
Chiostro di San Pietro, Fotografia Europea 2016 a Reggio Emilia. Andréa Holzherr cura la sessione Exile, una collettiva dove sono esposti alcuni scatti di fotografi della “Magnum Photos”. Non c’è un ordine preciso e non vi è un autore che spicchi sugli altri. Tutta la mostra ha un solo obiettivo: far comprendere al visitatore come, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, in ogni parte del mondo vi siano stati milioni di esuli. Per ragioni belliche, o per ragioni legate a disastri naturali, son stati costretti ad emigrare, a lasciare le proprie terre, dove avevano le loro radici. Dopo la fine del conflitto, grazie agli assestamenti politici ed ai progressi tecnologici, si pensava l’umanità avesse compreso la lezione e si compattasse per produrre benessere e felicità per tutti. L’uomo era arrivato sin sulla luna, che cosa poteva fermarlo nel puntare e centrare questo obiettivo?
Anche quest’anno nella prima sala dei Chiostri di San Pietro, espongono i giovani; età dai diciotto ai venticinque anni. La rassegna intitolata “i cieli in una stanza” presenta un’idea di fotografia molto più ampia di quanto si possa immaginare. Su una stanza vi sono quattro proiettori che “sparano” immagine sullepareti. L’utente girandosi vede il lavoro di Tizio alternato a quello di Caio o Sempronio. E’ un incessante bombardamento di stimoli visivi cui si associano anche dei suoni che provengono da non si sa dove. A quali immagini si riferiscono? E così tu ti trovi a guardare a desta e a manca cercando di capire qualcosa.
Siamo al primo piano dei “Chiostri di San Pietro” e un lungo tavolone divide in due il lungo corridoio. Su di esso vi sono due strisce d’informazioni che scorrono seguendo un ordine cronologico, una legata alla cronaca in senso lato. Ad esempio 4 aprile ’86 Papa Giovanni Paolo II visita la sinagoga di Roma. E’ la prima volta nella storia della Chiesa. 28 aprile… scoppia il reattore nucleare di Chernobyl. 7 maggio, la Steaua Bucarest vince la coppia dei Campioni contro il Barcellona, è la prima volta che una squadra del “blocco sovietico” si aggiudica il titolo europeo… Sotto a questo snocciolarsi di informazioni vi sono altre notizie legate più specificamente al mondo dell’arte e della cultura. Quando Umberto Eco pubblica per la prima volta il “Nome della Rosa”, quando Vasco Rossi, esce con il LP “Per colpa d’Alfredo”… e via discorrendo. Ai lati le foto di paesaggio dei maestri italiani, Luigi Ghirri, Guido Guidi etc etc.
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Chiuderà il 10 Luglio l’11^ edizione dei “Fotografia Europea” a Reggio Emilia, e inizierei a presentare la rassegna di mostre partendo da Walker Evans esposto a Palazzo Magnani.
“Anonymous” è il nome dato alla mostra dai curatori (David Campany, Jean-Paul Deridder e Sam Stourdzé) che consta di circa duecento immagini più altri documenti quali riviste in cui i lavori fotografici di Evans erano esposti. Mentre l’attenzione della maggior parte dei fotografi era polarizzata sulle stars del cinema e sulle personalità importanti, Evans punta l’obiettivo della sua Contax 35 mm sulla gente comune che il sabato pomeriggio cammina in centro a Detroit. Non è casuale la scelta di Detroit, è la capitale dell’automobile, il bene di consumo per eccellenza che sta decollando, li vi sono le sedi originarie della FORD, della General Motors (Cadillac, Chevrolet, Buick, dicono nulla questi nomi?)
A Marrakech l’ultimo giorno di nostra permanenza in terra africana, durante la colazione, avemmo occasione di dialogare con due giovani galiziane, Paula e Carla. La prima studentessa di psicologia, la seconda in infermeria. La chiacchierata è stata molto interessante anche per la disponibilità che queste due giovani ragazze hanno a confrontarsi su argomenti politici. All’estero i giovani, e le ragazze, (aspetto che merita di esser evidenziato) s’interessano di politica e tematiche sociali parlandone apertamente senza che il dialogo si areni o finisca in zuffa. Già questa cosa mi ha sorpreso se comparata con molte nostre(i) connazionali.
