
Il 3 giugno si è spenta una delle persone più famose al mondo, il pugile statunitense Cassius Marcellus Clay Jr. che a causa della sua conversione religiosa si fece poi chiamare Muhammad Ali. Qual è l’aspetto interessante di quest’Uomo? A mio avviso il rifiuto di far parte dell’esercito americano e di combattere la controversa guerra in Vietnam, avvenuto quando era già campione olimpico e campione mondiale. Non solo, la sua successiva conversione all’Islam ancor oggi è un importante stimolo di riflessione per noi tutti. Andiamo con ordine, e partiamo dalla prima scelta coraggiosa, il rifiuto a far parte dell’esercito americano che causò la sua detronizzazione: gli fu tolto il titolo mondiale che aveva vinto e non combatté, quand’era all’apice della carriera, per quattro anni. In un mondo come quello impregnato sul denaro e sulle leggi del mercato, possiamo calcolare che danno economico gli costò questa scelta?
Sia io, che l'amica che me l'ha proposto, l’abbiamo ritenuto un ottimo film. Anzitutto per la fotografia estremamente curata. Le immagini spesso sono caratterizzate da forti contrasti cromatici, dove sovente è il rosso a farla da padrone. La struttura delle inquadrature è semplice, essenziale, pochi elementi che facilitano la concentrazione sul soggetto inquadrato, su ciò che fa e su ciò che dice. La recitazione è molto buona da parte di tutti i protagonisti, e quando ciò accade, significa che il regista ha lavorato bene. Non c’è un personaggio che paia debole, sin anche l’inserviente, che dalla prima inquadratura risulta antipatica e maligna, a ben riflettere è un capolavoro di recitazione, e finisce per diventare tassello importante nella trama. Trama molto avvincente, tragica, ma non di una tragedia strappalacrime, quanto della tragedia che è essenza della vita, dove le gioie si devono conquistare pur tra le difficoltà che le relazioni umane comportano.
Ieri sera con un’amica che veniva da Mestre, siamo finiti in un cinema del centro per vedere un film di Almodovar, del quale magari parlerò in un altro post. Nell’attesa avevamo fatto un giro per la città e mentre scorreva sul grande schermo la pubblicità, non potevo notare come la realtà degli spot sia ben lontana dal mondo reale. Gente ben vestita si trova in locali affollati, ma non oppressi dalla ressa, sorridente. Sguardi ammiccanti che accompagnano il protagonista mente passeggia sicuro dentro il locale. Son tutti sereni o divertiti. Per non parlare del “bonazzo” che esce dalla camera da letto a petto nudo, dove dietro l’angolo s’intravede nella penombra una serie di curve mozzafiato, la lingeria della donna era nera… Facile capire cos’era successo precedentemente in questo secondo spot pubblicitario dove ad un certo punto… Zac, eccoti il profumo che aveva favorito il tutto.
Luca Pulvirenti e Stefano Serena han organizzato nella Cittadella dell’Edilizia (banchina dell’azoto – Marghera - Venezia), il giorno 23 maggio, una conferenza, dove l’ospite d’onore è stato il Prof. Simone Brancozzi. La società tutta, e le stesse aziende, stanno vivendo un periodo di profondo cambiamento e rimanere statici con le proprie visioni del mondo, quando tutto attorno muta, è di pessimo auspicio. Ecco perché è nata l’esigenza di invitare il Prof. Brancozzi, uno studioso che, pur partendo da origini tradizionali, lui è marchigiano, dove la cultura contadina è radicata e la realtà imprenditoriale è fatta da tante piccole e medie industrie, (similmente alla realtà veneta), ha analizzato le evoluzioni che i nostri tempi stanno subendo, cercando risposte anche dal mondo universitario americano.
Avevo scritto agli inizi di Maggio della favola del Leicester e di come un’altra squadra tentasse di emularlo, pur con varie differenze: l’Atletico Madrid! L’aspetto che mi affascinava era legato al fatto che l’Atletico stava combattendo sia in campionato sia in Champions League contro avversari economicamente più attrezzati, a giudicare dagli ingaggi spesi per remunerare i protagonisti. E’ il momento di tirare le conclusioni per scoprire che la squadra dei “colchoneros” (ovvero materassai, così sono sopranominati i simpatizzanti dell’Atletico di Madrid, causa i colori sociali simili a quelli degli antichi materassi) grazie alla sconfitta nella penultima giornata di campionato che stavano conducendo, alla fine si son dovuti accontentare del terzo posto. Solo 88 punti contro i 90 della rivale cittadina, il Real Madrid e contro i 91 punti del Barcellona dei super pagati Messi, Neymar, Suarez, Piqué e Iniesta.
