoletto tentatore che induce alla scorrettezza Riccardo, non meno importante è il personaggio di Fiamma Luciani, (interpretata da Giulia Steigerwalt italiana con cittadinanza statunitense) che sarà l’artefice della evoluzione di Giada.
Entro un po’ più nello specifico, non solo la recitazione di tutti i personaggi che ruotano attorno alla coppia protagonista sono ben calibrati, ma anche il ritmo del film è piacevole, sicuramente adeguato al pubblico che voleva colpire: quello giovane. In tal senso non solo la fotografia, ma anche la scelta delle musiche è funzionale e pertanto pur essendo un film realizzato anche per far cassa, è un lavoro che cura anche i dettagli, ne cito uno che mi ha colpito: di quando in quando nel film appare un grande poster di una pubblicità, trattasi del posteriore di una donna in mutande, sembre la protagonista, di fronte a quel poster, ha delle rezioni simpatiche e variegate; questo ricamo non è funzionale alla trama e poteva anche essere omesso, ma è quel qualcosa in più che, se colto, da l'idea di come il regista si sia applicato curando anche le sfumature. Il film è piacevole anche per queste piccole cose. Sicuramente particolare attenzione il regista ha posto nei dialoghi, dialoghi dove ha messo anche lo zampino in qualità di realizzatore del soggetto oltre che di sceneggiatore, ambedue le cose in collaborazione con altri. Ascoltando con attenzione gli stessi (i dialoghi) appaiono chiari le tesi che fanno da sfondo alla storiella d'amore. Sia chiaro che è la storiella d'amore ad aver attirato i giovani nelle sale, ma è la critica alla società che appare trateggiata a risultare interessante per un cinefilo e sono proprio certi dialoghi a mettere in scena certi concetti. Giada, ad esempio, in una scena spiega ad un pariolino quanto segue: “La comunicazione sociale funziona a piramide. Ogni gradino è una classe, e chi sta sotto è impegnato ad imitare chi sta sopra così, via via sino al vertice, dove si trova chi non fa nulla e quindi non ha nulla da dire… risultato? facciamo tutti lunghe conversazioni sulla caccia alla lepre!” Piaccia o meno come punto di vista, intanto la ragazzina ce l'ha detto...
Molto ben costruita è anche la scena dove gli amici di Riccardo si ritrovano a leggere gli appunti personali di Giada dove viene affermato: “Fuggono i cervelli, restano le tette, imbottite e strizzate per sembrare sempre più turgide e potenti, il “push up” è il simbolo della falsità imperante, la supremazia dell’apparenza sulla sostanza… L’individuo contemporaneo crede che basti esserci per esistere, vive, ma non guarda, vede solo le forme ma non la sostanza, ed è convinto che questa è la sua missione, in realtà, è solo una debole maschera che nasconde la tragedia di una vita vuota…” - Direi che le posizioni di Giada sono chiarissime.
Il personaggio di Giada parte con ben radicate idee che possono sfuggire allo spettatore, che si fa prendere dal disfattismo e dall’ostilità con cui le stesse idee vengono derise dai ricchi borghesucci. Tuttavia interessante è la trasformazione che Giada realizza a causa di Fiamma Luciani la quale in un altro bellissimo dialogo, spiega alla comitiva: “E’ chiaro che parla così perchè è brutta e povera… Una interessata alla "verità" solo perchè il resto non può permetterselo… E’ così ovvio…! Dalle per qualche giorno la possibilità, e poi vedi… Se una così potesse mettere le sue manine su ciò che disprezza tanto, nel giro di qualche istante te la troveresti a difenderlo con le unghie… come se fosse sempre stato suo”! Della serie facile fare gli intellettuali se sei povero, ma se puoi godere della vita, la vita, la godi! Fiamma porterà Giada da un vate dell’immagine (Hermes, altro splendido personaggio interpretato da Marco Foschi) che la renderà appetibile agli occhi di tutti, è l'estetista quindi l'alchimista che sa trasformare "una cozza" in una bonazza.... E' i discorsi che avevamo ascoltato in precedenza? La trama come vedete ha dei piccoli incastri interessanti...