Si è conclusa ieri tra gli applausi la trilogia “Idossa ciò che sei dentro”. Il tema della prima sera è stato “Le radici”. Gli stimoli lirici scritti da Arianna Bidoli e interpretati da Claudia Franco volevano portare il pubblico ad indagare sulla propria identità. E’ il momento introspettivo dove mettiamo a fuoco chi siamo e da lì tutto inizia. “Il viaggio” è stato il secondo passo affrontato nella serata successiva. Sappiamo chi siamo, dove affondano le nostre radici, ma la vita ci spinge a muoverci a spostarci… ad evolvere. Camillo Campobasso ha parlato di “percorso verso la nostra consapevolezza”. Il tema sviscerato ieri è stato “La Rinascita” ed anche per questo l’organizzazione ha fortemente voluto che la trilogia si realizzasse in questo B & B che ha questo nome. Un lungo monologo, magnificamente letto da Claudia Franco, ha affrontato l’argomento.
Un'altra mostra di fotografia di estrema importanza è proposta ai Tre Oci di Venezia sino all’8 di agosto. Protagoniste 200 immagini del maestro Helmut Newton. Stampe in bianco e nero e a colori, giusto per presentare nella sua completezza, le abilità di questo maestro della fotografia. Alcune foto estrapolate dalla serie “Big nude”, presentano donne a dimensione 1 a 1. Sono le donne e la loro sensualità ad essere le indiscusse protagoniste del lavoro di Newton, donne che provocano, spesso proposte in nudi parziali o totali, dove lo scatto evita di celare la parte più intima della femminilità, quella destinata alla fecondazione.
Ieri sera presso il B&B “La Rinascita” (Ponzano Veneto, laterale di Via Roma), si è tenuta la prima serata della trilogia “Indossa ciò che sei dentro” fortemente voluta dal suo ideatore Camillo Campobasso. Per presentare l’evento al lettore userei l’espressione "E' stata una sinfonia di arti” nel senso che in una sinfonia più strumenti danno il loro contributo al progetto generale e non si può affermare che sia il violino o il piano ad avere la supremazia sull’oboe o sui piatti. Ognuno dà un aiuto egualmente importante al risultato finale. E nel caso specifico quali sono stati gli strumenti han reso possibile questa “sinfonia”? Le poesie di Arianna Bidoli, la lettura delle stesse magistralmente declamate da Claudia Franco, e le foto di Camillo Campobasso a corredo delle liriche esposte in cavalletti nello splendido giardino del B&B.
Sono seduto sul pullman che ci trasferisce da Agadir a Marrakech, costo della trasferta 11 Euro e stancamente osservo fuori dal finestrino. Non vi è molto da osservare, il territorio circostante è apparentemente monotono, qualche pianta che misteriosamente riesce a crescere nella pietraia, per il resto solo rocce e sassi. Ma sono proprio questi ultimi ad indurmi in una riflessione, una volta scoperto che l'autobus stava tagliando territori da sempre spopolati. Nei nostri territori, in Italia, l'uomo ha praticamente posto la sua mano in ogni singola zolla di terra, ha modificato il paesaggio, portato l'acqua dove non c'era, costruito case, terrapieni, terrazzi per coltivare e ha inserito piante di tutti i tipi ovunque. Ha portato animali… insomma, ogni singolo sasso nei millenni, è stato modificato, al contrario di molte delle pietre che mi circondavano.
La cosa che più m'ha sorpreso qui ad Agadir, è la varietà della proposta gastronomica. In particolare uno s'immagina di mangiare cose molto diverse da quelle italiane per venire parzialmente sorpreso. Ad esempio nella colazione del B & B dove alloggiamo, quotidianamente ci viene servita una frittata con delle olive, pane ed olio. Può sembrare a noi strano pasteggiare di prima mattina a pane, olive ed olio (sempre d'oliva, naturalmente), ma certo non si può dire si tratti di alimenti a noi sconosciuti. Le olive sono una specialità mediterranea e qui sono presentate come antipasto in ogni locale, come appena scritto, vengono proposte persino a colazione. Vi è poi una gran varietà di pesce, un terzo dell'economia locale si basa proprio sulla pesca, (un terzo sul turismo e un terzo sull'agricoltura). Il pesce è servito grigliato o fritto e pure questo alimento non si può dire ci sia sconosciuto. In particolare il re dei pesci locali: la sardina. Onestamente non sono molto informato sui prezzi e sulla varietà dei piatti perché dopo aver trovato un ristorante marocchino che ci sembrasse tipico ed economico, non abbiamo fatto molti esperimenti accollandoci altrettanti rischi. Inutile nasconderlo, il pericolo di infezioni intestinali per un europeo qui sono elevate quindi abbiamo voluto evitare di sfidare la sorte provando differenti locali.
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