Al Centro d’Arte e Cultura Brollo di Mogliano Veneto (Vicino alla Chiesa) tre artisti molto diversi l’uno dall’altro propongono una mostra con delle loro opere. Le prime ad apparire entrando sono fotografia di Cristina Madeysky, dei riflessi catturati sulle acque della laguna veneziana e di Comacchio. L’artista popone nel percorso anche altri soggetti, il mio preferito è un gabbiano colto con uno sfondo molto colorato. Questo scatto non è piaciuto solo a me, ma anche a Walter Marin che se n’è servito per realizzare un quadro, reinterpretando la foto. Molti dipinti di Walter hanno come protagonisti soprattutto i musicisti e la musica, e devo riconoscere mi hanno particolarmente colpito per un alone di triste malinconia che spesso le sue tele raccolgono e trasmettono.
Giovedì 12 maggio nella prestigiosa sede del Museo del Cenedese a Vittorio Veneto, ho potuto conoscere di persona Inna Shevchenko, e ne sono rimasto stregato. La ragioni di quest’incantesimo sono legate anzitutto alla straordinaria avvenenza di questa donna: se non è la più bella ragazza che ho visto di persona è sicuramente tra le prime dieci che ho incontrato in vita mia. C’è il cliché che vuole la donna bella essere un po’ (o anche parecchio) oca, Inna si è presentata subito come l’esatto contrario, molto preparata, con un’intelligenza apparsa subito sopra la media. Osservandola da vicino si comprende che ogni suo gesto, ogni sua parola è inserita in un disegno da lei studiato a tavolino ed ha un obiettivo ben preciso.

“Compagne e Compagni, benvenuti…”! Inizia con questo saluto che lo confesso, mi ha sorpreso non poco, la conferenza odierna tenutasi al nr 3 di Corte San Parisio. Ad organizzarla è il laboratorio politico “C’è vita a sinistra” che si prefigge di rilanciare i valori della sinistra nel nostro territorio, aggregando chi ancora ritiene questi ideali possano e debbano avere un peso politico. Vi sono differenti gruppi di lavoro e quello organizzante la serata che sto per sintetizzare, si occupa del tema della pace. L’ospite che ci relaziona è un esperto di scienze politiche e scrive per “Il Manifesto”: Giuseppe Acconcia.
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A collaborare con “Il Kilometro per l’infanzia” si son prodigate decine di associazioni, le più disparate, che operano con i bimbi. Domenica alla presentazione ufficiale dell’evento ho conosciuto una signora di origine polacca, Ilona Hammans che mi ha presentato la sua “Kids Yoga Zone”. Sono stato molto stupito nello scoprire che il suo gruppo promuove corsi di yoga esclusivamente in lingua inglese anche per i bambini. I più piccoli iniziano addirittura a soli tre anni. I corsi per i più giovani si dividono in tre gruppi: dai tre ai sei anni, quindi sino agli undici per terminare ai sedici.
Ieri mattina, quando son andato a documentare la manifestazione “Treviso in rosa” sulle mura ho visto il telo imbastito da Arte Scalza e ho provato, lo confesso, una certa emozione. Anzitutto un’emozione estetica: le mura erano avvolte, in un certo qual modo vestite, da questo immenso drappo che attirava l’attenzione mediante i numerosi giochi di colori che i bimbi avevano in esso realizzato. V’era poi un’emozione generata dall’ammirazione e dalla soddisfazione; Claudia Rossetti era riuscita nel suo intento e aveva fatto dipingere un kilometro di telo ai bambini. L’idea, nata in famiglia dialogando con il marito, era stata resa concreta, ed oggi, quella che pareva un’impresa titanica, è realtà. Il gruppo, quel gruppo che Claudia ha saputo creare, sicuramente consolidato anche dall’esperienza e dall’entusiasmo di Antonio Lavina (vice presidente della Tavolozza Trevigiana, altra associazione di artisti) aveva centrato l’obiettivo che si era ripromesso.
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