Il film come detto nasce per accontentare i giovani, e, come visto il successo di botteghino c’è stato, ma il tema tratteggiato dal regista, a partire dal titolo: Come tu mi vuoi, affronta temi con cui tutti ci si deve scontrare, la protagonista ad un certo punto afferma, “...così come sono, non gli piaccio!” riassumendo il problema che arrovella molti innamorati, e di lì inizia il processo di spersonalizzazione che… è giusto o è sbagliato? Cambiare il proprio essere ed il proprio agire è una cosa giusta o è un errore? Al di là di come va a finire la storia, la domanda che emerge tra le righe del film mi pare lecita e sempre attuale. Interessante è anche un altra frase che pronuncia Fiamma e che se vogliamo giustifica la trasformazione di Giada: “gli uomini sono creature più elementari di quel che sembra…” Così come, questa figura che può passare inosservata, quella di Fiamma, andrà ad affermare:... nei dialoghi è il ritmo che conta, non quel che dici… Quando ti chiedono “come stai?” pensi davvero che l’interlocutore voglia sapere se stai bene? E’ una sorta di recitazione… anche perché, precisa in altro momento “Stasera sei sola, come sempre nella vita!” (la frase sottolineata è la sintesi di un concetto, ma non un virgolettato - Nota per il lettore)
Questa società dell’apparenza e del lusso firmato, alla fine è una società di persone sole, e forse, come aveva anticipato Giada nel pezzo sopra riportato, persone dove la vita è vuota. La noia è quindi la vera nemica da affrontare ed è proprio per distrarsi da questo grigiore che la stessa Fiamma pone in essere questa sorta di esperimento sociale dove: si badi bene, la ragazzina tutta apparenza e superficialità, (Fiamma Luciani) alla fine dimostra nei fatti che la sua teoria era corretta. Giada verrà trasformata, arrivando persino a rubare pur di non esser esclusa da quel mondo “tutta apparenza” cui è riuscita ad entrare. La Giada "gnocca" ad un certo punto arriverà ad affermare: “Ora so che non c’è nulla di intelligente nel essere infelici” dando così ragione a Fiamma che le confessò direttamente: “Non l’ho fatto per te, l’ho fatto perchè mi annoio”
Qui permettetemi di ricordare un cantautore romano che forse ha influenzato il regista: è Franco Califano che per primo con una splendida canzone del 1977 ha affrontato il tema della noia.
Bene, sto per avviarmi alle conclusioni andando a ricordare le parole di G. Godardi: “Film all'apparenza facile facile ma che dimostra invece un'ottima conoscenza dei generi e di sceneggiatura. Meno stupido di quel che può sembrare…” alla fine mi trovo sulla sua lunghezza d’onda e sottoscrivo. Certo si è ripercorso il sentiero di Notte prima degli esami, ma, se avete visto il film con Faletti, qui la trama è assai differente e l'approccio sociale, tratteggiato nello sfondo, ma non per caso, è totalmente differente. A conferma di quanto sopra scritto, in seguito lo stesso regista andrà a dirigere Iago, nel 2009, dove sempre il tema del conflitto sociale e del rapporto tra caste (ricchi e poveri) verrà riproposto, segno che il tema è caro all’autore e regista. Ancora, l'idea che la società sia divisa in caste dove ci sono i ricchi e i poveri, e dove la meritocrazia non sia poi il valore fondante non è un tema che appare spesso, tanto meno nei film nati per un pubblico giovane; se questa cosa appariva sovente nei film di Salce e Monicelli, che pure facevano commedie d'intrattenimento, ma poi qualche messaggio sociale lo infilavano dentro, questa cosa via via si era persa, basti pensare ai vari pierini. Non è un film che parla della società, è un film che parla di una storia d'amore, senza per altro risultare neppure erotico, ma in questa storia, ecco ciò che dice Godardi, e che condivido, c'è sfumato anche dell'altro, e rende la pellicola meno banale di quel che altri pensano.
E forse questo il momento di riportare le parole di Nicolas Vaporidis che riassumono tutto quanto sopra riportato: “Speravo molto nel successo, ma per scaramanzia non ci contavo. Comunque sono dell’idea che se un film funziona il merito è del film, cioè del modo con cui è scritto, diretto, interpretato, insomma non c’è mai solo un motivo, ma un insieme di fattori”. rif. 5
Una critica prima di chiudere: la scena in cui l’assistente del professore universitario, Giada Ferretti, per amore perde il controllo e rovina tutto il raccolto faticosamente messo nel granaio l'ho trovata fuori luogo. E’ l'unica nota veramente stonata, a mio giudizio, di tutta questa pellicola. Ultima considerazione, citando Peccato veniale, di Samperi, (rif. 3) mi sono ricordato di una mia critica, in cui affermavano che le donne sono “un oggetto in competizione con altre proposte "presenti nello scaffale"..., Peccato veniale era un film del 1974 ed erano gli uomini (nello specifico il protagonista del film, il giovane Sandro), a presentare al pubblico questo assioma.
Nel film che sto recensendo, ad auto-collocarsi nello scaffale, ponendo attenzione al proprio aspetto e riconoscendo che questo è basilare per farsi strada, sono le donne, è Fiamma che pianifica la trasformazione di Giada, ed è Giada che rivedendo le sue idee iniziali, si fa manipolare, risultati alla mano, centrando i suoi obiettivi (carriera e uomo). Vista da questa angolazione, l'emancipazione delle donne pare sia andata storta, o, se preferite, aveva ragione Pier Paolo Pasolini: la società dei consumi ha corroso gli animi degli italiani, e la trama ed il finale del film possono anche esser visti come una conferma a questa sua previsione, posto che, comunque, alla fine "...vissero tutti felici e contenti"! con buona pace del pubblico giovane che tutte queste riflessioni, non le ha fatte di sicuro.
Mirco Venzo, Treviso 28/06/2023 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Come_tu_mi_vuoi_(film_2007)
rif. 2 https://www.davinotti.com/film/come-tu-mi-vuoi/8906
rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-movies/877-peccato-veniale-di-samperi
rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-movies/894-grazie-nonna-di-m-girolami
rif. 5 https://www.studentville.it/divertirsi/come-tu-mi-vuoi-sbanca-il-botteghino/