
Gli amanti della pittura non possono perdere la mostra “I Nabis Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” fruibile sino al 17 Gennaio 2017 a Palazzo Roverella nel centro di Rovigo. (rif 1). Perché ritengo la mostra particolarmente interessante? Per l’accostamento dei pittori d’inizio novecento, quelli che sposarono le parole di Paul Gauguin “Voglio un’arte semplice, molto semplice”, contrapposti ai "vecchi artisti" le cui opere sono osservabili nell'ultimo tratto del percorso. Qui si recuperano maestri quali Tiziano, Bellini, Palma il vecchio nelle cui opere di semplice e di essenziale v’era proprio nulla. Evidente è la ricerca della precisione, anche perchè allora la macchina fotografica non aveva ancora scosso il mondo della pittura che rimaneva ancorata alla fedeltà della rappresentazione. Intriganti sono pure le tele in cui la ricchezza dei dettagli e delle simbologie è estrema.
Domenica, come di consueto, con l’amico Giorgio Grassato sono stato in centro Treviso per un caffè. A sorprenderci è stata la vista di uno dei due imponenti salici piangenti adiacenti a Palazzo Rinaldi, riverso sino a dentro il Sile: sradicato! A quell’albero ero legato; più d’una volta avevo posto ragazze o spose sotto le sue fronde, soprattutto nel periodo estivo, per realizzare scatti ancora impressi nella mia memoria. Ho per questo posto particolare attenzione al commento di una signora particolarmente elegante, impomatata e profumata come si conviene all’alta borghesia cittadina che considerava al compagno:
Corpi che si muovono con lentezza estrema mentre un suono di carrucola, di corda in tensione, suggerisce la fatica del gesto, quasi che i tendini si possano spezzare da un momento all’altro. I volti sono inespressivi, quasi l’essere umano sia diventato un robot. D’improvviso dei suoni violenti, mi paiono tuoni, anche perché accompagnati da colpi di luce riconducenti ai fulmini. Ora le vedo chiaramente, le figure femminili, sono due. Si allineano, si muovono in parallelo, all’unisono, quasi fossero una cosa sola o, forse, seguono uno stessa frequenza che ne regola i movimenti. Le due protagoniste dopo un tratto percorso affiancate ritornano a seguire un loro personale spartito, scambiandosi di posizione. Colei che se ne stava nascosta dentro una sorta di sarcofago si colloca verso il cielo, mentre colei che era in evidenza, si corica in una sorta di rifugio.
E’ il sottotitolo dell’incontro promosso da ANDE (Associazione Nazionale Donne Elettrici) avente come relatore lo storico Sergio Tazzer. L’incontro tenutosi il 17 novembre nella sala verde di Palazzo Rinaldi (Treviso) è stato un’indigestione d’informazioni, tutte mirabilmente documentate da una splendida sequela di foto storiche dove il riassunto di quanto detto può essere “l’invasione da parte dell’esercito austro ungarico e tedesco nel territorio italiano dopo la disfatta di Caporetto è stata una devastazione di stile medioevale”. Non sono queste le parole usate dallo storico, ma così mi sento di riassumere l’immensa mole di dati, dettagli e notizie fornite, provenienti da differenti comuni friulani e veneti occupati dagli stranieri.
A Treviso opera da anni un vivace gruppo, Venetofotografia, che cerca di proporre quest’arte tra la gente, interagendo con la città. Su questa falsariga nasce l’idea di accompagnare un ipotetico viandante lungo il tratto che dal Ponte San Martino arriva sino al P.U.T. passando davanti all’università e a Ponte Dante. Da svariate settimane chi percorre questo tratto di strada ha potuto godere delle foto esposte dai membri del gruppo, presentate da una mirabile introduzione di Chiara Pozzobon.
Diego Fusaro è un filosofo torinese che ha il merito di aver riportato la filosofia dentro l’arena politica e sociale quale strumento per comprendere la realtà e migliorarla. Ecco di seguito una veloce sintesi di quanto ha affermato al Festival CartaCarbone di Treviso il 22 Ottobre 2016.
- E’ necessario respingere le categorie con cui oggi vien descritta la realtà perché accettarle significa incanalare in una certa direzione il pensiero. Si devono rigettare queste categorie di pensiero, perché non neutrali, e anzi proporre categorie critiche nuove, che propongano una descrizione della realtà alternativa, critica verso quella comunemente accettata.
Ho appena visto il film Il leone di vetro del regista Salvatore Chiosi (2014). La proiezione, è stata proposta da varie associazioni indipendentiste operanti nel veneto: Raixe Venete, Le Tere Alte de San Marco, Indipendenza Veneta e 16° Reggimento Treviso 1797 presso la sede dei Trevisani nel mondo, in via Garbizza 9 (dietro l’istituto Zanotti). Prima della visione del film è stata fatta un inquadramento storico, dove si sono rilevati alcuni interessanti aspetti. Ad esempio che mai il Veneto è stato territorio di emigrazione sin all’unificazione politica della penisola italiana. Dopo di ciò la situazione cambia radicalmente trasformando un territorio dove nei secoli i flussi erano di stampo immigratorio a un rovesciamento della situazione trasformando i veneti i più numerosi emigranti nel mondo dopo gli ebrei, con la differenza che questi ultimi si son allontanati dalle loro terre nei secoli, mentre dal 1875 al 1900 il Veneto ha visto dimezzare la propria popolazione.
Ieri sera il Gruppo Foto del DLF di Treviso ha avuto come ospite un maestro della Street Photography (la fotografia di strada): Umberto Verdoliva. La serata ha avuto un approccio prettamente didattico proponendo ai presenti, pochi a mio parere, limitati anche dal brutto tempo invernale, quali spunti si possono cogliere camminando per la via armati di macchina fotografica. E’ stato un vulcano di stimoli il Dott Umberto esplicitando come la ricerca della foto di strada non si limiti a recuperare scatti realizzati in quel contesto, ma sia frutto di ricerche sviluppate in modo organico. Ecco che c’è chi si specializza in scatti ironici, chi sulle similitudini, chi favorisce la ricerca del grottesco, chi gioca sull’ambiguità che si può verificare tra il reale e il finto.
La seconda edizione del concorso pittorico Vino Divino si è conclusa Domenica 9 Ottobre presso la Cantina Varaschin, sita in via Chiesa, Valdobbiadene. Nella sontuosa cornice, la compagnia artistica ArteScalza ha presentato durante la giornata vari eventi, tra i quali la performance di Debora Olivo che ha proposto atmosfere celtiche tramite la sua cornamusa, Elektra Brown la quale oltre ad aver truccato i bimbi, dando loro diletto e sorpresa, si è poi esibita in un'opera di "body painting" sul corpo di Myriam Favaro. La compagnia Teatro del Fiume di Vilfred Moneta ha elargito ironiche pillole della sua arte, anche se protagonista della giornata è risultata, ovviamente, la pittura.
A Treviso ogni anno si ritrova il mondo che gravita attorno al fumetto, autori, disegnatori, editori, venditori e soprattutto appassionati di questo mondo che più variegato non potrebbe essere. La prima manifestazione nella Marca risale al lontano 1976 e da allora è diventata un riferimento annuale per chi si interessa del tema, anche se per qualche anno, a partire dal 1996, dovette trasferirsi a Padova. “E’ una delle principali manifestazioni del settore, assieme a Lucca e Bologna” mi informa Dario Fontana, libraio triestino e studioso del settore.
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